I limiti della gioventù e i parametri zero

10188

Non ci nascondiamo, anche perché la nostra storia è ormai ultradecennale: sì, abbiamo sempre contestato l’eccessivo ricorso ai parametri zero dell’ultima gestione Galliani. Che fosse per una scarsa visione strategica sul lungo periodo o che fosse per altre motivazioni, nel corso degli anni “Cravatta gialla” ha imbottito la rosa rossonera di calciatori ingaggiati senza spendere il becco di un quattrino. Contestualmente, il Milan dell’ultima era Berlusconi ha spesso cercato di insistere sull’esperienza della “vecchiaia”, piuttosto che sulla freschezza della gioventù. Questo ha portato la squadra ad essere spesso in condizioni fisiche non eccezionali, a non reggere i ritmi dei nostri competitor (e non solo) e a soffrire la prestanza fisica degli avversari. Le nostre critiche sono sempre state aspre, e nel tempo abbiamo dimostrato (o meglio, lo hanno fatto i risultati) l’inadeguatezza di una simile strategia. Siamo arrivati a maturare tanto odio e fastidio per “i vecchi” e i parametri zero da non volerne vedere più nemmeno l’ombra. Anche il solo accostamento di un calciatore che rispondesse a una di queste categorie ci faceva trasalire e saltare sulla sedia, fomentati da anni in cui erano questi giocatori i soli ad essere valutati per “rinforzare” la rosa.

Oggi abbiamo tuttavia il dovere di fare un minimo passo indietro, o almeno, lo faccio io, consapevole che non posso parlare a nome di altre persone oltre che per me. Temo che di qui in avanti la nostra ricerca sul mercato possa cambiare totalmente, con la ricerca di belle speranze che porterebbero però troppa poca esperienza in rosa, quest’ultima sacrificata sull’altare della gioventù. D’altronde abbiamo visto negli ultimi anni i risultati di una politica che Gazidis, almeno a leggere i ben informati, vorrebbe portare all’estremo, o quasi: gambe che nei momenti chiave non reggono il peso della pressione, big match persi senza nemmeno sapere come, nervi che saltano. Tutti peccati di gioventù che non definiscono un calciatore per tutta la sua carriera, chiaro, ma che nell’economia di una stagione rischiano di pesare e di fare la differenza. Certo, direte voi, però hanno deluso anche gli Higuain e i Bonucci, 30enni di temperamento e che hanno vissuto tanti match decisivi. Non lo metto in dubbio, ma bisogna tenere presente che anche con la loro presenza, la stragrande maggioranza dell’11 rossonero era (ed è ancora) composto da giovincelli di belle speranze.

Arriviamo ora ai parametri zero, invece. In un momento societario che dal punto di vista finanziario non è dei più rosei (mi riferisco più che altro alla querelle con la Uefa), non possiamo pensare di non inserire qualche calciatore andando “al risparmio”, andando almeno ad abbattere i costi dell’acquisizione del cartellino. Da Rabiot ad Ander Herrera, da Cahill a Hector Herrera, alcuni di questi (e altri) nomi possono o potevano essere utili alla nostra causa e, contemporaneamente, aiutare a far crescere i vari giovani (alcuni non così giovani) ancora presenti in rosa, da Cutrone a Romangoli, da Kessiè a Calabria. Spero che il management rossonero su questo aspetto mostri più flessibilità di quella che, sempre secondo i bene informati, Gazidis non avrebbe.

In conclusione, come tutti i pezzi scritti in questo periodo di transizione e di inizio calciomercato, anche questo potrebbe essere facilmente smentito nei prossimi giorni o prossime settimane. Spero tuttavia, anche per il bene delle discussioni sul blog, le quali sono a mio modesto avviso la vera forza del Night, che si continuino a lasciare alle spalle alcune scorie ereditate dalle passate gestioni societarie, specie quella che tutti noi abbiamo sofferto di più. E sopratutto che la nuova dirigenza sappia muoversi sul filo dell’equilibrio, per dotare la rosa di freschezza, sì, ma anche di malizia ed esperienza. Tutte armi che saranno essenziali per la prossima corsa Champions.

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.