Sfogo post Milan – Fiorentina

22 febbraio 2017 | Di | Rispondi Di più

Questi non fanno possesso palla, fanno scassamento di palle

Palleggiatori a confronto – La Fiorentina gioca un calcio irritante. È la prova provata che il guardiolismo senza limitismo, come avrebbe detto il buon Francesco Salvi, ha lasciato, e probabilmente lascerà, solo sbiadite fotocopie il cui unico scopo sarà creare ammirazione per l’originale. Il possesso palla, anzi il tiki-taka, aveva un presupposto, delle regole ed uno scopo precisi. Avendo in campo dei trattatori di palla sublimi con una propensione all’atletismo piuttosto limitata, il Pep degli inizi decise di esasperare il concetto. Con quella squadra giocare il calcio del Bayern non avrebbe avuto senso e, saggiamente, decise di mettere in piedi una “cosa” con delle caratteristiche peculiari. Li ho visti giocare a San Siro e, credetemi, dal secondo anello si poteva ammirare un calcio senza precedenti, una sorta di torello contro i difensori avversari in qualsiasi zona del campo, fosse la bandierina avversaria o la loro area di rigore. Uno sciame di api che si spostava lentamente da una zona all’altra del campo facendo girare in maniera vorticosa il pallone alla ricerca della superiorità numerica. Messi in crisi gli avversari trovare uno spazio libero in cui mandare i compagni più rapidi diventa un gioco da ragazzi di per se, figurati se in campo ci sono Xavi, intesta e Messi.
La Fiorentina non fa quel gioco. Ma nemmeno una cosa che ci vada vicino. I viola si passano di continuo il pallone ma lo scopo di quella lunga teoria di scambi non è quello di avere superiorità sugli avversari. Probabilmente li pagano un tanto al tocco perché per difendere basta stare fermi a fissarli, tanto loro non vanno da nessuna parte.

Tutta colpa di Montella – Per lo meno giocano così quando vengono a San Siro contro di noi. E, udite udite, è tutta colpa di Montella il quale qualche anno fa venne a Milano a sculacciare uno dei tanti Milan poveri tecnicamente allestiti dal duo poverlusconi e incapalliani. Da allora tutte le volte che passano per di qua si sentono autorizzati ad un’allegra scampagnata alla ricerca di farfalle. Si mettono in undici a farsi i cazzi loro in mezzo al prato e, spesso, a lamentarsi dei fischi arbitrali. Borja Valero sembra un quarantenne che va a fare jogging per rimorchiare le gnocche solo che al posto di un simpatico cane porta con se il pallone. Avanti, indietro, sopra e sotto va alla ricerca di uno con la sua maglia con cui fare uno scambio. Metri guadagnati, zero. Ilicic parcheggia la sua pettinatura laccata sulla fascia destra, riceve palla, finta di andare a destra e rientra sul sinistro. La prima volta in carriera contro il Milan lo ha fatto a Zambrotta, l’ultima a Vangioni e, pur essendo assurdo, ha ottenuto contro entrambi lo stesso risultato: un cazzo. Metterlo a sinistra? No, perché l’ultima volta che ha saltato un uomo la Slovenia era uno stato socialista.
Già sento le rotelle e dentro le vostre teste che si domandano: ma a te che te ne frega? Arrivo. Con calma, ma ci arrivo. Me ne frega perché questo calcio è, come detto all’inizio, irritante e irrispettoso. Ma come ti permetti di venire a casa mia a prendermi per il culo? Giusto che perdano, ci godo sempre. Unico neo è che stavolta non hanno nemmeno un mezzo rigore cui appellarsi. Ciò detto bisogna anche dire che a questo onanismo calcistico il Giannino ha opposto novanata minuti, più recupero, di niente. Non ditelo che vi piace sta merda perché non ci credo. Sto aspettando che il Giannino reloaded in versione montelliana esca dal pleistocene calcistico in cui ci hanno sprofondati gli ultimi dieci anni di gestione con la cravatta color vomito. Quale cazzo è, chiedo scusa per il francesismo, lo scopo del Milan con l’accento napoletano? Vincere? Giocare bene? Fare girare i coglioni ai tifosi? Prolungare l’agonia del Giannino fino all’arrivo dei cinesi? Staccate la spina per favore perché non se ne può più di “ma che te ne frega, goditi i tre punti”. Pietà!

Chi si accontenta, gode. Così, così… – Sarà anche interista ma Luciano Ligabue ci ha regalato una perla di saggezza. Ci siamo accontentati per anni, di qualsiasi cosa. Quando dominava l’Inter, ci siamo accontentati che non vincesse la Juve. Quando ha iniziato a vincere la Juve abbiamo ricominciato a prendere per il culo gli interisti. Ci siamo accontentati del “dai, dai, dai”, del “non posso rimproverare nulla ai rahazzi”, poi dell’entusiasmo del Ferguson al sapore di biscotto per neonati, poi del sergente di burro serbo; adesso cosa è cambiato? Per il Giannino è stato introdotto il concetto di onorevole sconfitta, ci accontentiamo di perdere bene oppure di tre punti portati via a cazzo che ci servono per essere… settimi in classifica. E. Sti. Gran. Cazzi. Sono stanco di essere preso in giro, sono finiti i bonus anche per chi mi ha fatto commuovere fino a piangere di fronte alle mie figlie per una coppa alzata in faccia alla merda a strisce bianconere. Siamo al terzo campionato senza coppe e mi devo sentir dire da uno dei tanti giornalisti di sky che “adesso comincia il periodo in cui le prime hanno il doppio impegno”. Oh, cazzo e questo è uno di quelli bravi che fa gli speciali con le inquadrature di profilo in controluce. Ma dove sarebbe il vantaggio se le mie rivali, tolte le tre grandi che non vedo nemmeno con il binocolo, sono Atalanta, Inter, e Lazio solo una delle quali fa al massimo un paio di partite in Coppa Italia? Domenica sera, durante un secondo tempo di grinta e sofferenza come tanto piace ai gianninisti in tribuna (ma anche in televisione e sul campo…) abbiamo fatto catenaccio al cospetto di una squadra che non tira in porta e molti alla fine avevano la lingua a penzoloni. Perché? Perchè, divinità del calcio?

Il Montella del presente – E’ bravo? E’ scarso? Non lo so, non capisco abbastanza di calcio per dare un giudizio. Però capisco abbastanza di Giannino da rendermi conto che dare un giudizio su di lui significa schierarmi in una guerra tra bande di quelle che tanto piacciono ai milanisti del nuovo millennio ormai capaci solo di litigare su qualunque cosa. Guerra nel quale non voglio entrare. Ma veramente ci sono ancora degli esseri umani dotati di capacità superiori a mettersi le dita nel naso che difendono l’operato di Galliani? Esiste ancora qualcuno che ha dei dubbi sull’incompatibilità di Carlo Bacca con questo gruppo di calciatori? Ve lo diciamo da mesi, non è adatto al Giannino. E, soprattutto, non è più difendibile. Come non lo è il Uallarito Sosa che, è la nouvelle vague del gianninismo, fa tre passaggi decenti a partita. Dice, ha i piedi migliori nel centrocampo del Milan. Ragazzi, avere i piedi migliori di Kucka, Bertolucci, Montolivo, Poli, Pasalic e Mari Fernandez non è un titolo di merito, per un calciatore è un dovere morale. Nel secondo tempo è indecente e nel primo fa il compitino? Osanna nell’alto dei cieli! Siamo così abituati a vedere merda che il fango ci pare budino al cioccolato. Come al solito nel fine settimana mi sono guardato sei partite di calcio e non ho visto nessuna delle squadre in campo giocare male come il Milan. Non abbiamo un’organizzazione di gioco se non dare la palla agli esterni e sperare che siano in giornata “si” e ci facciano la grazia. Domenica sera il povero Suso ha fornito l’ennesima prestazione da spompato (alla faccia dei vantaggi della stagione senza coppe) e quindi abbiamo dovuto appellarci all’incursione centrale di Deulofeu in libera uscita dalla sua fascia di competenza. A caso.

Staccare la spina – Ribadisco il concetto, Io di calcio non capisco una cippa. In compenso, per prendermi in giro, dico di me stesso che sono uno dei maggiori esperti mondiali di Giannino. E questo, signori miei, è Giannino allo stato puro. Sette punti nelle ultime tre partite è un buon viatico, no? Certo, dopo che ne avevamo fatti zero in quattro. Eccolo il grande pregio della creatura gallianesca che, come sta scritto sullo stemma della Sorbona “fluctuat nec mergitur”, galleggia ma non affonda. A Bologna eravamo in nove? Certo, ma undici contro undici ci siamo fatti prendere a scarpate da una squadra il cui livello è quello della partita precedente (1 a 7 in casa con il Napoli). A Roma abbiamo pareggiato? Si, ma contro una squadra che, al pari della Fiorentina, non segna mai. Sabato ad Empoli in meno di un’ora di calcio i biancocelesti hanno collezionato 27 tiri verso la porta, uno ogni due minuti circa; stavano perdendo 1 a 0.  Con noi, stessa storia o quasi. Ci hanno massacrato per un’ora abbondante e poi hanno preso il pareggino su invenzione del solito Suso che, anche da sfiancato, rimane uno che sa giocare a pallone e se non lo fermi tira in porta.
Non c’è niente da fare, questa squadra ha bisogno di un motivo per fare qualsiasi cosa. La coppa contro la Juve, la cena con i compagni di squadra per fare quadrato contro i tifosi brutti e cattivi, la doppia espulsione contro. Tutti noi al mattino ci alziamo per andare a lavorare e lo facciamo per lo stipendio che ci danno che, non è demagogia ma solo la triste verità, è infinitesimo rispetto a questa gente. Sono stanco, infinitamente stanco, di vivere la mia passione senza limiti dovendo pensare alle cazzate del Giannino e dei suoi ascari sottratti allo juventinismo. A volte guardo le partite del Dortmund e sogno una domenica a cantare in mezzo al muro giallo. Chiedo tanto?
Normalità, ecco cosa chiedo alla nuova proprietà. Chiedo una squadra che giochi per amore della maglia e del proprio lavoro (prima la maglia, ovviamente), una squadra che mi faccia felice quando vinco e pure quando perdo perchè sono consapevole che ha dato tutto quello che aveva e non solo una parte e solo perchè gli hanno espulso due giocatori. Per farlo però è necessario fare tabula rasa del Giannino e di chi questa vergogna ha costruito. Senza remore e senza pietà.

Solo allora potremo cominciare a parlare di tutto il resto.

Pier

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Categoria: Allenatori, Giocatori, Squadra

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione “Fossa dei leoni” che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all’orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.