{"id":2530,"date":"2018-02-24T17:00:58","date_gmt":"2018-02-24T16:00:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.milannight.com\/?p=2530"},"modified":"2018-02-24T17:00:58","modified_gmt":"2018-02-24T16:00:58","slug":"ritratti-agostino-di-bartolomei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.milannight.com\/v3\/milan-history\/ritratti\/ritratti-agostino-di-bartolomei\/","title":{"rendered":"Ritratti &#8211; Agostino Di Bartolomei"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019Italia \u00e8 lunga e stretta \u2013<\/strong> La distanza tra Milano e Roma \u00e8 di 586 chilometri tutti di autostrada. Molto maggiore \u00e8 quella che culturalmente separa le due \u201ccapitali d\u2019Italia\u201d, come vengono definite le due citt\u00e0. A sentire i pi\u00f9 fieri dei loro cittadini non c\u2019\u00e8 modo di metterle d\u2019accordo. Politica da una parte e finanza dall\u2019altra. La pausa ministeriale da un lato e le giornate che iniziano alle sei del mattino dall\u2019altro. Eppure, ci sono dei romani che qui a Milano si sono trovati bene ed hanno fatto, a loro modo, la storia. Quella minuscola del calcio, ma pur sempre storia. Settimana scorsa abbiamo parlato di Mauro Tassotti, romano di San Basilio, oggi tocca ad Agostino Di Bartolomei da Tor Marancia nella periferia sud di Roma. Possono tre anni vissuti senza alcun trofeo stabilire che \u201cAgo\u201d ha scritto la storia del Milan? Il Tasso e l\u2019altro \u201cromano de Milano\u201d, Sandro Nesta, hanno dei numeri strabilianti e innumerevoli trofei da esibire mentre \u201cDiba\u201d pu\u00f2 al massimo vantare una finale di Coppa Italia persa contro la Samp. Eppure io da ragazzo impazzivo per quel romano schivo e taciturno che vestiva la nostra maglia.<\/p>\n<figure id=\"attachment_2531\" aria-describedby=\"caption-attachment-2531\" style=\"width: 150px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"size-thumbnail wp-image-2531\" src=\"https:\/\/www.milannight.com\/v3\/v2\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/dibartolomei2-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-2531\" class=\"wp-caption-text\">Grazie agli amici di magliarossonera.it<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gemellaggio \u2013<\/strong> A dispetto della distanza culturale e chilometrica c\u2019\u00e8 stato un tempo, anche se lo ricordano in pochi, in cui Milan e Roma erano gemellate. Quando il Milan giocava in serie B e non faceva le coppe seguivo le sorti dei giallorossi di Liedholm con un certo affetto. Il mio allenatore alla guida di una squadra forte che sfidava gobbi e cugini; come si suol dire, il nemico del mio nemico \u00e8 mio amico\u2026 Con la fascia al braccio in quella squadra di campioni (Tancredi, Bruno Conti, Falcao, Cerezo, Ancelotti) giocava Agostino Di Bartolomei, classe 1955 di ruolo centrocampista spostato dalla classe del Barone Liddas al centro della difesa. Tutto si tiene dicono i francesi. Johann Cruijff sosteneva che se sai solo correre \u00e8 meglio se ti dai all\u2019atletica: \u00e8 la stessa filosofia che porta il Barone a mettere un centrocampista lento al centro della difesa per impostare l\u2019azione e giocare un calcio ancora migliore. Per logica conseguenza quando nell\u2019estate del 1984 Agostino passa al Milan io sono un ragazzo felice. Il difensore romano arriva insieme a Wilkins, Hateley, Pietro Paolo Virdis e Giuliano Terraneo. A quel punto sognare non \u00e8 pi\u00f9 proibito ed infatti arrivano un quinto posto con qualificazione in Coppa Uefa e la finale di Coppa Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Thank You, Roma<\/strong> \u2013 31 maggio del 1984, sto guardando il telegiornale e arriva il servizio sulla partita persa dalla Roma il giorno precedente. Mastico amaro, il servizio passa via senza che io lo guardi ma la conclusione me la ricordo ancora adesso. Un treno di notte che si allontana dal binario della stazione Termini con un tifoso del Liverpool che canta \u201cThank You, Roma\u201d sulle note dell\u2019allora inno di Venditti. Ci rimasi male. Mi immagino cosa deve avere provato il capitano della squadra che quella finale l\u2019ha persa sul campo. Romano, capitano della squadra del suo cuore, gioca la finale nel suo stadio e perde ai rigori; no, sono sicuro di non potermelo immaginare. Deve essere stato un dolore da spaccare il cuore. Tanto Agostino non dice niente, tanto Agostino \u00e8 forte. Ulteriore dispiacere deve essere stato sentirsi dire dalla dirigenza della Roma che lui non \u00e8 pi\u00f9 necessario, che \u00e8 troppo lento per il calcio di Sven Goran Erikson. A quel punto si fa vivo il Milan che lo porta nella capitale finanziaria per rilanciare le ambizioni rossonere di Giussy Farina. Ci regala 123 partite e 14 gol che sono probabilmente molti pi\u00f9 delle parole che ha pronunciato in quel triennio. Nessun trofeo ma chissenenfrega, io ero felice di questo ragazzo di Roma che sapeva giocare a zona e che, insieme al \u201crasoio\u201d Wilkins, poteva insegnarci a vincere in Italia ed in Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Due gol &#8211;<\/strong> Poche parole e molti gol per un difensore\/centrocampista abbiamo detto. Le doti calcistiche di \u201cAgo\u201d sono i piedi educati, un cervello con il processore di ultima generazione ed il suo carisma che lo identifica come capitano ovunque vada. Solo al Milan non indossa la fascia perch\u00e9 quella rossonera \u00e8 gi\u00e0 appannaggio di uno che parla ancora meno di lui. Un discorso tra lui ed il Franz potrebbe tranquillamente essere scambiato per una gara di mimi. Oltre a quelle tre caratteristiche c\u2019\u00e8 anche una \u201ccastagna\u201d che terrorizza i portieri italiani. Diba picchia da fuori come se avesse un martello tra i pedi e su punizione segna spesso, sono quei sei sette gol a stagione che alla fine dell\u2019anno fanno la differenza. Negli anni del referendum sul nucleare in una manifestazione spunt\u00f2 anche uno spassoso striscione che recitava: \u201cLe uniche bombe che vorrei, sono quelle di Di Bartolomei\u201d. Al Milan ricordiamo con estremo piacere il gol del pareggio nel \u201cderby di Attila\u201d ma la rete che probabilmente gli segna maggiormente vita e carriera \u00e8 quella fatta alla sua Roma nella prima stagione rossonera. Ruba palla qualche metro fuori dal limite, entra in area e la tocca in corsa di esterno destro mettendola alle spalle di Tancredi. L\u00ec la sua vita cambia perch\u00e9 va sotto la Sud e festeggia. L\u2019altra sud, quella di Roma che ha pianto il suo passaggio al Milan, trasecola e schiuma rabbia: colpevole. Al ritorno sono solo fischi e, dopo un contrasto con il suo grande amico Bruno Conti, scatta l\u2019aggressione (Ciccio Graziani su tutti) e la partita finisce in rissa. Tanto Agostino non dice niente, tanto Agostino \u00e8 forte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mi sento in un buco<\/strong> \u2013 La storia \u00e8 figlia del caso e degli uomini. Gente capricciosa. Agostino rimane tre anni al Milan fino all\u2019avvento di Silvio Berlusconi e Arrigo Sacchi. Il calcio scintillante e atletico del nuovo Milan non \u00e8 roba per l\u2019ormai trentaduenne centrocampista. Tanto Agostino non dice niente, tanto Agostino \u00e8 forte. Arriva la cessione al Cesena (un anno da capitano) e poi alla Salernitana, vicino casa della sua amata moglie, dove ottiene una storica promozione in serie B. \u00c8 arrivato il momento di ritirarsi dal mondo che gli ha dato tanto e che gli ha tolto forse di pi\u00f9. Tanto Agostino non dice niente, tanto Agostino \u00e8 forte. Va a vivere a Castellabate in provincia di Salerno, citt\u00e0 natale della moglie, dove inizia una vita normale e cerca di aprire una scuola calcio. Se ne sono dette tante sulla sua vita dopo il ritiro ma preferiamo lasciare ad altri il compito di capire cosa \u00e8 successo la mattina del 30 maggio 1994. Dieci anni esatti dopo quella maledetta finale di Coppa dei Campioni scopriamo nella maniera pi\u00f9 brutale che Agostino non era cos\u00ec forte oppure che i colpi della vita sono stati troppi. Stavolta la fine la fischia lui e non l\u2019arbitro indirizzando quella dannata pallottola proprio su quel suo grande cuore giallorosso, che immaginiamo sia stato anche un po\u2019 rossonero. \u201cMi sento in un buco\u201d ha scritto nella sua lettera d\u2019addio quella grande anima che non capiva come mai il grande calcio non lo chiamasse a s\u00e9. Andate a vedere quante partite un calciatore con quella classe ha disputato nella nazionale italiana e scoprirete che il numero \u00e8 inferiore ad uno. Assurdo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Domenica sera allo Stadio Olimpico si disputer\u00e0 Roma \u2013 Milan, le due squadre di Agostino Di Bartolomei. Non ti chiedo di tifare per noi, so che la Roma ce l\u2019avrai sempre nel cuore, ma sono certo che un pensiero d\u2019affetto lo avrai anche per noi che abbiamo cantato sugli spalti il tuo coro:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Oooooooooh Agostino, Ago Ago Ago Agostino <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Pier<\/em><\/strong><\/p>\n<p>PS: se andate a Roma, fate un salto alla Tuscolana. All&#8217;interno del parco di Villa Lais c&#8217;\u00e8 un viale dedicato ad Agostino Di Bartolomei. Fermatevi, guardate la targa e cantate nella mente il suo coro.<br \/>\nSono sicuro che apprezzer\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Italia \u00e8 lunga e stretta \u2013 La distanza tra Milano e Roma \u00e8 di 586 chilometri tutti di autostrada. 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