La mossa bradbury

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Chi non ricorda Steven Bradbury? Quasi 17 anni fa l’australiano divenne l’eroe a sua insaputa delle olimpiadi invernali di Salt Lake City vincendo l’oro più strampalato della storia. Per chi non lo ricordasse Bradbury praticava lo short track, giusto per capirci lo sport in cui eccelle la nostra Arianna Fontana. La storia è semplice, il buon Bradbury si qualifica per i quarti di finale dove grazie alla squalifica di un avversario (aveva spinto un altro atleta) riesce ad approdare alle semifinali senza particolari meriti. In semifinale la fortuna raggiunge il livello Gastone perché nell’ultimo mezzo giro cadono tre avversari e da quinto (ultimo) si ritrova secondo e qualificato per la finale olimpica. A questo punto accade l’incredibile, si entra nella leggenda. Ultima curva con Bradbury quinto (ultimo) staccatissimo, ma a causa di un contatto cadono tutti e quattro gli atleti davanti a lui e taglia il traguardo al primo posto senza sapere esattamente perché.
Steven Bradbury è l’emblema del “tutto è possibile” anche senza particolari meriti, ma per il solo fatto di essere casualmente al posto giusto nel momento giusto.
Quando penso alla lotta per un piazzamento in champions league penso a una gigantesca “mossa bradbury” che va avanti da 22 giornate consecutive senza soluzione di continuità. Milan, Roma, Lazio, Atalanta sono dei novelli Bradbury: lottano per la loro medaglia senza particolari meriti.

L’anomalia rispetto alla vittoria olimpica sta nel fatto che squadre forti non ce ne sono, c’è solo un gran casino dove tutti continuano a inciampare e cadere in continuazione, si rialzano ma la panza strabordante non permette grandi allunghi così sopraggiunge il fiatone, poi entrando in curva sbattono un pattino contro l’altro, cadono di nuovo e si ricomincia. Da ridere a crepapelle se non si tifasse per una delle squadre in lotta.
A dirla tutta l’Atalanta è la più scarsa del lotto per valore dei singoli, in pratica la vera Bradbury, chissà che non freghi tutti. Già, perché all’Atalanta mancano due scontri diretti (Milan a Bergamo e Lazio a Roma) vantando ad oggi una vittoria coi biancocelesti, tre pareggi e nessuna sconfitta oltre ad una netta miglior differenza reti generale e al maggior numero di reti segnate. L’inter ancora non la tiro in mezzo perché ha un bonus da spendere e quelle dietro cadono in continuazione.

Sinceramente non ho mai reputato Gattuso un allenatore adatto a farci fare il salto di qualità e non l’avrei mantenuto sulla nostra panchina, ma ha sempre cercato di smentirmi con i punti (fino ad un certo punto) e l’unità del gruppo durante il mare in tempesta. Nelle situazioni in cui si vedeva finalmente un porto tranquillo ha però sempre fallito l’attracco e questo potrebbe rivelarsi fatale al di là di alcuni indubbi meriti.
Siamo quarti ed era quello che sognavo, ma continuare a ripetermelo non cambia la sostanza dei miei pensieri, perché se è vero che ad oggi siamo dove speriamo di essere a fine anno è altrettanto vero che abbiamo solo 2 punti in più rispetto all’incasinatissima stagione passata. Gattuso in un periodo infarcito di infortuni ha mostrato valori indiscutibili, ma probabilmente adatti all’emergenza e poco alla routine. L’entusiasmo dovuto ai 39 punti nel girone di ritorno di qualche mese fa tende ad affievolirsi guardando ai 36 punti in 22 turni (tre punti in meno con tre partite in più) con una rosa che non posso definire indebolita, oltre a una situazione societaria sicuramente migliore ancorché migliorabile.
E’ giusto ricordare il posto occupato in classifica perché è un fatto incontestabile, ma aggrapparsi a questo dato dimenticando che nello spazio di un turno di campionato ci si può ritrovare ottavi e fuori da tutto significa non tener conto del quadro d’insieme. Se un interista dicesse “però siamo terzi con la seconda miglior difesa, un solo gol subito in più rispetto ai gobbi” non direbbe nulla di errato, ma sorvolerebbe sul quadro d’insieme che li vede con un solo colpo in più da sparare rispetto agli inseguitori e distanti anni luce dai gobbi nonostante un solo gol subito in più.
Per noi non è molto differente. Noi non perdiamo, ma facciamo una fatica boia a segnare e se nelle ultime partite abbiamo subìto poco il merito va a Donnarumma. Avere questo Donnarumma è un merito perché è uno degli undici in campo, ma queste prestazioni sono equiparabili a quelle di Piątek in cui ogni tiro è un gol. Non durano in eterno e il mister deve saper sfruttare questo loro momento di forma cercando una manovra più fluida che possa sopperire ai loro fisiologici momenti di appannamento.

C’è da dire che i 36 punti in 22 giornate potrebbero essere di più se la società si facesse sentire quando e dove serve. Contro la Roma non meritavamo assolutamente di vincere, ma rimangono un rigore solare e un espulsione altrettanto netta negati e con quelli probabilmente avremmo portato a casa i tre punti nonostante una prestazione davvero deficitaria. Come al solito la società ha ben pensato di non dire nulla dimostrando, se ancora ve ne fosse bisogno, che non intende difendere il Milan davanti alle telecamere da una serie ormai evidente di errori. Il problema è che non lo fanno nemmeno nelle sedi opportune lasciando sfogare i calciatori (con la roma Calabria, in precedenza Romagnoli) e giornalisti molto vicini al Milan. Come ha già scritto il buon Raoul Duke è un ottimo sistema per farsi prendere a pesci in faccia una domenica sì e l’altra pure perché qui non siamo né negli Stati Uniti né in Inghilterra. Se non si dovesse arrivare quarti per pochi punti la società non sarà esente da critiche non solo per il mercato (se vuoi giocare il 433 non puoi non avere delle vere ali) ma anche per non contare nulla mediaticamente perché il mutismo fa perdere punti e gli esperti di editoria al massimo solleticano qualche tifoso, ma gli altri si fanno grasse risate. Da questo specifico punto di vista la società per me non è difendibile. A dirla tutta nemmeno chiedo più di sbattere i pugni sul tavolo perchè tanto è ormai assodato che non lo farà e un giorno ne capiremo il perché. O almeno lo spero.

Infine due notizie.
Notizia 1 – In una conferenza stampa “doppia” il presidente del Milan Scaroni e l’A.D. dell’inter Antonello hanno annunciato la volontà di procedere con la realizzazione di uno stadio condiviso per le due squadre con una capienza inferiore rispetto a quella attuale visto che l’occupazione media è di 60 mila presenze, il tutto però all’insegna del “avremo il miglior stadio del mondo”. Bah.
Da tifoso non ricordo uno stadio nuovo per un club di calcio blasonato in condivisione, ma ciò che mi sorprende di più è il discorso sulla media presenze, come se anni di mediocrità sportiva non influenzassero questi numeri. Leggo che sarà uno stadio pensato per le famiglie e ne sarei davvero felice, ma allo stesso tempo spero che le aree con prezzi popolari siano salvaguardate e proprio la riduzione di posti mi fa pensar male. Spero che nessuno dimentichi come il calcio sia uno sport popolare.
Notizia 2 – Dopo Mandragora (acquisto più costoso della storia dell’Udinese) e Audero (se non è l’acquisto più costoso della storia della Samp poco ci manca) nella stagione 2018/19 arriva il tris con l’acquisto più costoso della storia del Genoa cioè Sturaro. Tre record frantumati (o quasi) nel giro di pochi mesi. Vi vedo già pronti con le soliti facili ironie e gne gne gne quando è chiaro a tutti come sia per il bene del calcio italiano e nient’altro. Viva la serie A.

Seal

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.