“Sick and Tired”

10004
I'm sick and tired, of always being sick and tired...

Come faccio spesso mentre scrivo mi lascio cullare dalla musica. Attacco il POD e lascio fare a lui in modo random. Su di me la musica ha un effetto particolare. O mi aiuta a mettere a fuoco i pensieri o, a volte, li indirizza verso luoghi inaspettati stravolgendo quello che avevo in mente.

“Laa liya be-parwa de naal Dil, Laa liya be-parwa de naal…”

Non sono un fan di Anastacia (beh, un po fan di una specifica parte magari si…) ma il refrein rap di questo pezzo ha un non so che di ipnotico. Il POD, proponendomi a tradimento “Sick and Tired” proprio adesso sa quello che fa e mi scatena l’effetto stravolgimento. Metto il pezzo in loop, cancello quello che ho scritto e ricomincio da… “Sick and Tired”.

“Laa liya be-parwa de naal, Laa liya be-parwa de naal…”

Finito il girone d’andata mi sarebbe piaciuto poter parlare di prospettive, di un mercato di Gennaio oculato ma intelligente che colmasse qualche lacuna, di qualche progresso nell’atteggiamento in campo e nel gioco che esprimiamo. Avrei voluto con tutte le forze aver scorto segni di miglioramento, sintomi di rinascita, qualcosa di buono che ci facesse guardare al futuro con più ottimismo. Sarebbe come mettere le fette di salame sugli occhi, quelle che già troppe volte mi sono messo come un babbione. Colpa mia ovviamente che mi sono sempre fatto guidare dal tifo e dalla passione prima che dal cervello.  La dura realtà è un’altra ed ho ancora nella mente gli ultimi post di Johnson, Larry e Gianclint. Hanno avuto il pregio, oltre ad essere analisi lucide quanto spietate, di farmi sbattere il grugno sul cemento e prendere atto di ciò che ancora mi rifiutavo (almeno in parte) di vedere.

“Cause I learned the truth…”

“darò tutto per riportare questo club in alto”. Le parole sono quelle giuste, adesso aspettiamo i fatti.

Una squadra di calcio che scende in campo non sono solo 11 giocatori guidati da un allenatore. Questo è quello che vediamo, quello che ci tocca più da vicino, ma è solo il risultato finale del lavoro di una macchina complessa, la società. E’ tutta la società che deve funzionare e, come un orologio, tutti i meccanismi devono essere perfettamente funzionanti, correttamente assemblati,  ben oliati ed allineati altrimenti il risultato sarà un orologio che va avanti o indietro o, peggio ancora, con le lancette bloccate, quelle che segnano l’ora giusta solo due volte al giorno e senza poter sapere quando. Il Milan Berlusconiano per molti anni è stato un esempio di buona gestione. Non erano solo le faraoniche campagne acquisti, quelle erano il risultato di una gestione per quei tempi rivoluzionaria. Berlusconi portò, credo per la prima volta, la cultura dell’azienda dentro una società di calcio trasformandone l’indole stessa. La società era forte, tanto che erano i giocatori a voler venire nella Milano rossonera prima ancora che fossero cercati. Forte da imporre ad una rosa fatta sì di campioni e fuoriclasse, ma che come tali non dovevano essere così facilmente gestibili, un allenatore “Parvenue” come Sacchi con il risultato che furono questi campioni a dovere accettare l’allenatore e seguirne fedelmente le direttive e non viceversa ed i risultati li ricordiamo tutti. Forte da guadagnarsi giornata dopo giornata il rispetto dell’establishment in Italia prima ed all’estero poi.  Talmente forte in tutti i suoi reparti da apparire un blocco contro il quale anche i sotterfugi e le furberie di palazzo contavano relativamente poco e se in Italia qualcosa ci è stato fato purgare in Europa, dove le connivenze Italiche contavano allora pochino, siamo stati trattati “alla pari” delle altre potenze del calcio. Nelle rare eccezioni (mi ricordo ancora un Real Milan che chiamare scandaloso è riduttivo) in cui non succedeva la squadra si sentiva talmente forte da saper andare oltre anche “contro l’ingiustizia”.

“I lost my piece of mind somewhere along the way…”

Ma i tempi cambiano ed il calcio con loro. Paradossalmente, mentre il mondo del calcio si trasforma diventando sempre più business, quando l’epoca dei magnati si avvicina al crepuscolo, mentre l’FPF faceva il suo ingresso imponendo regoline e regolette che diventeranno sempre più stringenti e limitanti, quando diventa sempre più “entertainment” e sempre meno sport puro, quando l’avvento di internet prima e dei social poi trasforma il modo di comunicare e la nostra vita stessa, la società che prima di tutte aveva dato un’impronta manageriale al calcio sembra non saper prevedere nulla rimanendo ferma sulle sue posizioni e nel suo modo di operare perdendo posizioni giorno per giorno passando da essere tra le prime per fatturato, gestione, giocatori ed organizzazione al ritrovarsi di colpo ad essere una vecchia nobile decaduta. Paradossale per chi aveva fatto della comunicazione la base del suo impero che della trasformazione della comunicazione sia stato vittima. Una lenta ma inesorabile caduta che sembra tuttora oggi senza fine. Non solo la svolta tecnica, stendiamo un velo pietoso, ma la società rimane ferma ai tempi di Carlo Cotenna in tutti i suoi reparti continuando nell’oblio come nulla fosse e distruggendo lentamente tutto ciò che prima si era stati capaci di costruire. Faccio finta per un microsecondo che fosse solo incapacità e non ci fossero interessi più o meno occulti. Rimane il fatto che quella società così brillante ed avanzata è stata letteralmente desertificata dal disinteresse del Patron e dall’insipienza di chi l’ha gestita in suo nome e per conto (non vado oltre per non rischiare l’ennesima querela).

“…Sick and tired, that’s right !” (è la versione live)

E siamo ai giorni nostri. Il vecchio decide di “vendere”. Vendere ? boh, e chi lo sa. Eppure ci ha detto in tutte le salse che aveva rinunciato ad un pozzo di quattrini pur di lasciare il Milan in buone mani. Certo all’inizio, complice una campagna acquisti dispendiosa, così sembrava. O per lo meno sembrava ai babbioni come me (altri ci avevano visto giusto, chapeau) salvo poi scoprire che era tutto un enorme fake il cui vero significato ancora non sappiamo e probabilmente mai sapremo con certezza. Fatto stà che la società ripassa di mano per arrivare in quelle potenti di Elliott. Potenti certo, potentissime, potenzialmente… La realtà è che ancora non conosciamo nulla delle loro intenzioni. Né di quello che vorranno fare di noi, né in che tempi, né in che modo. E noi qua. Sempre in prestito, senza una prospettiva certa. Vogliono riportarci in alto, hanno detto, ma sul come e quando non si sono sbilanciati. Nel frattempo però altro tempo prezioso è passato ma in società è cambiato poco. Siamo rimasti al giurassico della gestione calcistica. In un’epoca dove comunicare è tutto siamo rimasti ai trenini e con un sala stampa ridicola. Non chiedo una stampa asservita che racconti che tutto è bello e buono madama la marchesa (beh, uno c’è per la verità…) com’era ai tempi. Ma nemmeno che si lasci l’allenatore solo in sala stampa con una pletora di scribacchini la cui domanda principe verte inesorabilmente sul mancato utilizzo del giocatore più dannoso degli ultimi tre lustri. Per non parlare della comunicazione verso i tifosi. Ma vi pare normale che la mattina dopo essere stati ignobilmente sbattuti fuori dalla EL mi arrivi una mail, tutta colorata e ben confezionata con tanto di slogan accattivante, ove mi si propone l’abbonamento per il girone di ritorno ? A parte il fatto che sono già abbonato, coglioni, e sembra che neppure lo sappiate ma vogliamo parlare del tempismo ?  perfetto … Abbiamo una organizzazione commerciale ridicola. Il Milan rimane comunque un brand ed un “Brand” lo si vende. Fatto salvo i prodotti PUMA (a mio avviso hanno fatto un discreto lavoro) abbiamo un parco prodotti marcati “AC Milan official” degno di un market cinese in Paolo Sarpi. Non ci credete ? date un occhio al sito. Ah già il sito… per girare un biglietto devi avere una laurea in informatica, per compare un prodotto (ammesso e non concesso che trovi un prodotto accattivante) la pazienza di Giobbe e spesso quello che vorresti comprare è esaurito. Quest’estate sono rimasto dieci giorni senza sapere se avevo un abbonamento o meno e neanche che fine avevano fatto i miei soldi. Dopo ventisette telefonate ho scoperto quello che era successo solo quando mi sono rivolto alla NEXI (il gestore della mia carta di credito) di quel gentile signore del servizio clienti di AC Milan che avrebbe dovuto contattarmi nessuna traccia. Come MilanNight stiamo ancora aspettando le fatture dei nostri due abbonamenti (quelli del programma “vieni a San Siro con MilanNight). Sono arrivato a Stalkerizzare le impiegate dell’AIMC ma la risposta è stata invariabilmente la stessa da Agosto ad Oggi. “Le fatture le deve emettere AC Milan, noi sollecitiamo ma…”. Ma un cazzo, ad oggi niente. Cinque mesi per emettere una fattura ?

“Laa liya be-parwa de naal, Laa liya be-parwa de naal…”

Ma non è solo un problema di mancati introiti, per quanto oggi siano più importanti che mai per poter investire. E’ che questa società viene percepita all’esterno come debole e sconclusionata l’immagine, appunto, di una vecchia nobile decaduta che come tale a corte non conta più una ceppa. Ed allora non stupiamoci se siamo bistrattati. Contrariamente a quanto  si potrebbe pensare, non credo affatto all’uomo nero che non vuole farci andare in CL per chissà quali motivi. Ovvio che a parecchi un Milan in rinascita non faccia piacere e che preferiscano farsela con Roma e Lazio, ad esempio, ma al complotto massonicochimicosciista non credo affatto. Ma che per un arbitro, specie se giovane ed desideroso di carriera, sia semplicissimo trattarci a gialli e rossi come piovesse mentre giochiamo con l’outsider di turno (leggasi Frosinone, Bologna o Spal) per fare vedere quanto sia impavido anche contro squadre blasonate salvo poi trasformarsi in coniglio quando serve e presentarsi infine a chiedere la medaglia come Matltey mi pare altrettanto plausibile. Per non parlare del peso sul mercato. Oggi a parità di condizioni qual è il giocatore forte o l’allenatore vincente che rischierebbe di venire in questo bailamme ? Ed allora ci tocca elargire stipendi fuori mercato per fare venire chiunque. E per finire con le società a cui chiediamo un giocatore. Ben sapendo di come stiamo messi la prima risposta sarà un “OK, cento milioni” anche per giocatorini di mezza tacca mentre di fronte ad altri richiedenti l’approccio cambia radicalmente. “Come ? ti interessa il nostro giocatore ? Il prezzo ? non c’è problema troveremo senz’altro un accordo anzi, dammi la lista di quelli che vuoi far fuori che troveremo senza meno qualcuno che ci interessa” o ancora, “come vuoi quello ? il prezzo ? non ti preoccupare ci aggiustiamo con qualche plusvalenza qua e là e l’affare si fa”. Sapete com’è, sempre meglio tenersi buoni i potenti. Inutile prendersela con gli altri però, se apparissimo anche noi forti e potenti ci tratterebbero allo stesso modo e ne saremmo compiaciuti.

“So I’m floating on air…”

Per questi motivi non mi appassiono più di tanto alla querelle Gattuso si Gattuso no Gattuso (via) quando (anche se mi spiace quando viene accusato di qualsiasi nefandezza accada su questa terra cambiamento del clima e crisi economica mondiale inclusi) o se prendiamo  XXXXX, YYYYY o bomber Gabbiadini. Perché ho il timore che sarebbero solo un integratore dato ad un malato grave. Magare un po di sollievo te lo da e per qualche giorno ti senti un po meglio ma non cura. Mi ricordo l’anno dell’ultimo scudetto. Una campagna acquisti importante (il fatto che ci fosse di mezzo un’elezione fu certamente un caso) in cui arrivarono fra gli altri Ibra, Robinho, Boateng (che allora era un giocatore) spendendo un sacco di soldi ed innestati su una vecchia guardia al tramonto ma ancora sufficientemente combattiva. Servì a poco. Uno scudettino. Già l’anno dopo si ruppe lo spogliatoio e perdemmo il secondo, al netto della porcata Muntari, per colpa più nostra che altro. Ma era una società già gravemente malata se non terminale che l’anno dopo ancora vendette i due migliori togliendoci ogni velleità di rinascita e che passò gli anni seguenti a trascinarsi stancamente. E’ questo male oscuro che ci portiamo dietro e questo male si dovrebbe debellare ricostruendo la società in tutti i suoi reparti prima ancora che la squadra altrimenti potremo fare qualche exploit, magari toglierci qualche soddisfazione effimera, ma non torneremo ad essere una società forte e rispettata e chiunque verrà ad allenarla o a giocarci rischierà l’ennesimo fallimento (può non piacerci ma i casi Bonucci ed Higuain qualcosa dovrebbero dicri se siamo onesti). In linea di principio non ho nulla contro una struttura dirigenziale imponente e ben pagata. Fatto salvo che faccia il suo lavoro e lo faccia bene. La gestione Elliott è di fatto appena iniziata con l’arrivo di Gazidis, il vero plenipotenziario di Elliott che come da prassi eseguirà il compito affidatogli. Resta da capire qual’è questo compito ed aspetterò di vedere cosa faranno e come, ma capisco anche chi, dopo lustri di nulla mischiato a niente, non è più disposto a concedere nessuna fiducia né attenuante né ad aspettare ancora. La realtà è che, a prescindere dal modo in cui ognuno di noi la vive, non ce la facciamo più …

“Cause I’m sick and tired of always being sick and tired…”

So che sono andato lunghissimo ma siamo all’inizio dell’anno e se non ne approfittavo oggi non avrei più potuto togliermi il peso. Abbiate pazienza, sono “Sick and tired…” anch’io, se non lo confesso a Voi…

FORZA MILAN

Axel

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l'amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. "il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari". Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.