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	<title>The Day After &#8211; Milan Night</title>
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	<title>The Day After &#8211; Milan Night</title>
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		<title>The Day After Napoli-Milan 1-0: se l&#8217;ambizione diventa un optional</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 06:30:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La sconfitta contro il Napoli al Maradona non è solo cronaca sportiva, ma l’ennesimo allarme che scuote la squadra. Non si può analizzare lo 0-1 finale fermandosi soltanto al tabellino o all&#8217;errore del singolo giocatore; è necessario andare alla radice del problema. Per l&#8217;ennesima volta, la squadra mostra un atteggiamento mentale e un approccio tattico [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La sconfitta contro il Napoli al Maradona non è solo cronaca sportiva, ma l’ennesimo allarme che scuote la squadra. Non si può analizzare lo 0-1 finale fermandosi soltanto al tabellino o all&#8217;errore del singolo giocatore; è necessario andare alla radice del problema.<br />
Per l&#8217;ennesima volta, la squadra mostra un atteggiamento mentale e un approccio tattico totalmente inadeguati. Assistiamo a una prestazione piatta, dove i ragazzi sembrano quasi timorosi di offendere, chiusi in un guscio di eccessiva prudenza. Esiste una differenza enorme, quasi abissale, tra il giocare a calcio e il giocare per vincere. Il primo è un esercizio tecnico che ogni professionista conosce; il secondo quel qualcosa in più che ha grande un team.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo tempo, per quanto non perfetto, non è stato malissimo: un Napoli tutt’altro che irresistibile e incapace di creare veri pericoli. Il Milan, pur senza dominare, costruisce le occasioni più importanti con Pavlovic e Nkunku. Sono segnali nitidi: basterebbe poco per spostare l&#8217;inerzia del match ed è proprio qui che nasce il rimpianto più atroce.<br />
​Nella ripresa il Milan non rientra in campo con l’idea di vincerla, ma con l’ossessione di non perderla. Contro avversari di questo livello tale timidezza diventa fatale. La squadra di Allegri abbassa il ritmo, rinuncia a osare e lascia campo a un avversario che, fino a quel momento, non aveva fatto nulla per meritare il vantaggio.<br />
​​Il dato più preoccupante è la totale sterilità offensiva del secondo tempo: zero tiri in porta. Una rinuncia totale che non può essere giustificata dalle assenze. Qui entra in gioco la gestione della partita e, soprattutto, la mentalità. Questa mancanza di &#8220;fame&#8221; mi riporta alla mente le parole pesanti dette da Paolo Maldini qualche giorno fa: ​&#8221;Ai miei tempi il talento era importante, ma la mentalità era tutto. Disciplina, sacrificio, rispetto per lo stemma: oggi non vedo lo stesso livello di fame. Non vedo giocatori disposti a dare tutto per la maglia.&#8221; ​Parole che, alla luce della prestazione di lunedì sera pesano come un macigno. Per troppo tempo abbiamo parlato, raccontato, di progetti e sostenibilità, dimenticando che la mentalità vincente è l’unica vera cosa che conta nel calcio d’élite. Come insegna Roger Federer, avere una mentalità vincente significa non essere mai appagati. È quell&#8217;attitudine propria di giganti come Nadal, Djokovic, Merckx o, per restare ai colori rossoneri, Baresi e Maldini. È la stessa ferocia che oggi ammiriamo in Sinner o Pogacar.</p>
<p style="text-align: justify;">​Serve ambizione. Dopo aver assistito a una Nazionale che manca i Mondiali per la terza volta consecutiva — certificando il fallimento di un intero sistema — non avevo certo bisogno di un Milan che gioca per il pareggio. ​Il coraggio lo ha avuto Conte che ha rischiato le sue poche armi dalla panchina ed è stato premiato. Il Milan, invece, sonnecchia peggio di chi ha esagerato al pranzo di Pasquetta. La sconfitta va imputata totalmente alla gestione tecnica: se giochi per vincere può capitare di pareggiare, ma se giochi per pareggiare finisce inevitabilmente che la perdi. ​E ​Arriviamo al punto fondamentale: il conflitto tra gestione sportiva ed economica.<br />
Negli ultimi anni il successo è misurato più dai bilanci in attivo che dai trofei in bacheca. La sostenibilità è un valore, ma non può diventare l&#8217;alibi per la mediocrità. Un club come il Milan non può limitarsi a &#8220;far quadrare i conti&#8221; sperando che la qualificazione in Champions arrivi per grazia ricevuta. ​Andare in Europa con questa mentalità non serve a nulla. Lì si gioca con intensità e ritmo; non ci si può permettere di dormire per 83 minuti.<br />
Il crollo nel girone di ritorno è evidente: se all&#8217;andata la media è di 42 punti, oggi siamo fermi a 21 e per tenere la stessa media dovrebbe vincere le rimanenti 7 partite quando nelle precedenti 12 ne ha vinte solo 6. Le sfide contro Atalanta e Juventus diventano ora snodi decisivi da affrontare con uno spirito radicalmente diverso.</p>
<p style="text-align: justify;">​L&#8217;ambizione non si compra al mercato: si coltiva ogni giorno con il sacrificio e con la voglia feroce di non accontentarsi mai.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>W Milan</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">Harlock</span></strong></em></p>
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		<title>The Day After Milan-Inter 1-0: Milano è ancora Rossonera: Estupiñan decide il Derby, ma resta l&#8217;amaro per lo Scudetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 06:30:19 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">C’è una frase che nel calcio si ripete fino allo sfinimento, quasi fosse un mantra religioso: &#8220;Il Derby è una partita a sé&#8221;. Lo diciamo per scaramanzia, per paura o per caricarci, ma la verità è che questa sfida vive di una metafisica propria. È il teatro dove le gerarchie saltano, dove la logica si arrende al cuore e dove, soprattutto, le motivazioni pesano più dei moduli. Ma c&#8217;è un altro aspetto che rende il Derby magico: la sua capacità di generare eroi inattesi.<br />
Il prato di San Siro vede passare fuoriclasse assoluti, ma ha anche l&#8217;abitudine di eleggere &#8220;Re per una notte&#8221; giocatori che nessuno osa pronosticare. La storia del Milan ne è piena. C&#8217;è il 6-0 del 2001, dove quella notte è Gianni Comandini a prendersi la corona, spianando la strada con due gol che restano scolpiti nella leggenda. C&#8217;è Cosmin Contra, che sotto la gestione Terim ribalta letteralmente un Derby partito malissimo, regalando uno dei pochi raggi di sole di quella stagione. E c&#8217;è il graffio di Cristian Zapata nel Derby pasquale del 2017, un pareggio al fotofinish che vale quanto una vittoria.<br />
​Oggi, in questa galleria di protagonisti improvvisi, entra di diritto Pervis Estupiñán. Diciamocelo con franchezza: il ragazzo è uno dei più criticati della stagione. Arriva in estate per fare il titolare dopo Theo Hernandez, ma perde il posto per un ragazzo del settore giovanile. Sembra la classica parabola discendente, il destino di chi resta schiacciato dalla pressione di San Siro.<br />
Invece, il calcio scrive sceneggiature incredibili. Pervis si prende la scena nel momento più importante e segna il gol partita proprio come fanno giganti del calibro di Kaká o Ronaldinho al loro debutto nella stracittadina. Un gol che non è solo una statistica, ma un riscatto personale e collettivo. Da &#8220;esubero&#8221; a uomo della provvidenza: è questo il bello dei colori rossoneri.</p>
<p style="text-align: justify;">​Mandato via Pioli, vincere i Derby sta diventando una piacevole abitudine a cui non ci si abitua mai. Quella di ieri sera è la seconda vittoria stagionale contro l&#8217;Inter, un altro 1-0 che certifica un cambio di passo mentale. Il Milan domina il primo tempo, giocando i migliori 45 minuti della stagione insieme a quelli contro il Napoli a inizio campionato. La squadra di Allegri mostra una struttura identica: pressione alta, aggressività offensiva e grande qualità nella costruzione del gioco, per poi passare a una difesa fatta di attenzione, concentrazione e anche un pizzico di fortuna. Il successo nel Derby, però, non vale solo tre punti. È molto di più. È una vittoria che di fatto mette la firma sulla qualificazione alla prossima Champions League, consolidando il secondo posto in classifica. Tuttavia, guardando i numeri, resta un po&#8217; di rammarico. L’Inter subisce cinque sconfitte, mentre il Milan ne perde solo due in tutto il torneo. Eppure, i cugini hanno un largo vantaggio di 7 punti. È un distacco che pesa, figlio dei troppi pareggi accumulati contro le &#8220;piccole&#8221;.<br />
Perché la verità è chiara: il Milan poteva giocarsi lo Scudetto fino all&#8217;ultima giornata.<br />
​Se non siamo lì a lottare per il titolo, è perché manca anche un &#8220;contorno&#8221; all&#8217;altezza. Non basta avere mettere in campo l&#8217;anima se poi, fuori dal rettangolo verde, la Società resta troppo spesso spettatrice. Manca la forza di proteggere la squadra e manca la voglia di scendere in trincea a combattere una battaglia sportiva contro tutto e tutti. La squadra, questo gruppo con i suoi pregi e difetti merita una dirigenza capace di supportarli, coltivando il sogno scudetto e accompagnando il Mister in questo percorso. Invece, assistiamo a trattative che diventano vere e proprie soap opera, come accade per André in questi giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Un grande club si fa sentire quando è opportuno e non osserva in silenzio mentre episodi controversi tolgono punti preziosi. Oltre all&#8217;aspetto economico, serve una presenza sportiva costante, ma oggi non è il giorno dei processi, è il giorno dei sorrisi. Vincere un Derby significa camminare a testa alta per le strade di Milano. Significa aver ritrovato un&#8217;identità e una compattezza di gruppo che sembrano smarrite nei momenti più bui.<br />
Ci godiamo questa splendida vittoria e proviamo guardare al futuro ma ahimè con poca fiducia, perché temo che sarà un&#8217;altra estate difficile.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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		<title>The Day After, Cremonese-Milan 0-2: Il Milan di Allegri non muore mai, Pavlovic e Leao espugnano lo &#8220;Zini&#8221; col brivido</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 07:07:55 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">​Esistono trasferte che, per chi ha il cuore allenato alla sofferenza, non sono mai &#8220;partite come le altre&#8221;. Cremona è una di queste. Mentre oggi esultiamo per tre punti che pesano come macigni nella corsa alla Champions League, la mia mente torna inevitabilmente a un pomeriggio di febbraio di quarantuno anni fa. Un tuffo nel passato che non è solo nostalgia, ma la radice stessa del nostro essere milanisti: saper vincere quando il cronometro sembra ormai diventato un nemico.</p>
<p style="text-align: justify">​Per chi c’è, 1984-1985 la stagione rappresenta la lenta e faticosa risalita verso i palcoscenici che ci competono. Dopo un ottimo inizio, il Milan rallenta bruscamente, ma riprende pian piano la marcia grazie al recupero dei suoi infortunati eccellenti: Hateley in primis, ma anche Vinicio Verza, giocatore che alza decisamente il tasso tecnico della squadra.</p>
<p>​Io, all&#8217;epoca, ho solo 11 anni. È l&#8217;età in cui il Milan non è più solo un gioco, ma una febbre vera. A Cremona inizia un filotto positivo che regala quattro vittorie consecutive e la qualificazione in Coppa Italia. Contro i grigiorossi la vittoria è piuttosto fortunosa: si gioca su un terreno pesante, un contesto nel quale si esaltano gli uomini da combattimento come Chicco Evani, Wilkins e Battistini, considerato anche che manca il Capitano Franco Baresi.<br />
​Quando il risultato sembra avviarsi verso uno 0-0 logico, ecco il colpo di scena. Il signor Bergamo ravvisa un fallo nella spinta di Montorfano su Virdis e concede un rigore a tempo scaduto. Agostino Di Bartolomei dal dischetto è una sentenza: la sua botta da fermo non lascia scampo a Borin. Quelli della Cremonese non ci stanno e Mondonico non le manda a dire, ma noi godiamo.</p>
<p>Per un attimo la lotta scudetto sembra riaprirsi contro il Verona, prima che il sipario cali a marzo. Ma lo spirito di quella vittoria mi resta incollato addosso.</p>
<p style="text-align: justify">​Tornando ai giorni nostri, il Milan torna a Cremona con una dinamica che sembra uscita da una sceneggiatura già scritta. La vittoria di oggi pesa tantissimo e, proprio come nell&#8217;85, arriva attraverso un percorso tortuoso, una sofferenza oltre misura che mette a dura prova i nervi dei tifosi. Il Milan di Massimiliano Allegri si aggrappa al carattere, alle intuizioni del Mister e alla forza di chi ci crede fino all&#8217;ultimo secondo.<br />
​Ma non possiamo ignorare l&#8217;altra faccia della medaglia. C&#8217;è tristezza, perché questi ragazzi finora fanno qualcosa di molto buono, specialmente se paragonato all&#8217;anno scorso e in relazione a una rosa decisamente corta. Eppure, da inizio campionato, il Milan butta la bellezza di 16 punti con le piccole, fallendo puntualmente le gare in cui ci si aspetta il bottino pieno. La &#8220;grande squadra&#8221; non è quella che vince solo i big match, ma quella che vince le partite che deve vincere. Questa squadra, per diventare grande, ha bisogno di tempo per migliorare una mentalità spesso troppo altalenante e poco battagliera.</p>
<p style="text-align: justify">​In questo contesto, il gol di Strahinja Pavlovic e il raddoppio nel recupero di Leao (innescato da un ottimo Nkunku) sono boccate d&#8217;ossigeno purissimo. Ma il fastidio resta. Ci dà rabbia vedere che ciò che ripetiamo da mesi alla fine si verifica: questa squadra aveva bisogno di un aiuto a gennaio.</p>
<p>​Serve un difensore, un&#8217;alternativa sulle fasce, un attaccante che faccia davvero la differenza. Invece, nonostante i 35 milioni pronti per Mateta (forse per fare un favore a chissà chi), non arriva nessuno a parte Fullkrug, dato gratis e con un carico di inattività tale da non poter incidere in tempi stretti. La verità è che a questa società non interessa provare a vincere. A loro basta il bilancio a posto.</p>
<p style="text-align: justify">​Siamo in piena zona Champions, l&#8217;obiettivo dichiarato. E qui sta il punto: siamo esattamente in quel guado senza ambizione, ma con i portafogli pieni dei soldi dell&#8217;Europa, che per loro è l&#8217;ideale. Siamo lì senza alcuna possibilità di vittoria finale, così che non si alzino le aspettative e non ci si aspettino investimenti particolari.<br />
​Perché loro sono questo: apparenza, marketing, maglie nuove che sfruttano ancora l&#8217;immagine di un Milan che fu, post social e foto glamour. Sono tutto quello che non è campo. La tristezza viene nel vedere che i ragazzi non ce la fanno proprio nel momento cruciale, mentre il fastidio nasce dalla consapevolezza che, ancora una volta, la delusione è solo la nostra. Noi che a 11 anni sognavamo con Di Bartolomei e che oggi chiediamo solo che il Milan torni a essere una cosa seria.</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em></p>
<p><span style="color: #ff0000"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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		<title>The Day After Milan-Parma 0-1: Il funerale del calcio e il silenzio dei complici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 16:30:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lo avevo già accennato nel mio ultimo articolo: questo calcio sta diventando sempre più difficile da seguire e da riconoscere. Dopo quanto visto ieri sera, il distacco rischia di farsi totale. La percezione è quella di un sistema in cui il peso politico di certi club, unito a un’evidente inadeguatezza della classe arbitrale, finisca per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Lo avevo già accennato nel mio ultimo articolo: questo calcio sta diventando sempre più difficile da seguire e da riconoscere. Dopo quanto visto ieri sera, il distacco rischia di farsi totale. La percezione è quella di un sistema in cui il peso politico di certi club, unito a un’evidente inadeguatezza della classe arbitrale, finisca per penalizzare sistematicamente le stesse squadre, e il Milan in particolare.</p>
<p style="text-align: justify">​Basta confrontare il gol annullato contro il Sassuolo oppure quello di Lecce, con quello convalidato ieri al Parma: la difformità di giudizio è talmente palese da lasciare interdetti. Siamo in mano a una gestione che sembra ignorare la storia e l&#8217;identità del nostro club.<br />
Ieri sera la direzione di gara ha inciso profondamente sull&#8217;andamento del campionato, proprio mentre la stagione entra nel vivo. D&#8217;altronde, quando i vertici societari dichiarano pubblicamente di dover prendere lezioni da altre realtà rivali, è difficile aspettarsi una difesa ferma dei nostri colori nelle sedi opportune.</p>
<p style="text-align: justify">​Stiamo parlando di una situazione che va oltre il campo. Abbiamo un giocatore, Loftus-Cheek in ospedale con una frattura mandibolare. Necessità di un intervento chirurgico e la sua stagione è probabilmente compromessa. Tutto questo a causa di un’uscita del portiere Corvi che definire imprudente è un eufemismo. Eppure, in campo non è scattata alcuna sanzione. Il silenzio della società su un episodio così grave, che coinvolge la salute di un proprio tesserato, è forse l&#8217;aspetto più imbarazzante della vicenda. In quarant’anni di storia rossonera, raramente si è avvertita una tale mancanza di tutela.</p>
<p style="text-align: justify">​Bisogna essere onesti nell&#8217;analisi: se dopo nove minuti viene assegnato quel rigore solare su Loftus-Cheek, la partita prende un’altra piega. Con il Milan in vantaggio, il Parma sarebbe stato costretto a cambiare piano gara e oggi commenteremmo probabilmente un risultato diverso. Invece, ignorando quell&#8217;episodio, si è permesso che la sfida scivolasse su binari nervosi, favorendo il gioco di rimessa degli ospiti.<br />
​In questo clima di estrema frustrazione, anche il campo ha presentato il conto. La prestazione è stata molle, priva dell&#8217;intensità necessaria per superare un Parma organizzato e arroccato nella propria metà campo. La gestione della palla nel primo tempo è stata lenta e prevedibile. Pulisic sembra lontano dalla condizione migliore da diverse settimane e Rabiot, pur partendo titolare, non è riuscito a dare la scossa necessaria, finendo per restare ai margini della manovra. Oltretutto faccio fatica a capire come mai una squadra che gioca solo il campionato non riesca mai a giocare sul ritmo. Invece abbiamo molti infortuni e perennemente giocatori che non stanno bene.</p>
<p style="text-align: justify">​A completare il quadro è subentrata la componente sfortuna: l’occasione fallita da Pulisic nel primo tempo e il palo clamoroso di Leão nella ripresa sono episodi che pesano. Senza la svista arbitrale iniziale, avremmo parlato di una gara diversa, ma gli errori dei singoli e i legni hanno fatto il resto.</p>
<p style="text-align: justify">​I cambi di Allegri – squalificato in modo discutibile dopo quanto accaduto contro il Como dove l&#8217;allenatore avversario trattiene un nostro giocatore – non hanno prodotto gli effetti sperati. Füllkrug non ha trovato la giocata decisiva e la squadra è apparsa a corto di energie. Se la corsa Scudetto era ormai un miraggio, il risultato di ieri ha l&#8217;effetto di rimettere il Milan pienamente dentro la bagarre per il quarto posto, impedendo di mettere in sicurezza l&#8217;obiettivo minimo stagionale.</p>
<p style="text-align: justify">​Trentatré anni fa fu sempre il Parma a interrompere una striscia positiva leggendaria. Ma quel Milan era una corazzata capace di reagire. Oggi vediamo una società che sembra più attenta ai parametri finanziari che alla dignità sportiva sul campo. Il gol di Troilo è il simbolo del pomeriggio: un’azione viziata da contatti sospetti su Bartesaghi e Maignan che il VAR ha deciso di convalidare nonostante l&#8217;iniziale annullamento.<br />
​Se non si recupera un briciolo di peso politico e di coerenza nei giudizi, questo sport rischia di perdere definitivamente il suo pubblico. Da San Siro resta solo l’amaro in bocca per un’occasione persa e per una gestione che lascia i veri tifosi sempre più soli.</p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>W Milan</strong></em></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #ff0000"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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		<title>The Day After Milan-Como 1-1: Il verdetto è amaro, campionato finito, la farsa continua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Day After]]></category>
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					<description><![CDATA[​Prima di parlare della partita di ieri sera, vi faccio una confessione: faccio sempre più fatica a seguire questo calcio. Quello con cui sono cresciuto è estinto da tempo; in quello moderno, di sportivo, è rimasto ben poco. Se Modric a quarant’anni insegna ancora calcio e mentalità, significa che il livello tecnico generale è colato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">​Prima di parlare della partita di ieri sera, vi faccio una confessione: faccio sempre più fatica a seguire questo calcio. Quello con cui sono cresciuto è estinto da tempo; in quello moderno, di sportivo, è rimasto ben poco. Se Modric a quarant’anni insegna ancora calcio e mentalità, significa che il livello tecnico generale è colato a picco. Ma il problema non è solo l&#8217;incapacità di dare del &#8220;tu&#8221; al pallone; è l&#8217;atteggiamento che regna sovrano in campo.<br />
​Siamo circondati da giocatori che non pensano a giocare, ma a fregare l’avversario e imbrogliare l&#8217;arbitro. Simulazioni plateali, gente che appena viene toccata sul petto si rotola tenendosi la faccia&#8230; è un teatro all’ordine del giorno. Ed è esattamente per questo motivo che non amo totalmente Saelemaekers, perché anche Lui, a mio avviso, incarna perfettamente quel modo di stare in campo fatto di furbizie e mezzucci che non hanno nulla a che vedere con il calcio. Ormai tutto è fatto per ingannare direttori di gara tecnicamente scarsi e con personalità pari a zero.<br />
​Il confronto con gli altri sport in questo periodo olimpico è impietoso. Lì vedi lo sport vero, quello &#8220;minore&#8221; solo perché non girano i miliardi del calcio, ma immenso per valori. Ad esempio alla pallavolo per rimanere negli sport di squadra. Federazioni che lavorano bene, atleti vincenti, programmazione seria.<br />
Lo sport in Italia sta benissimo, il calcio italiano, invece, è prigioniero di un sistema malato, dal vertice federale in giù, che ci tiene fuori dai Mondiali da dodici anni ma continua a sorreggere questa immensa farsa.</p>
<p style="text-align: justify;">​La gara di ieri sera ha probabilmente chiuso il campionato, consegnando lo scudetto all&#8217;Inter: con sette punti di vantaggio e tredici partite da giocare, possono perderlo solo loro ma è il contorno che fa discutere. Prendete Nico Paz: contro la Fiorentina meritava l&#8217;ammonizione, invece il giallo è arrivato &#8220;casualmente&#8221; solo ieri sera, facendogli saltare la prossima sfida contro la Juventus. Coincidenze? Forse, ma alimentano i dubbi di cui parlavo prima.<br />
​Sul piano tecnico, abbiamo regalato l’ennesimo primo tempo. Dopo l’1-0 abbiamo vacillato, rischiando di affondare prima dell&#8217;intervallo. Nella ripresa la partita si è accesa, e al 64’ è arrivato il lampo: lancio straordinario di Jashari da quaranta metri e pallonetto delicato di Leao per l’1-1. Sembrava l’inizio della rimonta, invece abbiamo sprecato troppo negli ultimi sedici metri, perdendo lucidità proprio sul più bello.<br />
​Il finale, però, è stato allucinante. L’espulsione di Allegri è una vergogna: il mister stava solo difendendo un suo giocatore dall&#8217;aggressione della panchina del Como, dopo che Fabregas aveva fisicamente stoppato Saelemaekers per non fargli battere subito una rimessa. Una scorrettezza antisportiva mai vista, o meglio, vista solo con gente come Chivu che faceva lo stesso con Rabiot nel derby. ​Quello che doveva essere espulso era Fabregas, il vero autore della scorrettezza. Fa specie vedere certi allenatori fare le prediche sull’onestà prima di sfide come Inter-Juventus e poi ricorrere a certi trucchetti.<br />
È un calcio che inizia a stufarmi profondamente: se la furbizia vale più del talento, allora non è più lo sport che amavo. O il sistema calcio fa una profonda riflessione o vedrà sempre più appassionati allontanarsi a vantaggio degli occasionali e dei turisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad ognuno le sue scelte.</p>
<p style="text-align: justify;">W Milan</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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		<title>The Day After Pisa-Milan 1-2: Luka nasconde la polvere sotto il tappetto, il Milan vince a Pisa ma così non basta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 17:00:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>
		<category><![CDATA[The Day After]]></category>
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					<description><![CDATA[​Non lasciamoci ingannare dal risultato finale. Non lasciamoci ammaliare solo dal peso specifico di tre punti che, in un weekend di scontri diretti, pesano come macigni per la zona Champions e per tenere in vita un lumicino di speranza Scudetto. Perché la verità emersa dall’Arena Garibaldi, dopo dieci giorni di sosta, è che il Milan [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">​Non lasciamoci ingannare dal risultato finale.</p>
<p style="text-align: justify">Non lasciamoci ammaliare solo dal peso specifico di tre punti che, in un weekend di scontri diretti, pesano come macigni per la zona Champions e per tenere in vita un lumicino di speranza Scudetto. Perché la verità emersa dall’Arena Garibaldi, dopo dieci giorni di sosta, è che il Milan ha rischiato seriamente di farsi male da solo. Una vittoria arrivata per inerzia del talento, più che per la forza del collettivo.</p>
<p style="text-align: justify">​​L&#8217;approccio alla gara è stato, sin dai primi minuti, lo specchio di una squadra superficiale e a tratti pigra. Eppure, nonostante un gioco lento e macchinoso, il Milan era riuscito a sbloccarla grazie a Ruben Loftus-Cheek al 39’. Un 0-1 che avrebbe dovuto spianare la strada a una ripresa di gestione e cinismo. Invece, proprio come all&#8217;andata, il Milan ha commesso l&#8217;errore di non chiuderla, abbassando troppo i ritmi e permettendo al Pisa di restare aggrappato al match.</p>
<p>​La scarsa brillantezza si è trasformata in rammarico quando Niclas Füllkrug si è presentato sul dischetto. Un rigore calciato senza la dovuta cattiveria, specchio di una serata complicata per il tedesco, che ha finito per ridare speranza ai padroni di casa. In quel momento è apparso chiaro che il finale sarebbe stato di pura sofferenza.</p>
<p style="text-align: justify">​Il gol di Loyola, arrivato a venti minuti dalla fine, è stato il risultato di una fase di stanca in cui la squadra ha perso le distanze tra i reparti. Il pareggio ha evidenziato quanto sia rischioso per questo Milan non mantenere la tensione altissima per l&#8217;intera durata del match. In Serie A, quando cala l&#8217;intensità e si smette di mordere il campo, anche una partita in controllo può trasformarsi in un&#8217;insidia complicata da gestire.</p>
<p style="text-align: justify">​​Quando lo spettro di un pareggio beffardo stava per materializzarsi, è salito in cattedra l’uomo con più talento in campo, l&#8217;anima silenziosa ma vitale di questa squadra. Sul dai e vai realizzato con Ricci, Luka Modric ha fatto capire perché resta un giocatore unico.<br />
​In un fazzoletto di terra, ha lavorato la sfera con una rapidità impressionante, coordinandosi in pochi centimetri per una conclusione chirurgica. Il gol del 2-1 è una perla di rara bellezza, un gesto tecnico da fuoriclasse che ha tolto le castagne dal fuoco ad Allegri. Ma la domanda resta: possiamo davvero dipendere sempre e solo dall&#8217;invenzione del singolo?</p>
<p style="text-align: justify">​​In un weekend cruciale, con sfide del calibro di Inter-Juventus e Napoli-Roma che toglieranno punti pesanti alle nostre dirette concorrenti, questi tre punti sono ossigeno puro. Ci portiamo a casa il risultato, ed è l&#8217;unica cosa che conta per la classifica. Ma con una prestazione così poco soddisfacente, a mio avviso, non siamo ancora autorizzati a coltivare sogni di gloria. Forse sbagliamo noi a guardare troppo in alto, o forse è questo gruppo che deve ancora maturare definitivamente.</p>
<p style="text-align: justify">​​Sia chiaro: il lavoro di Massimiliano Allegri in termini di compattezza è encomiabile. Dopo i disastri tattici e l&#8217;anarchia dello scorso anno, oggi siamo finalmente una squadra che sa restare unita nelle difficoltà e che non si arrende mai. C&#8217;è un&#8217;identità caratteriale forte, ma quella tecnica è ancora troppo fragile. I numeri sono li a testimoniare l&#8217;egregio lavoro del tecnico livornese, 53 punti in 24 partite, da 23 partite imbattuti, 40 gol fatti 18 subiti, in trasferta non abbiamo mai perso.</p>
<p>​Arrivati a questo punto della stagione, emerge chiaramente il limite di una rosa forse troppo ristretta per competere con la stessa qualità. È il risultato di vedute differenti tra le necessità del campo e le logiche del bilancio; un equilibrio precario che costringe l&#8217;allenatore a fare i miracoli con rotazioni limitate e i giocatori a un logorio che, alla lunga, toglie lucidità.</p>
<p style="text-align: justify">​In vista della sfida contro il Como, il quadro si complica ulteriormente. Mancherà Adrien Rabiot, espulso ieri in un finale nervoso. Senza il francese, il centrocampo perde fisicità e dinamismo, e con le alternative contate sarà necessario un Milan molto più cattivo per non rivivere i brividi di Pisa.</p>
<p>​Servirà recuperare i giocatori più importanti e cambiare registro mentalmente. Il talento di Modric ci ha salvato ieri, ma per fare altri tipi di ragionamenti serve molto, molto di più.</p>
<p><em><strong>W MILAN</strong></em></p>
<p><span style="color: #ff0000"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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		<title>The day after Bologna-Milan 0-3 &#8211; La forza del gruppo: il campo dà ragione ad Allegri, la società resta un&#8217;incognita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 16:00:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una vittoria roboante. Non eravamo molto abituati a vedere vittorie con punteggi simili ma dopratturto con prestazioni del genere du tutto l&#8217;arco dei 90 minuti. Ma vedere questo Milan, ieri sera, è stato un puro piacere per gli occhi. È una di quelle partite che ti riconciliano con il calcio e ti mettono in pace [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una vittoria roboante. Non eravamo molto abituati a vedere vittorie con punteggi simili ma dopratturto con prestazioni del genere du tutto l&#8217;arco dei 90 minuti. Ma vedere questo Milan, ieri sera, è stato un puro piacere per gli occhi. È una di quelle partite che ti riconciliano con il calcio e ti mettono in pace con il cuore, perché capace di coniugare finalmente il risultato a un gioco avvolgente.<br />
In questi giorni il dibattito è acceso, ma i fatti parlano chiaro: Allegri si sta confermando l’allenatore giusto per questa squadra e, soprattutto, per questa società. Lo ammetto: quando ho letto la formazione iniziale ero assalito da remore e paure. Eppure, come sta accadendo spesso in questa stagione, il Mister ha avuto ragione su tutta la linea.<br />
I singoli, poi, stanno brillando di luce propria. Rabiot sta toccando livelli di gioco mai visti prima, nemmeno ai tempi della Juventus; Modric si conferma il fuoriclasse assoluto che è, un leader fondamentale per noi sia dentro che fuori dal rettangolo di gioco. E dietro le note liete continuano: De Winter cresce con personalità, mentre Bartesaghi si sta rivelando una scoperta splendida e costante.</p>
<p style="text-align: justify;">La vittoria di Bologna è pesantissima. È il 22° risultato utile consecutivo e, per quanto possa sembrare strano, dobbiamo quasi &#8220;festeggiare&#8221; quella sconfitta con la Cremonese: senza quel passo falso, forse, questo Rabiot non sarebbe mai arrivato in rossonero. Con 50 punti dopo 23 partite stiamo scrivendo una pagina che raramente abbiamo visto nella nostra storia recente. È un successo fondamentale per blindare il quarto posto, ma che ci autorizza, inevitabilmente, a guardare ancora più in alto, verso qualcosa di veramente grande. Tuttavia, lo splendore del campo non può nascondere le ombre della scrivania.</p>
<p style="text-align: justify;">La formazione di ieri sera è figlia di un calciomercato condotto, per l’ennesima volta, in modo inadeguato da una proprietà sportivamente inesistente. Ciò che disturba non è tanto il mancato arrivo di Mateta, quanto la gestione dilettantistica della trattativa. Arrivare all&#8217;ultimo giorno di mercato cercando di acquisire un giocatore già acciaccato, senza avere alternative pronte, è inaccettabile.<br />
La dirigenza conosceva perfettamente le lacune numeriche della rosa, i problemi fisici cronici di Pulisic e Leão e le richieste che Allegri avanzava da mesi. Eppure, la sessione invernale si è chiusa senza colmare i buchi e senza dimostrare di avere una visione su come si faccia calcio ad alti livelli. Un club come il Milan non può navigare a vista. È intollerabile. La vittoria di ieri sera è stata la miglior risposta possibile alle critiche e uno schiaffo a quella dovizia di inetti che abbiamo ai vertici.<br />
Questa squadra ha dimostrato di avere cuore, fame e carattere. Trascinata dal talento di campioni straordinari e dalla guida del suo tecnico, questo gruppo, malgrado una società che sembra remare contro, proverà a compiere qualcosa di epico. Ed è proprio questo spirito, questa capacità di lottare contro tutto e tutti, che mi fa amare follemente questi ragazzi.</p>
<p style="text-align: justify;">W Milan</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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		<title>The Day After Milan-Lecce1-0: Füllkrug Eroe, Tre Punti d&#8217;Oro per la Champions</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 17:00:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>
		<category><![CDATA[The Day After]]></category>
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					<description><![CDATA[Parto dalla fine: il gol di Niclas Füllkrug al 76&#8242; minuto. Una rete che pesa moltissimo, regalando al Milan una vittoria importantissima in ottica qualificazione Champions League e permettendoci di restare a soli tre punti dall&#8217;Inter capolista. È un gol nato da un&#8217;azione bellissima: lancio di Gabbia, stop e cross perfetto di Alexis Saelemaekers per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Parto dalla fine: il gol di Niclas Füllkrug al 76&#8242; minuto. Una rete che pesa moltissimo, regalando al Milan una vittoria importantissima in ottica qualificazione Champions League e permettendoci di restare a soli tre punti dall&#8217;Inter capolista. È un gol nato da un&#8217;azione bellissima: lancio di Gabbia, stop e cross perfetto di Alexis Saelemaekers per la testa del centravanti tedesco. Un&#8217;azione da manuale che spezza l&#8217;equilibrio di una partita complicata.</p>
<p style="text-align: justify">All&#8217;inizio speravo che questo Milan-Lecce fosse una partita più tranquilla. Purtroppo, il primo tempo è stato giocato con una certa superficialità e lentezza da parte nostra, pur creando qualche buona occasione. E con questo Milan, il Lecce si è difeso con ordine, lasciando pochi spazi.</p>
<p style="text-align: justify">La ripresa è stata decisamente migliore, con i rossoneri che prendono d&#8217;assalto la porta del Lecce. Ma il risultato non si sbloccava, complice anche il portiere dei salentini, Falcone, che si supera su i tentativi di Ricci e Pulisic, negando il gol ai rossoneri ben prima di quello del centravanti tedesco. La  partita sembrava destinata all&#8217;ennesimo, frustrante pareggio fino a quel benedetto 76&#8242; minuto.</p>
<p style="text-align: justify">La sensazione è che questa squadra paghi una cronica mancanza di freddezza sotto porta, una lacuna che si accentua nei momenti chiave. Christian Pulisic continua a sbagliare troppo rispetto alle opportunità che crea; ma sta giocando con qualche acciacco che ne limita la prestazione. Adrien Rabiot è un pilastro per fisicità e lavoro in mezzo al campo, ma non possiamo aspettarci che garantisca sempre anche i gol decisivi. E poi c&#8217;è Rafael Leão, che da settimane sta giocando limitato da una pubalgia che ne condiziona pesantemente brillantezza, dribbling e continuità nell&#8217;arco dei novanta minuti. Questi problemi fisici e di lucidità sotto porta stanno costando fatica e, a volte, punti.</p>
<p style="text-align: justify">Ma voglio riaprire il dibattito sull&#8217;allenatore. Ritengo che all&#8217;interno di una società, il ruolo del tecnico è importantissimo perché deve entrare in empatia con i giocatori, trasmettere le sue idee e, ovviamente, ottenere i risultati. Ma senza la qualità dei giocatori non si vincono le partite. Per quanto non ami il suo stile di gioco, ritengo che Massimiliano Allegri sia l&#8217;allenatore giusto nel posto giusto, sebbene con la dirigenza sbagliata. La sua capacità di gestire le pressioni e di essere pragmatico si sta rivelando fondamentale per la posizione in classifica che abbiamo.</p>
<p style="text-align: justify">E i numeri, alla fine, parlano chiaro. Chi avrebbe alzato la mano dopo la sconfitta casalinga con la Cremonese per dire che avremmo avuto 46 punti dopo ventuno partite, a meno tre dall&#8217;Inter degli ingiocabili, supportata da tutto un sistema,  e con una squadra che non perde da venti partite consecutive? Credo nessuno. I numeri sono inappellabili.</p>
<p style="text-align: justify">Permettimi un augurio ed un abbraccio virtuale al mio idolo per eccellenza, a proposito di qualità in campo. Tanti auguri Marco e soprattutto a tua moglie Lisbeth per la dura battaglia che vi attende.</p>
<p style="text-align: justify">E parlando di Marco Van Basten, tanti auguri al suo grande amico Mauro Tassotti che oggi compie gli anni.</p>
<p style="text-align: justify">Due idoli, due icone di un Milan vincente e bellissimo.</p>
<p style="text-align: justify">Perché alla fine possiamo disquisire degli allenatori, delle loro idee tattiche, di pressing o di corto muso. Ma le partite si vincono con la qualità in campo.</p>
<p style="text-align: justify">Qualità nei giocatori e sapienza tattica degli allenatori, sono due cose che devono andare a braccetto e sono la forza motrice di una squadra soprattutto in assenza di una società dirigente competente.</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em></p>
<p><span style="color: #ff0000"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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		<title>The Day After Como-Milan 1-3: La notte dei due volti. Il metodo Allegri prevale sull&#8217;audacia di Fabregas.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 16:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il calcio, a volte, è questione di cinismo, di saper capitalizzare l&#8217;attimo fuggente, anche a costo di soffrire l&#8217;indicibile. E ieri sera al Sinigaglia di Como si assiste a una vera e propria lezione di pragmatismo impartita dal Milan di Massimiliano Allegri, che sconfigge per 3-1 un Como bello, coraggioso ma sfortunato, guidato da un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="Y3BBE" style="text-align: justify" data-sfc-cp="" data-hveid="CAEIAxAA" data-processed="true" data-complete="true">
<p>Il calcio, a volte, è questione di cinismo, di saper capitalizzare l&#8217;attimo fuggente, anche a costo di soffrire l&#8217;indicibile. E ieri sera al Sinigaglia di Como si assiste a una vera e propria lezione di pragmatismo impartita dal Milan di Massimiliano Allegri, che sconfigge per 3-1 un Como bello, coraggioso ma sfortunato, guidato da un promettente Cesc Fabregas. Una partita che racconta due storie diverse nell&#8217;arco dei novanta minuti e che riaccende, con forza prorompente, l&#8217;eterno dibattito su estetica del gioco e risultato finale.</p>
<p>La prima frazione di gioco è un monologo lariano, un&#8217;autentica sinfonia di calcio moderno. Il Como scende in campo con un&#8217;energia travolgente, mettendo alle corde, fin dai primi istanti, un Milan irriconoscibile, quasi stordito dall&#8217;intensità avversaria. La squadra di Fabregas corre, pressa a tutto campo, domina il possesso palla con trame avvolgenti, giocando un calcio propositivo che manda in tilt i meccanismi rossoneri. Il vantaggio del Como arriva quasi subito, dopo appena dieci minuti, frutto dell&#8217;ennesima lettura difensiva sbagliata del reparto arretrato milanista, che appare in enorme difficoltà fisica e mentale, quasi spaesato di fronte alla velocità degli attaccanti avversari. Un primo tempo catastrofico per i rossoneri, che rimangono in partita, quasi per miracolo, solo grazie a un monumentale Mike Maignan, autore di alcuni interventi prodigiosi che evitano un passivo ben più pesante, che sarebbe stato meritato.</p>
<p>Alcune prestazioni individuali dei rossoneri sono imbarazzanti, ai limiti dell&#8217;inspiegabile: Saelemaekers appare sempre più spompato e fuori condizione, un fantasma sulla fascia, e necessiterebbe di riposo rigenerante, mentre Leão è condizionato da evidenti problemi fisici che ne limitano la consueta esplosività e la capacità di saltare l&#8217;uomo. Continuano a deludere anche Fofana e Modrić, entrambi in evidente calo fisico e incapaci di dare geometrie o interdizione al centrocampo. Ma qui entriamo nel solito, spinoso discorso della rosa corta a livello qualitativo, che comporta il far giocare quasi sempre gli stessi elementi, spremuti fino all&#8217;osso. Quando tutto sembra perduto, quando la fine del primo tempo si avvicina come una liberazione, ecco il guizzo, l&#8217;episodio che cambia il volto della gara: Rabiot si procura un rigore, trasformato con i brividi da Nkunku, che tiene in vita il Milan, un&#8217;ancora di salvezza in un mare in tempesta.</p>
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<div class="Y3BBE" style="text-align: justify" data-sfc-cp="" data-hveid="CAEIBRAA" data-processed="true" data-complete="true">Nel secondo tempo avviene l&#8217;episodio che cambia definitivamente l&#8217;inerzia della partita. Un&#8217;azione in velocità, una delle rare del Milan, ribalta il fronte con efficacia letale: Saelemaekers recupera un pallone importante, Leão, con un lampo di genio, inventa una giocata delle sue, un assist al bacio che Adrien Rabiot, con un tocco di classe e inserimento perfetto, firma il gol del vantaggio, un uno-due micidiale che taglia le gambe al Como. Da quel momento, complice anche il passaggio al 4-3-3, una bella intuizione tattica di Allegri che ha saputo leggere la partita, il Milan continua a giocare con il baricentro basso, ma si difende con ordine e maggiore sicurezza rispetto al primo tempo, chiudendo ogni spazio ai lariani, che pur non mollano, anzi, colpiscono anche un palo. La partita è poi chiusa definitivamente ancora da uno scatenato Rabiot, l&#8217;uomo della provvidenza, che sigla la sua doppietta personale e mette il punto esclamativo sulla vittoria rossonera.</div>
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<p>Sia benedetta, a posteriori, la sconfitta con la Cremonese della prima giornata.</p>
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<p>Questa vittoria incarna perfettamente l&#8217;essenza del &#8220;metodo Allegri&#8221;: soffrire, lottare su ogni pallone, difendersi con i denti e portare a casa i tre punti, anche quando il gioco espresso non è spumeggiante, non è bello da vedere, ma è tremendamente efficace. Un successo sporco, di nervi, di carattere e di puro pragmatismo, che porta punti pesanti per la classifica, che consolidano la posizione. E qui sorge spontaneo il dilemma, la grande questione che anima da sempre il dibattito calcistico, dividendo tifosi e addetti ai lavori: meglio un tecnico &#8220;risultatista&#8221;, un esperto come Allegri, capace di vincere nelle difficoltà, di ribaltare le partite con l&#8217;esperienza, o il calcio nuovo, audace e propositivo che avanza, incarnato da un allenatore emergente e visionario come Fabregas? Il Como ha giocato un calcio più bello, più divertente, più moderno. Il Milan ha vinto. La risposta, forse, non è univoca, non esiste una verità assoluta, ma il campo, per ora, continua a dare ragione al pragmatismo rossonero, al cinismo che premia.</p>
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<p>Dite la vostra su questo argomento, io vi lascio la mia, personale e sincera opinione: a me piacerebbe un allenatore diverso, che sposi una filosofia di gioco più vicina a quella di Fabregas, che per certi versi, secondo me, avrebbe le caratteristiche perfette per la nostra società, per la nostra storia di bel gioco. Ma dietro a lui, o al mio preferito assoluto che è Xabi Alonso, ci deve essere una dirigenza seria, competente, che programma, costruisce un progetto solido e duraturo. Una società che ha una visione chiara del futuro, non solo del presente. Finché noi avremo questi dirigenti, che navigano a vista e non hanno un piano a lungo termine, non andremo da nessuna parte, e Allegri, molto probabilmente, è l&#8217;allenatore giusto per la situazione attuale. Che piaccia o no, è la realtà dei fatti,</p>
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<p style="text-align: justify">W Milan</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #ff0000"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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		<title>The Day After Fiorentina-Milan: il pari di Firenze è un allarme, tra sogni scudetto e amara realtà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 12:30:15 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Il pareggio per 1-1 tra Fiorentina e Milan al Franchi non è un risultato da archiviare con un sorriso, ma rappresenta l&#8217;ennesima prova che seguire questa squadra è diventato un esercizio di resistenza emotiva. Le montagne russe di risultati e prestazioni a cui i tifosi sono sottoposti in questa fase della stagione mettono a dura prova chiunque; per guardare una partita dei ragazzi, serve ormai una pazienza infinita.</p>
<p style="text-align: justify">La confusione tattica e le lacune della rosa emergono in modo netto e richiedono un&#8217;analisi onesta, lontana da facili illusioni. La prestazione di Firenze conferma una preoccupante incostanza che allontana, di fatto, gli obiettivi più ambiziosi.</p>
<p style="text-align: justify">D&#8217;altronde, a parlare di scudetto siamo noi tifosi, noi che ci mettiamo davanti alla televisione e alimentiamo questo sogno. Siamo noi a sperare che questa squadra dalla rosa corta possa competere fino alla fine per il tricolore. È qui che nasce la scelta: continuare a sognare o scendere per terra ed essere realisti? Capisco la nostra voglia e necessità di rivivere certe sensazioni, che dopo il lampo di quasi quattro anni fa si stanno assopendo ancora una volta, o meglio, ci vengono spente per l&#8217;ennesima volta.</p>
<p style="text-align: justify">La partita inizia con il Milan che cerca subito di imporre il proprio ritmo. Sembra una squadra determinata, che vuole chiudere la pratica in fretta. Christian Pulisic ha due occasioni d&#8217;oro a tu per tu con De Gea, due palle gol che un giocatore del suo livello trasforma quasi sempre in oro. Invece, due errori clamorosi tengono in vita una Fiorentina che, in quel momento, appare fragile e timorosa.</p>
<p style="text-align: justify">Questi sbagli non sono solo sfortuna, ma il simbolo di una leggerezza sotto porta che costa caro. Se Pulisic ne avesse buttata dentro almeno una, la partita avrebbe preso una piega diversa, quella congeniale al Milan di mister Allegri, che ama gestire il vantaggio e ripartire. Invece, la squadra non riesce a concretizzare, e la Fiorentina, pur senza strafare, resta in partita.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;approccio del Milan al secondo tempo è pessimo; i rossoneri non ricominciano proprio a giocare. Se spesso ci hanno abituato a crescere nella ripresa, oggi avviene l&#8217;esatto contrario. La Fiorentina rientra in campo con maggiore personalità, alza il baricentro e imbastisce ripartenze ficcanti contro una mediana milanista che appare troppo compassata e lenta, ma soprattutto priva di materia grigia. Loftus-Cheek, come sempre, è impalpabile (mi chiedo che cosa ci veda in lui Allegri), Ricci sembra poco più di uno studente al primo anno di liceo, e Jashari è evanescente.</p>
<p style="text-align: justify">Il gol di Pietro Comuzzo è la fotografia della distrazione con cui si affronta il secondo tempo. Su calcio d’angolo, con il pallone che spiove in area, il difensore viola salta indisturbato. È una situazione tattica imperdonabile per una squadra di Allegri: in area piccola, l&#8217;avversario non deve mai colpire la palla. Mai. Il gol viola concretizza sensazioni negative che erano nell&#8217;aria da minuti e certifica un dato inequivocabile: non siamo pronti per un turnover massiccio.</p>
<p style="text-align: justify">Allegri ha lasciato inizialmente fuori mezza squadra, ma i risultati non sono soddisfacenti. La carenza più evidente riguarda la linea mediana, priva contemporaneamente di Modric, Rabiot, Fofana e Bartesaghi. Come scrivevo prima, è evidente che chi sta in panchina non è al livello di chi va solitamente in campo.</p>
<p style="text-align: justify">Il discorso è noto: la coperta è corta. La rosa è costruita con evidenti limiti e chi subentra non sempre è all&#8217;altezza. Certo, non si può pretendere che Modric, a quarant&#8217;anni, giochi tutte le partite; Rabiot va gestito; Saelemaekers è vicino alla cottura. Forse, però, non era questa la partita giusta per sperimentare un turnover così massiccio.</p>
<p style="text-align: justify">Viene da pensare che il buon Conte Max avesse in mente di prendersi i tre punti in casa col Genoa, il punto in trasferta a Firenze, e provare a giocarsela a Como. Purtroppo i programmi sono saltati in aria.</p>
<p style="text-align: justify">Poi, per fortuna, al 90° minuto, Christopher Nkunku trova l&#8217;angolo impossibile, così come era riuscito a Leao giovedì sera, e salva il Milan da una sconfitta che ormai tutti pensiamo inevitabile. Un lampo del francese, a cui evidentemente le voci di mercato fanno bene, che ci tiene a galla in riva all’Arno.</p>
<p style="text-align: justify">Pensiamo di esserci salvati per l&#8217;ennesima volta. Ma esattamente come contro il Genoa, rischiamo di riperdere la partita nei minuti di recupero, prima con la traversa di Brescianini, poi con la provvidenziale chiusura di Maignan su Kean.</p>
<p style="text-align: justify">Il ripetersi di queste situazioni, a distanza di tre giorni, è un segnale preoccupante: la squadra manca della concentrazione necessaria per gestire un risultato, anche a pochi minuti dalla fine. Un tempo, in passato, eravamo in grado di gestire partite difficili, persino in inferiorità numerica, contro squadre come Napoli, Roma, Inter e Lazio.</p>
<p style="text-align: justify">Quella solidità mentale sembra svanita.</p>
<p style="text-align: justify">Vogliamo prendere le cose buone del pomeriggio? Ci portiamo a casa la ritrovata vena di Nkunku e la crescita di De Winter. Ma analizziamo e correggiamo anche quelle negative, come le prestazioni non all&#8217;altezza di Jashari e Ricci e del sempre più impalpabile ed inutile Loftus-Cheek. Su Estupinan, ogni ulteriore rilievo è superfluo; con tutto il rispetto per chi indossa la maglia, la sua presenza in squadra è inspiegabile.</p>
<p style="text-align: justify">In ottica scudetto, che ripeto è un nostro sogno, questo pareggio pesa come una sconfitta. Per l&#8217;obiettivo Champions League può essere un punto guadagnato, però bisogna stare attenti perché anche qui si rischia che diventi una montagna insormontabile se si continua così. Ora, se si vuole aiutare questa squadra e l’allenatore, la società, con Igli Tare in prima linea, deve intervenire sul mercato. Allegri deve pretendere risposte da una dirigenza che ha costruito una rosa inadeguata.</p>
<p style="text-align: justify">I limiti sono strutturali, il tempo delle illusioni è finito.</p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>W Milan</strong></em></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #ff0000"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
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