Perché CR7 alla Juve non è un bene per il calcio italiano

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Hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace. L’arrivo di CR7 alla juventus è il colpo alla nuca per il calcio italiano. E lo dico da tifoso milanista che, lo ammetto con candore, sta rosicando pesantemente. Ma lo affermo anche da appassionato di calcio che si toglie il cappello di fronte a una società (arci) rivale che sta cannibalizzando il calcio nostrano da 7 anni e che fa un investimento di questo tipo. Ebbene sì, non vorrei MAI essere juventino ma vorrei che la mia squadra avesse il successo, la forza e le prospettive della juventus. E’ difficile da dire ma bisogna ammetterlo, prima di tutto a noi stessi.

L’operazione è perfetta perché porta, in una squadra che avrebbe comunque vinto ragionevolmente il campionato in carrozza, un elemento che gliene dà la (quasi) matematica certezza e che garantisce una risonanza mondiale alla società stessa, oltre alla valanga di sponsor e di indotto. In più dimostra e conferma di essere una società ambiziosa perché, innestandolo su una base di grande livello, decide di fare ‘all in’ su un giocatore che può dare fondate possibilità di vincere la tanto inseguita Champions League.

Tutto questo però, nonostante stiano cercando forsennatamente di convincerci del contrario, non è un bene per il calcio italiano. Semplicemente perché rende ancora più profondo, forse addirittura definitivo, il solco con il resto delle squadre di A. Quello italiano è diventato un campionato in cui il primo posto è assegnato sempre alla stessa squadra, che sostanzialmente fa corsa a se contro i propri record. Una recita con un solo attore protagonista e con 19 sparring partner a reggere lo strascico della grande superstar a strisce bianconere.

Come può tutto ciò essere qualcosa di buono per il movimento calcistico? Come può l’assenza dell’incertezza del risultato essere un volano di sviluppo per un movimento intero e non invece di una sola squadra? Eppure giornalisti, opinionisti e pure Malagò e i suoi sodali non fanno altro che ripetercelo all’infinito, facendo da cassa di risonanza alla fanfara mediatica che definisce questo (che, ribadisco, è pur sempre un colpo SPETTACOLARE) come l’acquisto ‘del secolo’ (addirittura!)

Sarebbe stato più funzionale al rilancio del pallone nostrano, e potrebbe suonare assurdo che lo affermi un milanista fino al midollo come me, che un giocatore come CR7 approdasse all’Inter. Avrebbe immediatamente portato una seconda squadra (quasi) al livello dei sabaudi, ridando gas e fascino a una rivalità secolare e rendendo lo scudetto un affare un po’ più incerto ed emozionante.

Purtroppo il nostro Milan si trova in una fase storica così turbolenta da dover ammettere che la pietra di paragone agonistica non può e non deve essere una squadra come la juventus, al momento inarrivabile. Quindi tutto il mio commento si basa su un’osservazione quasi esterna, inficiata ‘solo’ dalla rivalità storica e dall’antipatia verso quelli dalla maglia a strisce verticali bianche e nere.

In questi giorni di (giustificato) delirio bianconero stiamo assistendo anche a uscite fantascientifiche e surreali. Come quella di un certo Giberti che su Rolling Stone (non metto il link che non voglio fargli da involontario promoter) in preda a un parossismo di onnipotenza, tra le altre amenità scrive: “Questa operazione è un atto d’amore verso l’Italia intera, un’improvvisa sferzata di fiducia giunta non a caso nel tempo di maggiore chiusura mentale della Storia del Paese, un ricordare a tutti che siamo un popolo capace di sorprendere e di arrivare laddove ci era stato detto che non si sarebbe potuti arrivare. La Juve è l’Italia, signori, e oggi l’Italia deve essere la Juve”

Chi si ricorda alcuni miei post durante gli anni si ricorderà che mi arrogo il totale diritto di gufare i nostri rivali storici contro le squadre straniere in Europa. E allo stresso modo mi arrogo il diritto di ritenere quanto citato sopra una c****a pazzesca, citando Fantozzi: sono italiano e non sono juventino. E come me non lo sono e non lo vogliono essere in milioni di tifosi. E l’Italia non è e non sarà mai la juve. Né tantomeno deve esserlo… in ragione di quale argomentazione?? Ancora una volta emerge l’arroganza di chi non si accontenta di vincere ma vuole annichilire e schiacciare tutti rimanendo da soli a giocare contro sé stessi. Pur essendo ahimè abituati a farlo, i gobbi non hanno ancora imparato a vincere. Si lasciano andare come sempre a un sogno totalitario e tracotante di monarchia assoluta cui sia a livello filosofico sia sportivo dobbiamo in qualche modo resistere, negando l’identificazione tra loro e tutto il movimento calcistico nostrano (o addirittura tra loro e l’Italia tout court!)

Teniamo duro e andiamo avanti con la speranza che gli ultimi giri di valzer societari, che ci hanno decinesizzato, portino un po’ di sereno sulle nostre teste di tifosi. E che possiamo finalmente ricominciare a parlare ragionare e pensare di calcio e non più di escussione di pegni, covenant e bonifici. Anche perché noi stiamo diventando sempre più esperti di finanza e di transazioni bancarie, gli altri continuano a strutturare progetti più o meno ambiziosi, ma quantomeno sportivi. Volesse il destino che anche a noi tornassero a succedere cose da squadra ‘normale’!

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO

Raoul Duke

Milanista dalla nascita, primo ricordo Milan-Steaua del 1989 e prima volta nella fu Curva Sud in occasione di un derby di Coppa Italia vinto 5-0. Affezionatissimo al Milan di Ancelotti nonostante tutto e fiero delle proprie scorribande in Italia e in Europa al seguito della squadra fino al 2005, anno in cui tutto è cambiato. DAI NAVIGLI ALLA MARTESANA, DA LORETO A TICINESE, TRADIZIONE ROSSONERA, TRADIZIONE MILANESE!