E Anno Zero sia

9492

Mentre scrivo questo pezzo subito dopo aver visto la finale di Champions non so ancora se Paolo Maldini accetterà l’incarico di Responsabile dell’Area Tecnica propostogli da Gazidis, ma francamente il fatto che lo faccia o meno non sposterebbe granché il senso del ragionamento che voglio condividere con voi.

Vengo subito al punto: per quanto possa essere dura da accettare, sono tristemente ma razionalmente giunto alla conclusione che la linea prospettata da Elliott sia l’unica strada percorribile per il Milan allo stato attuale.

E’ ora di fare un salutare bagno di umiltà, il tempo degli slogan e della propaganda fine a se stessa è definitivamente morto e sepolto, ed è anzi già un miracolo che il Milan sia sopravvissuto ai disastri consumati sulle sue spoglie negli ultimi 10 anni.

Non sono necessari tanti discorsi, basta una semplice occhiata alla tabella delle entrate delle principali squadre europee per cogliere il punto, una decina d’anni fa con un fatturato annuo intorno ai 200 milioni il Milan si collocava tra le prime 5 squadre d’Europa ed era la prima società in Italia per distacco, ma mentre noi siamo rimasti immobili gli altri hanno iniziato a correre, arrivando a raddoppiare (in alcuni casi triplicare) il proprio giro d’affari, scavando tra noi e loro un solco che diventa anno dopo anno sempre più profondo.

Mentre negli ultimi due lustri i nostri competitors si dotavano in molti casi di stadi di proprietà e modernizzavano le proprie strutture manageriali per sfruttare a fondo la leva dei ricavi commerciali, la vecchia (?) proprietà di Arcore in tutt’altre faccende affaccendata dilapidava in maniera scellerata una posizione dominante costruita nei vent’anni precedenti, lasciando la gestione societaria nelle mani di un vecchio dirigente incapace di stare al passo coi tempi, se non nella scelta dei ristoranti in cui gozzovigliare coi suoi amichetti procuratori.

Berlusconi avrebbe dovuto cedere il Milan dieci anni fa, o quanto meno avere il coraggio di parlare chiaro e impostare un progetto diverso, basato su uno scouting serio ed organizzato e dotando la struttura societaria di risorse giovani e dinamiche: sono certo che la tifoseria rossonera avrebbe saputo comprendere ed accettare il discorso, se non altro per un senso di gratitudine e di riconoscenza.

Invece no.

Invece si è scelta la via della propaganda tesa a mistificare la realtà, la scorciatoia dei campioni a fine corsa a parametro zero con ingaggi pesantissimi o ancor peggio il vicolo cieco dei feretri zero con commissioni milionarie a procuratori voraci: in altre parole, zero lungimiranza, zero programmazione, zero investimenti oculati e buchi clamorosi di bilancio praticamente ogni anno, con la tifoseria dedita più che altro ad accanirsi sul malcapitato allenatore di turno.

L’onda lunga di questa politica sciagurata arriva fino ai giorni nostri, buttate un occhio sulla tabella che riassume il monte ingaggi della serie A nella stagione appena conclusa e vi renderete conto di come la strada attuale non sia più percorribile: non si può avere da anni il secondo monte ingaggi della massima serie per finire dal quinto al decimo posto, e soprattutto non si può condurre una sana gestione aziendale spendendo in ingaggi il 70% del proprio fatturato, a meno di non essere disposti a correre il rischio di portare i libri in tribunale.

Quindi ora tocca Elliott.

Dovrà fare il lavoro sporco che Berlusconi non ha saputo, potuto o voluto fare, scegliete voi: tagliare i rami secchi, eliminare gli sprechi, rimettere i conti in ordine.

Via ogni illusione una volta per tutte, almeno nel breve termine.

E’ durissimo ammetterlo, soprattutto subito dopo aver visto il Liverpool alzare al cielo la sesta Coppa, la stessa squadra con cui battagliavamo poco più di dieci anni fa per gli stessi traguardi, ma la nostra realtà attuale è tutt’altra.

Frasi come “noi siamo il Milan” o “quel giocatore non è da Milan” non significano più una beata minchia, al momento siamo solo una nobile decaduta con le pezze al culo che sta pasteggiando da anni a pane e cipolle ma con le posate d’argento, in nome dei bei tempi che furono.

Basta slogan del cazzo, basta Milan ai milanisti, basta cazzate, basta tutto: tabula rasa e diserbante, reset logico e reset fisico, ripartire da zero o giù di lì.

Umiltà, dedizione, senso di appartenenza, sacrificio, merito e capacità, queste devono diventare le parole d’ordine, altro che ragazzini di vent’anni con ingaggi stratosferici o mezzi giocatori che chiedono aumenti di stipendio giocando decentemente due mesi all’anno.

Io non so se Elliott resterà 6 mesi o 6 anni, in tutta questa storia ci sono tali e tanti lati oscuri e interrogativi irrisolti che fare previsioni attendibili è compito impossibile, ricordiamoci le modalità quanto meno anomale con le quali il Fondo ha preso possesso della Società: le ripetute caparre cinesi (?) da 100 milioni a botta sulla cui provenienza indaga la Magistratura (ma non ne verrà mai a capo, dormite sereni), il never ending closing finalmente risolto con le azioni del Milan messe a garanzia di Elliott (in quel momento grande alleato di Fininvest contro Vivendi nella guerra dei media), il pegno escusso senza colpo ferire con zio Yongo dissolto nel nulla.

Parliamoci chiaro, il Milan è stato preso in conto vendita, come una qualunque azienda decotta sull’orlo del fallimento (grazie Berlusconi, grazie Galliani) e adesso subisce la stessa triste sorte di una qualunque azienda nelle stesse condizioni: controllo ferreo dei costi, taglio di qualunque spreco, tentativi di ristrutturazione del business per renderla nuovamente profittevole ed appetibile per un nuovo acquirente.

E attenzione perché se la cura non sortisce effetti c’è sempre il piano B, vendita dei singoli assets di pregio (i giocatori) per rientrare degli investimenti effettuati fino a ridurre il tutto ad una scatola vuota, saluti e baci.

Ma c’è un particolare che mi fa pensare che non finirà così e mi induce a tenere accesa la fiammella della speranza, e non è un particolare da poco: si chiama popolo rossonero, i circa 55mila paganti medi a partita nella stagione appena conclusa mantengono il Milan tra i top club europei per presenze allo stadio.

Qualcuno potrà obiettare che sugli stessi livelli si è attestato lo Stoccarda appena retrocesso in Bundesliga, ma ciò non cambierebbe la sostanza del discorso, il tifoso milanista ha già dato ripetute dimostrazioni della propria fede incrollabile riempiendo San Siro anche nella serie cadetta.

Quindi animo, teniamoci per mano in questa interminabile traversata nel deserto e diamo inizio all’ennesimo anno zero, sperando prima o poi di ricominciare a contare.

 

Max

 

 

Il mio primo nitido ricordo del Milan risale all'8 aprile 1973, compleanno della buonanima di mio papà: sono sulle sue spalle a Marassi, e' il Milan allenato dal Paron e da Cesare Maldini, vinciamo 4-1 e lui mi indica la 10 di Gianni Rivera... Da allora tutta una vita accanto ai nostri colori, vivendo con la stessa passione gioie e delusioni, cadute e rinascite, disfatte e grandi trionfi, fino alla foto a fianco...ecco, il mio Milan è finito lì, dopo è iniziata l'era del Giannino....ma adesso, forse, si ricomincia.