Compitino

26 aprile 2017 | Di | Rispondi Di più

Passata la festa, gabbato lo santo. Passato il derby, gabbati i tifosi

Analisi tecnica post derby – Spesso dopo una partita come la stracittadina di Pasqua succede di non fare un’analisi tecnica del match. Capita. E chi aveva voglia? Dopo la sbornia del closing ti capita tra capo e collo la partita contro i prescritti valida per un posto in Europa League e ne viene fuori un “instant classic” come il pareggio di Zapata al novantasettesimo. Ovviamente ti godi il momento e lasci crescere la speranza di vedere il cadavere del Giannino transitare, legato alla sua disgustosa cravatta monocolore, lungo il fiume della tua gioia. Come si può fermarsi a pensare all’osceno derby del Uallarito Sosa quando hai negli occhi le immagini immortalate nello splendido video pubblicato sulla nostra pagina facebook dell’esultanza della curva? Lo abbiamo fatto tutti: la palla di Zapata è entrata, abbiamo esultato meccanicamente, abbiamo guardato l’arbitro e poi siamo esplosi in una gioia irrefrenabile. Donnarumma fa lo stesso, chissenenfrega se De Sciglio ha dormito in due gol su due! Invece sarebbe stato meglio dare uno sguardo attento a quella partita che aveva in se tutti i segnali del disastro successivo e, purtroppo, anche di quello precedente a Pescara.

Compitino – Tranquilli, a fare l’analisi tecnica post derby ci pensa la squadra svolgendo l’assunto con una prestazione inaccettabile perfino se indossi una maglietta con una cravatta gialla impressa sopra. Compitino vergato con pallidi colori su un foglio completamente bianco e ridotto a due parole: facciamo cagare. Premesso che il temino è stato scopiazzato dai loro squallidi colleghi della riva opposta del Naviglio che sabato sera hanno pensato bene di farsi seppellire di gol dalla Fiorentina permettendo all’inutile compagine viola di rimettersi in corsa per la qualificazione in Europa League.

Saranno contenti quelli che… – Torniamo al lavoro dei nostri “eroi” nella partita contro l’Empoli. Saranno contenti quelli che “Sosa è il nostro unico centrocampista con i piedi”. Saranno contenti dell’ennesima prestazione indecorosa del Maradona del calcio turco: sessanta minuti (scarsi) di fiato per deambulare in mezzo al campo alla ricerca della posizione e di (qualche) cambio di campo e poi un pietoso arrancare appresso alla bombola ad ossigeno condito da qualche assit per la ripartenza degli avversari. Le stesse prestazioni per le quali tutti (e ripeto tutti) abbiamo giustamente crocefisso il capitano meno amato della storia del Milan ma gli invitati alla cena del Giannino hanno inspiegabilmente tessuto le lodi dei sette milioni di ingaggio tra i peggio spesi della storia del Milan. Saranno contenti quelli che “Non possiamo dare De Sciglio alla Juve”. E perché, se è lecito chiedere? Perché Pisolo diventerà forte con la maglia dei carcerati come fece lo spompato Pirlo degli ultimi anni rossoneri? In una società decente uno che annuncia di non voler rinnovare il contratto con il Milan non viene fatto capitano, viene messo in tribuna. Via la fascia, tribuna fino alla scadenza naturale del contratto e i mondiali li guardi sul divano. E se diventa forte alla Juve? Lo diventerà sicuramente perché nella Juve di oggi sono forti tutti. Prendete Asamoha e Sturaro e ficcateli nel Giannino, otterrete Vangioni e Poli. Vai a Torino Pisolo, magari Candreva non segna più nei derby… O magari segnerà lo stesso visto che i sostituti del non capitano sono Abate e Calabria

Ancora – Andiamo avanti perché non è finita qui. Saranno contenti quelli che “Se perdi Thaigo Silva ti auguri di avere Zapata”. Perfetta uscita fuori tempo sul gol di Icardi (gol sul quale, peraltro, Calabria arranca sul crossatore, Romagnoli non anticipa sul pallone e desciglio non chiude la diagonale), retropassaggio suicida contro l’Empoli chiuso da un mezzo prodigio di Gigio e poster di Michelidze che lo fulmina sul corner dello 0-1. Ora, sicuramente Thaigo Silva non è diventato quello che prometteva con la maglia del Milan, ma vale trenta volte Zapata. Come saranno contenti quelli che “a Bacca devi portare il pallone in area”. No, purtroppo non è così e ce lo dicono i numeri della sua carriera. Bacca ha sempre segnato, circa, un gol ogni due partite: 225 su 438 in carriera, 14 su 28 in questa stagione (con quattro rigori segnati), 34 su 71 nella sua storia rossonera. Il problema non è quanto segna (o non segna…) ma il suo apporto complessivo al gioco di squadra. Ci incazzavamo con Inzaghi, non capisco perché il colombiano debba godere di un’esenzione.

Uno sguardo complessivo – Ma saranno, soprattutto, contenti quelli che: “la rosa del Milan è da sesto/settimo posto”. Oppure l’altra: “il Milan soffre le piccole squadre”. Cazzate, il Milan soffre e basta. Io non sono un amante delle statistiche perché la loro analisi è un lavoro serio che non può essere lasciato in balia a capre come il sottoscritto. Lo sapevate che la diagonale delle cabine telefoniche di Londra sta un numero esatto di volte all’interno della circonferenza terrestre? Numero intero, senza virgole. Incredibile! Ma, ora che lo sappiamo, non abbiamo ottenuto nulla di utile per nessuna attività al mondo se non riempire tre righe di un post di questo blog. Però basta uno sguardo superficiale alle misere statistiche di squadre fornite dal sito della Lega di Serie A per farsi venire dei dubbi.
Gol segnati: noni in classifica. Tiri in porta: sesti. Assist: decimi. Cross: tredicesimi. Parate: terzi. Chilometri percorsi: diciannovesimi.
L’unico dato congruo con la classifica è che tiriamo tanto. Ma segniamo poco in proporzione, ci passiamo poco la palla (ancora meno ce la crossiamo), corriamo pochissimo e subiamo tanto. E’ il ritratto di una squadra povera nel suo complesso con alcune individualità (alcune delle quali in prestito secco) che le permettono di “sfangarla” in attacco (Suso e Bonaventura prima, Deulofeu dopo) ed in porta dove il fenomeno paga la cauzione per tutti. Nonostante il suo sia uno degli stipendi più bassi (penultimo) della quarta rosa più costosa del campionato italiano. Complimenti…

L’allenatore nel Giannino – Eccolo il dato che rovescia il tavolo. La squadra è stata costruita malissimo, il prodotto non può essere splendido. Il Napoli ha lo stesso monte ingaggi netto del Milan ma i risultati in termini numerici ed estetici complessivi sono agli antipodi. L’Atalanta è dieci posti sotto ma davanti cinque punti in classifica. E’ colpa dell’allenatore? Non me ne vogliate se non partecipo alla diatriba tra montelliani ed anti montelliani. La discussione è tanto affascinante quanto futile e viene, come sempre, brillantemente risolta dalla implacabile lucidità di Larry: allenare questa squadra è impossibile. Stiamo parlando di un decennio di virus del Giannino iniettati in una rosa che è diventata via via sempre più povera tecnicamente. Tra un mese circa ricorre il decennale della nostra ultima Champions League. E’ assodato che già quella squadra avesse ricevuto le prime iniezioni di Gianninismo (leggi cessione/pagliacciata di Sheva) ma un conto è infettare una squadra in cui Maldini, Nesta, Gattuso, Ambrosini, Seedorf, Inzaghi e Ancelotti possono gestire una società inetta. Tutt’altro risultato lo ottieni dopo dieci anni di incessante infezione se in rosa i senatori sono Montolivo, Abate, Desciglio e Zapata. Certo Montella potrebbe non dare la fascia a De Sciglio (ma la indosserebbe Zapata), potrebbe lasciare fuori Sosa e Mati ma avrebbe Locatelli (bene) e Kucka (orrendo nel derby).

Tabula rasa – Non c’è nulla da fare se non cancellare tutto e ricominciare a scrivere una storia totalmente diversa. Durante la partita con l’Empoli si è capito ben presto che sarebbe andato in campo il Giannino, forse da quando la cravatta gialla ha fatto sapere che sarebbe andata allo stadio ed è, in certo senso, giusto che al suo cospetto i suoi ragazzi abbiano messo in piedi una partita di merda. Che la nuova presidenza faccia sapere quale è la lista delle persone non gradite allo stadio di San Siro, tanto in sala stampa quanto in tribuna d’onore; è un atto dovuto per chi non vuole più avere nulla a che fare con gli autori dello scempio. Siccome si è capito subito che non era giornata mi sono dilettato nello stilare una bella lista di proscrizione di chi non può essere compreso nella rosa di un Milan vincente. Fatelo anche voi e poi guardate il “Clasico”. Scoprirete che il vostro foglio si riempirà bene presto di croci, sputi ed insulti.
Qui non si hanno alternative. O si costruisce una squadra con un monte ingaggi elevato e che possa produrre gioco (e risultati di conseguenza) a livello delle grandi in Italia ed in Europa oppure si costruisce una squadra a basso costo ma che abbia impressi i caratteri della grinta e della voglia di lottare sempre e non solo quando fa comodo o interessa. Ma, in entrambi i casi deve essere rispettata la proporzionalità tra il costo della squadra ed i suoi risultati.

Esattamente il contrario di quello che si è fatto finora. Esattamente il contrario di quello che si dovrebbe fare in una società di calcio.
Alla nuova dirigenza vanno fin da subito tutti i nostri migliori auguri.

Pier

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Categoria: Allenatori, Giocatori, Squadra

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione “Fossa dei leoni” che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all’orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.