{"id":25780,"date":"2022-07-28T07:00:05","date_gmt":"2022-07-28T05:00:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.milannight.com\/?p=25780"},"modified":"2022-07-28T07:00:05","modified_gmt":"2022-07-28T05:00:05","slug":"nereo-rocco-el-paron","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.milannight.com\/v3\/milan-history\/ritratti\/nereo-rocco-el-paron\/","title":{"rendered":"Nereo Rocco &#8211; El Paron"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">A Milano nel 1934 si gioca Italia-Grecia, una partita preparatoria ai mondiali 1934, gli azzurri vincono per 4-0. In quella partita scende in campo con la maglia azzurra un giocatore triestino che far\u00e0 la storia del Milan: Nereo Rocco.<br \/>\nGrazie a questa presenza, ottiene il patentino da allenatore. All\u2019epoca il regolamento prevede che basta una sola presenza in Nazionale per conseguirlo, professione che lo porta sul tetto del mondo calcistico.<br \/>\nIl padre ha una macelleria a Trieste, esistente ancora adesso, il nonno si chiama Ludwing Roch e fa il cambiavalute a Vienna, si \u00e8 trasferito nelle bella citt\u00e0 giuliana per amore di una ballerina spagnola. Da qui il suo cognome \u00e8 stato italianizzato e diventa Rocco. Il giovane Nereo con il suo fisico imponente gioca a calcio, aiuta il padre in bottega e studia pianoforte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>\u201cTrecento lire per giocare in casa e quattrocento lire per giocare fora. Ero uno dei giovanotti pi\u00f9 ricchi di Trieste\u201d (N. Rocco)<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto il padre lo osteggi, dicendo che il pallone non gli avrebbe dato da mangiare, lui non lo ascolta e va dritto per la sua strada e decide ugualmente d\u2019intraprendere la carriera da calciatore: nel 1927 esordisce con la Triestina e far\u00e0 una carriera discreta da giocatore.<br \/>\nMa \u00e8 quando Nereo Rocco decide di passare dall\u2019altro lato della barricata che diventa leggenda.<strong><br \/>\n<\/strong>Si siede per la prima volta sulla panchina della squadra della sua citt\u00e0 nel 1947<strong>.<\/strong>\u00a0Una squadra che \u00e8 retrocessa e che non avrebbe dovuto giocare nella massima serie ma che per una situazione un po\u2019 particolare, in un\u2019Italia ancora allo sbando dopo la seconda guerra mondiale, viene ripescata. A fine anno, con il giovane Rocco in panchina, arriva seconda,\u00a0dietro solo al Grande Torino\u00a0che vince il campionato. Un risultato incredibile e dire che il giovane Rocco quell\u2019incarico lo ha accettato gratis.\u00a0Per amore, solo per amore.\u00a0E\u2019 ufficialmente nato un grande allenatore, sta per diventare\u00a0<em>il\u00a0Par\u00f2n<\/em>, ovvero il capo.<br \/>\nE\u2019 il suo carattere a portarlo alla ribalta, perch\u00e9 Nereo \u00e8 abituato a rimboccarsi le maniche e a lavorare. E\u2019 abituato a fare le nozze con i fichi secchi, e se non ci sono neppure quelli, pazienza, in qualche modo si fa lo stesso. Le sue squadre non sono mai state piene zeppe di campioni,\u00a0eppure davano sempre l\u2019anima in campo. Ed era quello che faceva la differenza.<br \/>\nSempre vero, sempre autentico. Senza mai dover mettere una parola fuori posto o qualcosa di sbagliato. Questo \u00e8 Nereo Rocco<strong>:\u00a0<\/strong>burbero, ma simpatico. Ma soprattutto, un grande uomo di sport.<br \/>\n<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-25784 alignleft\" src=\"https:\/\/www.milannight.com\/v3\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/download.jpg\" alt=\"\" width=\"262\" height=\"193\" \/>Nel 1954, dopo tre stagioni anonime nella mia amata Treviso dove conosce Gipo Viani, ritorna per una stagione a Trieste e poi saluta definitivamente la citt\u00e0 giuliana e va a Padova. La squadra patavina naviga nelle torbide acque della serie B e che non sono nemmeno tanto buone. Rocco riporta la squadra biancoscudata in alto, ovvero in serie A e nel 1957-58 i biancorossi arrivano addirittura terzi in classifica.\u00a0E\u2019 una sorta di Re Mida, che riesce a tirare fuori dalle sue squadre sempre il meglio. Stuzzica la stampa, e di tanto in tanto preferisce prendersi su di se le responsabilit\u00e0. Come quando, prima di un Padova-Juventus, con i bianconeri strafavoriti, qualcuno lo avvicina:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>\u201cVinca il migliore, signor Rocco\u201c. \u201cSperiamo di no\u201c, la laconica risposta del\u00a0Par\u00f2n.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>\u00a0\u201cUn giocatore invecchia precocemente se si sente abbandonato\u201d (N. Rocco)<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa \u00e8 un\u2019altra delle grandi capacit\u00e0 di Nereo Rocco:tirare fuori il meglio da giocatori non pi\u00f9 nel fiore degli anni, da giocatori che si pensava avessero gi\u00e0 dato il meglio. Ma, con quel demonio in panchina, chiunque riesce a dare qualcosa in pi\u00f9 di quello che ha.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo il Padova, nel 1961 arriva la chiamata che fa svoltare la carriera di Nereo Rocco definitivamente verso la Storia<strong>.\u00a0<\/strong>E\u2019 il Milan, che tanto dovr\u00e0 al suo\u00a0Par\u00f2n.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>\u201cSignori miei, io ho sbagliato squadra e voi avete sbagliato allenatore. Questo \u00e8 il vostro contratto grazie e arrivederci\u201d (N. Rocco)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E qui che l\u2019avventura di Rocco diventa straordinaria, anche se all\u2019inizio le cose non vanno bene, la squadra \u00e8 discontinua, non riesce a legare con il centravanti inglese Greaves, e a fine girone d\u2019andata il Milan ha cinque punti di ritardo dai cugini neroazzurri. Il clima \u00e8 teso, dopo aver convinto Gipo Viani a rispedire a casa l\u2019inglese, con l\u2019avvento di Sani la squadra migliora, Rivera \u00e8 pi\u00f9 libero di creare e a fine anno sar\u00e0 scudetto.<br \/>\nNonostante la fiducia dell\u2019allora presidente Rizzoli, gli scontri con il dt Viani sono accessi, uno dei pi\u00f9 famosi \u00e8 su Altafini. Per Viani, Altafini non deve giocare, Rocco minaccia le dimissioni, l\u2019intervento del presidente in una cena a casa Viani nel trevigiano, ricompone la frattura e Jos\u00e8 Altafini segna i gol che danno lo scudetto ai rossoneri.<br \/>\nQuel Milan \u00e8 una grande squadra piena di talenti, con\u00a0Rivera\u00a0e\u00a0Altafinia fare spettacolo in avanti,\u00a0Trapattoni\u00a0e Sani a fare legna e disegnare geometrie a centrocampo. Poi Maldini,\u00a0Radice,\u00a0Salvatore, insomma tutti gli ingredienti per portare a casa il titolo della Serie A. Ma il capolavoro deve ancora arrivare, perch\u00e9 la stagione seguente Nereo Rocco porta il Milan l\u00e0 dove nessuna italiana era mai giunta prima:alla vittoria della Coppa dei Campioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>\u201cChi no xe omo, resti sul pullman<\/em>\u201c. <em>(N. Rocco)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Succede il 22 maggio del 1963. Quel giorno\u00a0i rossoneri entrano a Wembley<strong>,<\/strong> il tempio del calcio europeo, per contendere la Coppa dei Campioni al Benfica di Eusebio. Nereo Rocco, sul bus che porta la squadra allo stadio, prende la parola<em>.\u00a0\u201cChi non \u00e8 uomo, resti sul pullman. Chi ha paura, non scenda neanche i gradini del bus\u201d.<\/em> Quando i giocatori del Milan scendono a uno a uno dal bus, \u00e8 rimasta una sola persona a bordo del mezzo.\u00a0E\u2019 lui, el Paron, che scoppia a ridere insieme a tutta la sua squadra. E\u2019 un modo per affievolire la tensione.\u00a0La doppietta di Jos\u00e8 Altafini stende i portoghesi\u00a0e regala la prima Coppa dei Campioni al calcio italiano.<br \/>\n<img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-25785 alignright\" src=\"https:\/\/www.milannight.com\/v3\/v2\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/b1141e_830211f9db7a4e08b1407ba86c4b819f_mv2-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.milannight.com\/v3\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/b1141e_830211f9db7a4e08b1407ba86c4b819f_mv2-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.milannight.com\/v3\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/b1141e_830211f9db7a4e08b1407ba86c4b819f_mv2.jpg 620w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Proprio Jos\u00e8 Altafini,\u00a0quello che Viani chiama affettuosamente coniglio, per la sua tendenza a scomparire di tanto in tanto quando il gioco si fa duro. Ma per Altafini, e per i numeri 10, l\u2019allenatore triestino, prova una attrazione fatale. I numeri 10 come Rivera, che con il\u00a0Par\u00f2n trover\u00e0 la sua definitiva consacrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<strong><em>Mi fazo catenaccio, lori xe prudenti.<\/em><em>\u201d (N. Rocco)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e8, la prima parola che viene in mente parlando del calcio di Nereo Rocco \u00e8 catenaccio, ma il suo calcio non era solo quello. Certo, c\u2019\u00e8 stata l\u2019aggiunta di quell\u2019uomo in pi\u00f9 davanti alla difesa, per rinforzare la squadra dagli assedi degli avversari.\u00a0C\u2019\u00e8 stata l\u2019invenzione del palla lunga e pedalare. Ma il catenaccio di Nereo Rocco non \u00e8 nient\u2019altro cheun modo per affrontare avversari spesso pi\u00f9 dotati tecnicamente. Il\u00a0Par\u00f2n si mette dietro, aspetta gli avversari, e li punisce con le ripartenze.\u00a0Bello questo catenaccio, ci fa vincere le partite.\u00a0Alla fine, quello conta, nel calcio. Le critiche al suo gioco non gli interessano, anche se ogni tanto, con nonchalance, lo fa capire, <em>\u201cIo faccio catenaccio, gli altri sono prudenti.\u201d<\/em> Gi\u00e0,\u00a0questo \u00e8 il destino dei vincenti, attirarsi addosso gli sguardi di tutti, e non sempre sono benevoli.<br \/>\nE con il Milan il\u00a0Par\u00f2n vince, eccome se vince. Dopo una parentesi al Torino, ritorna sulla panchina rossonera.<br \/>\nLe tre stagioni con il Torino non sono entusiasmanti per\u00f2, e malgrado i tentativi di Nereo, la squadra non gira molto bene se non per un terzo posto nel 1965. E i miracoli non sempre riescono in un Torino onesto e volenteroso, ma non certo eccellente in quegli anni.<br \/>\nNereo coglie quindi l\u2019occasione di tornare al Milan, nel frattempo alla presidenza del Milan non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 Felice Riva, uno dei motivi dell\u2019abbandono dopo Wembley ma Luigi Carraro. Negli anni granata del Mister di Trieste, il Milan non \u00e8 riuscito pi\u00f9 a vincere nulla e a Milano ritrova tanti suoi vecchi discepoli: Rosato, Rivera, Hamrin per citarne qualcuno. Il tocco di Nereo per\u00f2 \u00e8 ancora magico. La prima stagione del suo ritorno vince il nono scudetto rosso nero, oltre alla vittoria della\u00a0Coppa delle Coppe. Per poi fare un incredibile\u00a0<strong>\u201c<\/strong>bis\u201d in Coppa Campioni<strong>\u00a0<\/strong>l\u2019anno seguente, una marcia trionfale dove spiccano le imprese di Glasgow e Manchester, con un secco 4-1 in finale contro l\u2019Ajax con una tripletta di\u00a0Prati. \u00a0E finalmente anche nella\u00a0Coppa Intercontinentale, nella partita passata alla storia come la battaglia della Bombonera. La sera del trionfo in Argentina Rocco si guarda attorno e dice:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>\u201cAdesso ci manca solo la stella del decimo scudetto\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli anni seguenti raccontano di un Milan sempre competitivo su tutti i fronti,<strong>\u00a0<\/strong>alla ricerca del\u00a0decimo scudetto e prova a raggiungerla. Ma invano: come l\u2019araba fenice, il pi\u00f9 ambito riconoscimento continua a sfuggirgli e per due volte i rossoneri finiscono ad un solo punto dalla Juventus tra un mare di polemiche e la Fatal Verona. Riesce comunque a conquistare due Coppa Italia e la seconda Coppa delle Coppe.<br \/>\nIronia della sorte, Nereo non vedr\u00e0 mai quella stella sul petto dei rossoneri. Quando nel maggio del 1979 il Milan vince il suo decimo scudetto, il \u201cParon\u201d se n\u2019\u00e8 andato da appena due mesi.<br \/>\n<img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-25786 alignleft\" src=\"https:\/\/www.milannight.com\/v3\/v2\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/b1141e_21b56895ae084764a1907c4016f26d55_mv2-214x300.jpg\" alt=\"\" width=\"214\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.milannight.com\/v3\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/b1141e_21b56895ae084764a1907c4016f26d55_mv2-214x300.jpg 214w, https:\/\/www.milannight.com\/v3\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/b1141e_21b56895ae084764a1907c4016f26d55_mv2-729x1024.jpg 729w, https:\/\/www.milannight.com\/v3\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/b1141e_21b56895ae084764a1907c4016f26d55_mv2-768x1079.jpg 768w, https:\/\/www.milannight.com\/v3\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/b1141e_21b56895ae084764a1907c4016f26d55_mv2.jpg 815w\" sizes=\"(max-width: 214px) 100vw, 214px\" \/>Una vita vissuta in panchina, che non si dimentica tanto facilmente. \u201c<em>Dame el tempo<\/em>\u201c, le ultime parole, sussurrate al figlio Tito che lo assiste al capezzale,\u00a0prima di spegnersi il 20 febbraio del 1979, a Trieste.\u00a0<em>Dame el tempo<\/em>, come quando chiedeva ai suoi collaboratori quanto mancasse al termine della partita. Quella panchina sulla quale tante volte si \u00e8 seduto.\u00a0787 volte, per la precisione<strong>.<\/strong>\u00a0Record superato nel 2006 da Carletto Mazzone, che sarebbe poi arrivato a 795. Tre mesi dopo la sua morte, il Milan di Gianni Riveraconquista il decimo scudetto<strong>,<\/strong> quello della stella, quello che al Par\u00f2n \u00e8 sempre sfuggito. Una stella dedicata alla stella pi\u00f9 luminosa della panchina. A mister Rocco. Anzi, al signor Rocco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u201cMister te sar\u00e0 ti, mona. Io sono il signor Rocco\u201d (N. Rocco)<\/em><\/p>\n<p>FVCRN<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000\"><em><strong>Harlock<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Milano nel 1934 si gioca Italia-Grecia, una partita preparatoria ai mondiali 1934, gli azzurri vincono per 4-0. 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