Calma e gesso

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izio con una doverosa premessa, che è allo stesso tempo anche una promessa: questo è il mio ultimo post focalizzato su aspetti extra-campo, dalla prossima volta si parla esclusivamente di calcio.

E’ pero impossibile glissare sugli avvenimenti di questi ultimi giorni, perché di fatto hanno letteralmente scoperchiato la nostra storia recente: prima SuperSinger ha ribaltato il verdetto Uefa al Tas di Losanna facendoci riammettere in Europe League, poi il CDA dei lunghi coltelli di sabato ha spazzato via come uno tsunami l’apparato cino-piemontese in carica insediando al vertice della nostra Società Paolo Scaroni, a brevissimo verrà probabilmente congedato anche Mirabelli con l’arrivo di Leonardo come Direttore Tecnico e infine, ciliegina sulla torta, l’ex capitano è stato escluso dalla tournée americana per “scelta tecnica”.

Ognuno di questi avvenimenti meriterebbe un post a sé, visto l’impatto e le discussioni che sta generando all’interno della tifoseria, ma visto che è accaduto tutto in un lampo e siamo finiti in una sorta di gigantesco frullatore mediatico, provo a darvi un flash su quello che penso, conscio che per gli approfondimenti del caso ci sarà tempo in settimana.

Partiamo dalla sentenza di riammissione di venerdì al Tas, che ha dato spunto a qualche genio “complottista” del web di sparare a zero sull’Uefa e sulla sua sentenza “politica” precedente: fermo restando che come ha sancito anche il Tas la punizione inflitta appariva “sproporzionata” anche in rapporto a casi analoghi, in realtà io non finirò mai di ringraziare l’Uefa per aver stanato la proprietà cinese, ponendo fine ad un teatrino che diversamente si sarebbe trascinato stancamente avanti fino ad ottobre.

E’ fuori discussione che le violazioni del Fair Play Finanziario si riferissero al triennio 2014/2017, e che casi simili fossero stati trattati in passato con dei Settlement Agreement, il punto è che la Uefa con la proprietà cinese di “agreement” non ha proprio voluto farne, stante i business plan farlocchi che le erano stati presentati a più riprese e le mancate risposte sul rifinanziamento del debito, vero punto cruciale della vicenda.

Il passaggio fondamentale nel comunicato del Tas è infatti il seguente: “Il Collegio ha ritenuto che alcuni elementi rilevanti non fossero stati adeguatamente considerati dall’Adjudicatory Chamber, o che gli stessi non potessero essere adeguatamente considerati al momento dell’emanazione della decisione appellata (il 19 giugno 2018), tra cui, in particolare, l’attuale situazione finanziaria del club, significativamente migliorata in seguito al recente cambio di proprietà dello stesso.”

Altro che complotto Uefa, la sentenza è stata ribaltata semplicemente perché nel frattempo si è verificato il cambio di proprietà, e quello che in precedenza era un colossale debito nei confronti di terzi (Elliott) è diventato di fatto un debito del Milan verso il suo nuovo azionista di riferimento (Elliott stesso).

 

In tutti i casi la sentenza del Tas va accolta come un punto di svolta, la prima vera inversione di tendenza in una discesa che sembrava senza fine, con la gestione cinese per andare ancora più a fondo si sarebbe dovuto cominciare a scavare.  Certo i molti misteri che hanno circondato la cessione del Milan negli ultimi 2 anni resteranno probabilmente in gran parte irrisolti, l’altro giorno un amico ben introdotto nel settore finanziario mi ha confidato in camera caritatis  “Silvio è un autentico genio, in poco più di un anno ha pensionato Galliani a spese dei contribuenti, fatto rientrare 500mln con una voluntary disclosure personalizzata senza pagare un euro di tasse ed infine affittato il Milan in attesa di futura rivendita ad un fondo alleato con lui nella guerra dei media contro Vivendi, piazzando un suo fedelissimo come Scaroni alla presidenza…un genio ripeto, ed ora farà fare in via indiretta ad Elliott ciò che non ha saputo o voluto fare Galliani in via diretta, cioè gestire il Milan come un’azienda autonoma in grado di camminare con le proprie gambe, mettendo in ordine i conti per trovare un compratore”.

Posto che ogni opinione va rispettata in quanto tale, questa visione sembra sconfinare nella fantascienza finanziaria più spinta, e francamente tendo a prenderne le distanze per non rimanere immerso a mia volta in un filone complottista… anche se qualche elemento a sostegno sembra sussistere.

Soprattutto per il comportamento inspiegabile di Yonghong Lì, che prima ha subìto per mesi le peggiori accuse senza proferire parola (discorso della credenza a parte), poi ha trattato la vendita del Milan in zona Cesarini con improbabili compratori dell’ultima ora, infine si è fatto sfilare di mano la società senza colpo ferire sparendo nel nulla per giorni e giorni… salvo ricomparire all’improvviso venerdì sera con un’accorata letterina strappalacrime, guarda caso nel giorno in cui la Procura di Milano apre un’inchiesta su di lui per falso in bilancio.

Eh sì, perché un imprenditore che si fa soffiare un investimento di 740 milioni per un covenant non rispettato da 32 oggettivamente qualche sospetto lo desta, non c’è da stupirsi che qualche Procura abbia il desiderio di vederci chiaro, partendo magari dalla tracciabilità di certe caparre offshore… se non fosse che c’è di mezzo il Milan mi verrebbe da dire che potremmo vederne delle belle, in tutta franchezza speriamo bene e cerchiamo di guardare avanti.

Adesso siamo di Elliott, per quanto tempo non è dato saperlo, il CDA appena insediato dovrebbe teoricamente rimanere in carica per i prossimi 3 anni, ma business is business e quindi quello che succederà nei prossimi mesi lo scopriremo solo vivendo.

Una cosa però mi sento di dirla, salvo che SuperSinger non decida di comprarsi il Milan dal fondo per tenerlo come suo giocattolino personale (ipotesi bizzarra, ma nella vita mai dire mai), Elliott applicherà al Milan le stesse logiche che un qualunque Hedge Fund che si rispetti applica agli assets nei quali decide di investire: rigore gestionale, managerialità diffusa, ordine nei conti, valorizzazione delle competenze al fine di creare valore per uscire dall’investimento con un buon guadagno.

In altre parole, nessun Fondo decide di investire nel calcio per far sognare i tifosi o cercare consenso, la sua mission è quella di valorizzare i propri investimenti per fornire ai suoi finanziatori un utile soddisfacente, punto e stop.

Cerchiamo quindi di non ricadere negli errori del passato recente lasciandoci prendere da facili entusiasmi, sforziamoci di mantenere un profilo basso e uno spirito critico sempre all’erta, considerate le gestioni fallimentari di questi ultimi anni già così c’è da leccarsi i baffi.

Dalla prossima volta si parla solo di calcio, una promessa è una promessa.

 

Max

 

Il mio primo nitido ricordo del Milan risale all'8 aprile 1973, compleanno della buonanima di mio papà: sono sulle sue spalle a Marassi, e' il Milan allenato dal Paron e da Cesare Maldini, vinciamo 4-1 e lui mi indica la 10 di Gianni Rivera... Da allora tutta una vita accanto ai nostri colori, vivendo con la stessa passione gioie e delusioni, cadute e rinascite, disfatte e grandi trionfi, fino alla foto a fianco...ecco, il mio Milan è finito lì, dopo è iniziata l'era del Giannino....ma adesso, forse, si ricomincia.