Equilibri

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Top yaoungz – Il Milan è la squadra del torneo che ha impiegato il minor numero di giocatori, 22. Considerando che in questi rientrano il partente Gonzalo Higuain e l’ultradegente Bonaventura non si può certo definire ampia la rosa dei papabili a disposizione di Gattuso. Non è un problema, anche l’Inter vive circa la stessa condizione. Pochi ma buoni, in teoria.
Nonostante un gruppo ristretto siamo la seconda squadra più giovane del torneo per età media in campo con 24.6 anni, circa a pari con l’Udinese e dietro solo alla Fiorentina (23.6 anni). I Pozzo boys hanno però utilizzato ben 28 giocatori, fra cui gli under-21 Ingelsson, Balic e Wilmot per qualche scampolo, e i Viola 25 giocatori fra cui i primavera Sottil e Vlahovic. Che abbassano la media. Questo, unito al fatto che con gli innesti di Paquetà e Piatek stabilmente titolari l’età media del Milan è sicuramente scesa, ci rende la formazione con il gruppo titolare (titolari e turnover) più giovane, dato confermato dai numeri di Opta che identificano nel Milan la squadra con l’età media più bassa (24 anni) nel 2019, fin qui, fra i 5 maggiori campionati europei.
Le nostre avversarie dirette, le romane, l’Inter, ma pure Atalanta e volendo Torino, viaggiano fra i 27 e i 28 anni di media. Mentre noi schieriamo, e nemmeno regolarmente, solo 3 giocatori con 30 o più anni (Biglia, Abate e Zapata), l’Inter ne schiera 5 fra i titolari (Handanovic, D’Ambrosio, Asamoah, Nainggolan, Perisic) più 3 in rotazione (Miranda, Valero, Candreva), la Lazio 4 (Acerbi, Lulic, Radu, Leiva) più 4 in turnover (Parolo, Badelj, Caicedo, Romulo), la Roma 5 (Kolarov, Fazio, Dzeko, Nzonzi, De Rossi), più 2 nelle ultime partite (Marcano, Perotti). Mettiamoci che pure l’allenatore è giovane e capite che qualche incertezza ci può essere, gli alti e bassi ci stanno.
La mancanza di maturità temo ci farà rimanere in ballo con la caccia al posto Champions fino alla fine, sperando che non vengano meno unità, serietà, entusiasmo che hanno consentito la fiammata che ci ha portati fino al terzo posto, prima del derby. Riflettendo su quanto siamo giovani, forse il conservatorismo (che pure a me pare la scelta più sensata a volte) dovrebbe essere un po’ annacquato. Se infatti bisogna gestire l’incostanza dei tanti under-23 della rosa, è importante non scontrarsi con la voglia di emergere, anzi; non mi pare che siano tutti dei soldatini, ed è pure bello così. Piatek per esempio mi pare uno cazzuto, al di là dei gol; ma pure Bakayoko spinge per uscire dal recinto.
Ci vorrà molto equilibrio, col peso dei risultati da ottenere che potrà farsi pesantissimo senza diciamo almeno 7 punti nelle prossime 4. Le prospettive però sono tutte dalla nostra parte. Il terzo/quarto posto con il gruppo più giovane d’Europa sarebbe un risultato da appuntarsi al petto.

La Susite – Per qualcuno questo Milan è paro paro a quello che pareggiò a Benevento nel novembre 2017. In realtà i progressi ci sono stati, nonostante la tattica e alcuni difetti, come l’approccio ai big match, siano rimasti gli stessi. Altrimenti possiamo dire che i risultati sono stati casuali, quindi calcio = lancio dei dadi, e non la vedo così. Si leggono nei numeri, il Milan effettuava pochi dribbling, pochi cross, tanti tiri da fuori, pochi in porta, oltre a masturbare il pallone, pratica viziosa in cui ricadiamo ma che non è più il fulcro totale del nostro gioco. In questo momento siamo la terza squadra per dribbling effettuati (dietro ad Atalanta e Toro) e prima per percentuale di successo (74.5%); ottavi per numero di cross, ma con una media sui 90 minuti (16.8) del tutto simile alle prime 5; sesti per tiri totali, e pur rimanendo primi per tentativi da fuori comunque quarti per percentuale di tiri in porta sul totale (36.2%). Non male. Dunque perché abbiamo una costante sensazione di regressione? Perchè ahimè a contribuire sensibilmente a pompare queste statistiche c’è Suso.
Lo spagnolo ha effettuato da solo quasi il 30% dei dribbling di squadra, con una media di 9 a partita, e insieme a Chiesa e Ilicic è certamente il ‘dribblomane’ dell’anno (Douglas Costa ha giochicchiato, Boga è sbucato da poco). Ha effettuato anche il 30% dei cross di squadra, terzo nel torneo, assorbendo oltre il 50% della produzione di cross dalla fascia destra. Tiri in porta, tolto Piatek i cui numeri si riferiscono anche all’esperienza a Genova, che ve lo dico a fare? Suso primo, con 71 tiri (Calha 68); il 40% in porta, nonostante ben 45 li abbia scagliati da fuori. Questi solo i numeri più importanti, ma Suso primeggia anche per filtranti, assist, passaggi chiave. E fin qui possiamo leggere tutto in chiave positiva o negativa. Dipende ovviamente dal riscontro in termini di risultati.
La sensazione è che Suso sia identificato come ‘game changer’ al pari appunto di Ilicic per l’Atalanta o Chiesa per la Fiorentina, perché esprime numeri importanti in tutte quelle caratteristiche che trascendono l’organizzazione tattica. Quindi è imprescindibile.
Prendiamo però il derby, partita nella quale lo spagnolo ha completato 9 dribbling: per andare dove? Da che posizione? I cross sono tanti, ma raramente verso l’area piccola; i 3 assist siglati dalla fascia sono stati per Higuain. Salvo il gol contro il Genoa (pregevolissimo) tutta la sua produzione offensiva si è concentrata in un mese e poco più, dal doppio assist del 23 settembre contro l’Atalanta all’assist contro l’Udinese del 4 novembre. 8 partite, 4 gol, 8 assist. Nelle ultime 16 sono invece arrivati il nulla più 4 cartellini gialli, 1 rosso, e in ben 2 occasioni lo spagnolo non è nemmeno riuscito a tirare in porta. La brillantezza fisica manca, ma non si può certo accusare la tattica: Suso è spesso svincolato da compiti difensivi e supportato da inserimenti dei compagni.
Tornando sopra, è chiaro che se il miglior dribblatore dopo lo spagnolo è il mediano (Baka) e il miglior crossatore il terzino bloccato (Rodriguez), non è che ci si possa inventare chissà che in alternativa. Mancano giocatori con certe caratteristiche. Schemi schemi schemi, ma intanto al Gasp le castagne dal fuoco gliele leva spesso la classe irregolare di Ilicic, giusto per dire. Che va giustamente oltre la tattica e gli schemi, e li valorizza.
Oggi Suso è un enorme problema. L’intesa con Piatek in scala da 0 a 10 è 0.000000001. Ci metto una frazione infinitesima perché mi pare che almeno un passaggio se lo siano scambiati, in 8 partite; ma chiedo a voi se ve ne ricordate. Già ho scritto la mia su Castillejo, casinaro ma se in palla unico con la qualità per buttare dentro palloni, tiri, e saltare l’uomo in alternativa al connazionale. O in sostituzione. Il 25enne di Cadice è ad un bivio: 10 partite e una semifinale per convincere il Milan (e magari qualche acquirente) di essere molto discontinuo ma di livello, di essere uno su cui si può lavorare e puntare. Oppure per restare il giocatore del mese di ottobre. E tanti saluti, eventualmente, alla plusvalenza. Io credo che al netto della pubalgia, Suso sia un giocatore pigro, da comfort zone; caratteristica che unita alla mancanza di spunto e di garra, lo rende in momenti di difficoltà (che tutti attraversano, anche un cavallo impazzito come Chiesa) totalmente inutile. Le probabilità che alle condizioni attuali di mosciume Suso peschi ‘il jolly’ sono 0.000000001. Ci metto una frazione infinitesima perché se riuscisse a passare quella cazzo di palla a Piatek…beh sappiamo come potrebbe finire. Sembra un controsenso ma non è un giocatore da giocata estemporanea. Spero di sbagliarmi magari già da sabato sera.

E’ richiesto dunque un doppio equilibrio per questa fase finale. Il primo, quello fra necessità di risultati e imprevedibilità di un gruppo giovane, cioè che non ha uno storico e non ha esperienza; con tutto quello che significa, dalla tattica alla gestione degli elementi di maggiore talento che devono essere valorizzati e non sacrificati, specie perché giovani, ad un sistemino. Il secondo quello fra Suso e resto della squadra; se lo spagnolo non ce la fa, il peso dell’imprevedibilità e della giocata va spostato su qualcun altro, avendo già visto che a questi quando si spegne la lampadina c’è ben poco da fare. Non diciamo che non ci sono alternative, perché qualcosa di buono e di diverso da altri si è visto. E non diciamo nemmeno che se Suso non mette in porta l’uomo e non segna non lo fa nessun altro, perché sono ormai 16 partite che non succede nulla di ciò e mi pare che ce la siamo cavata comunque bene; adesso serve il di più, non l’attesa dei miracoli. Parola al campo.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.