Pensieri azzurri (sbiaditi): dalla nazionale alla Lazio

7 settembre 2017 | Di | Rispondi Di più

Piccoli pensieri di un azzurro sbiadito.

Della nazionale, è un fatto notorio, non me ne frega nulla. Tuttavia si tratta di un fenomeno simile ai mari ed ai monti; può non fregartene niente ma fanno parte del panorama e non li puoi ignorare. Butto lì alcuni temi di discussione in attesa che, finalmente, torni a giocare il Milan.

Infortuni – Come sempre, e sempre è sottolineato, la settimana azzurra si apre con lo scontato infortunio juventino. Appena arrivato Giorgio Chiellini si infortuna al polpaccio e sui giornali si scatena il (finto) panico:”Oddio salta sicuramente la partita con il Barcellona”. Ovviamente passano pochi giorni ed il livello di allarme scende già a defcon4 con il giocatore che farà di tutto per recuperare per la partita precedente ma sarà sicuramente in campo per la trasferta catalana. E come ti sbagli? Il calvario, purtroppo per i colori rossoneri, si chiude con la distorsione (vera) alla caviglia di Conti che si fa male in un contrasto al ventesimo del primo tempo ma viene sostituito solo ad inizio secondo tempo. Speriamo di averlo a disposizione per la partita con la Lazio.

La pausa per le nazionali – In tutta onestà non ho il tempo per verificare come funziona il meccanismo delle nazionali in tutti gli sport del mondo ma, vado a memoria, il basket e la pallavolo hanno delle finestre, all’esterno delle competizioni per club, nel corso delle quali si gioca solo per le nazionali. Questo potrebbe essere un sistema così come potrebbe esserlo quello di dividere le nazionali in gruppi di merito e mandare ai mondiali le nazionali più forti per aggiungere solo le più meritevoli tra le “seconde”. Questa ipocrita smania di democraticità non porterà mai il Lussemburgo alla fase finale di niente e se riesce a portare in alto l’Islanda lo fa in virtù di un fenomeno casuale legato alla nascita di una certa generazione. Credo che ormai sia necessario risistemare i calendari internazionali perchè gli infortuni sono un peso per le società di provenienza solo parzialmente alleviato dai risarcimenti economici elargiti dalle federazioni internazionali. Se mi si infortuna Messi a poco giova che mi si dia un milione di euro al mese perchè non posso schierare il migliore al mondo. Da non trascurare nemmeno l’impatto legato alle lunghissime trasferte dei giocatori sudamericani (a stagioni invertite per di più) e la differente preparazione che viene svolta nelle squadre nazionali.

La (s)Ventura di Giampiero – Come potete facilmente immaginare non guardo le partite delle nazionali se non in casi disperati. Mi affido agli amici che amano vedere gli azzurri per un piccolo bignami che confronto con i titoli dei giornali nelle rassegne stampa. E’ giudizio universale che la nazionale del Signor Giampiero faccia cagare; quale occasione più ghiotta per un bastian contrario come il sottoscritto per andare a metterci il naso. Quando leggo parole come Apocalisse sento puzza di bruciato. Visitando quattro pagine internet che compaiono in testa alle ricerche si può scoprire che questa nazionale ha giocato 8 partite per 19 punti grazie ad uno score che recita 6-1-1 , ha fatto 19 gol e ne ha subiti 7 con un differenziale di +12. Se vinciamo le ultime due partite con Macedonia in casa ed Albania in trasferta arriviamo a 25 punti. Se faccio un confronto con la mirabolante nazionale dello juventinissimo allenatore precedente nelle qualificazioni precedenti scopro che, dopo 10 partite, i punti sono 24 , il bilancio è 7-3-0 i gol fatti 16 e quelli subiti 7 con una differenza di +9. Non ricordo di avere letto o sentito, all’epoca, di partite giocate come la Germania campione del mondo o la Spagna campione di tutto, quella era una squadra di cui si elogiava la grinta, l’approccio e l’intensità. Mi sa che le cause del linciaggio del CT vanno ricercate altrove.

Puzza di bruciato – Fermo restando che il prodotto finale è una schifezza (ma non mi pare di ricordare che le nazionali di Lippi 2010 e Prandelli 2014 fossero chissà quale meraviglia) mi viene il forte sospetto che sia il mondo gobbo a non apprezzare questa nazionale. Gli azzurri con la gobba (effettivi, ex o in odore di santità bianconera) all’ultimo europeo erano dieci: Buffon, Chiellini, Bonucci, Barzagli, Sturaro, Zaza, Ogbonna, Giaccherini, Conte ed un De Sciglio di cui si vagheggiava, già all’epoca, il trasferimento. Quella di oggi ne ha sei: Buffon, Chiellini, Barzagli, Rugani, Spinazzola, Bernardeschi. A parte i soliti tre (ma uno è andato a casa presto), uno non è ancora arrivato e gli altri due sono dei panchinari. Poca roba per gli alfieri dell’Italjuve solo quando fa comodo. Come se non bastasse il Signor Giampiero ha osato convocare Verratti Donnarumma e Bonucci che alla Juve hanno sbattuto la porta in faccia (Verratti fischiato nel feudo gobbo di Reggio Emilia) e, addirittura tre intertristi! Il prodotto continua a fare schifo ma il sospetto si insinua fortemente. Anche guardando la prima pagina di Tuttosport dopo la sconfitta di Madrid dove nella foto sotto il titolo disfattista ci sono Bonucci (Milan), De Rossi (Roma) e Candreva (Inter). So di essere ossessivamente antijuventino, ma io sento puzza di bruciato. Ma il discorso è lungo e complicato e coinvolgerebbe tutto il sistema calcio italiano.

A Dio piacendo – Grazie al cielo il tormento è finito e non devo vedere più azzurro, io voglio il rossonero. Domenica alle 15,00 (pre e post partita su Radio Rossonera per chi avesse voglia e live su milannight.com) avremo di fronte il celeste (cromaticamente più pallido) della Lazio probabilmente privi di Conti ma, speriamo, con un Biglia in più che ha totalizzato zero minuti nella seconda partita con l’albiceleste. Partita decisiva che stabilirà con giudizio, forse, inappellabile se questo Milan può già guardare in alto oppure deve continuare a costruire le fondamenta.
Comunque vada,

Forza Milan

Pier 

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Categoria: Giocatori, Squadra

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.