Milan, ottima la prima (a San Siro). L’esercito della salvezza (di Montolivo) ritorna all’attacco. Berlusconi, il Monza e gli scoop (a orologeria).

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Era ora. Al di là del risultato finale erano mesi, se non anni, che non ci divertivamo così tanto a vedere giocare il Milan. Mettiamo subito le mani avanti. Questa Roma, ad oggi, pare poca cosa. Ma i giocatori di spessore non mancano certo alla Lupa e se è vero che agli avversari può anche capitare una serata no, è altrettanto vero che il Milan dello stesso periodo dello scorso anno non l’avrebbe probabilmente sfruttata. Anche il finale è stato paradigmatico, quasi un segno. La rete in extremis non è semplice caso, ma frutto della voglia di vincere che si esaurisce soltanto dopo il triplice fischio della tenacia di chi si spende fino agli sgoccioli rinunciando ad accontentarsi del pari. Mister Gattuso, forse troppo criticato dai più dopo la debacle di Napoli, è sembrato sicuro e soprattutto con la «squadra in mano». Ha sfidato pubblico e critica lasciando ancora ai box Caldara e preferendogli l’esperienza di Musacchio. Ha insistito su Biglia, nonostante in troppi dopo la prova sotto il Vesuvio lo davano già per finito. Ha avuto il coraggio di cambiare in corsa inserendo un secondo centravanti a fianco di Higuain, Cutrone, e due frecce come Laxalt e Castillejo, che hanno, come si dice in gergo «spaccato la partita», mandando in tilt i meccanismi difensivi di una Roma messa alle corde da tanto dinamismo, dopo che l’inerzia della partita era girata a loro favore. Ora calma e gesso. Una rondine non fa primavera e non è successo nulla. Però l’impressione è che l’inserimento di Higuain, al di là dei gol che potrà segnare, abbia dato alla squadra quel terminale che mancava e che la panchina abbia finalmente elementi di qualità in grado di entrare a partita in corso e cambiarla. Calma e gesso. Stiamo schisci, tocchiamoci tutti i nostri ferri e aspettiamo le prossime per giudicare. E godiamoci ancora per una settimana il ricordo della bella serata di San Siro.

La buona prestazione di Biglia contro la Roma deve aver rovinato i piani di quei tanti colleghi, che già gli stavan preparando la forca nella speranza di trovare un appiglio per rilanciare il loro idolo. Quel Riccardo Montolivo, che probabilmente, dipendesse dai giornalisti sportivi italiani, avrebbe vinto più palloni d’oro di Ronaldo e Messi insieme. L’argentino invece, purtroppo per loro, si è riscattato alla grande, ma l’esercito della salvezza del mediano più contestato del calcio italiano ha dato ugualmente fuoco alle penne lanciando improbabili pubblici appelli per la riabilitazione dell’ex capitano, messo ai margini alla vigilia della tournée americana e oggi ufficialmente alle prese con il recupero da un infortunio. La prova del nove dell’avvenuta riabilitazione, che per loro preluderebbe ovviamente ad un ritorno in campo in pianta stabile, sarebbe l’inserimento del numero 18 nella lista Uefa. Si tratta di una delle più chiare dimostrazioni di come un fatto reale possa essere strumentalizzato e interpretato in maniera distorta. Già, perché se l’inserimento dell’ex capitano nella lista fosse avvenuto a scapito di qualche altro giocatore importante allora potremmo parlare di scelta tecnica. Peccato che basti fare due conti per giungere alla serena conclusione che l’inserimento di Montolivo nei 31(trentuno) che prenderanno parte all’avventura europea sia del tutto naturale: al netto dei lungodegenti Conti e Strinic, nessuno dei giocatori della rosa è rimasto fuori, dal momento che il Milan può contare su tanti giocatori del proprio vivaio e alcuni giovani iscritti in Lista B tra cui Donnarumma e Cutrone. Ergo, nessuna conversione sulla strada di Caravaggio, ma soltanto una dovuta e gratuita precauzione nel caso si verificasse un’emergenza in mezzo al campo. Ma quanto bene vogliono i giornalisti a Montolivo?

Non sarà certamente sfuggita ai più attenti la circostanza che la ridda di voci su un interessamento da parte di Silvio Berlusconi per l’acquisizione della squadra calcistica di Monza sia rimbalzata su tutti i media proprio in coincidenza con la sosta di campionato. Guardacaso quando c’è più spazio mediatico. E non a caso da qualche giorno non si commenta d’altro, o quasi. Vabbè, penseremo pure male, ma quando si ha a che fare con uno dei più scaltri e abili comunicatori che la storia abbia conosciuto è probabile, per parafrasare Andreotti, che ci si indovini. Come vuole il più classico stile di comunicazione berlusconiano la fonte della notizia non è mai diretta (sono sempre voci riportate, indiscrezioni, pettegolezzi usciti da una cena, telefonate riportate da questo o da quell’altro), ma la conferma dell’«ambiente» e la ripresa in grande stile sul sito sportivo di Mediaset fanno pensare che qualche cosa si stia muovendo davvero e che rivedere, un giorno non lontano, nuovamente il dinamico duo Berlusconi-Galliani alla guida di un club non sia fantascienza. Loro, i diretti interessati, l’hanno definita un’eventuale «operazione romantica». I più cattivi, invece, l’hanno letta, eventualmente, come un’operazione mediatica e di immagine, per rilanciare pubblicamente la figura dell’ex presidente che da qualche tempo non è più al centro della scena. Calcistica, ma soprattutto politica. Chissà. Sarà sicuramente curioso, nel caso l’affare andasse in porto, vedere come la prenderanno i tifosi del Milan, certamente sedotti da un ventennio di successi probabilmente ineguagliabili, ma poi bruscamente abbandonati a un finale triste, malinconico e sportivamente quasi drammatico, culminato con la cessione «in buone mani» a un illustre sconosciuto che oggi – dopo aver perso la squadra- pare essersi dileguato come neve al sole.

Marco Traverso

Giornalista professionista, marketing & communication manager, social media manager, fotografo amatoriale, milanista, tonsore.