Una serata da ricordare

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Un peccato… siamo al dodicesimo round quando il colpo d’incontro manda il pugile al tappeto pareggiando il knockdown che lo sfidante aveva piazzato all’ottava. Nemmeno il tempo di rialzarsi prima dei dieci secondi regolamentari che il pugile alza la guardia ma non serve. Il gong suona decretando la fine della ripresa e  del match. I giudici guardano i tabellini e, nulla da fare, finisce in perfetta parità.  I due se le sono date di santa ragione in un incontro non molto bello stilisticamente ma intenso, scambiandosi molti colpi di cui parecchi ben piazzati che hanno lasciato il segno. Lo sfidante partiva sfavorito. Per il ranking, nel quale l’avversario era leggermente in vantaggio, e per il fatto che andava a sfidarlo nell’arena di casa dove avrebbe avuto contro la stragrande maggioranza del pubblico. Agli addetti ai lavori non era sfuggito che lo sfidante era reduce da incontri durissimi che lo avevano lasciato con parecchi segni, lividi, botte, tagli, cicatrici e con i muscoli ancora irrigiditi. I book maker non avevano dubbi, lo sfidante non aveva speranza e con ogni probabilità sarebbe andato al tappeto prima della fine e le quote… lasciamo stare. Molti dei suoi stessi supporter non ci avrebbero scommesso un nichelino eppure …

Eppure succede che dopo le prime due riprese, nelle quali l’avversario lo aggredisce e lo mette un paio di volte all’angolo, lo sfidante si riprende e, lasciata sfogare l’irruenza iniziale, gli prende le misure. E’ una boxe accorta e prudente con la guardia sempre ben alzata che lascia poco spazio. Dove la guardia non è sufficiente il pugile sfodera diverse parate dai riflessi felini che lo salvano in extremis. L’avversario prova a girargli intorno, ad irretirlo, a colpirlo qua e la dove non fa male pur di farlo scoprire, gioca sporco colpendo quando può sotto la cintura, si aggrappa in clinch, protesta con l’arbitro ad ogni contromossa, ma lo sfidante sembra in palla e, nonostante gli acciacchi e la stanchezza residua, gli concede poco o nulla. Anzi, più passa il tempo, più lo sfidante si fa minaccioso. Piazza meno colpi ma più precisi ed arrivano in punti sensibili dove possono far male. Il match sembra andare verso il pari fino a quel colpo d’incontro. Forse un pochino fortunoso, forse il pari sarebbe stato più giusto ma, tant’è,  l’avversario va al tappeto e lo sfidante, contro ogni pronostico, è in vantaggio. All’avversario per pareggiare servirebbe un knock down, quello che fino ad ora segna la differenza tra i due sui cartellini degli arbitri. Quando ormai sembra tutto deciso su una dei pochi passaggi a vuoto arriva un montante. Stavolta al tappeto ci va lo sfidante ma si riprende quel tanto che serve a far passare gli ultimi secondi e strappare quel pari sul quale nessuno avrebbe scommesso tranne lui stesso e, forse, il suo allenatore e qualche sparuto ottimista tra i suoi fedelissimi tifosi. Per quel pugile, il suo entourage ed i suoi tifosi una serata da ricordare nonostante il rammarico di averla avuta in pugno fino a pochi secondi dalla fine. Un’incontro al termine del quale, quando i pugili si abbracciano mostrando il rispetto reciproco dopo essersene date come se non ci fosse un domani, me li immagino… “Non ci sarà nessuna rivincita” sussurra uno nell’orecchio dell’altro, “e chi la vuole la rivincita” replica lo sfidante, pur sapendo che non sarà possibile perchè le regole impongono che si incontrino ancora.  Ma il pugile sa anche che è giusto così. I match finiscono quando suona il gong e non un secondo prima. Sa di aver dato tutto ma riconosce che quella piccola distrazione gli è costata carissima. Merito suo prima e colpa, se di colpa si può parlare, sempre sua dopo.

poteva essere il colpo risolutivo. Peccato ma giusto così.

Nel ranking la classifica rimane invariata. Il pari la lascia come prima. Apparentemente non è cambiato nulla ma solo apparentemente. Quel pugile ora sa. Sa che se avesse potuto prepararsi bene e fosse stato tutto intero come il suo avversario avrebbe potuto boxare diversamente, meglio, magari con più intensità ed efficacia e, a sprazzi, anche in bello stile per esaltare i suoi supporters. Immagina che probabilmente quel colpo d’incontro sarebbe stato più potente e risolutivo. Adesso sa che nel futuro se la potrà giocare meglio. Sa che quel posto nel ranking, quello che gli serve per tornare nel giro degli incontri ad alto livello, è alla sua portata. Sa che ce la può fare. Prima i dubbi erano tanti, troppi, ma ora, dentro di se, qualcosa è cambiato.

Sa anche che dovrà guadagnarsi tutto con grossi sforzi e sacrificio. Prima di potersi riposare e riprendersi dagli acciacchi lo aspettano altri incontri minori per guadagnarsi il diritto alle sfide che contano per il ranking. Minori certo, meno pericolose sulla carta, ma sa benissimo che non può prendere sotto gamba nessun avversario perché la serata storta, il KO che ti condiziona l’annata ed anche oltre, è sempre dietro l’angolo. Sa che anche con avversari di rango inferiore dovrà essere concentrato e dovrà boxare come ci fosse in palio il titolo. Sa che niente avviene per caso e nulla ti viene regalato. E’ la dura legge della box e, in generale, dello sport e della vita. Ma almeno adesso nella sua mente è tutto chiaro.  Si è misurato ed ora sa dove può arrivare. Farà del suo meglio e poi si vedrà ma, almeno per impegno, non avrà nulla da rimproverarsi.

I tifosi, però,  sono tifosi e, nel dopo match, la delusione per il colpo subito a pochi secondi dalla fine ha il sopravvento su tutte le considerazioni razionali. Molti non si ricordano cosa pensavano prima dell’incontro e di quanto poco ci credessero essi stessi. Ora sembra solo un match buttato al vento. Molti se la prendono con l’allenatore. Nell’ultimo round avrebbe dovuto fare qualcosa, sostengono. “Cambia la guardia” avrebbe dovuto suggerire secondo alcuni, “usa il jab per tenerlo a distanza” replicano altri. Ci sta, sono tifosi ed in fondo sono un po delusi. Forse l’allenatore pensava che dopo un match così intenso e combattuto ai limiti il pugile non avrebbe avuto quella piccola distrazione e non voleva mandarlo in confusione suggerendogli cambi di tattica o di posizione. E chi lo sa come sarebbe andata…

Un tifoso eccellente di mia conoscenza, un noto attore americano a cui ho rubato le parole, pronunciò queste parole profetiche prima dell’incontro. “Per uscire indenni da questo match servirà una serata da ricordare”. Beh, per me lo è stata e non sarà certo quel pugno malandrino all’ultimo round a rovinarne il ricordo e sminuirne la portata. Se quel pari sarà servito ad arrivare all’obiettivo o se quella vittoria mancata risulterà decisiva è difficile dirlo ora. Ma la boxe per me è solo passione e tecnicamente ci capisco poco, parate a parte che come karateka mi illudo di conoscere meglio di altri,  Voi ne saprete certamente di più.

Scusate questo post “OT” ma non si può parlare sempre e solo di calcio e di Milan non credete ?  o No …

FORZA MILAN.
Non so che c’entri con un incontro di boxe ma che volete farci. Per me FORZA MILAN è come il prezzemolo. Sta bene dappertutto, anche quando parlo di boxe, anche dopo una serata da ricordare …

Axel

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l'amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. "il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari". Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.