L’orologio

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Grazie, Milan, per questo splendido regalo di Natale. Grazie di cuore. Credo che per i nostri avversari vincere contro di noi non sia neppure molto gratificante. Troppo facile. Mi piacerebbe andare sul campo di gioco con una bolla da muratore. Sono convinta che verificherei una cosa ai limiti del paranormale. Il campo non è orizzontale. E l’incredibile è che l’inclinazione cambia tra il primo e il secondo tempo. Pende sempre dalla nostra parte! Ecco perché arranchiamo. Avversati da questo curioso fenomeno, siamo costretti a giocare in salita. Quindi facciamo una tremenda fatica non solo a segnare, ma anche ad essere pericolosi. Gli altri, invece, giocano in discesa. Non hanno neppure bisogno di affannarsi un gran che. La palla viaggia tranquilla e leggera e si infila ineluttabilmente nella nostra rete. Qui non c’è ritiro che tenga. E’ la maledetta legge del piano inclinato quella contro cui dobbiamo combattere! Trovata la spiegazione scientifica della nostra disastrosa situazione, torno al mio pre.

Questa volta, comunque, non mi faccio fregare, eh! La sconfitta degli Orrendi mi procura una robusta e fugace soddisfazione. Senza, però, indurmi all’ottimismo nei riguardi della nostra partita. Mica sono una recidiva. La lezione di Verona basta e avanza. Il mio orologio biologico perde moltissimi colpi. La formazione non mi solleva certo il morale. Mi lascia piuttosto perplessa. Io avrei giocato con Borini terzino destro, Kessié, Biglia e Loca a centrocampo e Calha dietro le due punte. Però voglio bene a Gattuso e quindi spengo i miei brontolii. E poi Rino li vede tutti i giorni. Pure di notte, visto il ritiro. Se sceglie questi, sarà perché sono migliori o comunque più in forma degli altri. Il pensiero mi annichilisce. Se è davvero così, non abbiamo nessuna speranza. Mi immalinconisco e sento la sconfitta. Ad un certo punto ho uno scatto di orgoglio. No, Rino. Sbagli. Ho ragione io! Però non sono una disposta a morire per le mie idee. Potrei anche avere torto. Anche oggi esce l’indiscrezione su Donnarummma. Lui ha effettivamente mandato la lettera in cui denunciava indebite pressioni per costringerlo a firmare il contratto. Ma tutto ciò è accaduto a Giugno. Bene. Il progetto di allargare la frattura tra il ragazzo e i tifosi va avanti a gonfie vele. Due esseri corpulenti stanno ghignando. I loro piani procedono a meraviglia. Un portiere ha bisogno di tranquillità. Il suo ruolo è davvero particolare e delicato. Intendiamoci, so anch’io che la colpa è sua. Segue pedissequamente il procuratore. Noi, però, dobbiamo salvaguardare un patrimonio tecnico ed economico. Questo non lo si fa fischiando, anche se si capisce lo sfogo di chi non ne può più. E io non ne posso proprio più, eh! L’amore è finito? Restano le questioni di denaro. Venderlo a pochi soldi, come vuole Raiola? Col cappero! Ottanta cocuzze e tutti contenti. Lo chiameremo plusvalenza. Enorme plusvalenza. Altrimenti resta. Amen.

Nonostante tutto, buon Natale, ragazzi.

L’orologio segna le cinque e la mia gioia formato Orrendi si è già annacquata. Ho le mie pene a cui pensare. E sono tante. Dentro e fuori dal campo scivoliamo lungo un maledetto piano inclinato che pare non avere una fine. Il ritiro? L’estremo tentativo di chi non sa più che fare. Non può essere una panacea? Certo. Però non può neppure recare danni. Sarà tutt’al più inutile. Non certo nocivo. Temo che nociva, ritiro o non ritiro, sarà l’Atalanta. Gli Orobici sono più solidi, più organizzati, meglio allenati di noi. Questa è l’amara verità. Mi piacerebbe sottoporre i nostri atleti all’esame antidoping. Penso si troverebbero tracce di bromuro. L’orologio segna la cinque e trenta. Superata l’ora di “It’s five o’ clock” , il pensiero vola dagli Aprhodite’s Child alla partita. Ho una fifa blu. Dai, regalateci una gioia in questa antivigilia di Natale. Vi prego! L’orologio segna le sei. E io sono lì, davanti alla Tv. Riuscirò a fare la cronaca della partita nel pezzo che uscirà domani? Bah!

Anche stavolta non ci riesco. Altra sconfitta umiliante. Altri fischi. Altra frustrazione. Altra dimostrazione di pochezza e di impotenza. Si ha un bel dire che pure un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno. Il nostro non lo fa, perché noi non segniamo mai. I portieri avversari potrebbero andare al bar durante le partite. Grave l’errore di Donnarumma sul primo gol. Certo che qualche difensore poteva rimediare. Pensiero inutile. Queste sono cose che da noi non accadono. Capita, quando al posto di una squadra c’è un arcipelago di undici solitudini. Si pone una domanda. Che fare adesso? La mia risposta è precisa ed esauriente. Non lo so. Sinceramente non so più che pesci pigliare. Caro Babbo Natale, pensaci tu. Porta in dono a questa squadra un po’ di condizione fisica, di forza mentale, di orgoglio. Ci aspetta il derby di Coppa Italia. Non possiamo perdere anche quello. Con il vigore e le trame di gioco che abbiamo, però… Ma tu, caro Babbo, sei quello dei regali impossibili. Quindi, datti da fare. Io sono buona e fingo di credere che Montolivo sia una risorsa e non il centrocampista più orizzontale del mondo. In fondo, la passa parecchio anche indietro. Tu rivitalizzami un po’ Biglia. Aiuta Rino a capire che deve lavorare su Borini terzino destro. Tanto, in attesa di Conti, Abate e Calabria sono improponibili. Ma RR è davvero quel terzino lento, modesto visto finora? Ho dei ricordi relativi a partite della Svizzera di qualche anno fa. Nella mia mente guizza un signore della fascia che ara il campo e mette invitanti cross dal fondo. Sono allucinazioni? Come quelle che riguardano le capacità balistiche e di verticalizzazione di Calha? Può darsi. Colpa mia.

Patti chiari e amicizia lunga, ragazzi. Io non crocifiggo Fax e Max. E non do delle vedove a chi lo fa. Ognuno la pensi come vuole, senza pretendere di avere la verità rivelata in tasca. La situazione è questa ed è tremenda. Va oltre ogni più nera aspettativa. Inutile girarci intorno. Di errori ne sono stati fatti per forza. Ma me ne frego del senno del poi e di altre facezie come quella dei due, tre misteriosi fuoriclasse da innestare sul robusto telaio del Giannino. Fosse stato possibile, mi sarei sbarazzata volentieri anche di Montolivo e Abate. E, avessi potuto monetizzare bene, avrei venduto pure Suso e Bonaventura. Pensate un po’. Sono sintonizzata proprio su frequenze diverse e sballate. Avrei confermato Montella. Credevo ci fosse sintonia tra dirigenza e allenatore. Visto il Mercato, ritenevo che il modulo base non fosse il 4-3-3. Suso e Bonaventura? Per me erano delle risorse. Non dei titolari fissi. Sbagliavo su tutta la linea. Pensavo fossimo competitivi per il quarto posto. Immaginavo che potessimo andare avanti in Europa League. Il bomberone dal cartellino pesante come l’ingaggio non era arrivato? Pazienza. Roma non è stata costruita in un’estate. Avrei semplicemente voluto un centrocampista di gamba in più. Ero un’illusa? Sì. I fatti dicono che è così. E i fatti hanno sempre ragione. Speravo che con Gattuso si potessero recuperare una condizione atletica accettabile per alcuni giocatori secondo me forti e un modulo di gioco più adatto alle caratteristiche della squadra. Mi ritrovo con Montolivo, Borini nel tridente e gli esterni con i piedi invertiti. Una roba che odio. Pazienza. Siccome non possono essere sempre stupidi gli allenatori, sono io a sbagliare. E con me Fassone e Mirabelli. Chi sbaglia, paga? Giusto. Io pago con la sofferenza nel vedere il mio Milan così. Con una rabbia che ormai è sfumata nella frustrazione e nella mortificazione. Loro pagheranno a fine anno, quando si faranno i conti. Mi piacerebbe solo vedere per qualche partita un cambio di modulo con le due punte e Calha trequartista. E con un Biglia che progredisce in condizione e fiducia, giocando. So che non sarà possibile e mi prendo i miei torti. Compresi quelli di non voltare le spalle a Mira e a Fax. Attenzione, io non li salvo semplicemente per la buona fede. Non li taccio di incompetenza. Si sono trovati immersi in una situazione difficilissima ed hanno commesso degli errori. Soprattutto nella gestione di ciò che accade a Milanello.

Caro Babbo Natale, neppure ho la forza di scriverti una lettera. Vedi bene quanto male siamo messi. A tutti i livelli. Anche la spina della mancata chiarezza sulla proprietà è inquietante e dolorosissima. E allora mettiti una mano sul cuore. D’accordo, la Dea ci ha asfaltato con merito. Adesso ci aspettano i cuginastri. Vedi, non li chiamo neppure Orrendi, perché non voglio essere cattiva e indisporti. Pensaci tu a farci vincere. Come? Non lo so. C’era un tipo che abitava a Los Angeles e aveva l’orologio che andava sempre avanti di tre ore. Non riusciva a ripararlo. Sai come risolse il suo problema? Si trasferì a New York. Tu vuoi essere da meno rispetto a lui? Lo so che ti affido un compito improbo. Appunto per questo mi rivolgo a te. Regalaci un bel 27 Dicembre, ti prego. Graze anche a Schick, che ci ha reso questa splendida serata ancora migliore. Buon Natale a tutti, ragazzi. Forza Milan!

Chiara

Se risalgo il lungo fiume della mia vita fino alle sorgenti, ci trovo sempre il Milan. Il primo? Quello di Rocco e del giovane Rivera. Molti sono meteoropatici. Io sono Milanpatica.Vivo le gioie e i dolori con la stessa dirompente intensità. Perdutamente innamorata di questi colori, non credo che l’amore sia quieta e serena accettazione. Se mi sento tradita, esplodo! E sono parole di fuoco! Ma poi, nonostante i miei fieri propositi, mi ritrovo sempre lì, immersa in un luogo dell’anima chiamato Milan.