La conchiglia e il mare

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La vittoria con l’Udinese era la condizione necessaria, anche se non sufficiente, per dar forma al sogno Champions. Fine delle illusioni. Fine delle trasmissioni. Non ho voglia di scrivere. Mi sforzo di farlo solo perché devo onorare un impegno. Ma faccio una fatica pazzesca. Tanto più dopo una notte quasi insonne. Non è possibile soffrire così per il Milan. E ridursi così per il Milan. Poche storie, bisogna non essere normali. Ho urlato e imprecato peggio di uno scaricatore di porto. Ho inveito contro i Gobbi e la loro succursale, in gita al Cessum Stadium e in battaglia con noi. Ho insultato mia figlia, dicendole robe veramente brutte. Per esempio, che lei è come le mosche. Viene attirata dalle stesse cose. E a Torino me ne frego dei punti. Vorrei solo che mettessero fuori uso qualcuno. Come fece, su loro ordine, il Messina con noi. Insomma, ho dato sfogo all’intero campionario di brutali sciocchezze in cui sbotta la rabbia impotente. E mi faccio schifo. Devo trovare la forza di troncare con il calcio, perché per me il calcio è solo il Milan. E il Milan, purtroppo, è imbarazzante. Non posso permettere che la parte peggiore di me venga a galla in un turbinio di ira furibonda e di violenta frustrazione. Ieri sera non ho più visto nulla. Tv spenta. Me ne sono andata a letto con la mia profonda angoscia e con un libro. Viaggiare nell’antica Roma, dopo tutto, ha un suo perché. Non parlatemi di speranze da riporre su Spal e Genoa, per favore. Non guarderò nulla. Saremo solo io e il mio libro, che mi farà viaggiare nello spazio e nel tempo. Andrò a trovare Catilina, che non è Aubameyang.

Stavolta non ce l’ho neppure tanto con Gattuso. Almeno ha provato a cambiare qualcosa, rispetto alla solita, stomachevole melassa. Certo, avrei gradito che avesse lavorato molto e da tempo in allenamento con le due punte. Improvvisare non è facile. Non ho mai creduto che con questa rosa si potesse fare solo quel vomitevole 4-5-1. Nella mia testa questa era l’ultima opzione. Io pensavo ad alternative diverse con un’unica costante: Suso in panchina. Jesus è finalmente rimasto fuori. E non abbiamo battuto l’Udinese. A me piace poco la montagna. Sono tutta per il mare. Fin da piccola mi portavo a casa una conchiglia. Dentro ci sentivo lo sciabordio della risacca, il profumo della salsedine , l’emozione delle onde che si infrangono sugli scogli. E ci riprovano continuamente, non arrendendosi mai. Ecco, sapevo che dopo la penosa, maledetta agonia del Giannino non avrei potuto navigare come desideravo. Speravo, però, di avere una conchiglia, con cui sognare nell’attesa di un approdo sulla spiaggia. Si trattava, invece, solo di illusioni, alle quali volevo disperatamente credere. E adesso sono qua, con la mia infinita tristezza. Senza una speranza nel domani.

Quante volte mi sono detta: “ Tra il gioco del calcio e quello che proponiamo noi non c’è una parentela stretta. E neppure larga.” Speravo che, prima Montella e poi Gattuso, potessero essere non certo il mare ma una conchiglia. Mal me ne incolse. “ All’apparir del vero tu misera cadesti”, Giacomo mio. Siamo ancora all’anno zero. Come sempre. Al di là del gravissimo danno per la mancata Champions, mi sgomenta il fatto che non stiamo costruendo un progetto per il futuro. Insomma, sarà mica un “progetto” quello che prevede Suso e Calha ali! Non ha nessuna prospettiva, secondo me. Sulla squadra schierata ieri sera, invece, a mio parere, si può lavorare per farla crescere e migliorare con alcuni innesti e un allenatore adeguato. Ma la battuta d’arresto e la brutta prestazione ci faranno tornare indietro sui soliti, “sgarrupati” sentieri. E non me la sento neanche di dire: “ Io speriamo che me la cavo.”

Come state, ragazzi?

Se torno semplicemente indietro al mio pre, ci trovo qualcosa di un pochino diverso rispetto all’usuale piattume con tanto di apatia da sfinimento. Merito delle novità di formazione. Peccato per l’indisposizione di Conti, alla quale credo. Mi incupisco per quella di Kessie, a cui, invece, non credo. Approvo Laxalt per RR. Abate? Insomma…. Paquetà trequartista? Bene. A dire il vero, avrei preferito un 4-2-3-1, per non spostare Baka. Ma forza Patrick! Non sopporto la designazione di Banti. Qui siamo allo sberleffo! Staremo a vedere, dai. E ho visto. Primo tempo, tutto sommato, discreto. Meno retropassaggi. Ricerca di un recupero palla più alto. Due tremende mazzate gli infortuni di Gigio e Paquetà. Certo che non ce ne va mai bene una, eh! Pum Pum Pum. Sìììììììììììììììììììììììììì, Kris mio! Davvero pregevole il cross di Cutrone. Poi…. Lasciamo perdere. Passo in un attimo dalla tensione del corpo pronto a schizzare dalla poltrona per il nostro gol alla disperazione per la rete dell’Udinese, subita nell’immediato contropiede. Mi viene da piangere. Gol da ripartenza su nostro corner. Per noi non è una novità, purtroppo.

E adesso? Sono stanca, avvilita, distrutta. Prima,nonostante tutto, scrivere un post era, comunque, una valvola di sfogo. Ora è solo un pesante obbligo dal quale vorrei esimermi. Sono frastornata. Prima avevo delle idee chiare in testa e mi arrabbiavo, sapendo che erano completamente diverse da quelle di chi può prendere decisioni. Pensavo che la base della squadra fosse buona e che non ci volesse poi molto per renderla competitiva. Speravo nella Champions, nonostante Gattuso. Ora non ho più certezze. E neppure speranze. Solo una lacerante, devastante tristezza. Il mare non l’ho mai avuto. Se mi viene a mancare pure la conchiglia, per me è finita. Sono completamente svuotata. Come stai, Gigio? E tu, Lucas? Era stato molto buono il tuo inizio gara. Chiudo qui. Non ho la forza di andare avanti. La mia rabbia schiumante e’ scemata in una malinconica risacca, in cui le conchiglie sono meste e l’acqua del mare si confonde con le lacrime. Domani è un altro giorno, Rossella? Già. Per te è facile dirlo, perché non sei milanista.

Chiara

Se risalgo il lungo fiume della mia vita fino alle sorgenti, ci trovo sempre il Milan. Il primo? Quello di Rocco e del giovane Rivera. Molti sono meteoropatici. Io sono Milanpatica.Vivo le gioie e i dolori con la stessa dirompente intensità. Perdutamente innamorata di questi colori, non credo che l’amore sia quieta e serena accettazione. Se mi sento tradita, esplodo! E sono parole di fuoco! Ma poi, nonostante i miei fieri propositi, mi ritrovo sempre lì, immersa in un luogo dell’anima chiamato Milan.