Dallo stallo alle stelle?

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Definizione di stallo dal vocabolario Treccani: condizione di attesa e d’inazione forzata, soprattutto per non avere vie d’uscita o soluzioni alternative e risolutive, “essere in una situazione di stallo”.

Sembra essere questa, al momento in cui scrivo, la rappresentazione più verosimile di quest’estate rossonera, nulla a che vedere con i fuochi (fatui) d’artificio cinesi e le scoppiettanti “cose formali” di due anni orsono, ma nemmeno con le montagne russe, le carte bollate e i ribaltoni societari dell’estate scorsa.

Quest’anno il tifoso rossonero vive avvolto in un limbo indefinito, una calma piatta in cui accade poco o nulla, e quel poco che accade sembra suscitare ben poco interesse.

E’ vero, una proprietà adesso esiste, ma viene vissuta come lontana ed impalpabile, e comunque percepita come transitoria, di puro passaggio.

Esiste anche uno staff dirigenziale di persone competenti, ma persino due icone rossonere come Boban e Maldini suscitano sentimenti contrastanti, da un lato il partito del “mi fido di loro, a prescindere”, dall’altro quello degli scettici che osservano distaccati perché “stringi stringi, finora non è arrivato nessuno, abbiamo preso soltanto uno scarto del Real Madrid e saccheggiato una squadra retrocessa”.

Non parliamo poi dell’allenatore, quel Giampaolo incensato da gran parte degli addetti ai lavori ma percepito dalla maggioranza dei tifosi rossoneri come un mezzo ripiego, una sorta di vaso di coccio destinato ad andare in frantumi alle prime pressioni della grande piazza.

Beh, che vi devo dire, sarà che per indole sono uno di quelli che tende sempre a vedere il bicchiere mezzo pieno, ma in tutta sincerità io tutto questo pessimismo dilagante non riesco proprio a condividerlo.

A cominciare proprio dall’allenatore, per il quale ho già speso il mio endorsement fin dalla prima ora, considero Giampaolo persona seria, onesta e competente, confido che si sia formato gli anticorpi adatti dopo anni di dura gavetta, che abbia in sé quella forza particolare che hanno coloro che riescono a risorgere dalle proprie ceneri, che sia conscio di giocarsi l’occasione della vita e sappia farlo con la giusta consapevolezza.

Poi è chiaro che molto dipenderà dai giocatori che gli saranno messi a disposizione, ma se davvero il coach è stato scelto con convinzione dal tandem Boban-Maldini non ho motivo di dubitare che si farà tutto il possibile per costruire una squadra intelligente e ritagliata secondo le esigenze espresse dall’allenatore: rispetto ai comportamenti scriteriati degli anni passati, sarebbe già un cambiamento epocale.

Anche sui giocatori già acquistati mi sento di spargere un po’ di sano e moderato ottimismo: Hernandez sembra un prospetto di laterale sinistro molto interessante (mi verrebbe da dire che in certe movenze ricordi un po’ il primo Bale, ma mi taccio subito), Krunic una mezzala moderna capace di unire qualità e quantità, Bennacer un giovane regista dai margini di crescita importanti sul quale l’allenatore potrebbe lavorare con molto profitto.

E’ del tutto evidente come ciò non sia sufficiente per rendere la squadra competitiva ai massimi livelli, ma in fin dei conti c’è ancora un mese e mezzo di mercato aperto, e se finalmente qualcosa comincerà a muoversi anche in uscita non è da escludere che possa arrivare qualche buon giocatore funzionale alla crescita della squadra.

Mentre infatti dall’altra parte dei Navigli iniziano a manifestarsi segni di nervosismo e di insofferenza per un mercato che stenta a decollare, Giampaolo sembra affrontare la cosa con molta serenità : “Ho grande fiducia nel lavoro dei miei dirigenti. Hanno qualità e competenza, sanno di cosa abbiamo bisogno e sono fiducioso. Il tempo sarà determinante e siamo tutti legati agli aspetti temporali, sia io che i miei colleghi. Ma questo lo so e ne sono consapevole. La situazione ottimale è quella di lavorare con un gruppo formato già dall’inizio, ma non è così nè per me nè per gli altri, e di questo non mi lamento. Qualsiasi tipo di discussione inerente a questo problema sarà affrontato all’interno del club”.

Aziendalismo servile o semplice buon senso?

Questione di punti di vista, ma Giampaolo sembra voler marcare con tutta evidenza la differenza rispetto al suo dirimpettaio sulla panchina nerazzurra, e lo ha fatto fin dal primo giorno: “testa alta e giocare a calcio” contrapposto al testa bassa e pedalare, piena fiducia nel lavoro dei propri dirigenti rispetto all’insofferenza per il ritardo negli acquisti, tentativo di coinvolgere nel progetto tutti gli elementi a disposizione contrapposto alla compilazione di liste di proscrizione (Icardi, Nainggolan, forse anche Perisic), indicative in tal senso le parole spese su Suso trequartista “Mi ha dato grande disponibilità per lavorare in quel ruolo. Lo ha fatto anche molto bene. È un giocatore forte che ha visione di gioco, che salta l’uomo e guarda in avanti. Sono contento di lui. Suso è un giocatore forte che può fare la differenza. Gli sviluppi di mercato e le situazioni che vanno al di sopra di me, non mi competono. Dovete parlarne con Maldini, Boban e Massara. Io oggi alleno 22 giocatori e cerco di tirare fuori il meglio da loro”.

A prescindere da quello che verrà fatto nelle prossime settimane di mercato, in tutta franchezza non credo che nella prossima stagione il Milan sia in grado di competere per uno dei primi due posti, la distanza da Juve e Napoli è ancora molto ampia e difficilmente colmabile in tempi brevi; ma dal terzo posto in giù, credo che la nostra squadra possa giocarsela con tutti con tranquillità, e sono anzi ragionevolmente certo che dopo molti anni rivedremo finalmente il Milan giocare a calcio “Io ho ben presente la visione. Per raggiungere quel tipo di obiettivo occorre tempo e lavoro, fidelizzazione, entusiasmo. Ho bisogno di lavorare con questi ragazzi nel tempo ma sono sicuro di potercela fare, di poter dare un marchio, un’identità forte alla squadra, che sia riconoscibile, così come ho detto in conferenza stampa e così come deve essere un grande club come il Milan”.

E chissà che alla fine non si riesca a riveder le stelle.

 

Max

 

 

Il mio primo nitido ricordo del Milan risale all'8 aprile 1973, compleanno della buonanima di mio papà: sono sulle sue spalle a Marassi, e' il Milan allenato dal Paron e da Cesare Maldini, vinciamo 4-1 e lui mi indica la 10 di Gianni Rivera... Da allora tutta una vita accanto ai nostri colori, vivendo con la stessa passione gioie e delusioni, cadute e rinascite, disfatte e grandi trionfi, fino alla foto a fianco...ecco, il mio Milan è finito lì, dopo è iniziata l'era del Giannino....ma adesso, forse, si ricomincia.