Milan-Atalanta presentazione

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Serve una presentazione di Milan-Atalanta? Serve davvero una presentazione per ogni partita di campionato, Coppa Italia o Europa League da qui alla fine dell’anno? Perché dopo ciò che è successo a Verona qualsiasi parola rischia di essere inutile, superflua, o anzi riduttiva rispetto a quelli che sono i sentimenti di una tifoseria dopo una sconfitta in casa della penultima, nonché acerrima rivale, per 3-0. Questo è il peggior Milan che abbiamo visto negli ultimi vent’anni. Un’esagerazione? No, quelli dal 2012 ad oggi erano i Giannino, non contano. Questo Milan, pardon, “Milan”, è incredibilmente privo di qualsiasi cosa renda un ammasso di giocatori una squadra, e i suoi componenti di qualsiasi cosa renda un uomo che insegue un pallone un calciatore di Serie A. Non ha carisma, classe, coraggio, ambizione, affiatamento, motivazione di qualsiasi tipo. È semplicemente deprimente.

da gazzetta.it

Non servono più ormai le “batoste salutari”, non serve più la sconfitta che “magari potrà far rialzare la testa”: la testa è bassa e lo sarà almeno fino a maggio. Chi di tanto in tanto la alza sono i vecchi membri del Giannino, che Fassone, volente o nolente, avrebbe dovuto vendere in blocco in estate. Non serve nemmeno più sperare in Gattuso, un’altra bandiera del Milan mangiata da un ambiente divisivo e deleterio, un altro grande della nostra storia che è stato gettato in pasto ai leoni come carne da macello con la speranza che tenesse buoni i tifosi, esattamente come fatto in passato da Galliani. Fassone e Mirabelli hanno sbagliato da agosto in avanti con lo stesso ritmo con cui hanno fatto bene (e continuo a pensare che gli acquisti siano validi, con solo una o due eccezioni) da giugno ad agosto. Non basta alzare la voce con Raiola, serve autorità con tutto lo spogliatoio: in questi momenti il dialogo serve solo a farsi prendere per il culo. Bene il ritiro punitivo, che si protragga fino all’Epifania, fino al martedì grasso, il lunedì dell’Angelo. Non sarà utile per ridare dignità alle nostre prestazioni, ma almeno la truppa di vergognosi si potrà rendere conto di cosa voglia dire essere responsabili delle figure di merda che sono soliti fare per l’Italia.

C’è una via d’uscita per questa situazione? Assolutamente no, non nel breve. La stagione è andata, sappiatelo. Bisogna però evitare che la metastasi si estenda anche alla prossima. Prima cosa da fare: a prescindere dalle prestazioni, vendere tutti i vecchi esponenti del Giannino. Da Montolivo ad Abate, da Bonaventura a Donnarumma, fino ad arrivare a Suso, quello che ce l’aveva duro per il ritorno al 433 (“ah, il mio modulo. Questo allenatore sì che mi capisce, mica come l’altro…”), per poi, domenica scorsa, rendersi ridicolo con una prestazione che nemmeno Blomqvist bendato e con una gamba amputata. Quando si ricostruisce qualcosa, qualsiasi cosa, bisogna completamente eliminare i segni di ciò che c’era in precedenza. Capita dappertutto e sempre. Dovevamo farlo anche noi, dovremo farlo anche noi. Seconda cosa: prendere un allenatore vero, con la a maiuscola, che non abbia come esperienza precedenti Sion, Palermo e Pisa, ma squadre di grande calibro. Terzo: qualche acquisto mirato. Pochi. Perché André Silva, Biglia, Bonucci, Calhanoglu, Rodriguez e via andare non sono seghe, non sono pippe, sono giocatori di livello internazionale che in un contesto diverso da quello attuale, ridicolo e grottesco, renderebbero alla grande. Tutto il resto, poi, verrà da sé.

Fabio

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.