Diventare grandi

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Roma-Milan, ultima chiamata per la tranquillità o se preferite per i sogni. I sogni sono fondamentali per crescere davvero, e rientrare nella dimensione in cui tutti vogliamo rivedere il Milan. Per restare più terra-terra comunque, basterebbe un pareggio per evitare incubi.
Ci siamo fatti sottomettere dall’Atalanta in missione iconoclasta, dalla neopromossa miracolosa e dall’Inter che è più forte nei singoli. Abbiamo patito anche contro la Stella Rossa, sono bastati dieci minuti di pressing e grida belluine della panchina avversaria per farci vivere una serata deprimente. Ci siamo dimostrati inadeguati ai duelli fatti di spallate e provocazioni, alle partite dove occorre la pazienza del ragno, dove bisogna calcolare o dosarsi o dove è necessario essere furbi e misurati. Insomma non cose da poco. Non comprendo chi sminuisce.
Non so nella vostra testa, ma nella mia c’è SEMPRE il sogno Milan. E a vedere questa regressione non ci sto, pur sapendo che niente è perduto e pur rispettando quanto fatto da Pioli, Maldini, squadra e dirigenza finora, ma che deve essere visto come un preparativo verso momenti più importanti. Per ora evidentemente qualcosa è andato storto.
Il refrain non mi piace: va tutto bene, siamo solo un po’ stanchi, non abbiamo l’obbligo di vincere niente, un anno fa eravamo messi male. Bah. Va compreso anzitutto che l’habitat-tipo di questa squadra è stato compromesso da fattori interni ed esterni e non si ricreerà; inutile pure continuare a guardarsi indietro sperando di ritrovare quella condizione da underdogs che nessuno ci concederà più. Tutti ci tengono a predicare calma, fanno bene. Ma è anche tempo di dimostrare che un’evoluzione è possibile; oppure inevitabilmente soccombere.

“La mano di Pioli” meno si vedeva, meglio si stava

Stefano Pioli non è esattamente on fire in questo 2021. Il suo obiettivo è riportare il Milan in Champions League quindi hai voglia, si può fare senza problemi; il percorso finora è stato esaltante. Ma i cavalli si vedono in fondo, e attenzione perché le squadre di Pioli spesso sono andate a picco. Difficile dire perché, sarebbe interessante sentire qualcosa di più tecnico dagli addetti ai lavori ma sono troppo impegnati a decantarne le virtù; tuttavia i risultati parlano e sarebbe giusto che qualcuno approfondisse. Per parte mia non sono un estimatore del tecnico e ho sempre (non parlo sono di Milan) trovato approssimative le squadre del parmense, cosa che si manifesta specie nei momenti di difficoltà fisica o mentale. Insomma oltre ai normali momenti di stanca della stagione, periodi dove anche gli episodi girano male, le squadre di Pioli aggiungono una certa dose di cocciuta disorganizzazione, con pochi elementi utili a “sopravvivere” e infatti schiantano. Va bene i richiami di preparazione, la volontà di andare sempre a 1000, la preparazione degli avversari e i colpi dei campioni che affronti (parlo ovviamente di Saponara……) ma nel Milan dell’ultimo mese vedo il copia-incolla della Fiorentina di due anni fa: una squadra che insegue la palla anche quando ce l’ha fra i piedi. Una squadra che non ragiona mai, sempre allungata, che non vive i vari momenti della partita, che non sa abbassare il ritmo o anche solo, semplicemente, difendere in maniera posizionale e ordinata per qualche tratto di gara. Complessivamente la sensazione è quasi di arroganza, quasi non si voglia ammettere che le cose non stanno andando bene e si dovrebbe pertanto fare qualcosa di diverso.
Certo dopo due mesi di prestazioni altalenanti e crolli in un crescendo sconcertante di confusione tecnico-tattica sentire il mister dichiarare “FORSE il calo è più mentale che fisico” fa veramente un poco incazzare. Torno, purtroppo, a un mio vecchio e trito ritornello: se le cose le capisco io che non sono nessuno, come può non arrivarci il mister? Ma era chiaro che il problema era la testa, non è che ti fai prendere a pisellate in faccia da Agudelo perché hai fatto i carichi! Non è che Ibra salta in testa a Lukaku nel mezzo di una partita tutto sommato tranquilla e soprattutto favorevole perché ha fatto troppa palestra!
Pioli al pari di tutti i suoi colleghi non è responsabile del tutto, ma il suo lavoro è fondamentale e anche indicativo delle ambizioni effettive del club. Il percorso di questa squadra deve essere completato, alcuni giocatori hanno oggi più che mai la necessità di una guida più pronta, più scaltra e forse anche meno amicale. E il Milan DEVE arrivare in Champions. Se non con la leggerezza e il piolismo, almeno coi fondamentali.

Se la squadra non si aiuta, e in alcuni dei nostri giovani si stanno instaurando abitudini negative bisogna intervenire. Non può andare tutto bene perché l’anno scorso avevamo 15 punti in meno.
Se noi vediamo che Theo Hernandez (per esempio), potenziale fenomeno, quando si va in difficoltà abbassa la testa e carica, quando deve fare una partita più intelligente abbassa la testa e carica, quando si sta sereni in vantaggio abbassa la testa e carica…non può andare sempre bene. Se no mi spiegate che cosa si intende per ‘crescita’?
Quasi tutti i grandi campioni hanno incontrato nella loro carriera difficoltà, e persone che li hanno aiutati, bastonati, spinti a superarle soprattutto mettendo in discussione alcune cose; invece quasi tutti quelli che potevano essere grandi campioni ma si sono fermati poco sotto non hanno avuto questa fortuna. Sia d’esempio capitan Romagnoli, uno che non ha avuto questa fortuna, che non è stato aiutato, che non è stato mai discusso (non dai tifosi) e che adesso che arrivano dei confronti d’alta quota paga pegno durissimo; sia d’esempio Ibra, che se non avesse incontrato Fabio Capello probabilmente non sarebbe mai diventato la macchina da guerra che abbiamo visto e ammirato.
Stiamo sostenendo un doppio stress-test: prima quello di resistenza all’alta quota, adesso quello di resistenza al crollo di quota. Gli effetti sui singoli sono pessimi. Alla saggezza di Maldini e dello staff le valutazioni del caso su ciascuno, noi non possiamo sapere di che natura sono le difficoltà. C’è chi sta pagando il malfunzionamento della squadra e forse delle dinamiche di spogliatoio, c’è chi è cotto mentalmente e fisicamente, c’è chi non ce la fa a stare a questo livello, c’è chi è causa dei problemi.
Io non mi sbilancio su nessuno, ho fiducia in tutti: questo devo ai ragazzi che mi hanno fatto divertire per 12 mesi. Ma delle valutazioni vanno e andranno fatte.

Questa, per ora, si è rivelata una stronzata (e non l’avrei detto)

Speriamo che lo stacco sanremese riporti pure a Ibra la freschezza mentale con cui ha guidato la squadra per tutto il 2020. Un piccolo break dal quotidiano potrebbe essere adeguato per chi, come lui, può permetterselo e per immagine e per serietà. Non c’è dubbio infatti che la leadership di Zlatan sia meno focalizzata, meno efficace. Il 2020 è stato Perfezione, mai una parola o un gesto fuori posto, solo risultati e Vangelo dispensato pre-post partita. Un uomo in missione.
Il 2021 non sembra altrettanto perfetto, con la lukakata come episodio chiave. Io so che Zlatan ha voluto lanciare un messaggio, che fosse d’attacco o di difesa non so dire, ma non è stato casuale. Eppure non è stato colto. Anzi, lo ha colto l’Inter che da quel duello è uscita rinforzata; il belga ha guadagnato punti fondamentali in leadership e motivazione, mentre noi ci siamo palesemente disuniti, innervositi, sporcati. In campo si percepisce questo distacco, e notate come Zlatan da solo sia sceso sulla Terra (pur garantendo qualità e pericolosità da grande attaccante) e la squadra senza il suo uomo in missione non abbia più alcuna Magia.
Ma nulla è perduto, per questo penso un piccolo break forse può fare bene; è l’unica chiave di lettura positiva che posso dare alla buffonata Sanremo. Gli sforzi del buon Luca Serafini & company di definire ‘normale’ questa cialtronata paiono sinistramente simili a quelli del ridurre La Spezia a una semplice battuta di arresto, senza cicatrici. Insomma, non è così.

Larry

 

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.