Le regole del gioco.

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Durante questo inizio d’anno mi colpiscono i trasferimenti di Coutinho per 160 mil. (ottimo giocatore ma non un fuoriclasse) e Van Dijk per 85 mil.( giovane e promettente difensore ma che non è, ne sarà, un novello Nesta) e Dembelè al Barca ed al Liverpool. Mi chiedo se è solo l’effetto domino temporaneo “Neymar-Mbappe”, se è frutto di follia collettiva o se c’è sotto qualcosa di più. Gironzolando su Google mi imbatto sulla pubblicazione annuale “KPMG-football club evaluation”, che vi consiglio,  scoprendo parecchie cosette interessanti.

Primo; i tre club che hanno la valutazione più alta sono in ordine MCT UTD, RealMadrid e Barca con valutazioni intorno ai 3 miliardi di Euro e fatturati rispettivamente di, udite udite, 688, 675 e 616 mil/anno. Impressionante. Nel rapporto annuale (riferito alla stagione 2016/17)  la prima cosa che mi colpisce è l’analisi dei diritti televisivi. La premier ricava 1,9 mld/anno dai diritti nazionali quando Liga e Seria A non arrivano ad un Miliardo e le altre dietro. La premier stacca tutti anche nella vendita all’estero (non è specificato ma vale quasi tanto quanto i diritti nazionali) e la liga, in crescita, ne fattura circa 600. I nostri diritti all’estero sono cifre insignificanti. Nel report però vengono ben specificate alcune cose.

1) i diritti non sono sotto il controllo del singolo club ma dipendono dalla capacità delle leghe di venderli sul territorio nazionale ed all’estero
2)  che i ricavi dalle competizioni UEFA sono un fattore di rischio in quanto la qualificazione non può essere garantita a priori
3) che in prospettiva i diritti di premier (soprattutto) e liga (all’estero), ma anche bundes e ligue 1 sono in crescita mentre i nostri se va bene rimarranno stabili nei prossimi tre anni. Ad oggi la differenza tra premier e le altre è abissale ma in una certa parte mitigata dalla (molto) più equa distribuzione tra le società.

Al momento i numeri per singolo club non sembrano essere così clamorosamente differenti e, per capirci un po di più, vado a cercarmi i bilanci dello United, del Real e, in Italia, di Milan e Juve. Avrei messo anche il Bayern ma il bilancio non è disponibile e viene dichiarato solo il dato di fatturato ed utile, peraltro mostruoso.

Se guardate la tabella i numeri spiegano parecchio. I diritti giustificano solo in una relativamente piccola parte la differenza abissale di fatturato tra le nostre e le altre “grandi”. Potrete vedere che le principali voci di entrata per Manchester e Real, escludendo i diritti TV e i proventi UEFA (notare che il Manchester non aveva partecipato alla CL) , sono di 387 e 506 milioni/anno contro i 178 e 129 di Juve e Milan (da notare anche che Il bilancio Juve è gonfiato dai proventi di vendita dei giocatori assolutamente anomala pari a più di 150 mil. nell’anno probabilmente dovuti alla cessione di Pogba).

Ora, non pretendo certo di effettuare una dettagliata analisi strategico/finanziaria, ci sono senz’altro specialisti e giornalisti che l’avranno spiegata molto meglio di me, ma anche così in attesa dell’analisi annuale “Deloitte”, alcune considerazioni mi sento di farle.

I diritti TV spiegano solo limitatamente le differenze di fatturati e quindi delle relative possibilità di investimento. Allo stesso tempo quelli Inglesi sono circa 2,3 volte quelli della liga (figuriamoci gli altri). Se la modalità di distribuzione evita fatturati abnormi nelle squadre di vertice allo stesso tempo garantisce elevatissime possibilità anche alle squadre di medio bassa classifica con il risultato che anche per giocatori di fascia medio alta un qualsiasi West Ham, se lo decide, ha i mezzi per contrastare società pur di grandi tradizioni come Milan, Inter e Juve con il risultato che diventerà sempre più difficile trovare buoni/ottimi giocatori a prezzi accettabili (ed a questo punto una riflessione sulla nostra campagna acquisti considerata dispendiosa sarebbe auspicabile).

Sempre riguardo i diritti mi viene in mente che vent’anni fa, all’avvento delle televisioni, il nostro campionato era considerato il più importante al mondo insieme a quello Inglese. Non mi capacito di come si sia potuta creare una differenza di introiti così abissale. Chiedo ad un amico molto addentro alle cose “Inglesi”. Mi risponde che in Inghilterra la premier è gestita da professionisti che hanno capito quale sarebbe stata l’evoluzione televisiva del calcio. Liberi da condizionamenti hanno operato per il vero bene comune, facendo sistema, mettendo in concorrenza i soggetti interessati ai diritti nel territorio nazionale (e senza conflitti d’interesse) ed effettuando un incessante, quanto proficuo, lavoro di promozione del loro calcio all’estero con particolare attenzione al mercato del Nord America ed al Far East cioè dove già c’era la fresca e dove si presupponeva ci sarebbe stata nel futuro insieme a tanta fame di calcio.  Mi chiede: “secondo tè in Italia i nostri dirigenti hanno fatto la stessa cosa o si sono divisi le poltrone per interessi personali e di quartiere ? ”. Domanda pleonastica e la chiudo lì. Seppur in ritardo Liga, Bundes e ligue 1 stanno seguendo il loro esempio e sono in netta crescita. E noi ? …

Vado oltre. La differenza di profitti dalle attività “non TV” è altrettanto abissale. Date un’occhiata a quanto Manchester e Real ricavano dalla vendita dei biglietti, dalle attività stadio (e correlate) e da sponsor e merchandising. Se pensiamo al fatturato del Bayern ed agli attuali  bassi diritti TV della Bundesliga, credo valgo lo stesso discorso anche per i bavaresi pur non avendone i dettagli. La stessa Juve, nonostante la continua presenza in CL e con buonissimi risultati, finali a parte grazie a Dio, ricava veramente poco da sponsor (che poi sono loro stessi)  e merchandising e noi, nonostante siamo la squadra Italiana più famosa nel mondo senza se e senza ma, ancor meno. La differenza con la Juve (diritti UEFA e calciomercato a parte) la fa, per la maggior parte, lo stadio di proprietà (ed anche qui ci sarebbe da scrivere un libro sul come loro ci siano arrivati e sul perché noi siamo ancora ad un San Siro gestito dal comune ed in coabitazione con gli orrendi).

Se per i diritti TV è impossibile per un singolo team intervenire presso la relativa lega (in Italia ancor meno visto la confusione che regna tra lega e FIGC dove i commissariamenti si susseguono incessanti e dove nessuno decide nulla per non scontentare nessun’altro pensando solo alle possibilità di poltronizzarsi da qualche parte e per non parlare di pastine e pastette) le risorse vanno cercate altrove se vogliamo almeno sperare di tornare a competere perchè lo status quo favorisce chi si trova ora ai vertici senza che i competirors abbiano reali possibilità di risalire le posizioni. Ad oggi, anche se riuscissimo a qualificarci per la CL, a meno di non riuscire ad arrivare molto avanti, non modificheremmo gli equilibri se non nel piccolo cabotaggio nazionale perché non sono più 50 milioni malcontati a fare la differenza con le grandi, ed ora anche le medie, inglesi, spagnole e, in parte, tedesche (più il PSG che è un caso a sè) che si spartirebbero il mercato tagliandoci fuori dalle trattative che contano impedendoci anche solo di avvicinarci ai giocatori che vorremmo. Quanti di noi sognano un giocatore come Milinkovic-Savic ? A quanti piacerebbe anche solo un giovane di belle speranze come Barella ? Beh, stante così le cose possiamo scordarceli, e non stiamo parlando di Messi, CR7 o Mbappè.

Non è possibile esaurire un argomento così complesso e variegato con un post ma credo sia utile per le nostre valutazioni avere almeno un’idea di quali difficoltà si trovano ad affrontare i nostri Fassone & Co. Di quanto e come si sia trasformato il mondo del calcio internazionale in pochi anni, di come siano cambiati gli equilibri e le regole non scritte che li regolano. Quando sostenevo che il vero banco di prova non poteva limitarsi ad una sessione di mercato avevo solo una sensazione. Purtroppo questi numeri, per quanto superficiali ed un po raffazzonati (credetemi estrapolarli dai bilanci non è così facile in quanto ognuno riporta le voci a modo suo), certificano che la partita che si gioca sul campo è solo la punta dell’Isberg che vediamo sporgere oltre la superficie.

Do per scontato che manager esperti come Fassone abbiano ben chiara la situazione e sappiamo in quali acque dovranno nuotare e contro quali forze si dovranno scontrare. Per questi motivi ora capisco un po meglio perché la questione stadio sia presa con così grande prudenza (e dovremmo farlo anche noi al di là delle questione di cuore). Anche il mercato, necessario per allestire rose competitive è irto di difficoltà e capisco ancora di più la scelta di Mirabelli come DS  cioè un uomo preparato soprattutto per lo scouting. In questa situazione fino a quando non saliranno gli introiti l’unico modo per avere fuoriclasse in rosa è selezionarli con sagacia in età giovanile e completarli a Milanello trasformandola in una officina di assemblaggio giocatori e sapendo che qualcuno dovrà anche essere sacrificato per fare cassa. Capisco ancor di più quanto Fassone e la proprietà stiano cercando di espandere il business del merchandising nel far east (bacino di utenza enorme ed in buona parte ancora inesplorato) e quindi quanto potrebbe diventare importante Milan Cina per i nostri sviluppi futuri. Certo è che al momento Fassone & Co si sono seduti al tavolo del poker con un gruzzoletto molto ridotto rispetto agli altri giocatori e dovranno valutare con molta attenzione la mani da vedere e quelle da passare. Il margine d’errore è davvero molto ristretto.

Questi dati ci danno almeno un’idea della dura realtà in cui versiamo e di quanto la parte “gestionale” della società sia oggi importante.  Preoccupato ? parecchio. Pessimista ? per nulla e non è un ossimoro. I passi che Fassone (ed i nostri proprietari cinesi) stanno facendo cercando di recuperare da un punto di vista “commerciale” l’immagine del Milan e la proiezione degli sforzi verso il mercato asiatico sono a mio parere una scelta vincente in prospettiva, forse l’unica percorribile. Apriamo gli occhi. Il tempo dei mecenati è finito e la gestione di una società di calcio deve diventare professionale e profittevole altrimenti sarà la fine del sogno. Per questo punto molto più sulla capacità di fare business tipica dei cinesi che sulla loro potenza finanziaria. D’altra parte secondo le regole del FFP (un giorno parleremo anche di quello) anche se avessero miliardi a disposizione non potrebbero spenderli “tout court”.  Noi siamo il Milan cioè una delle società con più trofei da esibire e con una storia che non ha nulla da invidiare a nessuno (MU compreso), più famosa dei tanti “nuovi ricchi” anche se un po sbiadita. Se in Italia c’è un team che ha le potenzialità di risalire la china quello è il Milan ma non sarà né facile né breve. Preferirei parlare di calcio giocato, di gol fatti e subiti, ma, complice la mia innata curiosità, la sosta e le festività sono state galeotte spingendomi in territori alieni quanto difficili da capire. In attesa di “Deloitte” dovrete accontentarvi. Nel frattempo facciamo quello che sappiamo fare meglio di tutti. Tifare per i nostri colori. Potrebbe servire anche quello …

FORZA MILAN

Axel

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l’amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. “il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari”. Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.