
Halloween sarà sabato prossimo ma un Milan deciso a portarsi avanti col lavoro sciorina una prestazione horror fin da questa sera, rimediando una sconfitta umiliante che pone fine alla sua (effimera) imbattibilità in campionato.
E pensare che il primo tempo era stato persino decoroso, giocato con lo spirito giusto e con la voglia di aggredire in avanti che sembrava diventato il marchio di fabbrica del nuovo “progetto” tecnico.
Evidentemente però questo modo di giocare mal si concilia con una rosa ridotta ai minimi termini e con la necessità di scendere in campo ogni tre giorni. Nel dubbio, la squadra nel secondo tempo in campo non c’è proprio scesa e a dare il colpo di grazia ci hanno pensato le scelte cervellotiche di Amorim: fuori Estupinan e Hutchinson (fino a quel punto tra i migliori), dentro Diawara e un impalpabile Pulisic con passaggio dal 4-4-2 iniziale ad un più coperto 5-4-1.
Risultato? Quella parvenza di filo logico che si era intravista nel primo tempo scompare immediatamente, la squadra perde all’istante le spaziature e i riferimenti in campo e il Bologna ribalta il risultato in meno di due minuti.
Da lì in poi uno strazio totale, con la squadra incapace di uno straccio di reazione e l’umiliazione del quarto gol nel finale, frutto della tripletta del giocatore che più di ogni altro riassume lo spirito di serata del tifoso milanista, quello di mandare tutti a Mbangula.
Si suole dire che prima o poi i nodi vengono al pettine, in questo caso più prima che poi visto che sono bastate un paio di partite infrasettimanali per far emergere tutti i limiti qualitativi e quantitativi di una rosa pensata (?) male e costruita peggio (da chi poi?), al pettine più che nodi stanno arrivando delle matasse intrecciate con l’abilità di un marinaio, come le promesse del buffone al vertice della società, unico vero responsabile dello sprofondo a cui ci tocca assistere da 4 anni a questa parte.
Non me la prendo coi giocatori e non mi va quindi di infierire con voti distruttivi che lascio al vostro libero arbitrio, mi limito soltanto a rivolgere loro una preghiera: sabato non è una partita come le altre e dovrebbe essere chiaro a tutti, se non usciranno dal campo dopo aver dato il loro (misero) 100% da lì in avanti il torrente di merda che si scatenerà travolgerà anche loro.
Max
Il mio primo nitido ricordo del Milan risale all’8 aprile 1973, compleanno della buonanima di mio papà: sono sulle sue spalle a Marassi, e’ il Milan allenato dal Paron e da Cesare Maldini, vinciamo 4-1 e lui mi indica la 10 di Gianni Rivera…
Da allora tutta una vita accanto ai nostri colori, vivendo con la stessa passione gioie e delusioni, cadute e rinascite, disfatte e grandi trionfi, fino alla foto a fianco…ecco, il mio Milan è finito lì, dopo è iniziata l’era del Giannino….ma adesso, forse, si ricomincia.
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