Milan-Sassuolo: presentazione

5 novembre 2017 | Di | Rispondi Di più

Da Reggio Emilia a Reggio Emilia, Allegri e Montella potrebbero essere legati dal medesimo destino. L’avventura dell’aeroplanino è ormai evidentemente al capolinea, con il suo “funerale da vivo” che viene celebrato ogni domenica più dalla squadra che allena, che da giornali e tifosi. Dopo una stagione tutto sommato positiva – la scorsa -, considerati i risultati ottenuti in relazione alla competitività della rosa, quest’annata 2017/2018 dovrà rimanere nella mente di Montella come la sua grande occasione di una carriera, scialacquata miseramente.

Certamente Montella ha dovuto affrontare qualche difficoltà oggettiva, come il riuscire a trovare una quadra e dare un’identità a un gruppo cambiato così tanto, ma i vantaggi di questa situazione superano certamente le difficoltà. A una squadra che mirava di compiere un salto di qualità, tanto come nomi, quanto come qualità generale, non è corrisposto il miglioramento dell’allenatore, che non è riuscito nemmeno lontanamente a trovare un metodo di lavoro apprezzabile e che potesse amalgamare un gruppo cambiato così tanto.

Se davvero Reggio Emilia sarà il capolinea di Vincenzino lo scopriremo tra poche ore, ma l’allontanamento dell’allenatore sta diventando ora dopo ora inevitabile. Non che sia lui l’unico colpevole di questa situazione (dirigenza e giocatori hanno naturalmente la loro parte di colpe), ma è l’unico cambiamento che potrà smuovere qualcosa nella rosa, cambiare lui è l’unico modo per scoprire quanto il suo rendimento scadente avesse inciso su quello deludente della squadra.

Parlando di calcio giocato arriviamo a discutere di un calciatore che tanto ha fatto bene un anno fa (e abbastanza anche in questo inizio di stagione), ma che è reso dalla sua indole e dalle sue caratteristiche di difficile integrazione con i compagni. Suso ha acceso molte partite e tolto un numero incalcolabile di castagne dal fuoco, ma oggi, in questo momento, la sua collocazione è complicata. Ala destra il suo ruolo naturale, per non dire l’unico in cui può essere impiegato. Trequartista? No. Seconda punta? Scordatevelo. Con Suso o si gioca a tre davanti o si gioca a tre davanti. Questa l’ampia gamma di scelte. Peccato che con l’attacco a tre, utilizzato ormai da anni, il Milan abbia sempre faticato e tentennato, qualsiasi fossero i nomi dei componenti del tridente. Giocando a tre dovremmo oltretutto fare i conti con una panchina corta come esterni. Allo stato attuale e con la difficoltà che abbiamo a segnare, a mio avviso non possiamo pensare di non giocare a due punte davanti. André Silva e Cutrone (o Kalinic) darebbero più grattacapi alla retroguardia avversaria nella zona della loro area di rigore, e con un trequartista alle loro spalle (Bonaventura o Calhanoglu, ma se sua signoria fosse disponibile a sacrificarsi anche Suso) che possa sfruttare gli spazi creati o imbeccare le punte.

Questa potrebbe essere un’idea, una possibile soluzione alla clamorosa carestia di gol che stiamo vivendo. Molto banalmente, se nelle ultime quattro partite su cinque non segni, qualcosa che non va evidentemente c’è. Insistere sullo stesso modulo e gli stessi uomini, forse (ma forse, eh!) non è il modo migliore per risolvere il problema. Ma d’altronde a risolverlo sarà probabilmente chiamato qualcun altro, non Montella.

Fabio

Categoria: Tattica

Sull'autore ()

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.