Il diritto di critica e le vedove inconsolabili

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Rieccomi qua.

Devo confessarvi in tutta sincerità che ad un certo punto continuare a commentare a caldo prestazioni sempre più indecorose stava iniziando a diventare un qualcosa di superiore alle mie umane capacità di sopportazione.

Nei commenti tirava una gran brutta aria, con opposte fazioni pronte a scannarsi a colpi di “Fassone e Mirabelli andatevene!” da una parte e “Vedove di Galliani!” dall’altra.

Insomma, mi stavo incarognendo ogni giorno di più, e allora ho pensato che la cosa più saggia da fare fosse staccare per un po’, prendendomi il classico “periodo di riflessione” (lo avete mai chiesto alle vostre fidanzate?).

Poi magicamente è arrivato Santa Klaus sulla sua slitta e ha iniziato a distribuire a piene mani regali ai bambini che si erano comportati bene…e a noi? A noi niente, evidentemente non ce li eravamo meritati…Però, prima di ripartire, ha guardato con un ghigno le renne (molti buoni all’apparenza, in realtà sono bastardi dentro) e ha deciso di rendere faticoso anche il loro viaggio di ritorno, caricandosi sulla slitta un po’ dei nostri quintali di negatività e…puff! come d’incanto l’atmosfera si è fatta meno plumbea e ha iniziato a spirare una leggera brezza rossonera.

Archiviata questa simpatica cagata introduttiva con la quale volevo infiocchettare il mio ritorno tra voi vengo subito al punto in discussione, il diritto di critica e la vedovanza: non ho a mia disposizione delle slides renziane per rendere più accattivante l’esposizione ma cercherò di aiutarmi con degli esempi.

Primo esempio di vedovanza inconsolabile.

Prendiamo l’ultimo Milan targato Firenze. Basta scorrere le pagelle dei quotidiani, specializzati e non, per redigere una classifica sui migliori: Donnarumma, Suso e Montolivo. Bene. Tutti e tre appartengono al Milan del passato. Due di questi sono stati adottati dai cinesi mentre il terzo, Montolivo, l’ex capitano poi degradato dall’arrivo di Bonucci, su suggerimento –dicono fonti interne- dello staff tecnico venne messo da parte insieme con Abate, Zapata perché considerati tecnicamente non all’altezza dei nuovi traguardi scelti. La prova del campo ha invece dettato giudizi e considerazioni di tipo completamente opposto. Il primo a scoprirlo è stato Montella mentre Gattuso, libero da pre-giudizi, non ha avuto un solo dubbio per esempio nel preferire Montolivo a Biglia. Sempre il prato ha stabilito che la qualità del gruppo precedente, allestito in condizioni economiche diverse (mercato a saldo zero la disposizione dell’azionista passata all’ad Adriano Galliani), non era poi così deficitaria. A sorreggere la politica cosidetta di discontinuità, nei mesi estivi, contribuì anche l’orientamento del popolo milanista, convinto appunto che smantellando quella squadra e acquistandone una nuova di pacca, il Milan sarebbe risalito in classifica e avrebbe garantito loro mesi di grandi soddisfazione. Erano pronti già i caroselli in piazza. Non è andata così.

TROVA L’INTRUSO….

Ecco, vi dico la verità, non ho neanche voglia di mettermi a massacrare questa povera vedova, lo hanno già fatto egregiamente altri redattori nei giorni scorsi, le argomentazioni sono così risibili che a smontarle basta recitare una semplice filastrocca: Honda-Pachuca, Maty-Necaxa, Vangioni-Monterrey, Kucka e Sosa-Trabzonspor, calcio turco e messicano, mica pizza e fichi.

Trattandosi di una persona anziana destinata nel breve termine alla totale irrilevanza e che ha visto evaporare sotto i suoi occhi l’eco-sistema che l’aveva amorevolmente nutrito per oltre trent’anni, sarei quasi tentato di fargli una carezza sulla testa e passare subito oltre, se non fosse che quella che può sembrare a prima vista una semplice marchetta postuma nasconde in realtà intenti assai più subdoli.

Ma ve lo spiego più avanti, prima il secondo esempio di vedovanza inconsolabile.

Leonardo Bonucci è il nuovo capitano del nuovo Milan e se la nave rossonera è alla deriva è giusto sottolineare le responsabilità del comandante, in campo e nello spogliatoio, visto che con la fascia sul braccio ha il diritto, e il dovere, di farsi sentire più degli altri compagni. Sorvoliamo sulla cifra folle per cui stato pagato, 42 milioni di euro record dell’ultimo mercato estivo, più di quanto la sua vecchia Juventus aveva sborsato per Dybala, perché non è stato Bonucci a fissare il prezzo del proprio cartellino. E sorvoliamo anche sul suo ingaggio, perché non ha certo minacciato Fassone con il mitra per avere 6 milioni all’anno. Questi sono nodi che verranno, o forse sono già venuti, al pettine di chi deve fare i conti in Italia e soprattutto poi deve presentarli all’Uefa, con tutte le conseguenze che già sappiamo.

Eh già, Bonucci è stato pagato una cifra folle (28mln + quella pippa di Giaciglio), Van Dijk invece il Liverpool l’ha preso gratis…e soprattutto al pettine dell’Uefa verranno i nodi dell’ultima campagna acquisti, non della gestione scellerata degli anni precedenti, che ha pesantemente depauperato la rosa dal punto di vista tecnico e zavorrato i bilanci con sprechi inauditi frutto di accordi inconfessabili.

E’ sufficientemente chiaro il concetto di vedovanza inconsolabile o devo andare avanti?

Sapete qual è uno degli effetti più perversi che scaturisce da questi squallidi personaggi?

Quello di radicalizzare lo scontro, generando una reazione uguale e contraria che induce a prendere le difese dell’attuale dirigenza a prescindere, anche in persone come il sottoscritto notoriamente poco inclini all’indulgenza sul loro operato degli ultimi mesi: sono talmente provocatorie le accuse che spesso vengono mosse a Fassone e Mirabelli che si è quasi istintivamente portati a trovare una via di uscita anche per i loro errori più evidenti, un esempio? Sono stati investiti 63 milioni su Kalinic e Silva per ritrovarci a far giocare Cutrone centravanti (e meno male che c’è)…eh sì, però ne abbiamo incassato 32 dalla cessione di 2 pippe invereconde come Niang e Lapadula – ineccepibile, ma resta il fatto che non abbiamo un centravanti da 20 gol.

E’ solo un esempio banale, ma vorrei servisse a far comprendere che un sostegno fideistico e aprioristico non serve a nessuno, non è stimolante né per chi lo fornisce né per chi lo riceve, è un do ut des racchiuso in una fazione che si autoalimenta ma che è destinata a crescere poco, ed è soprattutto cosa diametralmente opposta al senso critico irriverente che ha sempre contraddistinto questo blog.

La buona fede e le buone intenzioni della dirigenza, per quanto molto apprezzabili dal punto di vista etico, saranno purtroppo assai poco rilevanti ai fini della valutazione del risultato finale (del resto, un antico proverbio inglese del ‘600 reso celebre in seguito da Marx recita “the road to hell is paved with good intentions”)

Perché parliamoci chiaro, se è vero che per prendere dei campioni affermati il mercato ti chiede dagli 80 milioni in su e non i 20-25 medi che sono stati spesi negli acquisti estivi, è altrettanto vero che al momento ci ritroviamo intruppati in mezzo a squadre che sono state costruite con budget infinitesimi rispetto al nostro: se la situazione è questa, è del tutto evidente che sono stati commessi diversi errori, e non sto qui a ripeterli perché l’ho già fatto diverse volte in passato e non è questo l’argomento centrale di questa mia riflessione.

Speriamo siano errori di noviziato, cerchiamo di digerire il concetto che questo debba configurarsi come un anno di transizione (sarebbe stato più facile senza i proclami estivi e gli obiettivi incautamente sbandierati), auguriamoci che questa transizione venga condotta in maniera dignitosa da qui a maggio inseguendo con convinzione gli obiettivi ancora raggiungibili (ce ne sono, a ben vedere), confidiamo comunque nell’esistenza di un piano alternativo che consenta di dare una continuità credibile al progetto anche senza gli incassi della Champions e guardiamo avanti.

Manteniamo però la capacità di analizzare le situazioni in maniera critica, argomentando sempre il nostro pensiero senza ritenerci depositari di alcuna verità assoluta, conosco utenti storici che ultimamente non scrivono quasi più per il clima di contrapposizione che si era venuto a creare nei commenti all’interno del blog e questo non deve più accadere: ognuno si senta libero di esprimere il proprio parere, qualunque esso sia, e lo faccia come meglio crede, ma nei limiti dell’educazione e senza irridere chi non la pensa come lui.

In conclusione, vorrei esprimere una convinzione che a molti di voi non piacerà ma come ben sapete sono abituato a dire quello che penso e quindi vi tocca sorbirvela ugualmente, liberi semmai di confutarla nei commenti: credo sia giunto il momento di smetterla di fare distinzione tra giocatori vecchi e giocatori nuovi, l’articolo 1 della nostra Carta Costituente dovrebbe sancire che il Milan è uno, unico e indivisibile.

Se ben ci pensate, e qui riprendo un concetto che avevo lasciato in sospeso sopra, uno degli scopi più subdoli che perseguono le vedove nostalgiche è proprio quello di alimentare queste divisioni e creare delle  fazioni contrapposte, credo sia un tranello nel quale non dobbiamo cadere.

Ora, io stesso faccio fatica ad accettare la permanenza di Abate e Montolivo nel nuovo corso, non tanto perché siano tecnicamente scarsi (e lo sono), ma in quanto pesantemente ed irrimediabilmente coinvolti nelle dinamiche malate della gestione precedente, dalle vicende carbonare in poi: essendo praticamente invendibili per età ed ingaggio, credo che andrebbero rescissi e stop.

Per il resto, il giudizio lapidario sull’ultimo disastroso quinquennio della gestione precedente non mi impedisce di riconoscere che comunque qualche lascito positivo da preservare sia rimasto, giocatori frutto di un buon lavoro svolto a livello giovanile (Donnarumma, Calabria, Locatelli, Cutrone) o di scelte di mercato più o meno mirate (Suso, Bonaventura, Romagnoli).

Sento spesso parlare di tabula rasa, pozzi da sanificare, napalm e via discorrendo, opinioni che arrivo a comprendere ma non a condividere, l’antipatia e il rancore di retaggio gianninesco rischiano di farci buttare via il bambino con l’acqua sporca e purtroppo non ce lo possiamo permettere.

Che ci piaccia o no fino a giugno il Milan è questo, Gattuso l’ha capito e sta faticosamente cercando di amalgamare vecchi e nuovi per provare a forgiare un vero spirito di squadra, che è il vero elemento decisivo che ti consente di superare le difficoltà che inevitabilmente insorgono nel corso delle partite, più di qualsiasi schema: cerchiamo di fare squadra anche noi, o finiremo per fare il gioco di chi non ci vuole bene.

 

Max

 

Il mio primo nitido ricordo del Milan risale all'8 aprile 1973, compleanno della buonanima di mio papà: sono sulle sue spalle a Marassi, e' il Milan allenato dal Paron e da Cesare Maldini, vinciamo 4-1 e lui mi indica la 10 di Gianni Rivera... Da allora tutta una vita accanto ai nostri colori, vivendo con la stessa passione gioie e delusioni, cadute e rinascite, disfatte e grandi trionfi, fino alla foto a fianco...ecco, il mio Milan è finito lì, dopo è iniziata l'era del Giannino....ma adesso, forse, si ricomincia.