Ritratti – Johan Cruijff

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Per completare la collana “Ritratti” ripubblichiamo a richiesta un post uscito in occasione di uno dei grandi della storia del calcio mondiale. Eroe per un giorno, maestro per la vita.

Piccolo pensiero egoista – La prima cosa che ho pensato quando ho appreso della morte di Johan Cruijff è stata una botta di egoismo: “No, Johan, non oggi. Oggi no…”. Lo so, eleganza zero. Ma mettetevi nei miei panni: tocca a me scrivere sul night, è un blog per amanti del bel calcio, muore uno dei migliori giocatori di ogni tempo. Posso io, misero torturatore di tastiere, scrivere un pezzo su una divinità del pallone appena passato nell’arca della gloria? Posso scrivere qualcosa che non è ancora stato scritto? Solo nel piccolo mondo del nostro blog è stato un florilegio di pensieri dolci e malinconici, figurarsi in giro per il mondo.
Invece… Invece posso. E non perché io sia migliore degli altri che si sono cimentati nell’ultimo saluto all’immenso calciatore olandese, anzi. Posso, e lo farò, in virtù di una caratteristica che condivido con molti di voi: sono milanista e sono intriso di cultura casciavit. Il nesso? Molteplice. Innanzi tutto, da buon cacciavite, non mi tiro indietro mai. Scappare non è roba per noi, nemmeno al costo di fare la figura (scelgo volutamente un termine tutto milanese) del “pirla”. Ma la cosa più importante è che noi milanisti lo conosciamo. Lo conosciamo bene e non solo perché ha giocato una partita (mezza a dire la verità) con la nostra maglia. Lo conosciamo soprattutto da avversario.

L’ultimo dei giganti – Non starò qui a parlare della vita di Johan Cruijff. Se avete voglia andate a cercarvi lo speciale che gli ha dedicato Federico Buffa immortalando la sua carriera di calciatore ed allenatore. Oppure il film “Il profeta del gol”. Non mi ci metto nemmeno, è stato già detto tutto. No, partirò dal suo “palmares”. È mostruoso.
9 campionati olandesi (8 con l’Ajax ed 1 con il Feyenoord)
1 campionato spagnolo (Barcellona)
6 Coppe d’Olanda (5 con l’Ajax ed 1 con il Feyenoord)
1 Coppa di Spagna (Barcellona)
3 Coppe dei Campioni
1 Supercoppa Europea
1 Coppa Intercontinentale (tutte le competizioni internazionali con la maglia dei lancieri)
3 palloni d’oro
E questo da giocatore. Poi ha iniziato ad allenare e giù altri successi.
2 Coppe d’Olanda (Ajax)
1 Coppa di Spagna (Barcellona)
4 Campionati Spagnoli (Barcellona)
3 Supercoppe Spagnole (Barcellona)
1 Coppa dei Campioni (Barcellona)
2 Coppe delle Coppe (Ajax e Barcellona)
1 Supercoppa europea (Barcellona)
Ringrazio mia figlia Ludovica che ha tenuto il conto, siamo a quota trentanove. TRENTANOVE!

Anche fuori dal campo – Un mostro sacro. E non solo per i numeri, individuali e di squadra, ma anche per i segni indelebili che ha lasciato nel mondo del calcio. Da calciatore ha dato un senso nuovo al ruolo del fuoriclasse che deve comunque essere al servizio del collettivo. Certo, qualcuno è “più uguale” degli altri (e lui era molto “più uguale” degli altri) ma deve pur sempre essere funzionale al resto della squadra. Da dove pensate che arrivino l’abnegazione ed il senso del proprio ruolo che hanno avuto due fuoriclasse prodotti “made in Ajax” come Marco Van Basten e Zlatan Ibrahimovic? Anche in questo, e non solo in quella mezza amichevole, torna il Cruijff milanista.
Da allenatore ha marchiato in maniera diretta il primo grande Barcellona europeo (quello della vittoria in finale contro la Sampdoria) ma anche quello odierno. Fu infatti Cruijff a volere quella autentica fucina di gioielli che è la cantera del Barcellona. La Masia è stata concepita e strutturata sul modello dell’Accademia dell’Ajax e la firma in calce è, ovviamente, JC14. Ci ha lasciato un grande della storia del calcio la cui eredità, fortunatamente, rimarrà per molto tempo a venire insieme al ricordo di quel tocco di palla poetico e di quella capacità geniale di costruire calcio.

Sì, vabbè…. Mi viene da piangere

Johann ed il Milan – Ebbene, noi uno così lo abbiamo battuto. Quando siamo stati testimoni della meravigliosa serata di presentazione della biografia di Gianni Rivera, abbiamo rivisto le immagini della finale del 28 maggio 1969 in cui il Milan di Rocco maltrattava l’Ajax. In quella squadra giocava già il talento abbagliante del ragazzo olandese. Non lo abbiamo battuto solo da calciatore ma anche da allenatore. Come dimenticare quella sera di maggio del ‘94 in cui, da sfavoriti, umiliammo proprio il Barcellona dei fenomeni? In avvicinamento a quella partita tutti erano convinti di vincere con facilità contro il Milan senza Baresi e Costacurta. Dall’allenatore in giù. Come molti fuoriclasse Cruijff  è stato un personaggio controverso, basta andare a rileggersi la sua storia. Di sicuro la simpatia non era il suo forte. Di sicuro al momento della distribuzione della modestia non ha fatto la fila forse perché impegnato a fare due volte la coda al chiosco del talento. Noi di Johan Cruijff possiamo parlare più e meglio di altri proprio perché lo abbiamo battuto. Abbiamo anche perso (talvolta male) ma lo abbiamo battuto. E, Johan, ti possiamo garantire che è stato un onore combattere e vincere contro uno dei più grandi della storia. La vita va vissuta proprio per prepararsi a combattere contro chi è meglio di noi, altrimenti non ha alcun senso. Battere uno dei più grandi ci ha reso quello che siamo.

45 minuti – 16 giugno 1981. Su Milano aleggia una cappa di afa da primato e allo stadio di San Siro si disputa una partita del Mundialito. È un torneo non ufficiale ideato da Silvio Berlusconi e realizzato da Finivest per portare il grande calcio sulla televisione privata per la prima volta. Si disputa ad inviti tra squadre che hanno vinto la Coppa Intercontinentale. I tifosi del Milan, reduci dal loro primo campionato di Serie B hanno grande voglia di riscatto e riempiono lo stadio. Pienoni, grande calore e, nel derby, anche scontri fra tifoserie che porteranno a quell’accordo di “non belligeranza” che ancora oggi rende quello di Milano un derby unico ed incredibile. Sentito, colorato e a misura di tifoso. Quella sera però non si gioca il derby ma la partita con il Feyenoord e l’Ajax “presta”, supponiamo a caro prezzo conoscendo la dirigenza dei lanceri, il proprio campione più rappresentativo alle due squadre. Un tempo a testa. Quarantacinque minuti per il trentaquattrenne fenomeno del calcio che verrà, significativamente, sostituito ad inizio secondo tempo da Francesco Romano. Qualche bel tocco e nulla più per fare assaporare quella classe immensa e quel concetto di calcio orange con la quale ci delizierà il suo erede Marco Van Basten qualche anno dopo. Quarantacinque minuti, quanto basta per dire che è stato un onore avere tra le nostre fila uno dei più grandi fuoriclasse di sempre.

Ovunque tu sia, insolito eroe rossonero per un giorno, fai buon viaggio e sappi che, da avversario e da amico, avrai per sempre il nostro rispetto ed il nostro amore.
Ciao grande, meraviglioso nemico.

Indegnamente,
Pier 

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.