La banda

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photo Getty Images

Del buco. Permettetemi una breve divagazione sul calcio italiano prima di parlare di Milan. Domenica la lega pro ha dimostrato in maniera evidente lo stato di salute del nostro calcio con il 20-0 tra Cuneo e Pro Piacenza. Vi risparmio come si sia arrivati a un risultato che finalmente ha messo in luce il grave stato in cui versa il calcio in generale.
Un caos infernale tra promozioni, retrocessioni, ripescaggi e ricorsi ha fatto partire i campionati alla rinfusa con squadre che tuttora devono recuperare parecchie partite. Nel frattempo sono arrivate anche penalizzazioni a diversi club con il Matera già escluso dal campionato. Insomma un disastro di proporzione immane a cui il presidente della federcalcio Gravina ha risposto con “sarà l’ultima farsa”. Un dato di fatto è che Gravina è stato presidente della lega pro da fine 2015 fino a qualche mese fa quando poi è stato eletto presidente della federcalcio.
In tutto questo casino bisogna poi ricordare che il format prevedeva tre gironi da 20 squadre, ma uno di essi ne aveva 19 (18 con l’esclusione del Matera) per l’insufficiente numero di società ripescabili. Ecco lo stato del calcio italiano. Ovviamente se ne accorgono solo dopo il 20-0 che il malato è serio. Così, esattamente come l’anno scorso, le squadre che proseguiranno il campionato saranno 57 con un girone da 20 squadre, uno da 19 e uno da 18. Et voilà, tutto risolto!
Chissà perché invece di ridurre il numero di gironi o ridurre il numero di squadre per girone si arriva a queste cose. Chissà perché…
Meglio tornare al nostro Milan.

Nessuno osava pronunciare quelle parole, ma per molti la gara contro l’Atalanta era “la prova del nove”, esercizio in cui il Milan ha sempre fallito. Numerosi sono stati i tentativi di fare il salto di qualità tutti però gettati alle ortiche e l’ultimo fallimento in tal senso era ancora fresco: la sfida con la Roma.
In caso di risultato avverso contro i bergamaschi (anche pareggio) quanti avrebbero avuto un senso di frustrazione? Tanti, tantissimi (io sicuramente) perchè da anni aspettiamo una rinascita, la possibilità di ritornare su certi campi e vincere senza pensare che sia accaduto un miracolo, ma “solo” per l’aver dimostrato di essere il Milan. I tre punti non ci cambiano la vita ma ci indirizzano verso il nostro campionato, poi starà ai nostri dimostrare di poter conquistare quel primo tassello che si chiama qualificazione alla champions league.
A proposito di lotta per la champions league devo fare mea culpa in merito a quanto accaduto con Higuain. E’ presto per dire quale sarà la carriera di Piątek, ma vedendo l’unità del gruppo direi che l’argentino rappresentava un problema ben più grosso di quanto mi potessi immaginare, qualcosa che andava al di là dei gol sbagliati e con tutta probabilità minava la serenità dello spogliatoio. Il fatto di essere il pezzo da novanta della campagna acquisti ed il bomber chiamato a risollevare il nostro prestigio probabilmente ha acuito i problemi di una leadership mai nata per davvero.
Tornando al presente, la vittoria contro l’Atalanta non va sottovalutata, anzi gli applausi dei tifosi bergamaschi alla propria squadra nei minuti finali (evento più unico che raro in Italia) sono la certificazione della forza di questo Milan che in una partita vera, gestita egregiamente dall’arbitro Pasqua, ha spento gli ardori degli uomini di Gasperini sul più bello. Essì, perchè a Bergamo le cosiddette grandi avevano raccolto ben poco finora: lazio sconfitta, inter piallata, pareggi per juventus e roma. L’unica vittoria di una grande era targata Napoli.
La svolta come al solito la danno i calciatori forti e se possiamo lottare per il quarto posto lo dobbiamo a un Piątek strepitoso dal rendimento inimmaginabile ed un ragazzo brasiliano di 21 anni in grado di giocare fin da subito in prima squadra cambiando volto all’intero reparto. Qui i meriti van tutti alla dirigenza e non c’è nulla da discutere. Chapeau.

Direte “ok la divagazione inziale, ma la questione della banda era tutta li?”. A dire il vero no.
Come già scritto i tre punti non ci avranno cambiato la vita perchè non ci assicurano alcunché, ma è il resto ad avermi fatto vedere le cose sotto una luce nuova: Romagnoli che scatta per andare a esultare al primo gol di Piątek con un tempo di reazione degno di un centometrista, il gioco di prestigio di Paquetà a centrocampo, le parole di Laxalt sul nostro capitano, il coro da brividi per Piątek, l’espressione di Biglia (leader silenzioso) quando abbraccia Calha per il gol, Calha e Gattuso. Magari è un abbaglio, ma io ho visto la luce.

Non so cosa ci dirà il presente, ma se non facciamo cazzate il futuro c’è: stiamo rimettendo insieme la banda! Giocatori importanti che arrivano dalla primavera (donnarumma, calabria, cutrone), giocatori affamati (Piątek è solo un esempio), giocatori che vogliono rimanere qua non perché bidoni strapagati (Bakayoko), giovani pronti a consolidare un gruppo italiano di valore (Caldara e Conti), un capitano vero dopo troppi anni in cui la fascia era meglio dimenticarla nello spogliatoio, giocatori che non dimenticano da dove arrivano (Kessié e il mantenimento del numero 79).
Bando alla scaramanzia, io ci credo: stiamo riformando la banda. Piątek è solo la punta dell’iceberg, il polacco è solo l’espressione massima di ciò che potremo diventare in futuro. Lui ci tira fuori quello che cova sotto la cenere da anni. Ecco allora che nasce un coro semplicissimo, ma allo stesso tempo fantastico, che fa tremare curve e stadi, ecco allora che quella sua esultanza poco fighetta e molto ignorante da “ti spiezzo in due” diventa il veicolo migliore per ritornare a esultare senza pose da postalmarket o pettinate da rotocalco. Esulti come un pazzo, “pum! pum! pum! pum!”, godi e basta e chi se ne fotte del gel, la posa e le sopracciglia ad ali di gabbiano. I bambini già l’adorano, i grandi forse anche di più, con tifosi pronti a imitarne l’esultanza in diretta tv durante c’è posta per Wanda. Piątek ci sta dicendo che la banda c’è ed usando quel megafono che sono i gol ci dice di riempire ancor di più la nostra sala grande del Palace Hotel: San Siro. Siamo in missione per conto del diavolo. Il nostro diavolo. Facciamoci sentire.

Seal

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.