Anno Zero 2019 – remix by AIvan ft. PM3 summer Edition (no Ibiza, yes Rodi Garganico)

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Cosa commentare oggi 6 giugno, mentre scrivo, senza che fra un paio di giorni qualcosa mi si rivolti contro? Ecco, forse l’unica cosa ufficiale è che non c’è nulla di ufficiale. Dalle dimissioni di Leonardo e Gattuso il Milan è senza DS e allenatore, i ruoli operativi tecnici, ed in attesa che Maldini accetti l’incarico di DT propostogli dopo 1 anno di…non si sa cosa. In un mesto pezzo di fine stagione chiusi riferendomi alle Fate Morgane dell’estate, inevitabili, insopportabili, ma anche irresistibili prospettive sfocate che distraggono l’occhio in mezzo a spazi desolati. Ci siamo in mezzo ora.
Non ho opinioni positive o negative da condividere, nè verità, nè idee. Non so un cazzo e non mi aspetto nulla più che l’inevitabile. Dopo 7 anni di eccessi negativi, squallore e malanni non si può pretendere chissà che. Galliani è stato il cancro, dopo il 2012 la sua gestione dozzinale ha eroso e consumato la nostra posizione privilegiata con la complicità di Berlusconi e della figlia. Fassone e Mirabelli sono stati un infarto, un colpo durissimo alla nostra condizione già debilitata. Adesso è inevitabile passare per la cura della clinica Elliott, che tramite il sorridente dottor Gazidis ci raccomanda pochi sforzi, vita sana, e ci da tante speranze solo dicendoci che non siamo morti. Ma da questo a vedere nella cura prospettata chissà quale’suggestione’ (termine dell’estate) di rilancio ce ne passa. Almeno a breve termine.
L’inevitabile non è nè giusto nè sbagliato e va accettato. La linea di propaganda scelta da Gazidis col suo discorso mi pare al momento soft, equilibrata, ci può stare. Non significa che ci dobbiamo sgargarozzare per pregiato champagne un discreto vinello; ma dopo il cancro + l’infarto io capisco pure chi questo vinello lo vuole e vorrà bere con gioia. Quello che sinceramente non mi piace proprio sono quelle due cariche ancora vacanti, questo tirinlungo per ‘promuovere’ Maldini, e questo teaser con le vecchie glorie sempre in primo piano e sullo sfondo. Mentre in altri lidi si sognano giocatori, qua immaginiamo gli ex.

Zorro Boban è stato un appiglio durante l’epoca del Giannino, come Maldini del resto. Caustico, intelligente, senza timore a dire le cose come stavano. Il suo incarico alla FIFA è importante e significativo, quantomeno a differenza di Paolo non ha da spendere di sè solo l’immagine. Dovesse accettare di venire a fare il politico per il Milan sarebbe ottima cosa, ma perchè ciò debba necessariamente significare che competeremo con la juventus, l’Inter, il Liverpool e il Brasile del 1970 io questo non lo capisco. Cosa cambia così d’amblè fra avere Boban nell’organigramma e non averlo? L’ufficialità eventuale è comunque da attendersi, il diretto interessato non ha parlato ancora.
Più pressante la questione del Direttore Sportivo. Anche perchè finchè non sarà riempita questa casella il Milan non potrà intavolare trattative o firmare nemmeno l’allenatore. Qui si misurerà l’influenza del non-ancora-DT, e la lungimiranza. Igli Tare, Manuel Rui Costa, Giovanni Sartori: tutti nomi molto importanti, che riporterebbero un po’ di cultura calcistica al Milan. Dopo le dimissioni di Braida nel 2013 abbiamo avuto il DS marionetta Rocco Mandarino per 4 anni (QUATTRO ANNI), poi Mirabelli, infine Leonardo; non il massimo, incluso l’ultimo personaggio, che sarà anche un mago nel pescare talenti in Brasile (anche se pare che Paquetà sia costato ben più dei 30 milioni pubblicizzati su stampa) ma ha una carriera decisamente instabile, poco costruttiva. Ma attenzione perchè i profili suggeriti dalla stampa sono molto differenti fra loro come esperienza, carattere, immagine e preparazione. Che non ci sia già un nome (e una firma) mi da da pensare che la scelta sarà improvvisata, e soprattutto di trattative intavolate coi giocatori non ce ne siano. Volendo ripartire dai “giovani che possono diventare top” la regola d’oro è muoversi prima e meglio. E’ il 6 giugno, auguri.

Speriamo si siano sbagliati tutti finora

Altra incertezza è legata all’allenatore. Condividiamo questa mancanza con altri club, quindi ci mancherebbe è pure normale. A quanto pare Maldini punterà su Marco Giampaolo, che lunedì cercherà di convincere Er Viperetta a un gentleman agreement; ma è sicuro che ci toccherà pure pagare qualcosa per lui. Io mi tengo la speranziella che all’ultimo succeda un miracolo e si passi ad un altro profilo, ma al momento da commentare c’è questo.
Per quanto ritenga la figura dell’allenatore determinante, ma non nel senso olistico che si intende nelle discussioni, che spesso vertono esclusivamente sull’allenatore appunto, o peggio sul ‘modulo’ (Dio scampaci dalle discussioni sui moduli!), dunque parte di un insieme, è certo che la figura è legata al progetto. Quindi se Antonio Conte, già vincitore in due diverse Nazioni, tecnico di grande spessore, va all’Inter vuol dire qualcosa; se Guardiola, il ‘guru dei guru’, dovesse andare a Torino, vorrebbe dire eccome qualcosa. Se Sarri che ha appena alzato il suo primo trofeo internazionale accetta di stare alla finestra per accasarsi alla juventus come alternativa al Pep, e sti cazzi se vuol dire qualcosa. Io contro Giampaolo, o il suo gioco, o il suo ‘personaggio’ così normale non ho assolutamente nulla; ma vuol dire qualcosa. Vuol dire già in prima battuta che Elliott e Maldini non hanno la forza di convincere nessuno di ‘pesante’; mi aspetto lo stesso per quanto riguarda i giocatori.
Giampaolo è amatissimo da tanti suoi colleghi e molti addetti ai lavori lo ritengono il miglior tattico in Serie A, questo è un fatto. Non lo vuole nè l’ha mai voluto nessuna squadra della colonnina sinistra del campionato, questo è un altro fatto. Speriamo che la carriera modesta sia una delle tante ingiustizie del bieco mondo del calcio; intanto i paragoni con Sarri non sussistono in quanto il buon Giamp sono 14 anni che oscilla fra medio e bassa serie A, quella non è gavetta. Per due volte il tecnico di Giulianova ha anche fatto un passo indietro. A Brescia, in B, ha abbandonato dando vita a una leggenda metropolitana; a Cremona ha mostrato gli stessi pregi e limiti rivisti poi nelle successive esperienze a più alto livello, concludendo senza infamia nè lode. Mi è capitato in quel periodo di andare diverse volte allo Zini; calcisticamente parlando: esperienza tutt’altro che esaltante.
Non so cosa ci sia di così speciale in Giamp. Tanti allenatori (anche big) lo studiano, ma non importano il suo modello. Il suo rombo di centrocampo e i movimenti connessi sono riconoscibili, piacevoli, e possono ispirare anche i tifosi del Milan che sicuramente dopo infiniti anni potranno apprezzare un buon gioco; per esaltare le punte il calcio di Giampaolo è perfetto, lo dimostrano gli score. Tuttavia i risultati sono davvero modesti, le serie negative sono epiche, questo perchè le sue squadre tendono a raggiungere un certo livello di intesa-chimica-meccaniche di gioco e poi mai lo superano. I difetti del calcio del Giamp sono letteralmente atavici: linea difensiva vulnerabile sulle fasce e in contropiede, molte occasioni concesse (11esima squadra per tiri concessi, 12esima per xG concessi, dati in linea con l’anno scorso), gol da palle inattive (39 in 3 anni alla Samp, 13 a stagione di media; il Milan quest’anno ne ha subiti 6). 12esimo spot per numero di tiri fatti, 8avo per occasioni, una discrepanza dovuta al numero di rigori (ben 12) avuti e realizzati (10), le squadre del Giamp sono costruite sul possesso palla anche e spesso di alleggerimento, con Andersen, Tonelli e Colley fra i primi 15 difensori del campionato per passaggi e Audero terzo portiere per palloni toccati.
Insomma nonostante una buona organizzazione del pressing, l’altezza del baricentro, l’intensità in alcune fasi, io non definirei il calcio di Giampaolo “d’attacco”. Ma ci divertiremo, se gli verrà dato tempo e se ci sarà pazienza. Questo a beneficio delle solite illusioni che alcuni scellerati opinionisti stanno generando, fra un “Giampaolo allievo di Van Gaal” e “Giampaolo Maestro del calcio offensivo”. Si è letto pure “Giampaolo studia Guardiola” ma mi aspetto entro la fine dell’estate di leggere pure il contrario.

Comunque alla fine conteranno i giocatori. E spero di sbagliarmi vedendo nella scelta del tecnico una continuità in quello che saranno i giocatori cioè profili magari buoni ma modesti. I primi nomi che circolano sono ovviamente ex-Doria, in un tentativo nemmeno velato di emulare il tandem Galliani-Braida quando presero Zaccheroni (che comunque poteva vantare un terzo posto con l’Udinese ai tempi delle Sette Sorelle). Vedremo. Chiaramente puntando su un tecnico ‘di sistema’, che dopo 14 anni penso sia chiaro che non scenderà a compromessi, il mercato va fatto riempiendo caselle. No occasioni, suggestioni, adattamenti vari. Bisogna capire cosa va bene nella rosa e cambiare il resto senza remore. Potrebbe servire un centrale fisico da affiancare a Romagnoli, il rombo al centro non fa un gran filtro ed è pigro nello scalare, e il capitano rossonero ha già dimostrato grossi limiti nel coprire il campo alle sue spalle (anche se è migliorato in anticipo); in questo senso le voci su Andersen mi paiono illogiche a meno di cessione del nostro 13, Giampaolo stesso dopo qualche imbarcata ha desistito dal duo ‘tecnico’ Andersen-Tonelli mettendo un fabbro come Colley. Potrebbe servire un regista, vista la condizione di Biglia, e soprattutto un paio di mezzali tecniche senza cui il Giamp non può far nulla. La coperta sarebbe comunque corta e siccome l’unica forza delle squadre del nuovo mister è il controllo del centro è priorità. Se entro luglio non avremo almeno un dignitoso 3+3 (3 titolari, 3 riserve) per affrontare la stupida tournee con un centrocampo completo il mio scetticismo potrebbe lievitare. Paquetà per me può essere il trequartista giusto, sarebbe intelligente prendere un’alternativa veloce; il tecnico è molto bravo nel far fruttare i cambi e sull’alternanza Saponara/Ramirez/Defrel/Caprari ha costruito alcuni dei buoni momenti della Samp quest’anno. Servirà una seconda punta anche, a meno di non voler riproporre Andrè Silva tornato da Siviglia con dubbi oltre che tecnici anche di natura professionale.
Un lavoro non da poco. Ragionevolmente si possono considerare fuori dal progetto tecnico Conti, Laxalt, Borini, Suso, Castillejo e (se vuol essere titolare) Cutrone. Gli spagnoli rischiano di essere dei problemi non da poco, Samu è costato troppo mentre se Jesus dovessero ‘riciclarlo’ trequartista beh, tanti auguri, il mio voto non lo avrete! E nemmeno il suo.
Andrà fatto un lavoro preciso e rischioso. La ‘dieta’ Gazidis, che viene presentata ovviamente col sorriso e con promesse di Paradiso futuro, sarà quasi certamente piena di divieti e imposizioni. E sacrifici. Questo nonostante il palese successo nel ritardare all’infinito le sentenze dell’UEFA che ci avrebbero decapitato. Come ho già scritto essendo tutto inevitabile la cosa non mi turba. Mi turba che l’ennesimo anno zero inizia a giugno; meglio che luglio, ma gli altri mica aspettano.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.