La fiducia, le illusioni e la fredda realtà dei numeri

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Le illusioni perdute

Sento di poter dire che il sentimento prevalente tra la tifoseria rossonera, in questo periodo storico, è la frustrazione, una sorta di mix tra pessimismo e disillusione che porta a vedere nero tenebra anche le varie sfumature di grigio.

Il fenomeno è più marcato nelle generazioni nate a partire dagli anni ’80, quelle cresciute a pane, Coppe e Berlusconi tanto per intenderci: dopo un’infanzia e un’adolescenza trascorsa tra Sacchi e Capello, ed una gioventù cullata dai trionfi europei ancelottiani, si sono trovati improvvisamente a fare i conti in età adulta con la triste decadenza di fine impero, senza aver maturato gli anticorpi specifici per fronteggiarla.

Sono i tifosi che non riescono proprio a farsene una ragione, il loro mantra ricorrente è “noi siamo il Milan”, declinato a seconda delle circostanze per esprimere sdegno e disappunto verso il giocatore o l’allenatore di turno, quasi sempre considerati inadeguati o non all’altezza per ricalcare i fasti del recente passato.

E’ una frase che racchiude tutto l’orgoglio e il senso di appartenenza di un popolo, ma che alla prova dei fatti si rivela purtroppo priva di un significato reale: sarebbe meglio dire “noi eravamo il Milan”, forse chissà in un futuro vicino o lontano torneremo ad esserlo, adesso siamo un’altra cosa, una realtà difficile da definire immersa in un limbo che sembra senza fine.

 

Paradossalmente la generazione degli anni ’60, a cui ahimè anch’io appartengo, manifesta meno difficoltà ad accettare il grigiore attuale, è vero che la nostra infanzia ha avuto pennellate di Rocco e di Rivera, ma sono più flash della memoria e racconti dei nostri “educatori” rossoneri che esperienze realmente vissute, per il resto il ventennio che va dai primi trionfi europei all’avvento di Berlusconi è un travagliato percorso a ostacoli illuminato soltanto dallo scudetto della stella e poco altro: la nostra adolescenza è fatta di retrocessioni in serie B pagando e gratis (cit. Prisco), di lustri di sfottò bianconeri e nerazzurri, di improbabili mezzi campioni e di dirigenze impresentabili.

La mia generazione è entrata nell’età adulta con l’avvento di Berlusconi, e ha goduto del ventennio di trionfi che ne è seguito con una pienezza totale, alimentata anche dal senso di rivalsa per gli anni bui precedenti, ma è come se in cuor nostro avessimo sempre saputo che tutto ciò non sarebbe potuto durare in eterno e che prima o poi avremmo dovuto tornare a fare i conti con la realtà.

 

I numeri non mentono

Prima che qualcuno mi accusi di fare della filosofia spicciola, mi affretto a riportare il discorso su un binario che mi è più consono, quello strettamente numerico, freddo quanto si vuole ma difficile da contestare.

Il punto di partenza è sempre lo stesso, le nostre difficoltà attuali nascono da lontano e vanno fatte risalire ad una scelta precisa operata dalla vecchia dirigenza Fininvest, che ad un certo punto (diciamo intorno al 2008) ha deciso di chiudere i rubinetti e non investire più in maniera seria e sistematica nel Milan, con l’unica eccezione pre-elettorale dell’estate 2010 (quella dell’arrivo di Ibra, Robinho e Boateng per intenderci).

La scellerata politica dei parametri zero ha portato per qualche anno a Milanello vecchi campioni a fine corsa, che sebbene iniziassero a zavorrare in maniera disastrosa i bilanci erano quanto meno talvolta godibili agli occhi del tifoso (Ronaldo, Ronaldinho, Beckham giusto per fare qualche esempio).

Lo smantellamento della squadra operato nell’estate del 2012 con la cessione di Thiago ed Ibra e la mancata sostituzione di tanti vecchi campioni giunti a fine corsa ha invece inaugurato la tristissima stagione dei feretri zero, giocatori (e allenatori) improponibili acquisiti senza alcuna logica tecnica ma unicamente nell’ottica di far girare commissioni milionarie tra procuratori voraci (ma generosi con gli amici).

Ho provato a calcolare le conseguenze nefaste di questa disastrosa strategia da un punto di vista diametralmente opposto a quello percorso usualmente, mi sono cioè divertito ad analizzare quanto è stato ricavato dalla cessione dei giocatori in rosa dall’estate 2013 all’estate 2018, in un periodo cioè che copre 12 campagne acquisti tra sessioni estive ed invernali: seguite pazientemente il ragionamento perché è veramente sintomatico di quanto poco si raccoglie quando si semina male (o non si semina affatto).

Tralasciando le operazioni minori, l’unica cessione significativa dell’estate 2013 è quella di Kevin Prince Boateng, venduto allo Shalke 04 per circa 10 mln, nel 2014 escono Brian Cristante (6 mln dal Benfica) e Mario Balotelli (20 mln dal Liverpool), tra il 2015 e il 2016 si porta a casa qualcosa soltanto dalla cessione di Stephan El Shaarawy (3 mln dal Monaco per il prestito e 13 mln dalla Roma per il successivo riscatto), nell’estate 2017 salutano Mattia De Sciglio (12 mln dalla Juventus), Juraj Kucka (5 mln dal Trabzonspor) e M’Baye Niang (14 mln dal Torino tra prestito e riscatto), mentre le cessioni di Carlos Bacca e Gianluca Lapadula di fatto portano in dote soltanto 4mln complessivi per i prestiti, perché al posto dei milioni promessi per il riscatto riceviamo di fatto soltanto giocatori in contropartita (Castillejo e Laxalt); stessa sorte con la cessione di Leonardo Bonucci nel 2018, contabilizzata a 35 mln ma in realtà una partita di giro con Caldara, mentre per le uscite di Manuel Locatelli e Nikola Kalinic incassiamo 12mln dal Sassolo e 14 mln dall’Atletico Madrid.

Tirando le somme, dalle cessioni onerose di 11 giocatori incassiamo complessivamente circa 113 mln in 6 anni, per dare un termine di paragone l’Ajax ne incasserà oltre 150 dalle sole cessioni di De Light e De Jong, tanto per chiarire la differenza che esiste tra chi lavora seriamente e chi gozzoviglia.

 

Una fiducia difficile ma necessaria

Eppure anche nel disastroso decennio del Condor di Staminkia e dei suoi epigoni Mira e Fax, qualche fiore in mezzo al letame è venuto fuori; per non alimentare inutili fazioni sul reale valore dei giocatori, mi limito a riportare i dati che ho trovato sul portale Transfermarkt, mentre sono andato alla ricerca di quei giocatori presenti nella rosa attuale potenzialmente in grado di procurare qualche famigerata plusvalenza in grado di dare un po’ di respiro ai bilanci prossimi venturi.

Che poi intendiamoci, cercare di creare plusvalenze facendo player trading è operazione difficile e rischiosa, e nemmeno così attinente alla “gestione caratteristica” di una società calcistica di livello, è un po’ come se un’azienda di produzione mettesse a posto il bilancio vendendo i propri macchinari di pregio acquistati con tanto sacrificio in Germania per sostituirli con altri a basso costo provenienti dalla Cina.

Ma tant’è, fin tanto che non saremo in grado di far lievitare i nostri ricavi caratteristici (leggasi diritti TV, incassi da botteghino, merchandising e sponsorizzazioni – questa dovrebbe essere la mission di Gazidis, pare sia stato assunto specificamente per quello), il ricorso alla dolorosa cessione di qualche pezzo pregiato sarà un male necessario ma ineludibile, seppur forse non più così imminente (salvo imprevedibili fuochi artificiali nei prossimi giorni, l’immobilismo del mercato in uscita pur in prossimità della chiusura del bilancio al 30 giugno induce a pensare che una qualche forma di accordo con l’UEFA covi davvero sotto la cenere).

Parlando di giocatori che indossano la maglietta con su scritto “plusvalenza” non si può che partire da Gigio Donnarumma, 20 anni, portiere titolare del Milan e della Nazionale cresciuto nelle nostre giovanili, al quale Transfermarkt attribuisce un valore di mercato di 55mln: è vero che sarebbe un +55 secco, e che l’ingaggio da 6mln annui appare fuori dai parametri di salary cap fissati da Elliott, ma se volete conoscere la mia opinione lui dovrebbe essere considerato la classica eccezione che conferma la regola, a meno di clamorose offerte (a tre cifre, per intenderci) io me lo terrei ancora per un po’.

Altra importante potenziale plusvalenza è il capitano Alessio Romagnoli, acquistato poco più che ventenne nell’estate 2015 con un investimento di circa 25mln è ormai un giocatore nel pieno della maturità iscritto a bilancio per 5 mln, ed essendo la sua valutazione di mercato intorno ai 50mln la sua eventuale cessione genererebbe un ottimo +45; considerato però che sulla somma eccedente i 25 mln dovrebbe essere versato il 30% alla Roma, e che nella costruzione di una grande squadra bisogna necessariamente partire dalla spina dorsale, io francamente potendo mi terrei anche lui.

Nel reparto difensivo presenta una valutazione interessante anche il terzino sinistro Ricardo Rodriguez, che Transfermarkt quota a 17mln; arrivato due anni fa dal Wolfsburg per 15 milioni, il 26enne svizzero ha un valore di libro di circa 8 mln, ed una sua eventuale cessione porterebbe un discreto +9, niente di trascendentale intendiamoci, ma considerato che in queste 2 stagioni non ha mai convinto del tutto lo cederei senza farmi troppi problemi.

Altro profilo interessante sulla fascia destra, dove gioca il 22enne terzino Davide Calabria, cresciuto nelle nostre giovanili e accreditato di un valore di mercato di 20mln: in questo caso sarebbe un +20 secco, e pur conscio di pensarla diversamente rispetto alla maggioranza degli utenti del Night di fronte ad un’offerta di livello seppur a malincuore lo lascerei partire, per la strutturale fragilità fisica che ha spesso e volentieri evidenziato (non credo, in sostanza, che il suo valore potrà crescere tanto di più).

Nella zona mediana del campo agisce il 22enne(?) ivoriano Frank Kessie, arrivato due anni fa con prestito oneroso biennale da 8mln e obbligo di riscatto a 24 mln da esercitare in questa sessione di mercato; considerato che in virtù degli ammortamenti il suo valore a bilancio è di circa 19mln, e che in virtù del suo modo di giocare può darsi davvero che qualche club di Premier sia disposto a pagare 33mln per il suo cartellino, questa plusvalenza da +14 me la metterei in saccoccia senza se e senza ma, anche perché il suo stile di gioco sembra fare a pugni con il centrocampo tecnico e di fraseggio che ha in mente Giampaolo.

Nei pressi della mediana gioca anche il 25enne turco Hakan Calhanoglu, arrivato dal Bayer Leverkusen un paio d’anni fa per un corrispettivo intorno ai 21 mln e che per le sue prestazioni contradditorie ha diviso come pochi le opinioni tra la tifoseria; visto che la differenza tra il suo valore a bilancio (13mln) e il suo valore di mercato (20 mln) è abbastanza modesta, forse proverei ad insistere su di lui ancora per un anno, dato che per la sua duttilità e il discreto tasso tecnico potrebbe ben adattarsi al gioco del nuovo allenatore (se non altro come valido rincalzo), ben conscio peraltro che i suoi problemi sono soprattutto di tipo caratteriale (e in questo senso, chi meglio di Giampaolo potrebbe essere in grado di toccare le corde giuste?).

Nel tridente offensivo si muove (quando ne ha voglia) il 25enne esterno destro spagnolo Jesús Joaquín Fernández Sáez de la Torre, per gli amici Suso, uno dei giocatori notoriamente più amati all’interno del Night; arrivato nel 2015 per una cifra irrisoria dal Liverpool per merito della buonanima del salsicciaro (e non di Maiorino come hanno cercato di farci credere per anni), il suo cartellino è totalmente ammortizzato a bilancio e la sua ipotetica cessione a 40mln produrrebbe una plusvalenza secca di pari valore. Per quanto io sia stato a lungo un suo buon estimatore e lo abbia spesso considerato, nella pochezza tecnica della squadra degli ultimi anni, più una risorsa che un problema, è indubitabile che per la grande discontinuità spesso mostrata all’interno della stagione e della singola partita, per un atteggiamento di fondo talvolta pigro ed indolente, e soprattutto per la sua scarsa duttilità tattica che lo vede rendere al meglio solo nel ruolo di esterno destro, una cessione a certi valori (difficile) sarebbe da accettare facendosene una ragione.

Nel settore d’attacco agisce infine (quando lo fanno entrare) il 21enne centravanti di riserva Patrick Cutrone, prodotto delle giovanili rossonere nelle quali ha segnato caterve di gol, e che nelle sue prime due stagioni da professionista ha totalizzato 90 presenze andando a referto ben 27 volte, spesso e volentieri da subentrante; la potenziale plusvalenza secca da 28mln indubbiamente ingolosisce, anche perché dal punto di vista tecnico sembra ancora una pietra da sgrezzare, io tuttavia prima di cederlo ci penserei a lungo, non fosse altro che per il senso di appartenenza che sembra trasmettere ogni volta che entra in campo.

Da questo elenco ho volutamente lasciato fuori giocatori dal buon potenziale ma reduci da gravi infortuni come Conti, Caldara e Bonaventura, o potenziali campioni appena acquisiti a caro prezzo come Paquetà o Piatek; considerato che in rosa abbiamo anche buoni professionisti come Reina e Musacchio, tutto sommato mi sembra di poter dire che la situazione non sia così tragica come alcuni vogliono farla apparire.

In un mondo perfetto in cui le valutazioni teoriche corrispondono esattamente ai prezzi effettivamente realizzati in sede di compravendita, io cederei quindi  senza indugio Rodriguez, Calabria, Kessie e Suso, portando a casa circa 80mln di plusvalenze più che sufficienti per mettere a posto il bilancio a questo giro.

Ma per nostra fortuna non sono io a fare il mercato, se ne occupano professionisti di spessore come Boban e Maldini, nei quali fino a prova contraria è del tutto lecito riporre piena fiducia.

La stessa che a mio avviso va accordata al nuovo allenatore Marco Giampaolo, che negli ultimi anni sembra essere cresciuto dal punto di vista emotivo e caratteriale, e che nelle recenti esperienze all’Empoli e alla Sampdoria ha spesso mostrato un calcio tecnico e propositivo, potenzialmente in grado di plasmare, valorizzare e far crescere molti giovani di talento.

Per la prima volta dopo tanti anni, abbiano nei posti di comando gente che di calcio ne capisce davvero, e che sembra voler costruire una squadra coerente con i principi di gioco dell’allenatore prescelto.

Non è poco, e credo che sia l’unica via percorribile per provare a risalire la corrente, il cammino sarà lungo, tutt’altro che facile e ci vorrà ancora molta pazienza, ma francamente strade alternative credibili non ne vedo.

 

Max

 

 

Il mio primo nitido ricordo del Milan risale all'8 aprile 1973, compleanno della buonanima di mio papà: sono sulle sue spalle a Marassi, e' il Milan allenato dal Paron e da Cesare Maldini, vinciamo 4-1 e lui mi indica la 10 di Gianni Rivera... Da allora tutta una vita accanto ai nostri colori, vivendo con la stessa passione gioie e delusioni, cadute e rinascite, disfatte e grandi trionfi, fino alla foto a fianco...ecco, il mio Milan è finito lì, dopo è iniziata l'era del Giannino....ma adesso, forse, si ricomincia.