Gazidis l’uomo di parole, Pioli dello slogan “vincere” con l’equivoco Suso

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foto acmilan.com

Estate Giampaoliana. La “rivoluzione” Giampaolo è durata quanto un qualsiasi amore estivo tra investiture prive di senso e aspettative esagerate. Preso, lodato, assurto a nuovo vate pallonaro, realtà, tribuna in fibrillazione, esonero. La parabola dell’allenatore di Giulianova è quella di un qualsiasi allenatore di provincia in una realtà più grande di lui. “In linea generale c’è poco tempo, ma io il tempo me lo prendo comunque” così parlò Marco Giampaolo fedele al suo credo calcistico (nella realtà non troppo), ma questo concetto già denotava un distacco dalla realtà: nel calcio moderno non c’è tempo, i risultati ti danno il tempo.
Così Giampaolo da Giulianova in soli tre mesi è stato gettato nel cassonetto per cercare di raddrizzare una stagione che la direzione sportiva vedeva già alle ortiche, quella stessa direzione sportiva che tre mesi fa vedeva in lui l’uomo del rinascimento rossonero. Idee confuse, molto confuse, se alla fine passi da Giampaolo a Pioli ossia un allenatore dal gioco non sfavillante. Pioli non ha colpe, Giampaolo ne ha avute, ma prima di lui Boban e Maldini e prima ancora Gazidis per conto di Elliott. Se vuoi risparmiare su un allenatore e non sali sopra il tetto dei 2 mln non puoi certo pretendere un fenomeno, al massimo prendi uno scafato o uno giovane per davvero in cui intravedi grandi doti e le ovvie difficoltà.

Gazidis ad oggi è l’uomo di parole perché di fatti se ne vedono ben pochi. Sotto contratto dai primi di dicembre ad oggi vanta un’esclusione dalle coppe accettata di buon grado dopo averci detto che avremmo giocato la coppa, un risanamento dei conti che non si vede, la realizzazione della app e una politica di aumento del fatturato ad oggi impalpabile. A questo aggiungiamoci il continuare a ricordarci che senza Elliott saremmo finiti a giocare nel campionato dilettanti. Premesso che dovrei capire perché Elliott avrebbe dovuto farlo, visto che avrebbe perso soldi suoi, questo discorso è stucchevole e ricorda molto l’apparato digerente che ad ogni critica ci ricordava quanto avessimo vinto aggiungendoci anche i secondi posti. Incomincio a capire perché l’ex Arsenal parli poco: non è un problema di lingua, quanto di parole da tramutare in realtà. Dalla sua prima intervista capii che ci attendeva un futuro immediato di “pane e pane” ed il tifoso lo può accettare se seguito da germogli che nel suo operato sembrano mancare. Dire ai tifosi che il Milan sarebbe fallito o che la proprietà investirà 1,2 mld per lo stadio (o ci sta comprando Suning oppure sono 600 mln e per tutta l’area non per il solo stadio) per ribadire la potenza di Elliott, stride con la scelta degli ultimi mister, stride con la scelta di giocatori solo futuribili, stride col suo stipendio da top manager assoluto che dovrebbe portare quel qualcosa in più che a distanza di 10 mesi non si vede nemmeno lontanamente. Se in questi dieci mesi avesse prodotto qualche risultato degno di nota presumo ne avrebbe parlato, ma ad oggi si trincera dietro “il Milan era fallito” e “facciamo lo stadio” (tralasciando che si tratti dell’intera area e il fatto che sia molto meno capiente di San Siro). E’ lui il top manager, ci dimostri coi fatti come si sta muovendo per accrescere brand e fatturato senza sbandierare il solo stadio, perché se lo vedremo non sarà prima del 2024 e nel frattempo che si fa?

Pioli invece è stato ribattezzato come l’uomo dello slogan “vincere”. Ovviamente ai primi passi falsi sarà massacrato per questo, ma dietro questo termine più che una reale possibilità di svoltare repentinamente la stagione c’è pragmatismo rispetto al “testa alta e giocare a calcio”, un’inversione a U che immortala la confusione della direzione sportiva o nella miglior delle ipotesi lo stare coi piedi per terra. E’ chiaro che con questa scelta Boban e Maldini si giocano tantissimo del (non molto) credito ormai rimasto tra i tifosi e gli riconosco l’essersi preso questo rischio che a logica dovrà essere valutato al massimo all’inizio della primavera per non buttare anche la stagione prossima.
Il curriculum di Pioli non è eccezionale, anzi, e questo denota l’importanza che la proprietà dà alla parte sportiva ricordando anche la presunta trattativa Spalletti: sotto contratto con l’inter (società con cui vuoi dividere la spesa di 1,2 mld) e non trovi un accordo per qualche milioncino? Io sorrido, amaramente ma sorrido.
Pioli però è il mio tecnico e merita la stessa fiducia che diedi ai suoi predecessori pur essendo chiaramente una toppa per i pantaloni, non i pantaloni nuovi. Ma Pioli come gioca? Parlando di numeri si parte dalla difesa a quattro variando il modulo a seconda degli interpreti: 433 o 4231. Pioli si adatta al materiale utilizzando lo schieramento che meglio si confà alla rosa avendo però dei punti cardine: un centrocampista offensivo, ala sinistra “a piede invertito”, ala destra sul piede “forte”. Ci scommetterei che farebbe carte false per avere Bakayoko e schierare un 4231 che meglio si addice al suo calcio.
Sicuramente avrete notato l’ala destra su piede “forte” che a logica vuol dire Suso fuori. Non me lo invento io, la sua carriera parla di un destro a destra mentre a sinistra un destro o ambidestro. Se dovessi scommettere un euro (non lo faccio perché non vinco mai una scommessa) direi che alla lunga vedremo Rebic e Leao ai lati della prima punta magari scambiandosi spesso la fascia perché è la scelta più logica per il suo “gioco”. Infilarci Suso (quello riuscito nell’impresa di non saltare Criscito infortunato) significherebbe tirarsi la zappa sui piedi. Non credo lo panchinerà fin da subito, ma se vuol rimanere fedele al suo modo di intendere calcio non c’è altra strada. Buona fortuna mister!

Seal

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.