Umiliazioni e speranze

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Mi rendo conto che il rischio di appare ripetitivo è tangibile, e che i miei ultimi scritti possono sembrare un semplice esercizio di copia e incolla, ma dato che saltando qua e là sul web rossonero capita in questi giorni di leggerne di ogni, credo valga la pena di ribadire un paio di semplici concetti.

E cercherò di farlo in maniera molto sintetica, anche perché sto scrivendo con 35 gradi all’ombra.

Partiamo dal concetto di “umiliazione”, secondo una corrente di pensiero (non marginale) del tifo rossonero, la sentenza UEFA che ci condanna a star fuori dalla prossima Europe League è umiliante, perché  non tiene nella dovuta considerazione la gloriosa storia del nostro club.

Dal lato opposto della barricata ci sono gli ottimisti a prescindere, per loro l’accordo con l’UEFA dimostra la grande capacità negoziale degli “avvocati belva di Elliott” e deve essere interpretato in senso assolutamente positivo, come una sorta di punto a capo da cui ripartire alla conquista di nuovi luminosi traguardi.

Credo che come molto spesso accade la verità stia nel mezzo: posto infatti che appare del tutto insensato festeggiare con i caroselli una sentenza che di fatto cancella un traguardo appena conquistato sul campo, sembra francamente fuori luogo gridare al complotto in nome di una grandezza passata che inizia a diventare uno sbiadito ricordo.

Ai tifosi più “distratti” (ma credo che all’interno del Night ce ne siano veramente pochi) giova ricordare che le vere umiliazioni subite dal Milan nell’ultimo quinquennio hanno una paternità inequivocabile, un mandante preciso con nome e cognome, Silvio Berlusconi.   Che dopo aver portato questa Società sul tetto del mondo e averci regalato un ventennio di soddisfazioni ineguagliabili, non ha avuto la forza né la lucidità di farsi da parte al momento giusto, riportandoci più o meno negli abissi dai quali ci aveva raccolto.

Perché vedete, parlando di Fair Play Finanziario si può discutere a lungo sull’integrità morale di chi ha voluto queste regole o sul comportamento spesso contradditorio di chi è chiamato a farle rispettare, pronto a chiudere entrambi gli occhi su manovre di aggiramento basate su finte sponsorizzazioni o plusvalenze farlocche; ma è indubitabile che le regole esistano, siano scritte con chiarezza e portino con sé la fredda oggettività dei numeri.

E infatti il simpatico duo Berlusconi-Galliani, negli ultimi scellerati anni di gestione dell’azienda Milan, ha pensato bene di tenersi alla larga dal confronto con l’Europa, preferendo furbescamente demandare ai posteri l’onere della grana da risolvere (a titolo di esempio, basti ricordare la sostituzione in panchina a poche giornate dalla fine di un Mihajlovic avviato ad un tranquillo sesto posto con un dilettante allo sbaraglio). In questo modo sciagurato si sono buttati via almeno cinque anni, e “l’intermezzo di rientro” dei cinesi ha ulteriormente complicato le cose, aprendo voragini ulteriori su bilanci già disastrati.

Adesso la patata bollente è in mano ad Elliott, che sta semplicemente cercando di gestirla con il cinismo tipico di un fondo di investimento, nella sostanza attraverso una fredda analisi costi-benefici.

Lungi da me immaginare voli pindarici o riporre speranze salvifiche nell’operato di Mr Singer e discepoli, è sufficiente pensare all’opacità e alle anomalie con le quali il Fondo ha preso possesso della Società per intuire che sullo sfondo si nascondano intrecci ed alleanze tali per cui il Milan è solo un piccolo tassello all’interno di un disegno più complesso e difficile da decifrare.

Ma dall’intermezzo americano credo sia lecito aspettarsi quanto meno ordine e razionalità, una paziente opera di ricostruzione tesa a restituire al Milan un volto credibile e una ritrovata appetibilità per un potenziale compratore: non sono concetti in grado di esaltare il tifoso, ma allo stato attuale il convento non passa di meglio.

Sperando che a breve si possa tornare a parlare solo di campo, perché di queste menate francamente non ne può più nessuno.

 

Max

 

P.S. C’è ancora qualche posto per il raduno del Night di sabato prossimo, cosa aspettate ad iscrivervi?? 

 

 

Il mio primo nitido ricordo del Milan risale all'8 aprile 1973, compleanno della buonanima di mio papà: sono sulle sue spalle a Marassi, e' il Milan allenato dal Paron e da Cesare Maldini, vinciamo 4-1 e lui mi indica la 10 di Gianni Rivera... Da allora tutta una vita accanto ai nostri colori, vivendo con la stessa passione gioie e delusioni, cadute e rinascite, disfatte e grandi trionfi, fino alla foto a fianco...ecco, il mio Milan è finito lì, dopo è iniziata l'era del Giannino....ma adesso, forse, si ricomincia.