Nessuna illusione

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a vita è meravigliosa perché è una continua ed inesauribile fonte di sorprese.

In questi giorni ad esempio abbiamo appreso che un creditore, grazie a un pegno di 300 milioni, può acquisire senza colpo ferire un bene pagato (?) circa 740 milioni soltanto 12 mesi prima, senza che il debitore abbia sostanzialmente nulla da eccepire.

Che dire, quello che è successo davvero nella vicenda Milan probabilmente non lo sapremo mai, soltanto qualche Procura zelante potrebbe essere in grado di illuminarci al proposito, ma dubito fortemente che succederà, stante la lontananza attuale del nostro vecchio proprietario da incarichi o responsabilità di governo.

Dunque, passiamo pure una bella spugna sulla lavagna del nostro passato recente e proviamo a concentrarci sul presente e sul futuro prossimo venturo, cosa sta per succedere con l’avvento del fondo Elliott?

In giro per il web circola molta curiosità sui nomi che verranno e un malcelato entusiasmo sui piani di rilancio del club, alimentato da una lettura del comunicato di insediamento di Elliott effettuata con gli occhiali rosa dell’ottimismo e all’insegna del wishful thinking.

Lungi da me l’idea di assumere il ruolo del guastafeste, del dream-breaker della situazione, ma un’attenta riflessione sul ruolo intrinseco svolto da un hedge fund all’interno di una gestione aziendale compromessa dovrebbe quanto meno indurci ad una seria e razionale prudenza.

Sapete cosa fa un fondo quando viene chiamato (solitamente dalle banche creditrici) al capezzale di un’azienda in difficoltà prossima al default?

In buona sostanza fa tutto quello che la proprietà preesistente non è in grado di fare, per i legami personali che si sono formati nel tempo o per i rapporti spesso ultradecennali con il territorio di riferimento.

Per prima cosa convoca i sindacati, e agitando lo spauracchio dei libri in tribunale propone una gestione emergenziale dei rapporti con il personale, solitamente accettata obtorto collo per evitare conseguenze peggiori; dopodiché passa al setaccio tutte le strutture di costo dell’azienda, tagliando senza pietà qualunque spreco esistente e riducendo all’osso i costi del personale, attraverso pre-pensionamenti, riqualificazioni e delocalizzazioni delle strutture produttive; infine, dopo una cura da cavallo che può durare da qualche mese a qualche anno, provvede a trovare un nuovo imprenditore disposto a prendere in mano le redini dell’azienda “risanata”, nella sua interezza o a pezzi.

Dal fondo Elliott dovremmo dunque aspettarci per il Milan qualcosa di diverso da tutto ciò?

Una lettura disincantata del comunicato dei giorni scorsi dovrebbe farci riflettere, Elliott postula di “creare stabilità finanziaria e di gestione; ottenere successi di lungo termine per AC Milan cominciando dalle fondamenta, assicurandosi che il club sia adeguatamente capitalizzato; e condurre un modello operativo sostenibile che rispetti le regole della UEFA sul Financial Fair Play…Come prima misura Elliott intende apportare 50 milioni di Euro di equity al club per stabilizzarne le finanze, e pianifica di apportare, nel tempo, ulteriori capitali per finanziare la crescita di AC Milan”

Beh signori miei, più chiaro di così!

Elliott immette da subito 50 milioni di euro nelle esauste casse del club per stabilizzarne l’assetto finanziario e gestionale: in altri termini, essendo il Milan un’azienda che da anni drena liquidità per un centinaio di milioni ad esercizio, prima di tutto occorre metterla in sicurezza per assicurare la continuità aziendale (in soldoni, l’iscrizione al campionato), cosa non dissimile da quanto faceva Fininvest negli ultimi anni con aumenti di capitale periodici a ripianamento perdite e fideiussioni a garanzia.

Poi però bisognerà passare alla fase 2, ossia condurre un modello operativo sostenibile che rispetti le regole della UEFA sul Financial Fair Play, e qui oggettivamente non si può dire che alla vecchia gestione di Arcore le ciambelle riuscissero col buco, stante i disastri di mala gestio combinati per i ben noti motivi dal vecchio amministratore delegato; per carità, non che la gestione di interregno di Fassone sia stata meglio in tal senso, con un business plan esclusivamente focalizzato su una crescita dei ricavi dimostratasi alla prova dei fatti velleitaria ed irrealizzabile.

In questo senso Elliott ha la strada spianata, può perseguire serenamente l’essenza del suo core-business con la giustificazione di fondo del rispetto del Financial Fair Play:  potrà quindi procedere senza indugio al taglio di sprechi ed inefficienze aziendali (un esempio per tutti? 20 milioni lordi di ingaggio per 3 portieri appaiono un non-sense gestionale), nonché alla realizzazione di plusvalenze da cessione in grado di rimettere ordine nei bilanci prossimi venturi.

Non tragga quindi in inganno l’affermazione che chiude il comunicato, secondo cui Elliott crede fermamente che vi sia l’opportunità di creare valore su AC Milan”, allo stato dei fatti non mi risulta che Congo, Argentina o Perù abbiano tratto grandi benefici dalla cura Elliott, la creazione di valore di cui parla il comunicato deve intendersi primariamente rivolta al fondo Elliott e ai suoi azionisti e finanziatori.

A mio avviso stiamo per entrare in periodo più o meno lungo di governo tecnico, imperniato su una sorta di “spending review” focalizzata in primo luogo a mettere in conti in sicurezza assicurando la sopravvivenza del club (e badate bene che non è cosa da poco, con le scellerate gestioni che si sono susseguite dal 2012 ad oggi il rischio di portare i libri in Tribunale era concreto e tangibile), ed in seconda battuta a creare le condizioni strutturali di fondo atte a rendere il Milan nuovamente appetibile per un nuovo investitore.

In definitiva, niente voli pindarici e tanta pazienza.

 

Max

 

 

Il mio primo nitido ricordo del Milan risale all'8 aprile 1973, compleanno della buonanima di mio papà: sono sulle sue spalle a Marassi, e' il Milan allenato dal Paron e da Cesare Maldini, vinciamo 4-1 e lui mi indica la 10 di Gianni Rivera... Da allora tutta una vita accanto ai nostri colori, vivendo con la stessa passione gioie e delusioni, cadute e rinascite, disfatte e grandi trionfi, fino alla foto a fianco...ecco, il mio Milan è finito lì, dopo è iniziata l'era del Giannino....ma adesso, forse, si ricomincia.