C’è il Milan

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Finalmente ricomincia il campionato, basta palle e riempitivi di tv nazionali e scantinati pronti ad inventare qualsiasi minchiata pur di tirar in lungo lo straziomercato, una cosa per lo più inventata dove vengono sparati ottomila nomi (per il Milan se ne contano a spanne 150 e non scherzo) per la brama da acquisto compulsivo del tifoso che oramai quasi snobba la stagione sportiva pensando già a novembre ai nuovi “acquisti” prospettati dai minkioni di mercato. Per me tutto ciò rimane incomprensibile.
I tempi per giudicare definitivamente quanto fatto arriveranno nella sosta per le nazionali sperando che i tre giorni del condor non si trasformino nella due settimane di un altro uccello per così dire, ma adesso fatemelo dire, è il tempo di pensare al Milan, quello vero, quello che scende in campo tra quattro giorni in quel di Udine. Personalmente mi interessa solo questo, si fottessero i Correa e compagnia. Ora in questo preciso istante l’unico mio pensiero è focalizzato alla Dacia Arena, a come ci arriviamo ed al fatto che dobbiamo tornare con i tre punti indipendentemente dal fatto che Leao, Bennacer o chi volete voi abbiano avuto abbastanza tempo per capire cosa voglia Giampaolo. Questo è ciò che aspetto, questo è ciò che voglio: tifare. Al mercato pensasse chi di dovere, io penso a quelli che vanno in campo e in panchina in partite ufficiali, dove la tensione è vera e le parole non servono a nulla.

Foto LaPresse – Marco Alpozzi

Tifare è quello che mi riesce meglio, con le sue gioie (poche) e le sue incazzature (troppe) perché quando arriva il dunque quei due mesi di nulla cosmico valgono zero difronte a quei due magnifici colori. Per questo avrà degli sconti la società? Ma manco pe gnente perché spetta loro dare la giusta importanza a quelle strisce verticali rosse e nere.
Sentite l’adrenalina salire per domenica sera o siete ancora intorpiditi da pseudogiornalisti e giampaolismi vari? Io dico di fottersene di tutto e dar spazio a quella tensione che, per quanto mi riguarda, ha già raggiunto livelli elevatissimi. Me ne fotto di pessimisti e ottimisti, me ne fotto del nuovo vate Giampaolo e della diatriba su Suso perché il mio pensiero fisso è “quanto manca a domenica?”. Quando sento parlare di squadra rimaneggiata per l’esordio in campionato la mia unica risposta è un salutare “e chi se ne fotte” perché sono normodotati e c’è un allenatore ingaggiato per farli esprimere al meglio e tanto deve bastare per battere l’udinese. Questo è quello che penso da tifoso e questo deve pensare la società. Non ci devono essere alibi per il tecnico o chi scende in campo, non è più il tempo delle frasi da bimbominkia sui social o della filosofia da vino e pecorino, si scende in campo e basta cazzate, perché se ne sono sentite e scritte fin troppe. Concentrazione e palle d’acciaio sono le uniche cose che devono interessare allenatore e giocatori.

In questa stagione a Giampaolo chiedo solo di essere un tecnico normale, perché le minchiate scritte e dette in ogni dove in questi due mesi rischiano solo di provocare grosse risate generali. Al mister do la stessa fiducia che diedi ai suoi predecessori ossia una stagione o quasi per farmi capire di essere in grado di costruire un progetto tecnico valido in cui un determinato gioco esalti le caratteristiche migliori dei suoi interpreti dandogli al contempo un umile consiglio caso mai leggesse queste mie righe da tifoso viscerale: è giusto inserire i giocatori che abbiano appreso i meccanismi, ma nel calcio il tempo scorre rapido e chiede il conto.
Alla dirigenza rinnovo l’umile consiglio che ripeto da anni e immancabilmente viene cestinato alla prima vera burrasca che lesiona l’albero: siate un sol uomo con l’allenatore. Mai il mister dovrà apparire debole e all’esterno andrà difeso contro tutto e tutti. Sempre. In un team di lavoro ben affiatato è la prima regola per ottenere i risultati prefissati perché errori ne commettono tutti e in questo team di fenomeni non ne vedo, sia che si chiamino Gazidis, Giampaolo, Hernandez o chi volete voi. L’ennesima nuova dirigenza dovrà dimostrare di essere forte per davvero (non sul vaso di coccio di turno) perché tutto ciò potrebbe risultare decisivo nel presente (vedasi il solo punto per cui non siamo entrati in champions league) e ancor di più nel futuro.

Quattro giorni. Quattro giorni e ovunque voi siate si torna a rimanere incollati per guardare il rosso e il nero, quattro giorni e l’unica cosa importante sarà vedere uno dei nostri buttarla in rete, quattro giorni e c’è il Milan. Forza vecchio cuore rossonero.

Seal

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.