Gennarino fa i numeri

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Il 27 novembre scorso Gennaro Gattuso ha rilevato il Milan in una situazione fisica e mentale imbarazzante. Alla 14esima giornata eravamo settimi a 8 punti dal quarto posto ed in calo di rendimento visibile tanto quanto lo stato confusionale della guida tecnica. Lo scetticismo verso il ‘numero 8’ era totale, ed anche in parte lecito vista la carriera ed il momento milanista. Si andò dalle esplicite etichette di nuovo Brocchi alla dissezione delle precedenti esperienze dell’allenatore reo di non aver gestito a lungo e con profitto situazioni tipo OFI Creta in rovina o il Pisa in bancarotta; il sottoscritto come penso molti altri aveva troppo nel cuore il Rino giocatore per esprimere davvero sconforto, ma la sensazione in quel fine novembre fu quella della mossa disperata.
Invece il cuore si fa bene ad ascoltarlo sempre. Rino è un’icona per motivi che trascendono di parecchio gli scarsi, triti e stantii luoghi comuni sulla ‘grinta’ e la ‘corsa’ sebbene un’intera classe di giornalisti e tifosi neutrali (o avversari), quand’anche qualche milanista, sia ancora verso Gattuso concettualmente intrappolata nel triangolo ‘falli su Ronaldo’-‘intervista al Mondiale ubriaco’-‘rissa con Joe Jordan’. Un sottovalutato cronico Rino, che non si è mai fatto problemi a dimostrare tutta la sua capacità sul campo preparandosi e lavorando senza sosta.

Gattuso dopo i primi rovesci frutto di un’eredità drammatica ha rifatto la preparazione, creato lo spogliatoio, compiuto le scelte che andavano compiute, riformulato gli obiettivi, ricominciato a comunicare con chiarezza a volte disarmante: un reboot spericolato e quasi impossibile. Oggi il Milan è una variante accettabile della squadra che abbiamo immaginato quest’estate; sia in campo che fuori percepiamo il ritorno di valori e comportamenti che ci appartengono e un ambiente che vuole fare, unito. Quando Rino parla trasuda professionalità, impegno e umanità, tutte caratteristiche che negli ultimi anni erano del tutto scomparse dall’immagine pubblica del Milan. Tutto questo genera grande positività a prescindere da un quarto posto che dista ancora purtroppo 8 punti, come quando il ridente Montella fu sollevato.

Il giocatore alla sinistra non serve a niente, giusto? Era meglio tenere Paletta, che culo il Jangsu ad avercelo strappato

Formazione titolare – Il Milan è ripartito dalle basi. Gattuso, dopo qualche giornata in cui a giocare furono i meglio messi fisicamente, ha deciso di puntare su un gruppo di titolari. Romagnoli-Bonucci hanno trovato la loro dimensione perfetta al centro di una linea a 4; Alessio è fra i centrali che sbagliano meno tocchi (0.2) e più efficaci nei contrasti aerei (2.7 su 4.2 a partita), Bonucci è secondo solo ad Albiol per passaggi lunghi a partita (7.8). A destra Calabria impiegato solo 300 minuti fino a dicembre è ora giunto alla soglia dei 1000 minuti incrementando il livello delle prestazioni nonostante qualche ingenuità: è il miglior terzino destro del campionato per contrasti riusciti (3.4), intercetti (1.9), fra i migliori per passaggi chiave e assist. A sinistra lo spento Rodriguez non è stato messo in discussione, vedremo se avrà ragione il mister; al momento le statistiche restituiscono l’immagine di un giocatore fisicamente in difficoltà e dal rendimento mediocre. L’alternativa, Antonelli, è comunque come sempre fresca e pronta quanto la mummia di Akhenaton III.

La rivoluzione è però avvenuta a centrocampo. Biglia, deludente in avvio di stagione e scomparso nei mesi di novembre e dicembre, si è ripresentato a gennaio in forma fisica e mentale importante; l’argentino da sei gare sta interpretando il ruolo di volante con numeri di gran livello: nel 2018 viaggia a 60 passaggi a partita col 91,4% di precisione, picco massimo il match contro la Samp dove ha fallito 1 solo passaggio (96,4%) pur giocandone 11 su 56 lunghi. Bonaventura da mezzala sinistra sta esprimendo il suo meglio; in questo ruolo sforna 1.8 passaggi chiave a partita e ha segnato ben 4 reti, l’insistenza nel tiro dalla distanza o nel ‘trattenere troppo’ la palla è solo un’impressione non suffragata da dati visto che l’italiano prova da mezzala 0.7 tiri da fuori (tanti quanti Montolivo, per dire) e perde 2.5 palloni fra dispossessi e tocchi errati, media accettabile. Kessie invece non è mai stato in discussione, ma la stabilità del reparto e della sua corsia ha permesso all’ivoriano di crescere; attualmente la sua miglior caratteristica è la quantità impressionante di attività che svolge in doppia fase, e con Gattuso ha ampliato decisamente il raggio d’azione svariando su tutta la mediana per largo e lungo; i difetti: perde troppi palloni e in fase difensiva è ancora poco incisivo. Franck ha bisogno di tempo e fiducia, è al momento un centrocampista assolutamente normale se letto nel complesso; ma se ‘filtriamo’ solo i suoi pari età la prospettiva cambia decisamente, se non altro perché fra i centrocampisti under-22 delle 5 massime leghe europee solo Mandragora ha un minutaggio paragonabile anche se complessivamente di ben 500 minuti inferiore; e gioca nel Crotone, non nel Milan.

In avanti intoccabile Suso. Lo spagnolo genera discussioni per il suo stile di gioco a volte ripetitivo e solista, ma è lui a condizionare la squadra o viceversa? Il 2018 vede un Suso più attivo e preciso nella distribuzione, meno shottomane (2.8 tiri a partita contro una media precedente quasi doppia), autore di più cross (2 a partita contro meno di 1); l’aumento di intercetti (anche qui doppi) e falli fatti denotano partecipazione al pressing. E’ meno prolifico, ma quello che conta sono i risultati della squadra, e comunque allo spagnolo rimangono in canna colpi risolutivi. Non sarà determinante come Messi o Salah, ma tecnicamente è molto forte e ha margini di crescita tattica; con caratteristiche ormai altamente definite non diverrà mai un ‘trequartista’ da ricezione nello spazio o capace di dettare tempi al centro della trequarti avversaria quindi perché aspettarsi questo? Tuttavia il talento per la giocata codificata, le intese che sta sviluppando con i compagni di fascia, l’estro nel dribbling e il suo sinistro a giro lo collocano fra gli esterni più forti del campionato. Con un allenatore in gamba magari non andrà in doppia cifra, ma passerà molto più tempo a salutare i tifosi sotto la curva con i compagni alla fine delle partite.
Gattuso ha dato poi fiducia a Calhanoglu trasformandolo da oggetto misterioso, bollato da qualche facilone come ‘pippa’, in oggetto godurioso; il turco con l’anno nuovo si è preso la corsia sinistra con numeri notevoli, da Firenze in poi è fra gli offensivi più forti della divisione: 6 tiri, 3 passaggi chiave, 1.5 dribbling, 1.5 falli conquistati a partita; ma anche solo 4 tocchi sbagliati nelle ultime 6 gare, media di 51 passaggi di cui 4 lunghi, 2 cross, 84% di precisione a partita, e per un giocatore d’attacco è un dato super. In particolare sul lungo è complessivamente fra i migliori d’Europa insieme ad Hazard ed Eriksen. Dove manca il turco? In finalizzazione e concretezza; questo è il grande passo avanti da fare per Hakan, che sta mostrando potenzialità davvero devastanti raccogliendo per ora poco.

Uno di voi due, ma meglio entrambi, deve svegliarsi. Non possiamo farcela senza di voi.

La spinosa questione del centravanti rimane aperta, con Kalinic al momento infastidito anche dalla pubalgia; probabile che questo problema abbia influito sul croato, vero e proprio ‘pacco’ dell’estate milanista che sta attraversando la stagione peggiore della sua carriera e sta rendendo fra il 30% (passaggi, falli subiti, tiri a partita) e il 70% (gol, dribbling) in meno rispetto a Firenze. Un conto è essere di medio livello, un conto è questo. Andrè Silva rimane un equivoco. Dalla sua stagione di debutto col Porto era lecito attendersi un attaccante capace di giocare la palla, anche se troppo innamorato della stessa (4.6 palle perse a partita) ma consistente, coinvolto (più di 20 passaggi a partita) e capace soprattutto di finalizzare; al Milan ha inciso contro macedoni (2 gol), Austria Vienna (5 gol) e poco altro. L’evanescenza, restituita in pieno dalle statistiche, è certamente viziata dallo scarso impiego ma non si può biasimare Gattuso al momento; il portoghese per rientrare nel progetto tecnico deve trovare l’episodio determinante, situazione imprescindibile perché si possa avere fiducia in lui.
Rino ha invece dato credito 6 volte su 11 a Patrick Cutrone, che Montella aveva smesso di vedere a settembre, venendo ripagato con 3 reti. Entrambi i numeri non sono certo shockanti e restituiscono l’idea di quanto sono importanti le percezioni (‘fenomeno’) e quanto sia utile poi rifarsi a dati oggettivi; Patrick ha un talento meraviglioso per il gol e tanta voglia di fare, in linea con la mentalità del gruppo, ma non potrà probabilmente essere il solo trascinatore del Milan nei prossimi mesi. I numeri dal campo sono quelli di un 20enne al debutto: molto incostanti; non ha ancora una sua dimensione definita fuori dall’area (dentro è invece una calamita) e deve crescere in ogni aspetto. Per il suo massimo bene e per quello soprattutto nostro occorre che l’evanescente portoghese si materializzi e diventi corporeo e tangibile (specie per gli avversari) e che Nikola, se i fastidi fisici lo lasceranno in pace, esca dall’Urlo di Munch.

Primo: non prenderle – La crescita di condizione fisica e in fiducia ha portato i singoli a esprimersi meglio. A livello di sistema tattico è comunque facilmente individuabile il punto di forza del Milan di Gattuso: la fase difensiva. Dalla ‘svolta’ contro l’Inter in coppa abbiamo incassato 4 reti in 10 partite, tutte singole, il che significa ben 6 clean sheet. Ben più impressionante è l’xGa, cioè l’indice dei gol subiti attesi che misura i gol che in teoria una squadra avrebbe dovuto subire in base alla tipologia di occasioni concesse in partita. Con Montella il Milan aveva un xGa di molto inferiore alle reti subite, ma comunque molto alto rispetto alle concorrenti; gli errori individuali pesavano terribilmente ma la fase difensiva era comunque penosa. Al momento il Milan è divenuta la terza squadra col minor xGa con 24.81 reti attese (subite 30) dietro a Napoli con 13 (subite 15) e juventus con 19.9 (subite 15); stringendo l’analisi al 2018 risulta che abbiamo un indice di 3.81 (subiti 3 gol) che è secondo solo a quello della juventus e proprio in questo lasso di tempo abbiamo scavalcato Lazio, Roma e Inter in qualità difensiva. Senza errori individuali marchiani e ripetuti, con una protezione più efficace degli spazi fra le linee a partire dal disturbo della costruzione avversaria, determinante contro Lazio e Samp, e soprattutto con un tecnico più umile e attento ad adattarsi all’avversario il Milan sta ricostruendosi letteralmente dal basso.
La fase offensiva è invece più problematica. Pur notando una diminuzione dell’incidenza dei tiri da lontano (scesa sotto il 50%) e un aumento dei cross, restano queste le due soluzioni più importanti oltre ai calci piazzati; nulla di male, ma sono situazioni di gioco poco efficienti. L’aumento della quantità di azioni dovuto ad una maggiore velocità di esecuzione e un approccio più diretto sta comunque producendo buoni effetti: restiamo con 35 reti e 34.39 xG (indice dei gol attesi) il nono attacco della Serie A, ma nel girone di ritorno abbiamo considerevolmente accorciato il gap proiezionale soprattutto verso Lazio e Inter; la prima normalizzata dopo gli exploit della coppia Luis Alberto-Immobile, la seconda crollata nel 2018 e ampiamente in allarme rosso.

Possibilità? – Come dimostra l’equidistanza tenuta dal quarto posto rispetto al deprimente novembre rientrare in corsa Champions è quasi impossibile; la caccia alla piazza d’onore pare più un pungolo per l’orgoglio e la motivazione che un reale obiettivo. A voler fare davvero due conti con la realtà dovremmo sperare che l’Inter confermi l’aberrante media del girone di ritorno di 1.2 punti a partita chiudendo attorno a 65 punti e che la Lazio non vada oltre gli 1.5 punti a partita collocandosi sui 70, una bella frenata per due squadre che hanno chiuso l’andata a 41 e 40 punti; la Roma sembra meno in difficoltà, pur viaggiando lentamente. E noi? Beh semplice: dovremmo vincere domani e nel derby, salendo a 47 punti e bloccando le rivali, e poi viaggiare ad una media di più di 2 punti a partita nelle 11 gare rimanenti (incluse Milan-Napoli e juve-Milan) cercando una impossibile quota 70 punti (o più), 29 punti ( o più) su 39 rimanenti, sempre incrociando le dita…Insomma crediamoci per fede e perchè i ragazzi ci credono, quindi perchè noi no?
Non solo l’algebra ci limita: innegabilmente la ripartenza del Milan è avvenuta in fretta, anche se non casualmente, ed è difficile immaginare cosa possa succedere in caso di stop (anche non in campionato) perché il morale oggi conta quanto la tattica. Difficile anche definire i confini di crescita: potremmo già essere a livello, ed in questo caso ahimè non ci vedo oltre il sesto posto da ottenere sudando (causa distacco accumulato), oppure avere altre risorse e miglioramenti.
Ad ogni modo è fine febbraio e siamo VIVI; negli ultimi anni eravamo morti (2016/17, 2014/15), moribondi (2015/16, sebbene Franco Ordine&soci parlassero di Champions possibile nelle ultime 13 raccogliemmo 14 punti), o pronti all’eutanasia (2013/14 con Seedorf). Dobbiamo scendere al 2012/13 per vedere un Milan fare 28 punti nelle ultime 13, pur in un campionato dal vertice meno affollato. Siamo vivi con un sogno europeo nel cassetto, con una finale da raggiungere per la gloria, con un torneo nato male ma da onorare. Bisogna essere realisti? Può già andare bene così?
No, o temo che Rino Gattuso ci prenderebbe a coppinazzi. E farebbe bene.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.