L’orto

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Gol. La porta è quella opposta rispetto a dove son seduto, non capisco bene chi abbia segnato ma il tocco mi ricorda il pistolero e difatti vedo la sua esultanza vicino alla bandierina. Scoppio letteralmente, non ce la faccio più, esulto come lui, urlo di gioia, stringo Axel manco avessi fatto 6 al superenalotto e contemporaneamente mi incavolo come non mai per la storia dell’orticello: due palloni calciati un gol. Questo è Piątek, il resto sono chiacchiere da bar. Il polacco non è un fenomeno, ma un buonissimo attaccante vecchio stampo con killer instinct. Puoi anche provare a migliorarlo nella manovra ma lui è fatto per ricevere palloni e spararli verso la porta senza tanti fronzoli, ricami o piroette, tu gli passi un buon pallone e lui tira.
Durante la partita ho potuto vedere più e più volte a cosa sia servito uscire dall’orticello: nulla. Già, perché durante la partita ha tentato un numero di appoggi superiore a quello visto nel resto della stagione, oltre ad arretrare più volte per cercare la palla con risultati riassumibili in una famosa massima di Cetto Laqualunque: “una beata minchia”. Il culmine dell’incazzatura l’ho raggiunto quando gli ho visto fare il difensore aggiunto a destra e a momenti combina una vaccata stratosferica perché, guarda un po’, non è un terzino! Per me sono situazioni inaccettabili perché se hai una punta di quel tipo il compito della squadra dev’essere uno soltanto: dargli più palloni possibili. Chi se ne fotte se corre a difendere o se fraseggia con ali e centrocampisti che non segnano mai, è lui il vero terminale senza se e senza ma. Sfruttiamolo!
Stiamo parlando di un attaccante che con il “gioco” di Gattuso è riuscito a segnare 9 gol in campionato su 15 partite da titolare e solo per questo meriterebbe una medaglia al valore. In una parola è un puntero e come tale deve rimanere nel suo orticello, se questo significa farlo esprimere al meglio delle sue capacità, come ha dimostrato il gol che non a caso è arrivato dopo l’ingresso di Cutrone potendo usufruire di una maggior libertà, ma in primis tornando stabilmente nel suo campo coltivato fatto di pochi fronzoli e una palla da buttare dentro. Gol.

Abbiamo vinto ed il merito maggiore probabilmente va attribuito a Donnarumma capace di rianimare un pubblico arrivato in massa, ma ormai sull’orlo del suicidio dopo un primo tempo orribile, tre palle gol buttate nel cesso da Borini e un rigore procurato da Abate. Il Milan è perfettamente rappresentato da questi tre giocatori: un giovane di talento ma discontinuo, un giocatore che ce la mette tutta ma per il resto non è da Milan ed un veterano che azzecca la sua miglior stagione, ma ha la cappellata sempre in canna e puntualmente arriva nel momento meno propizio.
Quando ormai avevo chiesto ad Axel di somministrarmi del sedativo per poi darmi il colpo di grazia senza soffrire ulteriormente, Gigio la para ed il boato del pubblico è assordante. Credo di essere stato l’unico ad alzarsi con estrema lentezza e senza dir nulla in uno stato che definirei catatonico, ma lì il pubblico è tornato vivo (tolto il sottoscritto in evidente stato confusionale) ed il pollice verde del polacco ha fatto il resto.
L’euforia della vittoria, un pubblico notevole e vicini di posto davvero spassosi mi han fatto tornare a casa con il morale molto alto nonostante tutto, perché oltre la vittoria c’è tutto il resto, e quello non è stato affatto positivo.

A mente fredda i problemi sono sempre gli stessi ed inscalfibili. Il primo, quello che appare di più difficile lettura, è l’approccio alle partite. Non mi è ancora ben chiaro quanto sia attribuibile alla mancanza di elementi sferici nei giocatori e quanto sia da ricondursi alla mentalità da guerra di trincea del nostro mister, perché in fin dei conti abbiamo sempre giocato così, al massimo abbiamo avuto una maggior forma atletica durante un breve periodo, ma nulla più.
Il secondo, quello che personalmente mi infastidisce maggiormente, è la pochezza della nostra manovra offensiva con un Frosinone capace di avanzare con più uomini rispetto a noi, una cosa per me insopportabile, qualcosa che mi manda davvero in tilt come il cambio da pannollone imbrattato Piątek-Castillejo, con cui si ritorna a giocare con una punta nonostante con la coppia Piątek-Cutrone il Frosinone non ci avesse capito nulla. Forse è meglio che qualcuno badi più al suo orto per migliorarne la produzione lasciando perdere quelli altrui.
Per battere la Spal occorrerà una prova diversa perché gli uomini di Semplici sono ben organizzati ed è lì che dovremo essere superiori con una manovra meno compassata e una maggiore spinta offensiva. Una vana speranza? Spero proprio di no perché almeno una volta in stagione me la voglio giocare scevro da paure e con la consapevolezza che la champions league è un obiettivo da perseguire fino all’ultimo secondo perche quei due colori lo meritano.

Seal

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E ora il sondaggione!

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.