{"id":2020,"date":"2018-02-08T09:00:11","date_gmt":"2018-02-08T08:00:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.milannight.com\/?p=2020"},"modified":"2018-02-08T09:00:11","modified_gmt":"2018-02-08T08:00:11","slug":"ritratti-cesare-maldini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.milannight.com\/v3\/milan-history\/ritratti\/ritratti-cesare-maldini\/","title":{"rendered":"Ritratti &#8211; Cesare Maldini"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I pi\u00f9 attenti di voi noteranno sicuramente che questo articolo \u00e8 stato pubblicato lo scorso anno. Lo ripubblichiamo nella serie RITRATTI perch\u00e9 luned\u00ec scorso si \u00e8 celebrato il compleanno di uno dei pi\u00f9 grandi della nostra storia: Cesare Maldini.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Terra di confine \u2013 <\/strong>Duecentoquattromila abitanti, quindicesima citt\u00e0 italiana per numero di abitanti, Trieste \u00e8 il primo porto italiano per il volume di merci transitate. I due dati, relativi al biennio 2013\/2014, sono, curiosamente, simili a quelli di inizio Novecento. Allora la citt\u00e0 aveva pi\u00f9 di duecentomila abitanti ed era il porto pi\u00f9 importante del Paese. La nazione tuttavia non era la stessa; all\u2019epoca infatti Trieste era lo sbocco sull\u2019acqua pi\u00f9 importante dell\u2019Impero Austroungarico. Nei periodi bellici successivi la citt\u00e0 irredenta diventa territorio italiano, poi jugoslavo, porto franco ed infine nuovamente italiano. Italiani, tedeschi, sloveni, ungheresi, serbi, croati, greci si mischiano in una citt\u00e0 mitteleuropea fin che vuoi ma pur sempre terra di confine. E, siccome vivere al confine non \u00e8 facile a nessuna latitudine, terra di gente che deve giocoforza essere \u201cdura\u201d, netta e determinata. \u00c8 proprio in quel tipo di contesto che il 5 febbraio del 1932 vede la luce tale Cesare Mladic che, a causa dell\u2019italianizzazione dei cognomi imposta dal fascismo, verr\u00e0 registrato all\u2019anagrafe come Maldini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Carriera \u2013 <\/strong>Andate su internet e leggetela, non \u00e8 quello che ci interessa in questa sede. Triestina, Torino, Nazionale italiana ma soprattutto Milan di cui \u00e8 uno dei grandi della storia. Numeri impressionanti da calciatore con 347 partite (e soli tre gol) buona parte delle quali giocate con la fascia di capitano al braccio. Fascia che eredita quasi direttamente (nel \u201961 \u00e8 brevemente sulla maglia di Francesco Zagatti) da un altro grande della nostra storia, Nils Liedholm. Con quella maglia Cesare vince quattro campionati italiani, una Coppa Latina (la \u201cmamma\u201d della Champions League) e una Coppa dei Campioni, la prima vinta da una squadra italiana. Quel pomeriggio del 22 maggio 1963 i protagonisti sono Altafini che con la sua doppietta che batte il Benfica di Eusebio e Cesare, una volta Mladic, Maldini che alza nel cielo di Wembley la coppa dalle grandi orecchie per una fotografia che far\u00e0 la storia.<br \/>\nLa seconda vita del \u201cmulo\u201d (come vengono chiamati i ragazzi a Trieste) \u00e8 sulla panchina come assistente prima, allenatore poi ed infine commissario tecnico. Milan, Foggia, Ternana e Parma nei club; Under 21, Nazionale Maggiore e Paraguay con le nazionali. Vince anche qui, tanto. Coppa Italia e Coppa delle Coppe nel Milan, tre campionati europei under 21, un campionato del mondo nel \u201982 come vice di Enzo Bearzot. Da \u201ccitt\u00ec\u201d della nazionale maggiore nel \u201898 esce agli ottavi ai rigori contro la Francia padrona di casa e porta il Paraguay agli ottavi nel 2002. Aggiungiamo al suo <em>palmares<\/em> una panchina d\u2019oro alla carriera e l\u2019induzione, postuma, nella Hall of Fame del calcio italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il giocatore \u2013 <\/strong><em>Centottantatre centimetri di altezza p<\/em><em>er settantasei chili di peso sal\u00ec alla ribalta come\u00a0terzino impiegato indifferentemente sia sulla fascia sinistra sia su quella destra, per poi andare a ricoprire stabilmente negli anni conclusivi il ruolo di libero<\/em>. La definizione, presa quasi letteralmente da <em>wikipedia<\/em>, non \u00e8 quella di Paolo Maldini ma \u00e8 quella di suo padre Cesare. Simili. Nell\u2019aspetto, nella tecnica, nel carisma, nella durezza mentale, nei trofei ed in quella foto in cui alzano al cielo la Coppa dei Campioni. Sempre da <em>wikipedia<\/em>: <em>Considerato uno dei migliori difensori italiani della sua generazione,\u00a0i giornali dell&#8217;epoca lo descrissero come un atleta dall&#8217;ottimo fisico, abile di testa, con un buon tocco di palla nonch\u00e9 abile a leggere i tempi dell&#8217;azione.\u00a0Tra le sue pecche, talvolta eccedeva in sicurezza e leziosit\u00e0, incappando in amnesie difensive che fecero nascere nel gergo calcistico del tempo il neologismo di\u00a0maldinate. <\/em>Calciatore moderno gi\u00e0 negli anni sessanta in un mondo dove le cose di tecnica le facevano quelli dal numero \u201c7\u201d in su, giocava come avrebbe giocato il figlio trenta anni dopo. Un precursore, un uomo determinante nello scacchiere del catenaccio del suo concittadino Nereo Rocco. Che forse tutto questo \u201ccatenaccio\u201d non era\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-2021\" src=\"https:\/\/www.milannight.com\/v3\/v2\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/maldini-padre-e-figlio-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/>L\u2019uomo \u2013 <\/strong>Proprio Nereo Rocco di quel suo \u201cmulo\u201d ebbe estrema fiducia: \u00abParl\u00e9 col mio capitano\u00bb diceva quando voleva chiudere una discussione perch\u00e9 il suo carisma era evidente, perch\u00e9 la fascia sul quel braccio era ben posta. Mai una polemica, mai una parola fuori posto. Esempio: con quel curriculum stridono le sole dodici partite in nazionale. Esempio: la prima panchina ufficiale \u00e8 quella del Milan ed in un triennio arrivano due trofei ma le panchine successive sono solo di provincia. Esempio: al mondiale \u201998 l\u2019Italia gioca un buon calcio e viene eliminata ai rigori dalla nazionale padrona di casa e futura vincitrice del torneo. Dimissioni al ritorno a casa e nuova avventura. Idem con la nazionale paraguaiana senza stare a dire \u201cma io vi ho fatto raggiungere un traguardo storico\u2026\u201d come dopo il mondiale di Francia non ha detto \u201cma se Di Biagio non avesse sbagliato quel rigore\u2026\u201d. Triestino vero, uomo netto e determinato. Finita un\u2019avventura, poche manfrine; si mette un punto e si passa al capitolo successivo. Ottimo custode dei valori rossoneri lungo un filo (rossonero) che parte da Liedholm, passa per lui, Rivera, Baresi e termina con suo figlio. Stesso cognome, stessa maglia, stessa fascia, stesso onore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La maglia \u2013 <\/strong>Onore nostro che abbiamo avuto come capitano e guida uno che, nel libro \u201cSeconda pelle\u201d (la storia completa delle maglie del Milan), scrive questo: <em>&#8220;Indossare la maglia del Milan era ogni volta per me un\u2019emozione fortissima, perch\u00e9 ogni volta sapevi che saresti entrato a far parte della storia del calcio. Personalmente, sono sempre stato un grande appassionato di maglie e conservo tutte le casacche con le quali ho giocato nel corso della mia carriera. Ho ancora la maglia del mio debutto in rossonero: Era il 19 settembre 1954, quando giocammo contro la Triestina, la squadra dalla quale provenivo, e vincemmo. Entrare a San Siro, percorrere il tunnel con la maglia rossonera sulla pelle era un\u2019emozione pura che non \u00e8 mai passata n\u00e9 diminuita negli anni. Sempre unica e incredibilmente elettrizzante perch\u00e9 San Siro offre ogni volta brividi incredibili. Nel corso della mia carriera sono cambiate le maglie, i tessuti, a volte avevi maglie rossonere, altre volte bianche, ma quel sentimento di orgoglio e di forza che provavi quando la indossavi \u00e8 sempre stato immenso. La maglia del Milan regala grandi suggestioni in ogni momento e in ogni luogo del mondo perch\u00e9 quando la vesti sai che rappresenti la societ\u00e0, la tua citt\u00e0 e il Milan nel mondo.&#8221;<\/em>\u00a0Non serve nessun altro commento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bonus track \u2013 <\/strong>Come nei migliori album aggiungiamo tre cose che sono \u201cextra curriculum\u201d ma che delineano la grandezza del personaggio. Due episodi tristi ed uno che ci regaler\u00e0 una gioia fino alla fine dei tempi. Il 27 maggio 2016 a Milano in Via Tesio, nelle immediate adiacenze dello stadio di San Siro, viene aperto al pubblico un parco che porta il nome di Giacinto Facchetti e Cesare Maldini. Se andate allo stadio a vedere il Milan di oggi fateci un salto. Non \u00e8 il posto pi\u00f9 bello del mondo ma \u00e8 bello pensare che il nostro capitano abbia un luogo intitolato a s\u00e9 all\u2019ombra dello stadio che lo ha visto tante volte protagonista.<br \/>\nAndiamo a ritroso. \u00c8 il 5 aprile del 2016 e Milano si stringe attorno alla famiglia Maldini nel giorno dei funerali di Cesare. Il commissario tecnico della nazionale ucraina si ferma ai microfoni e firma un elogio funebre meraviglioso per il grande capitano. In 15 secondi Andry Shevcenko dice qualche parola di circostanza, arriva fino a dire \u201c\u00e8 un grande, \u00e8 un grande allenatore, un pap\u00e0 per tutti\u201d e poi singhiozza commosso e se ne va chiedendo scusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sheva, per un breve periodo successivo all\u2019esonero di Alberto Zaccheroni, \u00e8 stato allenato da Cesare Maldini che dal 14 marzo al 17 giugno del 2001 \u00e8 stato direttore tecnico affiancando l\u2019allenatore ad interim Mauro Tassotti. Si, non vi siete sbagliati. L\u2019 11 maggio 2001 \u00e8 una data compresa tra le altre due, la data della pi\u00f9 bella vittoria del Milan in un derby. Eccolo il ricordo rossonero pi\u00f9 recente della vita di Cesare Maldini: \u201cVa Serginho, Shevchenko chiede palla sulla parte opposta, va fino in fondo Serginho, lo serve, Andriiiii Shevchenkooooo. 4 a 0. Cappotto\u201d nella telecronaca di Fabio Caressa che ho imparato a memoria per avere visto la videocassetta di quella partita 65 volte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie di tutto Cesare, anche per quella serata di maggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Pier<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I pi\u00f9 attenti di voi noteranno sicuramente che questo articolo \u00e8 stato pubblicato lo scorso anno. 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