Un lunedì di ordinaria follia

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1° parte

La cosa più bella di queste afose giornate estive è stata, senza ombra di dubbio, la festa di MilanNight. Immergersi per una serata in un mondo tutto rossonero è stato come prendere una boccata d’aria pura dopo essere uscito dal pozzo di una miniera di carbone. Ossigeno, limpido ed inebriante. Ci voleva. Come sempre quando il morale rossonero è sotto i tacchi, quando sento mancare le motivazioni, quando mi viene in mente di prendermi un periodo sabbatico, quando mi viene la nausea a continuare a parlare del nulla ci pensa il Night. Qualcosa di interessante, ascoltandovi o leggendovi, lo trovo sempre. Chi è più ottimista, chi lo è meno, chi cerca nelle pieghe delle notizie qualche buona motivazione e chi invece ha già deciso che andrà storta. Non importa, è solo il modo che ognuno di noi ha di vivere la sua passione ed ognuno di Voi ha il potere di farmi riflettere, pensare ed a volte vedere le cose da un punto di vista diverso. A volte illuminante. Ma ciò che continua a stupirmi è come nonostante 12 anni di delusioni continue nelle quali il futuro è stato (ed è tuttora) nebuloso ed incerto, siamo ancora tutti qua. Non molliamo mai.

Mentre sono in attesa della conferenza stampa di GiampPietroePaolo”, mi viene in mente un giorno di tanti anni fa, il 20 Maggio del 1973. Era Domenica pomeriggio e c’era la messa. Non una messa qualsiasi, era il giorno della mia cresima. Mi ricordo che nonostante una strenua resistenza mi avevano conciato a forza come un pinguino con tanto di papillon e mi avviai dentro la Chiesa con la stesso stato d’animo che avrebbe avuto un condannato a morte che si avvicina al patibolo. Non avevo nulla contro l’essere cresimato ma Il Milan si giocava lo scudetto, quello della stella. Il più desiderato. Chiesi se la cerimonia non si potesse rimandare perché in fondo di piccoli rossoneri quella domenica in Chiesa ce ne sarebbero stati parecchi. Niente da fare…  ero destinato a sucarmi l’amaro calice fino in fondo oltre alle malcelate risate dei grandi. Mi chiesi come facevano a non capire l’importanza capitale dell’avvenimento. Non mi capacitavo e, tutto sommato, non mi capacito nemmeno ora. La vittoria in coppa coppe (mi ricordo ancora Vecchi che parò qualsiasi cosa inclusi due SS-X-15 Scrooge lanciati per sbaglio da un sottomarino nucleare sovietico, salvando il mondo dalla terza guerra mondiale oltre che l’esiguo vantaggio che ci fruttò la coppa) era già stata dimenticata.  La coppetta non faceva certo schifo ma il desiderio di arrivare a quella maledetta stella era insopportabile ed avrei fatto di tutto pur di potermi imboscare in un angolino nascosto con la Philips e l’auricolare. Ce l’avremmo fatta, ne ero sicuro. Durante la lotta della vestizione riuscii a strappare un onesto compromesso. Mi concessero, a fronte del giuramento solenne che non avrei provato ad accenderla in Chiesa durante la funzione (i miei sapevano che sarei stato capace di qualsiasi cosa per il Milan incluso l’esultare per un gol mentre il prevosto mi benediceva con l’olio santo) di portare con me radiolina e auricolare. Avevo ottenuto il massimo cioè che appena uscito mi sarei “collegato” per sapere i risultati. Così, alla fine della cerimonia, mentre i genitori ed il parentado mi cercavano sul piazzale della Chiesa ero sgattaiolato in mezzo alla folla per raggiungere indisturbato il retro dell’oratorio. Mentre correvo mi ero già infilato l’auricolare all’orecchio ed acceso la radio. Arrivò presto un collegamento dal Bentegodi ma, trafelato, non capii bene. Parlava di un 5-3 ma non avevo capito ( o non volevo capire) per chi fosse né a che punto della partita si stesse. Ci volle ancora qualche secondo di angoscia ma poi il verdetto arrivò inesorabile. Avevamo perso, la stella era svanita e la Juve (mavvà…) aveva vinto l’ennesimo scudetto.

Furono pianti a dirotto. Quando ritornai dai miei con le guance rigate dalle lacrime (che nel frattempo non trovandomi si erano spaventati a morte) il babbo incazzoso come non mai mi rifilò due ceffoni. Sapete, quelli a mano aperta, ben dati, che ti lasciano la guancia rossa per quattro giorni. Solo mia nonna riuscì a fermarlo ma, d’altra parte, non si può discutere con un bulldozer imbizzarrito. Il nipotello ribelle lo poteva toccare solo Lei. E lo toccò. Più duramente di quanto non avesse già fatto il babbo… Eppure quella doppia ciondolata non la sentii nemmeno. Ero come inebetito, un blocco di ghiaccio. Non mi avrebbe fatto male nemmeno essere fustigato con un gatto a nove code. Il dolore l’avevo già speso tutto e non ne avevo più. Dovetti aspettare fino al ’79 perché quell’onta fosse lavata, la stella arrivasse e quel dolore svanisse del tutto. Quel che non sapevo è che sarebbe arrivato anche di peggio. Anni di nulla, due volte la B ed il fallimento targato Farina. Eppure non mollai mai e come me tutti gli altri. I colori li abbiamo sempre portati con orgoglio. Ne fummo poi largamente ripagati per i primi 20 anni del regno Berlusconi (quello glie lo dobbiamo riconoscere). Ora voglio vedere questo periodo così. Una specie di buco nero temporale che avrà per forza una fine, come fu allora. Magari ci vorrà ancora parecchio, magari la rinascita non sarà così esplosiva ma “VOGLIO” pensare che rinascita, prima o poi, sarà. Quel che mi aspetto è che questo sia un, seppur timido, inizio e non solo un modo per traccheggiare buttando via altri anni. Chiacchere, solo pensieri che vagano durante un lunedì di ordinaria follia.  Adesso mi ascolto il Giampy, poi torno…

2° parte

Odio le conferenze stampa. Di solito sono il festival della banalità con domande scontate a cui si danno risposte ancora più scontate. I giornalisti del giorno d’oggi ben si guardano dal fare domande scomode. Sia mai che a far incazzare qualcuno poi saltino veline, accrediti ed i tramezzini del buffet (anche se c’è qualche immaccolato verginello guidato da pensieri puri ed onesti che se li porta da casa insieme a qualche bottiglia di ALPS…). Anche quella odierna non fa eccezione. Noto però che Vi sono alcuni scribacchini, o supposti tali, perche leggendoli a volte dubito anche di questo, che l’abitudine alla leccata perpetua non l’hanno persa. Hanno solo sostituito la cravatta gialla con il completo di Boglioli, ma la sostanza è la stessa. Evito i nomi, tanto li conoscete. Qualcuno invece, noto con una certa sorpresa, prova ad attaccare il cervello sforzandosi di connettere le sinapsi e carpire qualcosa che abbia il carisma dell’informazione. E qualcosa in effetti arriva…

Riky Massara esiste. Non muove un muscolo ma respira, quindi suppongo sia anche vivo. Quando viene interrogato, se e quando Boban da l’assenso, parla pure. Oddio parla… E’ una voce lontana che sembra arrivare direttamente dall’aldilà. Come quella di un fantasma richiamato a questo mondo durante una seduta spiritica dal mago Do Nascimento. Ma c’è ed è una notizia e pare, Zvone dixit, conosca tutti i protagonisti del mondo del calcio nazionale ed internazionale. Mi sfugge come faccia a comunicare ma forse conosce il linguaggio giusto per muoversi nei corridoi che contano.

Non sono il più grande estimatore di Paolo Maldini qualche seppur piccola remora ce l’ho. Rimane però il più grande difensore esterno della storia del calcio, e sulla sua fede Milanista non ho dubbi. Sono anche convinto che farà davvero il meglio che potrà e, a meno che non mi abbia fatto fesso più di quanto non sia di mio, mi ha convinto che è convinto di quello che sta facendo. La risposta su Donnarumma è stata da manuale. Se hanno preso per il culo il sottoscritto mi sa che ci sono riusciti anche con lui. Stavolta ci ha davvero messo la faccia. Chapeau, per lui è molto. Glie lo riconosco e glie ne sono grato…

Che Giampy non fosse un oratore nato più o meno lo sapevamo. Fatto salvo che ad un certo punto, mentre si detergeva il sudore dal crapone, ho temuto si alzasse e sparisse nel nulla per la troppa tensione, devo dire che tra un ah… ehm… ma… uh… tutto sommato se l’è cavata. Non si poteva certo aspettare che fosse una conferenza sulla tattica calcistica nella quale si sarebbe probabilmente trovato più a suo agio ma non mi è dispiaciuto. Ha anche un sottile senso dell’umorismo che a volte fa capolino inaspettatamente. La battura su Veretout (di qua, di la…) e la risposta a chi lo inzigava col motto di Conte (testa bassa e pedalare) al quale ha risposto con un perentorio, testa alta e giocare al calcio, mi ha fatto capottare. I say Giamps e speriamo bene !

Zorro Boban è “Zorro” per davvero. Che avesse grande sicurezza in se stesso, fosse un uomo di grande intelligenza, che fosse un istrione, non è una novità. Che avesse studiato all’actor studio invece mi ha piacevolmente sorpreso. Se mai avessimo avuto un dubbio ora non l’abbiamo più. Chi comanda, chi tira le fila (a parte la gestione finanziaria del Gazzy) è lui, le mani in cui siamo sono le sue. Ha gestito la conferenza come fosse il vero padrone di casa. Gestendola abilmente e interrompendo, quelle rare volte in cui serviva e mai a sproposito, ad arte. Non mi sono sfuggiti né gli accenni al mercato (magari sarà meno peggio di quanto non crediamo), né, ancora più importante, il commento sulle intenzioni di Elliott e questo mi ha sorpreso per davvero. Diciamo che le mie speranze sono riposte soprattutto in questo uomo. A lui credo. Magari è solo la suggestione di un lunedì di ordinaria follia ma… ci provo.

FORZA MILAN

Axel

PS. Devo un ringraziamento a PEPITOSBAZZEGUTIROSSONERO. Oltre ad avermi sopportato Sabato sera, ci ha raccontato un sacco di storie interessanti e gustose delle sue esperienze milaniste. A parte l’incazzatura per una certa storia comune che abbiamo condiviso e sulla quale ci siamo confessati, mi ha dato una sua interpretazione di questo momento del Milan che, di getto, mi ha lasciato perplesso ma che per tutto il resto del week end ha continuato a ronzarmi per la testa. Oggi, dopo aver colto alcuni accenni di Zorro, comincio a credere che la sua visione sia più probabile di quanto non pensassi. Grazie PEP, a buon rendere…

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l'amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. "il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari". Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.