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	<title>Paolo Maldini &#8211; Milan Night</title>
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	<title>Paolo Maldini &#8211; Milan Night</title>
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		<title>Un solo nome: Paolo Maldini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[MattLeTiss]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jul 2018 13:55:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Fassone]]></category>
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					<description><![CDATA[Mi accingo a scrivere queste poche righe per l’ennesima volta, gli avvenimenti si susseguono in tempo reale e per chi tiene famiglia e lavoro stare sul pezzo è davvero dura. Una cosa però è certa: è finita l’era Li, una gestione sciagurata, disastrosa e oscura ma che non mi sorprende, chi mi ha letto in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi accingo a scrivere queste poche righe per l’ennesima volta, gli avvenimenti si susseguono in tempo reale e per chi tiene famiglia e lavoro stare sul pezzo è davvero dura.<br />
Una cosa però è certa: è finita l’era Li, una gestione sciagurata, disastrosa e oscura ma che non mi sorprende, chi mi ha letto in passato sa che sono sempre stato ipercritico sia sulla solidità finanziaria sia sull’attuale management. I fatti mi hanno dato ragione, purtroppo, non immaginate quanto avrei voluto sbagliare e chiedere umilmente scusa.<br />
Il fondo Elliott ha preso il controllo della società e dal comunicato emesso martedì sera pare siano propensi a tenere il controllo del Milan, iniettando capitali, cambiando il management, si spera, e confermando Rino apparso abbastanza triste e dimesso nel giorno del raduno a Milanello.<br />
Quel che è accaduto dall’aprile del 2017 o oggi però ha ancora molti lati oscuri, ce lo ha spiegato il buon Max nelle settimane scorse e l’idea che mi sono fatto è che probabilmente la verità non la conosceremo mai a meno che non subentri un’indagine della procura&#8230;<br />
Quello di martedì sera è stato un comunicato forte e deciso che ha spazzato via i cinesi e che ha lasciato intendere una gestione abbastanza duratura da parte del gruppo che fa capo a Paul Singer.<br />
<img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-4880 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2018/05/fassone-CDA.jpg?resize=380%2C249&#038;ssl=1" alt="" width="380" height="249" />Chi ne esce con le ossa rotte è senz’altro Marco Fassone, da buon affabulatore ci aveva convinto un po’ tutti, ed invece si è dimostrato alquanto inadeguato.<br />
Un business plan che non stave né in cielo né in terra con presunti introiti provenienti dalla Cina, cifre riviste al ribasso ogni volta che ci presentavamo a Nyon ma che di certo non hanno fatto cambiare idea alla UEFA.<br />
A proposito di Uefa, credo si possa dire che la stangata europea ci abbia in un certo senso agevolato, immaginate se avessero accettato il Settlement Agreement, probabilmente ci troveremmo ancora il presunto proprietario di miniere di fosfato come presidente ed invece la squalifica ha scoperto e sparigliato le carte. Ringrazio la UEFA per questo.<br />
E adesso che si fa? Io ho le idee ben chiare: fuori Fassone e Mirabelli che hanno fallito e dentro l’unico nome che avrebbe la classe, la preparazione, le conoscenze e la stima di tutti: Paolo Maldini.<br />
Dobbiamo ripartire da zero e per farlo solo una persona come Paolo potrebbe prenderci per mano e rialzarci. Aveva rifiutato l’offerta cinese, primo perché, giustamente, a mio parere, aveva intuito che il suo sarebbe stato un ruolo di facciata, che i giocatori li avrebbe scelti un ex interista ex capo scout e che quindi ci avrebbe messo la faccia senza potere decisionale. Secondariamente non lo convinceva la poca trasparenza della gestione cinese. Come dargli torto.<br />
Ci aveva visto giusto ed è per questo che un eventuale ingresso di Paolo in società sarebbe sinonimo di affidabilità e competenza della nuova proprietà.<br />
Andiamo però con ordine: si faccia piazza pulita fuori dal campo e poi si riparta seriamente. Abbiamo perso un anno e anche la faccia, chi ha preso parte a questo teatrino dovrebbe essere accompagnato all’uscita.<br />
Le voci non sono rassicuranti ma voglio sperare che a breve Marco Fassone verrà rimpiazzato anche se sono certo che farà di tutto per ”rimanere a galla” e Massimiliano Mirabelli, se entrasse una figura alla Paolo Maldini, non credo accetterebbe di venire retrocesso. Normalmente, come è giusto che sia quando una nuova proprietà subentra porta con sé una nuova classe dirigente con nuove idee. Ma siamo sicuri si tratti di nuova proprietà?<br />
Sul tema TAS sono abbastanza freddo, nel senso che al momento il Milan ha altre priorità che dovranno essere: l’ingresso appunto di Paolo, una forte stabilità economica e soprattutto la riapertura del fascicolo stadio vera fonte di ricchezza del calcio moderno.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em><strong>MattLeTiss</strong></em></span></p>
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		<title>Ritratti &#8211; Cesare Maldini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[pier]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Feb 2018 08:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ritratti]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Maldini]]></category>
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					<description><![CDATA[I più attenti di voi noteranno sicuramente che questo articolo è stato pubblicato lo scorso anno. Lo ripubblichiamo nella serie RITRATTI perché lunedì scorso si è celebrato il compleanno di uno dei più grandi della nostra storia: Cesare Maldini. Terra di confine – Duecentoquattromila abitanti, quindicesima città italiana per numero di abitanti, Trieste è il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>I più attenti di voi noteranno sicuramente che questo articolo è stato pubblicato lo scorso anno. Lo ripubblichiamo nella serie RITRATTI perché lunedì scorso si è celebrato il compleanno di uno dei più grandi della nostra storia: Cesare Maldini.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Terra di confine – </strong>Duecentoquattromila abitanti, quindicesima città italiana per numero di abitanti, Trieste è il primo porto italiano per il volume di merci transitate. I due dati, relativi al biennio 2013/2014, sono, curiosamente, simili a quelli di inizio Novecento. Allora la città aveva più di duecentomila abitanti ed era il porto più importante del Paese. La nazione tuttavia non era la stessa; all’epoca infatti Trieste era lo sbocco sull’acqua più importante dell’Impero Austroungarico. Nei periodi bellici successivi la città irredenta diventa territorio italiano, poi jugoslavo, porto franco ed infine nuovamente italiano. Italiani, tedeschi, sloveni, ungheresi, serbi, croati, greci si mischiano in una città mitteleuropea fin che vuoi ma pur sempre terra di confine. E, siccome vivere al confine non è facile a nessuna latitudine, terra di gente che deve giocoforza essere “dura”, netta e determinata. È proprio in quel tipo di contesto che il 5 febbraio del 1932 vede la luce tale Cesare Mladic che, a causa dell’italianizzazione dei cognomi imposta dal fascismo, verrà registrato all’anagrafe come Maldini.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Carriera – </strong>Andate su internet e leggetela, non è quello che ci interessa in questa sede. Triestina, Torino, Nazionale italiana ma soprattutto Milan di cui è uno dei grandi della storia. Numeri impressionanti da calciatore con 347 partite (e soli tre gol) buona parte delle quali giocate con la fascia di capitano al braccio. Fascia che eredita quasi direttamente (nel ’61 è brevemente sulla maglia di Francesco Zagatti) da un altro grande della nostra storia, Nils Liedholm. Con quella maglia Cesare vince quattro campionati italiani, una Coppa Latina (la “mamma” della Champions League) e una Coppa dei Campioni, la prima vinta da una squadra italiana. Quel pomeriggio del 22 maggio 1963 i protagonisti sono Altafini che con la sua doppietta che batte il Benfica di Eusebio e Cesare, una volta Mladic, Maldini che alza nel cielo di Wembley la coppa dalle grandi orecchie per una fotografia che farà la storia.<br />
La seconda vita del “mulo” (come vengono chiamati i ragazzi a Trieste) è sulla panchina come assistente prima, allenatore poi ed infine commissario tecnico. Milan, Foggia, Ternana e Parma nei club; Under 21, Nazionale Maggiore e Paraguay con le nazionali. Vince anche qui, tanto. Coppa Italia e Coppa delle Coppe nel Milan, tre campionati europei under 21, un campionato del mondo nel ’82 come vice di Enzo Bearzot. Da “cittì” della nazionale maggiore nel ‘98 esce agli ottavi ai rigori contro la Francia padrona di casa e porta il Paraguay agli ottavi nel 2002. Aggiungiamo al suo <em>palmares</em> una panchina d’oro alla carriera e l’induzione, postuma, nella Hall of Fame del calcio italiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il giocatore – </strong><em>Centottantatre centimetri di altezza p</em><em>er settantasei chili di peso salì alla ribalta come terzino impiegato indifferentemente sia sulla fascia sinistra sia su quella destra, per poi andare a ricoprire stabilmente negli anni conclusivi il ruolo di libero</em>. La definizione, presa quasi letteralmente da <em>wikipedia</em>, non è quella di Paolo Maldini ma è quella di suo padre Cesare. Simili. Nell’aspetto, nella tecnica, nel carisma, nella durezza mentale, nei trofei ed in quella foto in cui alzano al cielo la Coppa dei Campioni. Sempre da <em>wikipedia</em>: <em>Considerato uno dei migliori difensori italiani della sua generazione, i giornali dell&#8217;epoca lo descrissero come un atleta dall&#8217;ottimo fisico, abile di testa, con un buon tocco di palla nonché abile a leggere i tempi dell&#8217;azione. Tra le sue pecche, talvolta eccedeva in sicurezza e leziosità, incappando in amnesie difensive che fecero nascere nel gergo calcistico del tempo il neologismo di maldinate. </em>Calciatore moderno già negli anni sessanta in un mondo dove le cose di tecnica le facevano quelli dal numero “7” in su, giocava come avrebbe giocato il figlio trenta anni dopo. Un precursore, un uomo determinante nello scacchiere del catenaccio del suo concittadino Nereo Rocco. Che forse tutto questo “catenaccio” non era…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-2021" src="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2018/02/maldini-padre-e-figlio.jpg?resize=150%2C150&#038;ssl=1" alt="" width="150" height="150" />L’uomo – </strong>Proprio Nereo Rocco di quel suo “mulo” ebbe estrema fiducia: «Parlé col mio capitano» diceva quando voleva chiudere una discussione perché il suo carisma era evidente, perché la fascia sul quel braccio era ben posta. Mai una polemica, mai una parola fuori posto. Esempio: con quel curriculum stridono le sole dodici partite in nazionale. Esempio: la prima panchina ufficiale è quella del Milan ed in un triennio arrivano due trofei ma le panchine successive sono solo di provincia. Esempio: al mondiale ’98 l’Italia gioca un buon calcio e viene eliminata ai rigori dalla nazionale padrona di casa e futura vincitrice del torneo. Dimissioni al ritorno a casa e nuova avventura. Idem con la nazionale paraguaiana senza stare a dire “ma io vi ho fatto raggiungere un traguardo storico…” come dopo il mondiale di Francia non ha detto “ma se Di Biagio non avesse sbagliato quel rigore…”. Triestino vero, uomo netto e determinato. Finita un’avventura, poche manfrine; si mette un punto e si passa al capitolo successivo. Ottimo custode dei valori rossoneri lungo un filo (rossonero) che parte da Liedholm, passa per lui, Rivera, Baresi e termina con suo figlio. Stesso cognome, stessa maglia, stessa fascia, stesso onore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La maglia – </strong>Onore nostro che abbiamo avuto come capitano e guida uno che, nel libro “Seconda pelle” (la storia completa delle maglie del Milan), scrive questo: <em>&#8220;Indossare la maglia del Milan era ogni volta per me un’emozione fortissima, perché ogni volta sapevi che saresti entrato a far parte della storia del calcio. Personalmente, sono sempre stato un grande appassionato di maglie e conservo tutte le casacche con le quali ho giocato nel corso della mia carriera. Ho ancora la maglia del mio debutto in rossonero: Era il 19 settembre 1954, quando giocammo contro la Triestina, la squadra dalla quale provenivo, e vincemmo. Entrare a San Siro, percorrere il tunnel con la maglia rossonera sulla pelle era un’emozione pura che non è mai passata né diminuita negli anni. Sempre unica e incredibilmente elettrizzante perché San Siro offre ogni volta brividi incredibili. Nel corso della mia carriera sono cambiate le maglie, i tessuti, a volte avevi maglie rossonere, altre volte bianche, ma quel sentimento di orgoglio e di forza che provavi quando la indossavi è sempre stato immenso. La maglia del Milan regala grandi suggestioni in ogni momento e in ogni luogo del mondo perché quando la vesti sai che rappresenti la società, la tua città e il Milan nel mondo.&#8221;</em> Non serve nessun altro commento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bonus track – </strong>Come nei migliori album aggiungiamo tre cose che sono “extra curriculum” ma che delineano la grandezza del personaggio. Due episodi tristi ed uno che ci regalerà una gioia fino alla fine dei tempi. Il 27 maggio 2016 a Milano in Via Tesio, nelle immediate adiacenze dello stadio di San Siro, viene aperto al pubblico un parco che porta il nome di Giacinto Facchetti e Cesare Maldini. Se andate allo stadio a vedere il Milan di oggi fateci un salto. Non è il posto più bello del mondo ma è bello pensare che il nostro capitano abbia un luogo intitolato a sé all’ombra dello stadio che lo ha visto tante volte protagonista.<br />
Andiamo a ritroso. È il 5 aprile del 2016 e Milano si stringe attorno alla famiglia Maldini nel giorno dei funerali di Cesare. Il commissario tecnico della nazionale ucraina si ferma ai microfoni e firma un elogio funebre meraviglioso per il grande capitano. In 15 secondi Andry Shevcenko dice qualche parola di circostanza, arriva fino a dire “è un grande, è un grande allenatore, un papà per tutti” e poi singhiozza commosso e se ne va chiedendo scusa.</p>
<p style="text-align: justify;">Sheva, per un breve periodo successivo all’esonero di Alberto Zaccheroni, è stato allenato da Cesare Maldini che dal 14 marzo al 17 giugno del 2001 è stato direttore tecnico affiancando l’allenatore ad interim Mauro Tassotti. Si, non vi siete sbagliati. L’ 11 maggio 2001 è una data compresa tra le altre due, la data della più bella vittoria del Milan in un derby. Eccolo il ricordo rossonero più recente della vita di Cesare Maldini: “Va Serginho, Shevchenko chiede palla sulla parte opposta, va fino in fondo Serginho, lo serve, Andriiiii Shevchenkooooo. 4 a 0. Cappotto” nella telecronaca di Fabio Caressa che ho imparato a memoria per avere visto la videocassetta di quella partita 65 volte.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie di tutto Cesare, anche per quella serata di maggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Pier</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Ritratti &#8211; Nils Erik Liedholm</title>
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		<dc:creator><![CDATA[pier]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Feb 2018 16:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ritratti]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Maldini]]></category>
		<category><![CDATA[Pier]]></category>
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					<description><![CDATA[Ancora Donadoni – Adagiato sulle colline del Monferrato, in mezzo ai prodigiosi vigneti della zona sorge il paese di Cuccaro. Se ci arrivate e proseguite verso sud immersi nel verde ad un certo punto vi imbattete in una tenuta agricola. Fermatevi. Non è solo un posto dove fanno del vino buono (in zona, più o [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Ancora Donadoni – </strong>Adagiato sulle colline del Monferrato, in mezzo ai prodigiosi vigneti della zona sorge il paese di Cuccaro. Se ci arrivate e proseguite verso sud immersi nel verde ad un certo punto vi imbattete in una tenuta agricola. Fermatevi. Non è solo un posto dove fanno del vino buono (in zona, più o meno, non ti sbagli mai) ma è anche uno dei luoghi sacri del milanismo. Lì, dal 1973, ha vissuto Nils Erik Liedholm; se ne facciamo una questione classe e finezza di piedi e cervello nella storia del calcio allo stesso livello ne possiamo contare al massimo un paio. Sempre lì, dal 2011, viene assegnato il <em>Premio Liedholm – campione sul campo, signore nella vita</em> ad uno sportivo che si sia particolarmente distinto non solo per i risultati raggiunti, ma per quei valori di lealtà, correttezza, signorilità, trasparenza ed eleganza che tanto hanno contraddistinto la vita e la carriera sportiva del grande Nils (fonte: wikipedia). In giuria ci sono giornalisti importanti, Carlo il figlio di Nils, Baresi, Antognoni e Rivera. Premiato nel 2015 per il bellissimo gesto a favore della Famiglia Anquilletti che abbiamo visto settimana scorsa è stato Roberto Donadoni che condivide l’albo d’oro con Vincenzo Montella, Michel Paltini, Vicente Del Bosque, Claudio Ranieri, Carlo Ancelotti e Paolo Maldini. Ne prendo quattro a caso anche in serie B e ci vinco un paio di Champions League<br />
Cuccaro Monferrato è gemellata con Valdemarsvik.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Viaggio nel tempo</strong> – Affacciato alla finestra della cucina di fronte allo spettacolo del verde della costa svedese il biondo centrocampista della nazionale svedese riflette sulle parole di suo padre che gli sta chiedendo se è sicuro di fare quel passo così importante. Il Milan, squadra prestigiosa anche se un po’ in declino, gli ha offerto la possibilità di andare a giocare in Italia per un progetto ambizioso. Terzi nella stagione precedente, i rossoneri rinforzeranno la squadra con lui ed il suo amico Gunnar Gren. Poi, a proposito di amici, andrà a raggiungere un altro Gunnar quel Nordhal con il quale ha condiviso quella esperienza meravigliosa che li ha portati all’oro olimpico nel 1948. Rischiano di lasciare il segno in uno dei campionati più importanti d’Europa. È deciso, partirà. “Tranquillo papà. Un anno, massimo due poi torno”. Dodici stagioni dopo, a trentotto anni suonati, appenderà direttamente le scarpe al chiodo diventando il quinto giocatore più anziano a scendere in campo per il Milan ed il secondo giocatore straniero per presenze con la nostra maglia dopo Clarence Seedorf: trecentonovantaquattro. Condite, visto che c’era, con ottantanove gol. A quel punto c’è troppa Italia nella vita di quel (non più) ragazzo svedese compresa la moglie contessa, scelta assai coerente per uno soprannominato “il Barone”. Di tornare non se ne parla nemmeno e allora tanto vale darsi alla carriera di allenatore visto che si tratta di fare quello che faceva in campo stando seduto in panchina. Tra Milan, Verona, Varese, Monza, Fiorentina e Roma allenerà per circa mille partite. Mille. Non tornerà in Svezia nemmeno dopo la sua morte, 5 novembre 2007, perché viene sepolto a Torino, la città della moglie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1933" src="https://i0.wp.com/www.milannight.com/v2/wp-content/uploads/2018/02/liedholm-e-Rivera-150x150.jpg?resize=150%2C150&#038;ssl=1" alt="" width="150" height="150" />Mille – </strong>Liddas, lo svedese provvisorio in Italia, è uno degli stranieri che lascia un segno indelebile nel calcio italiano. Dopo Herbert Kilpin che lo “canonizza” dandogli le regole usate dagli inglesi è il Barone che importa il modulo a zona con la difesa in linea. Arrigo Sacchi, quando arriva in rossonero, trova gente che capisce quello che dice perché Nils ha già spiegato a tutti come si gioca in linea. Già, per chi non lo sapesse Liedholm è il primo allenatore del Milan di Silvio Berlusconi; allena nell’anno del passaggio di proprietà e nella stagione successiva anche se per sole venticinque partite sostituito per la fine della stagione da Fabio Capello. Mille partite più quelle da giocatore, una vita intera passata a dispensare calcio di grande classe e perle di saggezza.<br />
Nils nasce con un computer al posto del cervello che, avendo la fortuna di dare gli ordini a due piedi fatati, mette ordine nel calcio del Milan del dopoguerra. “La volta che a San Siro scoppiò un grande applauso perché finalmente, dopo anni, avevo sbagliato un passaggio”; questa la raccontava lui perché non rientrava nei tabellini ma mio nonno giurava e spergiurava di averlo visto dal vivo così come tutti quelli della sua generazione. Quindi è vera come quell’altra famosa: “La volta che a San Siro scoppiò un grande applauso perché finalmente, dopo anni, aveva sbagliato un passaggio”. Per i più giovani stiamo parlando di Andrea Pirlo ma alto un metro e ottantacinque; per uno così oggi vanno via tra i 150 ed i 160 milioni di euro. Facile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eredità calcistica –</strong> Ricapitoliamo: giocatore splendido, capitano del Milan, allenatore innovativo, viticoltore, commentatore arguto. Il suo personaggio non è comprimibile in un post, soprattutto se a scriverlo è un “manovale” del milanismo che ha il solo merito di andare a cercare notizie su una delle colonne del nostro passato. Che fare quindi? Innanzi tutto si elencano i numeri che saranno anche freddi ma tendono a dire la verità. 2 campionati svedesi, 4 campionati italiani (Milan), 2 coppe latine (Milan), 1 oro olimpico. Perde una finale di Coppa dei Campioni per colpa del Real Madrid di Gento, Di Stefano e Puskas ed una finale di Campionato del Mondo contro il Brasile di Pelè (entrambe con la fascia da capitano) ma è evidente che il livello è quello. Lascia la fascia a Cesare Maldini che a sua volta la consegnerà a Gianni Rivera. Anche i numeri da allenatore sono importanti: 1 campionato di Serie B, 2 campionati di Serie A (uno con la Roma ed uno con il Milan e 3 coppe Italia (Roma) alle quali bisogna aggiungere la finale di Coppa dei Campioni persa ai rigori contro il Liverpool. Tanto, tantissimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eredità culturale – </strong>Ma non puoi esaurire un personaggio così con i suoi trofei. Non puoi farlo nemmeno elencando le cose che ha lasciato al calcio italiano come la difesa a zona. Quindi? Curiosamente è proprio lui a venirci in soccorso attraverso le frasi che ha regalato ai cronisti nel corso della carriera. Un filosofo prestato al mondo del pallone con un senso dell’ironia che nel calcio di oggi farebbe la gioia delle televisioni di tutto il mondo. Fate Mourinho ma con la classe di un Pari d’Inghilterra.<br />
“Il possesso di palla è fondamentale: se tieni il pallone per 90 minuti, sei sicuro che l’avversario non segnerà mai un gol”.<br />
“Gli schemi sono belli in allenamento: senza avversari riescono tutti”<br />
“Si gioca meglio in dieci contro undici”.<br />
“La partita perfetta è quella che finisce 0-0”.<br />
Queste le sentiamo anche oggi a trenta o quaranta anni di distanza.<br />
Non era solo un saggio maestro di calcio ma anche un comunicatore eccezionale sempre sul filo della provocazione.<br />
“Stai bene? Allora ce la fai a salire le scale della tribuna…”<br />
“Galderisi si lamenta perché non gioca? Non deve preoccuparsi, lo considero un fuoriclasse, ma a volte anche i migliori devono sedere in panchina. Guardate Nuciari: da 4 anni è il miglior portiere italiano, eppure non gioca mai!”.<br />
Vetriolo puro come quello dispensato ad uno dei suoi presidenti, Felice Colombo, al quale aveva chiesto un contratto miliardario dopo la conquista della stella. Il presidente rossonero, indignato, sbraitò il proprio diniego asserendo che un miliardo non lo avrebbe dato nemmeno a suo fratello. Il Barone lo guardò e, senza perdere il proprio <em>aplomb</em>, prese la porta. Si fermò sulla soglia e disse con quel suo inconfondibile accento svedese: “Ha ragione. Ho conosciuto suo fratello e nemmeno io gli darei un miliardo…”. Pare che sia leggenda anche questa ma lo era anche quella dei passaggi sbagliati…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Finale –</strong> Per la chiusura ci affidiamo ad uno dei suoi tantissimi allievi, Giovanni Trapattoni. Citiamo testualmente ringraziando Wikipedia: “Liedholm è stato il primo dei miei maestri, e anche il primo Campione che ho incontrato. Lo scriva così, con la c maiuscola. Per noi calciatori giovani era un papà e uno psicologo. Ti insegnava l&#8217;educazione e il modo di stare in campo. Noi gli insegnavamo l&#8217;italiano. Tutto inutile: non ha mai imparato la pronuncia. L&#8217;ultima volta che l&#8217;ho visto, alla festa per i suoi ottant&#8217;anni, dove c&#8217;erano anche Berlusconi e Maldini, si esprimeva con gli stessi suoni gutturali nordici del 1958, l&#8217;anno del mio esordio nel Milan.”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Pier</em></strong></p>
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