Nessuno tocchi Gattuso (per ora). Il pianto mediatico delle vedove di Montolivo. Zlatan bis? Sì, ma solo con il giusto spirito.

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Girando per la rete, ma anche leggendo tanti commenti di tifosi rossoneri, si nota una certa insofferenza per Rino Gattuso sulla panchina del Milan. Certo, i risultati avrebbero potuto essere decisamente migliori e spesso non si è visto quel gioco che chi è stato bene abituato negli ultimi decenni si attenderebbe di apprezzare quando guarda giocare il Milan. Però, al netto delle ultime due fondamentali vittorie contro a Sassuolo e contro i greci dell’Olympiacos, sarebbe un grave errore prodigarsi nel «tiro al piccione» contro il tecnico che attualmente siede sulla panchina rossonera. Sgombriamo il campo da equivoci: Gattuso ha certamente tutti i limiti di un allenatore con poca esperienza con ancora tutto da imparare, ma pensare, oggi, di reperire sulla piazza un tecnico libero di maggiore qualità sarebbe quasi impossibile. Ma soprattutto vorrebbe dire ripartire ancora una volta da zero, con tutti i problemi (e gli alibi) del caso. Allora facciamo così: teniamoci stretto questo Gattuso almeno fino alla fine della stagione. Sosteniamolo, senza se e senza ma. Stiamogli vicino. Lasciamolo lavorare. Lasciamolo anche sbagliare. A giugno 2019, allora sì, trarremo le conclusioni. Così come le dovrà trarre la società. Se il Milan di Gattuso riuscisse ad agganciare un posto in Champions e a fare bene in Europa allora il tecnico avrebbe raggiunto il suo obiettivo stagionale e andrebbe confermato. Altrimenti sarà giusto ripartire con un progetto tecnico nuovo. Ponderato, pianificato per bene. Le improvvisazioni, le scelte legate all’emotività dei singoli o spinte dall’isterismo delle masse lasciamole a un recente passato che, per come la vedo io, non deve più tornare, in campo come in tribuna.

A proposito di Gattuso. La sistematica esclusione di Riccardo Montolivo sta causando più dolori ai veterani del giornalismo rossonero che l’aumento dello spread ai burocrati del ministero. Non manca settimana nella quale un padre nobile della comunicazione milanista non spenda qualche riga per rivendicare il presunto diritto di Montolivo a giocare. Davvero, siamo all’inspiegabile. Senza voler apparire blasfemi sfioriamo il concetto del mistero della fede. A meno che non si voglia pensar male, ma non è nostra abitudine… Perché stiamo parlando di un giocatore che in sei anni di Milan – per come la vedo io – ne ha azzeccate pochissime. Al netto degli idioti (e lo ripeto a voce alta, idioti) che lo hanno insultato e fatto oggetto di ignobili maledizioni sui social, si tratta di un giocatore inviso alla maggior parte dei tifosi, spesso mal sopportato anche dai tecnici e rimasto a Milanello grazie al sostegno dei vertici della precedente società. E all’inspiegabile apprezzamento, al limite dell’adorazione, da parte dei giornalisti d’ordinanza, che oggi ne piangono l’inutilizzo e si stracciano le vesti. A volte il calcio, così come la vita, ci riserva davvero misteri insondabili.

«Ibra torna al Milan a gennaio». La voce – che a quanto pare non rappresenta nemmeno un fulmine a ciel sereno – si è abbattuta su Milanello come un tornado, dopo che l’assenza di Gonzalo Higuain per due partite aveva fatto emergere il problema della «coperta corta» in attacco. Leonardo, pur smentendo trattative in atto, ha ammesso che un pensierino in estate era stato fatto, salvo poi percorrere altre strade. Diciamocelo chiaro: uno come Zlatan, nonostante i 37 anni suonati appena compiuti (il 3 ottobre), nella nostra Serie A farebbe ancora tutta la differenza del mondo, specie se impiegato con parsimonia e intelligenza. Ma la domanda sorge spontanea, conscendo il grande talento, ma anche il caratterino, del soggetto in questione: accetterebbe Zlatan di essere utilizzato in un certo modo e di non essere più – per ovvie ragioni – al centro del progetto? Si accontenterebbe di offrire il suo preziosissimo contributo soltanto quando serve, magari con un minutaggio ridotto, lasciando ad altri il centro della scena? Personalmente ho più di un dubbio. Anche se resto convinto che – nel caso occorresse rinforzare provvisoriamente il parco attaccanti – un Ibra sulla via del tramonto è preferibile a un attaccante magari più giovane, ma sicuramente altrettanto più mediocre. Piuttosto di un ripiego, piuttosto di una mezza figura, tanto varrebbe puntare sul «vecchio» Zlatan. Che magari non avrà più lo scatto di un tempo (l’ha mai avuto, tra l’altro?) ma certamente a talento, oggi come ieri, non è secondo quasi a nessuno, nonostante i numeri riportati sulla sua carta di identità. 

Marco Traverso

Giornalista professionista, marketing & communication manager, social media manager, fotografo amatoriale, milanista, tonsore.