Godurie e resurrezioni

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Ci affacciamo al weekend di calcio pasquale (non Bruno per fortuna) da reduci di una entusiasmante settimana di coppe europee e soprattutto di Champions League, in cui abbiamo goduto come dei ricci in amore della sconfitta della juve. O meglio della vittoria dell’Ajax. E in cui abbiamo goduto, con approccio emotivo ormai da puri appassionati di calcio senza gufaggini varie a rovinarci il divertimento, della splendida recita sportiva andata in scena al City of Manchester Stadium. Devo essere onesto e ammettere che il mio ‘tifo’ (tra mille e più virgolette) andava ai Citizens di Maestro Pep ma, grazie anche al risultato maturato a Torino la sera precedente, ho vissuto la serata da esteta e non mi pesa assolutamente fare i complimenti agli Spurs di Pochettino (che al Milan avrei preso al volo e ben prima dell’exploit europeo di quest’anno).

Diciamoci la verità, è sembrato quasi di disintossicarci dal nostro panorama italico e rossonero in cui ogni punto ogni centimetro ogni obiettivo deve esser conquistato a suon di sofferenze, barricate, battaglie. Abbiamo recuperato il lato spettacolare e ludico, pur sempre nella “drammaticità” dell’esito sportivo deciso sul filo di lana. Abbiamo recuperato la favola del Davide fatto in casa che travolge il Golia pieno di dobloni e di arroganza. Insomma abbiamo recuperato il senso più profondo di un gioco che è diventato passione che è diventata ossessione collettiva che è diventato business per tornare fondamentalmente ad essere passione che prende alla bocca dello stomaco e fa sobbalzare i cuori di milioni di persone al mondo.

In questo scenario appare ancora una volta lampante la decadenza del calcio italiano che, desertificato dalla dominazione juventina, mal governato e privo di idee, continua a produrre risultati imbarazzanti nelle competizioni continentali. Si pagano assenza di strategie e mancanza della squadra italiana con maggiore peso storico in Europa (indovinate di chi parliamo), unitamente a strategie fallimentari sul piano della politica sportiva ed economica. Una fase di decadenza che ormai si sta allungando da lustri e di cui non si vede la via d’uscita, visto anche lo scenario sconfortante delle serie minori che in teoria dovrebbero essere le fondamenta su cui costruire la salute di un movimento.

In fondo la speranza è quella che in qualche maniera sia il nostro Milan a tirare fuori dalle secche il movimento iniziando una vera resurrezione sportiva (perdonate l’aura pasquale di queste parole) a partire dalla prossima stagione.

Ma per avere una domenica dopo il lungo venerdì dobbiamo centrare senza se e senza ma la qualificazione alla prossima Champions League. La partita di sabato contro il Parma, stante anche la sfida di San Siro tra Inter e Roma, riveste somma importanza. Se facessimo risultato al Tardini contro gli emiliani e contemporaneamente i giallorossi non dovessero vincere a Milano, significherebbe incamerare un altro jolly da potersi giocare nelle ultime 5 partite di campionato. E a questo punto della volata potersi sedere al tavolo con un asso nella manica risulta fondamentale. In vista della partita contro i ragazzi di D’Aversa (che peraltro ha vestito la nostra maglia a livello giovanile un secolo e mezzo fa), sono pressoché certi i recuperi di Gigio Donnarumma e del capitano Alessio Romagnoli e pare probabile quello di Paquetà quantomeno per la panchina.

Il tutto con un occhio anche alla semifinale di Coppa Italia di settimana prossima, caricata di ulteriori significati dalle risse e dalle strampalate polemiche che hanno seguito Milan-Lazio di campionato. Il mirino deve rimanere sul raggiungimento della seconda finale di Coppa consecutiva in modo da poter lavare l’onta dell’umiliazione dello scorso anno. Poi che l’effetto collaterale del raggiungimento della finale possa essere anche una sculacciata ai neomoralisti laziali (da che pulpito!!) è solo una ciliegina su una torta ancora tutta da cucinare.

Rimanendo sulla partita del 24 aprile, gli ultimi dati di vendita parlano di una quota non lontana dai 60 mila tagliandi venduti. Un ottimo segnale davvero, e in questo caso devo anche fare un applauso alla società che finalmente ha messo in atto una politica di prezzi calmierati in modo da attirare più persone allo stadio per questo importante evento, che cade fortunatamente anche in un giorno prefestivo. Come vado (e andiamo) dicendo da anni sul Night, basta davvero ‘poco’ per riaccendere la passione di un popolo come quello milanista.

Sta ai giocatori (quelli di oggi e quelli che auspicabilmente saranno nel prossimo futuro), al mister (quelli di oggi e quelli che auspicabilmente saranno nel prossimo futuro), alla società (quella di oggi e quella che sicuramente ci sarà nel futuro) e ai dirigenti (quelli di oggi e quelli che forse ci saranno nel prossimo o meno prossimo futuro), continuare ad alimentare questo fuoco. E serve alimentarlo non solo tramite i risultati, che certo sono importanti e risulta quasi ridondante doverlo sottolineare a ogni piè sospinto, ma anche tramite il recupero di quella filosofia di calcio propositivo e qualitativo che ha caratterizzato larghissime fasi della nostra storia ultracentenaria.

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO

Raoul Duke

 

Milanista dalla nascita, primo ricordo Milan-Steaua del 1989 e prima volta nella fu Curva Sud in occasione di un derby di Coppa Italia vinto 5-0. Affezionatissimo al Milan di Ancelotti nonostante tutto e fiero delle proprie scorribande in Italia e in Europa al seguito della squadra fino al 2005, anno in cui tutto è cambiato. DAI NAVIGLI ALLA MARTESANA, DA LORETO A TICINESE, TRADIZIONE ROSSONERA, TRADIZIONE MILANESE!