Vincere per convincere

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Era il dicembre del 2013 e un dimesso Allegri conduceva il Milan al peggior girone d’andata dai tempi della retrocessione in B. Al termine di un derby perso per un gol di tacco di Palacio al 90esimo, a pochi giorni dal Natale, i due ‘top player’ della squadra si distinguevano per stile e applicazione: Balotelli dopo la stracittadina passata a guardarsi i piedi prometteva un rientro top dalle ‘meritate’ ferie a suon di selfie cretini, Robinho indisponibile da settimane si faceva immortalare a giocare a calcetto a Copacabana. Dietro le quinte veniva finalizzata la pagliacciata del doppio AD, nella stanza dei bottoni Galliani e in quella dei giochini Barbara, a smembrare definitivamente il cadavere del Milan post-Atene. Il grande acquisto di gennaio: Keisuke Honda, una scialba caricatura di fantasista, presentato con onori che non spettarono nemmeno a un Rui Costa; ovviamente a parametro zero.
Io immagino lo scroto di Gianclint crollare al suolo nel leggere queste righe. Un memento, quello sopra, che si è sorbito 154289mila volte. Si perché fu allora che cercai e trovai Milan Night, motivato dallo schifo che mi generava il mio tanto amato Milan. Fu bello scoprire che non ero solo.

Marzo 2019 e manca poco al derby che potrebbe darci tanta sicurezza in più nella difficile corsa ai soldini della Champions, oppure togliercene. E’ un Diavolo fresco fresco, rinato sul finire del 2017, quando in mezzo allo scetticismo e ad alcuni risultati sconcertanti (penso a Benevento o Verona), Gattuso riportava i valori al centro del progetto. A lui nell’estate 2018 si sono aggiunti una proprietà che pare seria, Leonardo e Maldini. Con lui un gruppo di giocatori motivati, tanti giovani di talento. Sono spariti gli slogan e la propaganda. Nonostante le facce note nessuno si è trincerato dietro lo status di ‘vecchia gloria’, non si respira più muffa. In un anno e mezzo il Milan è tornato ad essere una squadra, ad avere delle gerarchie, degli obiettivi concreti, a farsi rispettare. I valori perduti sono rinati anche sul campo con volti finalmente nuovi.
La corsa al quarto posto non mi appassiona, mi appassiona questa rinascita. Ma i risultati certo non devono mancare perché questo è il Milan. Sarebbe bello pensare che stiano arrivando come appunto conseguenza del ritorno di disciplina, professionalità, umiltà, serenità, voglia, consapevolezza. Non è solo così. C’è anche il lavoro sul campo da completare.
Al termine della scorsa stagione scrissi che Gattuso aveva avuto il merito di condurre un branco di mercenari fuori dal canyon della morte, compito assolto con passione e impegno; ma non mi sembrava adatto a proseguire oltre. Oggi non so davvero cosa scrivere a riguardo. Sicuramente il gruppo si è dimostrato tutt’altro che un branco di mercenari. L’allenatore, lo sapete tutti, l’ho scritto 148234mila volte, per me ha un peso molto relativo. Non so però quanto possa aumentare questo peso se questi oltre al suo lavoro per diversi mesi ha occupato palesemente altri ruoli: motivatore, psicologo, padre, consigliere, DT, team manager, esempio, pubbliche relazioni, capitano (in absentia di Bonucci, che ricordiamolo aveva già deciso da andarsene nonostante quella fascia). Ne è uscito un Milan inevitabilmente ad immagine e somiglianza: brutto, determinato, umorale, concreto, piatto, tenace, sofferente e affidabile. Preparato, non adatto a tutto, ma mai domo. Sottovalutato, ma poi inevitabilmente rispettato. 40 punti lo scorso girone di ritorno, e anche qui mi cito: “non significano niente”. Vero, ma se sei in linea per farne altrettanti l’anno dopo e nello stesso modo allora significano eccome. Significa consistenza. Significa che ce la puoi fare.
Solo un talebano di qualche setta oggi può ostinarsi a non riconoscere un lavoro di questo livello, almeno sotto il profilo umano. Ho fatto la premessa appunto per questo: siamo partiti da quello schifo lì, o meglio da ancora più in basso perché gli anni a seguire sono stati uno strazio peggiore. E la parentesi cinesi, al netto degli acquisti che ancora oggi compongono la rosa dei titolari, non ci ha fatto bene. Non era scontato tornare qui. Sul mercato non ti ricompri l’identità che hai perso, quella te la costruisci dentro e soprattutto fuori dal campo, con pazienza e sacrificio che qualcuno ha dovuto e saputo mettere facendosi seguire.

Senza grandi prestazioni, grandi vittorie, non significa un cazzo

Ma il Milan di Gattuso è a volte uno strazio. L’ho scritto sopra, probabilmente è a immagine e somiglianza della figura ‘forte’, quindi oltre a concretezza e affidabilità è purtroppo brutto da vedere e eccessivamente conservatore. E non è adatto a tutte le partite. Questi i limiti. Estetici, ma anche di visione. Limiti che devono essere affrontati perché questa rinascita di valori e gruppo ci proietti nel futuro e non rimanga una bella e magari utile parentesi ma con tanti rimpianti. Il sistema di gioco non è né vincente né perdente; a renderlo tale saranno gli interpreti e l’atteggiamento adeguato alla situazione. Oggi non possiamo più nasconderci, caro Rino, tantomeno in questo derby che affronteremo contro un’Inter incerottata, affaticata e logorata dalla telenovela Icardi. Un’Inter pericolosa e nostra pari, ma in difficoltà. La gara di andata dev’essere una lezione forte, come anche il derby dell’anno scorso dove il trio Brozovic-Rafinha-Perisic ci portò a spasso 90 minuti.
Quello che serve ora è vincere per convincere. Va bene il terzo posto, che può essere mantenuto anche col pari, va bene la difesa, la crescita dei giovani, i tanti complimenti a un allenatore che, a detta di Mirabelli, poteva essere esonerato un mese dopo l’arrivo. Vanno bene queste cose. Ma è ora di giocare per prendere tutta la posta in palio che è davvero grande. E’ ora di ascoltare Maldini, che in uno dei suoi rari interventi pubblici di quest’anno ha dosato alcune parole significative: San Siro chiede tanto, ma da tanto e può portare a traguardi straordinari. Che riassume un po’ tutto, no? Al netto di qualche polemica di livello davvero scarso, decapitata dagli stessi protagonisti (Conti che deve giocare per forza, il dualismo inesistente Biglia/Bakayoko), il vero focus negativo oggi è verso l’atteggiamento della squadra: rinunciatario, troppo sacrificio e poca sicurezza. Mancanze oggettive che ancora impediscono lo sciogliersi di tanti dubbi e paure e che frenano una riunione totale fra il Milan e i suoi tifosi, segnati da (mi tocca tornarci di nuovo) quanto sopra premesso a titolo di esempio. Una riunione obbligatoria se si deve alzare la posta.

Lo scetticismo si tocca con mano, ed è per certi versi motivato. Inoltre sono convinto che senza prove ‘da videocassetta’ come si diceva una volta, i traguardi non valgono la pena di essere raggiunti. Va dimostrato di valere più dell’avversario nel momento chiave. Senza stravolgersi, solo liberando una forza che oggi pare celata, quasi trattenuta. Gattuso lo conosciamo tutti, ha il dono della coerenza ed è rimasto circa lo stesso personaggio che era da giocatore. La coerenza è un valore fondamentale che è tornato a radicare a Milanello. Sappiamo che a volte fa il finto modesto, si nasconde dietro quel personaggio, ma a volte è modesto veramente, quindi purtroppo insicuro; ed è umorale, sente le partite come me, come Johnson che ha mal di stomaco da ieri, come voi, e questo lo portava a fare cazzate. Oppure l’opposto, lo elevava al Nirvana con prestazioni di corsa, spessore, carattere e concretezza che io non ricordo abbia mai fatto nessun altro con i suoi non abbondanti mezzi tecnici. Pare che la squadra lo segua ciecamente. Ecco Rino, facciamoci pure sottovalutare domenica, come sempre, ma scendiamo in campo con sicurezza, forti di quello che siamo; e non dormiamo pure per quattro notti di fila, ma poi facciamoli fuori con lucidità. E’ il nostro momento. Facciamolo con stile.
Spero di sbagliarmi, ma se non sfruttiamo a pieno questo redde rationem per quest’anno non ce ne capiteranno più. Anche non vincendo potremmo non pregiudicare il quarto posto, ma nel caso resterebbe solo un obiettivo raggiunto, senza convincere pienamente.
Questa squadra ha trovato la propria strada con unione, umiltà, sacrificio e lavoro. Ma per progredire ancora serve il gusto della sfida. Il momento è ora.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.