Vergogna !

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La curva inscenando questa protesta rappresenta al meglio il non aver capito in che acque ci troviamo. Non è oggi il momento per questi gesti

Valtellina, Domenica pomeriggio ore 16:00 circa. Un signore monta in macchina. Sa che la domenica con il rientro dei milanesi dopo il weekend in montagna, dovrà spararsi, oltre ai km, code interminabili. Sa che per trovare un parcheggio a Bignami dovrà girare per una buona mezz’ora ad essere fortunati. Poi tutta “la lilla” fino a San Siro. Parte presto perché ha messo tutto in conto pur di avere la certezza di arrivare a San Siro in tempo per il fischio d’inizio. Nonostante le code in valle ed un incedente a lecco che provoca il caos sulla superstrada ce la farà. Mancano cinque minuti alla fine della partita quando disgustato ed avvilito deciderà, per la prima volta nella vita, di uscire dallo stadio prima del fischio finale. Guida nella notte, lungo le strade ora deserte, distrutto dalla stanchezza di una giornata impossibile e, ancora di più, dalla tristezza. Guida e non riesce a darsi pace. Ha sacrificato una giornata in famiglia, tempo e soldi. Si è sparato code ed attese. Per niente. Pensate a quel signore mentre guida per tornare a casa ad un’ora impossibile della notte ubriaco di stanchezza. Vergognatevi! Non ve lo meritate.

San Siro, domenica sera ore  20:40. Nonostante un derby perso malamente ed un secondo tempo indegno a Torino culminato con una sconfitta annunciata, quando lo speaker chiama il “sarà perché ti amo” la curva, seguita da tutto lo stadio, esplode in un canto potente che suona persino rabbioso. I 50.000 presenti sanno che la squadra è in un momento delicatissimo e provano ad infondere coraggio ai giocatori sgolandosi come ossessi. Per tutto il primo tempo lo stadio e la curva ci provano nonostante lo spettacolo in campo sia ignobile. Solo al fischio finale del primo tempo arriverà una pioggia di fischi tributato dallo stadio al completo. Ascoltate quei fischi, e ricordatevi di come la tifoseria vi ha supportato fino allo sfinimento. Ascoltate i vostri tifosi che non ce la fanno più. Vergognatevi! Non ve li meritate

San Siro, domenica sera ore 22:35 circa. Un grido arriva dalla curva. “Non ci meritate”. Poi il silenzio. In meno di un minuto la curva si svuota. L’indifferenza, l’abbandono, la rinuncia a lottare con la squadra, la rinuncia alla passione, sono peggio di fischi ed insulti. Peggio di qualsiasi cosa. Sono il segno che nessuno ci crede più. Il progetto, la risalita, il tornare ad essere una squadra credibile, un futuro che sfugge ad ogni previsione, la certezza che certezze non ce ne sono. Che il pubblico lasci lo stadio in anticipo non fa giurisprudenza, se lo fa la curva si. Non sono un amante del tifo ultrà ma a questi ragazzi (almeno alla maggioranza di loro), bisogna riconoscere che ci mettono cuore e passione e che per molti di loro il tifo è sincero. Quasi una ragione di vita. Guardate quegli spalti vuoti e pensate a cosa passa ora per la mente di quei ragazzi che vi seguono in tutta Italia e non vi lasciano mai soli. Vergognatevi! non li meritate.

San Siro, Domenica sera ore 22.50 circa, l’arbitro ha appena fischiato la fine della partita ed in un San Siro desolatamente vuoto, un bambino che avrà 7 o 8 anni si appoggia di schiena alla balaustra del secondo arancio. Il babbo lo sta fotografando dalla seconda fila di seggiolini mentre mostra orgogliosamente una sciarpetta rossonera che recita: “Di padre in figlio – sempre forza Milan”. Il piccolo sorride perché, presumo, ha fatto il suo esordio a San Siro e non gli sembra vero di essere li, finalmente, a condividere la passione col papà, nonostante la delusione per una partita indecente ed un risultato che non ammette replica. Anche il padre cerca di sfoderare un sorriso per non far sentire al piccolo il peso di quella delusione ma lasciargli solo il ricordo della passione condivisa, di quel momento indimenticabile in cui, passando sotto il portone d’accesso ti appare per la prima volta quel magico rettangolo verde, perso in mezzo agli spalti gremiti dai colori rossoneri. Sembra volergli dire “non è successo nulla, ci rifaremo vedrai…” ma lo sguardo triste lo tradisce inesorabilmente mentre pensa al suo bambino che non potrà nemmeno raccontare ai suoi compagni di classe, la mattina seguente, quanto è stata magica quella serata. Guardate quel bambino e quel papà. Vergognatevi! Non ve li meritate.

L’unico che meritava di uscire a testa alta. Speriamo che non si perda nella mediocrità generale.

San Siro, Domenica sera ore 22:49 circa. Mentre l’arbitro fischia la fine un giocatore crolla a terra. Mentre i compagni escono dal campo pensando a come passeranno la serata, come non fosse successo nulla, come se avessero vinto una partita di routine senza lode ne infamia, indifferenti, quel ragazzo non riesce a rialzarsi. E’ stremato. Quel ragazzo ha corso tutta la partita come un forsennato, ha cercato di dare il meglio in un ruolo non suo. Ha dato tutto ed ha persino segnato un gol, per quanto inutile, sullo 0-3 in inferiorità numerica anche se l’esito della partita era già scontato. Lui non ha rinunciato, non si è arreso e si è speso fino all’ultimo secondo. Quel ragazzo, ultimo arrivato, tra i più giovani della rosa, che probabilmente non ha ancora studiato la bibbia del calcio bello e spettacolare del suo allenatore, ha capito, meglio di tutti gli altri, dov’era, cosa stava facendo e cosa rappresenta per milioni di tifosi. Per qual ragazzo, forse, essere un giocatore del Milan ha ancora un valore. Forse quel ragazzo si ricorda di un Milan degno di questo nome e non riesce a credere alla realtà che sta vivendo. Forse è per quello che non rinuncia, questa realtà non riesce ad accettarla e fa del suo meglio per cambiare le cose, per dare almeno un segno. Quel ragazzo ha onorato la maglia. Guardatelo, mentre boccheggia, mentre per rialzarsi fa appello alle ultime energie residue e caracolla trascinandosi verso gli spogliatoi. Guardate quel ragazzo che sente il peso di una vergogna che, per come si è speso, non dovrebbe gravare sulle sue spalle. Guardate il vostro compagno e la lezione che vi ha dato. Vergognatevi! Non ve lo meritate.

Genova domenica sera ore 23:00 circa. Mentre i giocatori si stanno facendo la doccia prima di andare a cena in qualche ristorante “a la page” della Milano da bere con mogli, amanti o bamboline da passerella, paludati negli abiti firmati comprati a peso d’oro in via della Spiga, un signore distinto si siede davanti al computer. Non ne avrebbe voglia, nessuna voglia, ma deve scrivere. “Le pagelle. Ha speso un patrimonio per un super HD da millemila pollici perché non riesce a rinunciare al suo Milan e voleva vederlo come meglio non è possibile ma in questo momento gli sembrano solo soldi buttati. La voglia sarebbe quella di chiudere tutto, il game over definitivo, di dare un bello zero spaccato a tutti condendolo con qualche insulto, ma il senso del dovere prevale. Sa che i suoi lettori stanno aspettando e non può deluderli. Riesce, e solo Dio sa come, ad essere come sempre equilibrato. Riesce ad andare oltre la rabbia e l’istinto e scrivere. E’ persino troppo bravo e, non si sa come, riesce anche a trovare qualcosa di buono. Leggetevi quelle pagelle e pensate a quel signore che tira tardi nonostante la mattina seguente debba presentarsi regolarmente al lavoro. Pensate ai suoi lettori che, dimenticando per un attimo la loro delusione, le leggeranno, sperando di trovarci quel qualcosa di buono. Vergognatevi! Non meritate né l’uno né gli altri.

FORZA MILAN!. Noi lo possiamo dire, Voi, tutti Voi che vivete in questo mondo di privilegi grazie al nostro tifo, Voi a cui si chiede almeno di metterci l’impegno, Voi che andate in campo mentre migliaia di tifosi a San Siro e qualche milione davanti alla TV pendono dai vostri piedi preziosi e strapagati no, Voi non potete. Voi potete solo vergognarvi… Non ci meritate.

PS: oggi parlare di calcio, di gioco, giocatori, allenatore, staff e dirigenza, di acquisti e cessioni, e di tutto il resto non riesco. Non sono riusciti a meritarsi neppure questo…

Axel

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l'amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. "il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari". Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.