Presentazione Sampdoria-Milan

23 settembre 2017 | Di | Rispondi Di più

Un esame forse no, ma una verifica, e anche di quelle importanti. Questo è la trasferta di Genova contro la Samp, una squadra spesso ostica che ci metterà in difficoltà come non hanno fatto Austria Vienna, in parte Udinese, e Spal. Il Milan sta prendendo confidenza con il nuovo sistema di gioco, e ogni partita che passa è più sicuro di sé. I giocatori stanno ben sopportando un turnover necessario, e in questo “ciclo terribile” di tante partite ravvicinate si dimostrano in condizioni fisiche buone. L’allenatore sta conoscendo i nuovi innesti ed è più a suo agio con le decisioni – anche difficili – da prendere. Tutto questo si traduce in una parola: sicurezza. Dobbiamo essere sicuri nei nostri mezzi e nella profondità di rosa, coscienti del fatto che se manca qualcuno, altri possono prendere il posto degli assenti senza farli rimpiangere.

Al di là del grandissimo nome che non è ahinoi arrivato, il grande merito di aver portato ben undici giocatori nuovi all’ombra della Madonnina è proprio questo: riuscire a non subire ripercussioni pesanti dalle assenze. Così, se manca Conti, Calabria e Abate, specie nel ruolo di tornante (quindi con meno responsabilità difensive), possono dare il loro contributo. André Silva in Italia è un bomber meno efficace? C’è Kalinic. Calhanoglu non può garantire fuoco e fiamme ogni tre giorni? Ci sono Bonaventura e Suso. In questo senso l’ampio turnover che già ora sta portando avanti Montella è positivo. Vi è una sola eccezione a questa nuova “regola” imposta dalla profondità di rosa e dagli impegni: Kessié. Non siamo forniti di un giocatore della sua mobilità e forza fisica, ergo quando dovrà giocoforza rifiatare (e succederà presto), il mister dovrà trovare una soluzione al problema. Una potrebbe essere proporre un centrocampo col doppio regista (Biglia-Locatelli), entrambi sì degli elementi più di qualità che di quantità, ma che insieme – e vicini – potrebbero sopportare la carenza di dinamismo che avrebbe altrimenti garantito l’ivoriano.

Domani il Milan si presenterà al Ferraris con quella che è l’attuale “formazione tipo” italiana, vale a dire la versione con Kalinic di punta e Suso-Bonaventura alle sue spalle. La presenza di due elementi tra le linee potrebbe sopperire alla mancanza di un’altra punta da aggiungere nel confronto fisico coi centrali blucerchiati Ferrari e Silvestre. Contro il centrocampo a tre, quello che va più in voga in questo momento in Italia, le due mezzepunte, più i centrali di centrocampo Biglia e Kessié, possono in fase di possesso palla garantire una superiorità numerica nella zona centrale del terreno di gioco. Questo si può tradurre in una maggiore difficoltà, per l’avversario, di contrastare la manovra rossonera senza chiamare l’aiuto delle due mezzali o di uno dei due centrali difensivi. Nella partita a scacchi lunga 90 minuti che sarà il match, sulla carta in questo modo il Milan potrebbe scardinare lo schieramento doriano, sfruttando poi con Abate e Rodriguez i possibili spazi lasciati sugli esterni.

Di contro, la retroguardia rossonera dovrà fare enorme attenzione ai due attaccanti blucerchiati, che compongono una coppia magari non di primissimo livello, ma certamente importante. Duvan Zapata e Quagliarella assicurano forza fisica, rapidità e un tocco di genio, e il supporto di Ramirez alle loro spalle completa un tridente che è il punto di forza della Samp. Per Musacchio, Bonucci e Romagnoli, il tridente difensivo rossonero, sarà un altro banco di prova importante, dopo qualche distrazione di troppo e inattesa.

Fabio

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Categoria: Partite, Tattica

Sull'autore ()

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.