Variazioni sul tema

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Tra meno di tre giorni c’è da affrontate l’Atalanta, Piątek ha fatto quattro gol in tre partite, siamo in piena lotta per il quarto posto, ma…“ma cosa?” starete pensando “è quella l’attualità!”.
Non posso darvi torto, solo che di tempo ne manca ancora e non vorrei arrivare alla partita prosciugato e teso come una corda di violino. Allora c’è un argomento che riguarda il nostro futuro difficile da decifrare (quantomeno per me), qualcosa passato un po’ in sordina dopo poche ore nonostante le incazzature dei tifosi ed un dibattito interrotto dal susseguirsi delle partite. Di cosa sto parlando? Lo stadio di proprietà.

La questione stadio è un argomento che più di ogni altro fa discutere perché tutte le tifoserie ne vorrebbero uno proprio e già qui iniziano le prime schermaglie tra chi vuol cacciare via gli abusivi e chi vuole realizzarne uno nuovo di zecca, ultramoderno, da far impallidire tutto il mondo pallonaro.
Proprio questo primo punto ha dato vita a una serie di scambi dialettici tra tifosi, addetti ai lavori, sindaco, proprietà, baristi, avvinazzati e chi più ne ha più ne metta, finché non si è arrivati a qualcosa di non previsto dalle due tifoserie cioè una conferenza congiunta tra il presidente del Milan Scaroni e l’ad nerazzurro Antonello. Le parole le conoscete così come ciò che sembra profilarsi, ossia uno stadio in proprietà condivisa tra noi e quelli là. I tifosi di entrambe le squadre non l’hanno presa proprio benissimo, anche se un gruppo non esiguo ha cercato di vedere il lato positivo ossia “si dividono i costi per lo stadio di proprietà”.
I due passaggi che han fatto drizzare le antenne ai tifosi hanno riguardato il futuro di San Siro (“Vogliamo dare a Milano uno stadio efficiente e di livello, che faccia di Milano la capitale del calcio. Forse costruendo uno nuovo sarebbe più facile, ma ci sono anche ristrutturazioni di livello come per esempio lo stadio di Anfield.” – Scaroni) e la capienza dell’impianto (“Oggi San Siro ha circa 78mila posti a sedere e per il futuro immaginiamo una capienza ridotta perché la capienza media dei due club è di 60mila persone e lo stadio si rimpie solo 5-6 volte l’anno. Quello che conta è il servizio che si offre ai tifosi. Magari si avrà uno stadio più piccolo ma eccellente.” – Antonello).

Analizziamo i vari punti della vicenda. I tifosi di entrambe le tifoserie storcono il naso davanti a uno stadio di proprietà condiviso. E ti credo, aggiungo io. Esistono grandi società europee in cui uno stadio di calcio viene condiviso? Io non ne ricordo nemmeno una. Certo vi fu l’esempio di Monaco di baviera ma durò quanto un battito di ciglia. Magari Milan e inter hanno trovato la formula perfetta per fare più soldi possibili, qualcosa a cui nessuno aveva mai pensato prima, vuoi per cultura, vuoi perché Milano è Milano. Boh. Fatto sta che la condivisione di un nuovo stadio di calcio per due squadre titolate è un unicum. Geni o cazzata enorme? Saremo i portatori di un nuovo metodo di business o se non ci ha già pensato qualcuno ci sarà un motivo? Lo scopriremo, ognuno si faccia la sua idea.

Il secondo elemento che fa storcere il naso ai tifosi di entrambe le squadre è la questione San Siro sì San Siro no. Scaroni parla di uno stadio che faccia di Milano la capitale del calcio.
Da un punto di vista iconico e dell’immaginario collettivo (non dei servizi) San Siro lo è ampiamente e di tale titolo si possono fregiare pochissimi stadi in tutta europa. In rigoroso ordine casuale gli impianti più famosi e celebrati per varie ragioni sono: San Siro, Camp Nou, Bernabeu, Westfalenstadion, Old Trafford, Anfield e l’Allianz Arena di Monaco. Dato curioso (mica tanto) sono anche gli stadi più capienti d’europa (Anfield è l’eccezione che conferma la regola).
Un’altra caratteristica sempre “curiosa” è il fatto di non essere impianti recenti, ma ristrutturati. L’unica eccezione è rappresentata dallo stadio del Bayern (già oggetto di una ristrutturazione) mentre degli altri citati quello di più recente costruzione è l’impianto del Dortmund edificato 45 anni fa.
Inutile dire che questa scelta significherà molto sul piano dell’immaginario collettivo. Puoi ristrutturare l’icona San Siro o realizzare una nuova icona in grado di essere più luminosa della Scala del Calcio. Già perché ricordiamoci che San Siro è considerato la Scala del Calcio. Dicono che faranno lo stadio più bello del mondo. Vedremo, la responsabilità è enorme perché in un mondo in cui i simboli sono più importanti dei contenuti, fallire questo aspetto equivarebbe a ridimensionare in partenza la grandezza del Milan.

Il terzo elemento, il più pericoloso di tutti, riguarda la capienza e quel “Magari si avrà uno stadio più piccolo ma eccellente” pronunciato da Antonello. Qui mi sbilancio e lo dico chiaramente, per me il ridimensionamento è una minkiata bella e buona. La storiella della capienza media conta praticamente nulla: è la storia della capienza degli stadi europei a descriverci la storia passata e futura dei club. La mia non è una frase fatta ma un dato di fatto e le eccezioni sono pochissime come si può ben vedere da questo elenco dei 20 stadi per club di calcio più capienti in europa:

1 – Camp Nou – Barcellona 99.354 posti (96.636 per le gare internazionali). E’ già previsto un ampliamento a 105.000 posti
2 – Westfalenstadion – Borussia Dortmund 81.350 posti (65.881 per le gare internazionali)
3 – Santiago Bernabeu – Real Madrid 81.044 posti. E’ già previsto un ammodernamento con leggero ampliamento a 81.844 posti
4 – San Siro – Milan, Inter 80.018 posti
5 – Allianz Arena – Bayern Monaco 75.021 posti (70.000 per le gare internazionali). Fu inaugurato nel 2006 con 66.000 posti, superiore alla capienza del vecchio impianto (Olympiastadion)
6 – Old Trafford – Manchester United 74.879 posti. Esiste già uno studio per ampliarne la capienza oltre gli 85.000 posti
7 – Olympiastadion – Hertha Berlino 74.649 posti. E’ prevista la realizzazione di un impianto di proprietà da 55.000 posti
8 – Stadio Olimpico – Roma, Lazio 70.634 posti. La Roma ha presentato il progetto per la realizzazione di uno stadio di proprietà da 52.500 posti
9 – NSK Olimpisky – Dinamo Kiev 70.050 posti (66.000 per le gare internazionali)
10 – Spyros Louis – AEK Atene 68.079 posti
11 – Wanda Metropolitano – Atletico Madrid 67.703 posti
12 – Vélodrome – Olympique Marsiglia 67.054 posti
13 – Da Luz – Benfica 65.647 posti
14 – Gazprom Arena – Zenit 68.134 posti
15 – Tottenham Hotspur Stadium – Tottenham 62.062 posti (in ultimazione)
16 – Veltins-Arena – Schalke 04 61.481 posti
17 – Benito Villamarin – Betis Siviglia 60.720 posti
18 – Mercedes-Benz Arena – Stoccarda 60.441 posti
19 – Celtic Park – Celtic Glasgow 60.355 posti
20 – Emirates Stadium – Arsenal 60.338 (rinnovamento nel 2019 con aumento capienza)

A questo elenco andrebbe aggiunta una nota relativa ai club inglesi. Il Chelsea nonostante una serie di vicissitudini amplierà Stamford Bridge a circa 60.000 posti; il Liverpool nonostante grossi problemi di ingombri vorrebbe ampliare nuovamente Anfield per toccare almeno quota 60.000 posti; I citizens vorrebbero ampliare l’Etihad a 63.000 posti.

Fatta questa doverosa precisazione, sarà un caso, sarà quello che volete, ma ben 37 coppe dei campioni/champions league su 63 sono detenute dalle squadre che giocano nei 6 stadi più capienti d’europa.
Sempre casualmente chi ha deciso di ristrutturare o realizzare un nuovo stadio ha sempre pensato di aumentarne la capienza e mai ridurla. Le uniche eccezioni sono l’Hertha Berlino e la Roma che intendono realizzare impianti con un minor numero di spettatori. Ora, senza che qualcuno si senta offeso, quali sono le ambizioni nazionali e europee di questi di due club? Credo che il ridimensionamento dei numeri sia naturale perché segue le ambizioni dei due club. E adesso veniamo a noi.

Perchè il Milan dovrebbe ridurre il proprio numero di spettatori passando da uno dei più grandi stadi di calcio europei ad essere solo uno dei più capienti stadi di calcio italiano? La questione non è di lana caprina a mio avviso perché indica una mentalità e, come già detto, se abbandoni uno stadio iconico dovrai creare una nuova icona altrimenti in un mondo in cui l’immagine è tutto il ridimensionamento è già dichiarato ancor prima che venga realizzato.
Per farla breve Real, Barça, Bayern, United e lo stesso Liverpool, che ha enormi problemi di spazio, non hanno mai ridimensionato (e mai penserebbero di farlo) la capienza pensando piuttosto ad ampliarla per aumentare il numero dei supporters grazie ai risultati, un discorso di espansione che va di pari passo con la ferma volontà di far parte del gotha del calcio. Se invece si verificasse quel “magari” pronunciato da Antonello viaggeremmo in direzione opposta rispetto a tutti gli altri grandi club.
Sintetizzando dalla conferenza stampa congiunta si è capito che Milan e inter intendono condividere uno stadio invece di averne ognuno uno di proprietà (un unicum) possibilmente abbandonando uno stadio iconico (unica delle grandi ad averlo fatto è il Bayern Monaco) riducendo magari la capienza del nuovo impianto (nessuna grande squadra lo ha mai fatto). O siamo davanti a dei geni in grado di prevedere il futuro come nessuno ha mai fatto fino ad ora, oppure la combinazione di questi tre fattori (capienza in primis e condivisione in secundis) celano se non un ridimensionamento un azzardo elevatissimo che si potrebbe pagare caramente in futuro, visti i tempi biblici italiani per realizzare uno stadio.
Il Milan se vuol tornare grande ha bisogno di uno stadio degno del suo nome, che sia uno dei più grandi di europa e non uno dei tanti uscendo dall’olimpo degli stadi più grandi e idolatrati del vecchio continente. Siamo il Milan.

Seal

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.