Come si esce dal loop?

5043

In un film di qualche anno fa, “A thousand words”, Eddie Murphy interpreta un agente letterario senza scrupoli (Jack McCall) che grazie alla sua loquacità e ad una innata capacità professionale di mentire raggiunge fama, successo e ricchezza conditi da numerose avventure extraconiugali; la sua vita cambia però all’improvviso quando dopo l’incontro con un guru spirituale compare nel giardino della sua villa un grande albero con mille foglie che ha una singolare caratteristica, ogni volta che Jack pronuncia una parola cade una foglia, e quando tutte le foglie saranno cadute anche la sua vita avrà termine. La seconda parte del film si dipana descrivendo i tormenti interiori del protagonista che rimane muto alla disperata ricerca di una via di uscita per salvare la pelle, fino all’happy ending finale in cui capisce il vero motivo per cui l’albero è comparso nella sua vita, ritrovare la parte migliore di sé stesso.

Il film in sé non si può propriamente definire un capolavoro, anzi ha ricevuto ben tre nominations ai Razzie Awards, una sorta di Oscar al contrario che si celebra ogni anno a Los Angeles il giorno prima della consegna delle statuette (dall’espressione “to razz”, sbertucciare, prendere in giro, l’equivalente del nostro Premio Ricardo Oliveira per intenderci), ma mi piace immaginare il buon Yonghong Li nei panni di Jack McCall, alle prese con l’albero delle mille foglie spuntatogli improvvisamente in giardino subito dopo il discorso della credenza: da allora non ha più proferito verbo, si è chiuso in un silenzio ermetico ed impenetrabile, non abbiamo più udito nemmeno una singola parola, e sì che di cose da dire e da spiegare ce ne sarebbero molte, ma sai com’è, quando il gioco si fa duro i duri iniziano a tacere…e del resto il titolo con il quale il film è uscito nelle sale italiane è indicativo al proposito, “Una bugia di troppo”.

Nel silenzio assordante della proprietà l’onere di prendere la parola è toccato alla dirigenza, con l’ineffabile Marco Fassone ad indossare le vesti di un Mel Gibson impegnato a costruire una linea difensiva all’insegna della “Conspiracy Theory”, quell’Ipotesi di Complotto che vede la UEFA nei panni della CIA intenta ad ordire le trame più bieche ed inconfessabili per stroncare sul nascere la riscossa del Milan cinese: come ho già avuto modo di dire in altre circostanze, faccio fatica a calarmi in questa crociata a difesa del fortino, le nostre ragioni andavano difese quando era il momento di farlo nelle sedi opportune e con fatti concreti (dicesi rifinanziamento), lamentarsi adesso per presunti torti subiti a fronte di una legittima richiesta di trasparenza assume le tristi sembianze di un ululato alla luna.

Ma il film che forse descrive meglio lo stato d’animo del tifoso milanista da qualche anno a questa parte è Groundhog Day, o Giorno della Marmotta che dir si voglia, uscito quasi in sordina nel 1993 ma diventato nel corso degli anni una sorta di cult movie: per i pochi che non l’avessero visto, Bill Murray interpreta un antipatico meteorologo televisivo costretto a recarsi in una piccola cittadina della Pennsylvania per svolgere un reportage sulla tradizionale ricorrenza del Giorno della Marmotta, che rimane intrappolato in una sorta di loop temporale che lo porta a ripetere all’infinito gli avvenimenti della stessa giornata, un circolo vizioso che lo induce alla depressione e a tentare più volte il suicidio, per poi risvegliarsi comunque il mattino dopo con la radio che trasmette sempre lo stesso brano musicale, nel Giorno della Marmotta.  Anche in questo caso troviamo il lieto fine, quando il protagonista riesce finalmente ad indirizzare le sue giornate nel tentativo di aiutare il prossimo, riuscendo infine ad uscire dall’incantesimo e a trovare il vero amore.

Questo ripetersi infinito della stessa litania di eventi accompagna da anni il tifoso rossonero, closing si – closing no – closing forse, bonifico in partenza -bonifico in transito – bonifico in arrivo, filtra ottimismo – filtra pessimismo, socio di minoranza si – socio di minoranza no… uno stillicidio ripetuto e continuato che rischia di portare alla depressione anche le menti più elastiche.

E dire che un loop temporale il Milan l’ha già vissuto tra il 2004 e il 2007, insieme al Liverpool e al Boca Juniors… allora ci fu l’happy ending, ma gli interpreti erano diversi.

 

Max

 

P.S: il 23 giugno vogliamo celebrare con voi il 10° anniversario di Milan Night. Clicca qui per sapere come partecipare 
Aspettiamo le vostre mail numerose non mancate, sarà un bellissimo modo per conoscerci e divertirci!

 

Il mio primo nitido ricordo del Milan risale all'8 aprile 1973, compleanno della buonanima di mio papà: sono sulle sue spalle a Marassi, e' il Milan allenato dal Paron e da Cesare Maldini, vinciamo 4-1 e lui mi indica la 10 di Gianni Rivera... Da allora tutta una vita accanto ai nostri colori, vivendo con la stessa passione gioie e delusioni, cadute e rinascite, disfatte e grandi trionfi, fino alla foto a fianco...ecco, il mio Milan è finito lì, dopo è iniziata l'era del Giannino....ma adesso, forse, si ricomincia.