Calcio e mercato

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Baselli, Ibra, Ferreira Carrasco, Duncan, Sensi, Veloso, Morata, Rashford, Pato, Quincy Promes, Diawara, Lobotka, Deulofeu, Kouamé, Denis Suarez, Barrios, Obiang, Gabbiadini, Manuel Fernandes, Dendoncker, Danjuma, Bergwjin, Sarr, Saint-Maximin, Romulo, Verdi, Defrel, De Paul, Muriel, Benatia, Martial, Chakvetadze, Fabregas, altri mille e ovviamente Sergej MilinkovicSavic.

Nella marea di cazzate propinateci per quattro settimane, l’acquisto vero, quello per la prima squadra, è stato uno solo ossia Krzysztof Piątek. Anche questa sessione di calciomercato ha confermato come star dietro a giornalai, esperti del niente mischiato con l’olio e insider da strapazzo non serva a una beata minchia come direbbe Cetto La Qualunque. D’altronde sempre parafrasando il personaggio di Antonio Albanese “che cazzo i serve avere riscontri? Pino ha due mani da fata, può scrivere cazzate. Dovreste vederlo come inventa trattative a qualsiasi ora”.
Certo nel mare magnum del calciomercato alcune trattative le becchi quasi per forza, qualcuno conosce qualcosina, ma in verità è solo un carrozzone per fare qualche soldo in più sui nervi dei tifosi ormai più impegnati a sognare il grande colpo che a guardar le partite. A cosa è servito prolungare il calciomercato dal 18 al 31 gennaio? Per la risposta mi rivolgerei sempre a Cetto La Qualunque, quattro parole ma illuminanti. Il dono della sintesi.
La motivazione è stata quella di uniformarsi agli altri campionati e ci può anche stare, poi leggi i nomi di coloro che sono arrivati dai campionati esteri e ti viene da sorridere (eufemismo) perché ipotizzare che non si possano chiudere entro il 18 gennaio trattative per portare in Italia Italeng Ngock, Oberlin, Ta Bi Braciano, Singo, Schiappacasse, ecc. mi sembra un tantino improbabile.

Questo carrozzone però è finalmente terminato e nella mia testa rimane solo una domanda: abbiamo colmato le lacune? Già, perché è da settembre che parlo del calciomercato di gennaio come fattore decisivo per la corsa al quarto posto. Lo è stato?
Riassumendo il Milan ha sostituito una prima punta con un’altra prima punta, ha rinforzato il centrocampo/trequarti con un nuovo acquisto e ha ceduto in prestito un giocatore offensivo inutilizzato. In pratica è arrivato un puntello a centrocampo (e che puntello), ma nessuna ala di ruolo nonostante la ritenessi fondamentale per conquistare il quarto posto con più serenità o se volete avendo maggiori possibilità rispetto alla concorrenza.
Sono deluso? Diciamo che mi aspettavo qualcosa di più in effetti e il tarlo mi rimane, ma d’altro canto non ho mai creduto ai santoni che parlavano di mercati fantasmagorici da millemila milioni di euro con le fiere di Elliott stile Ivan il terribile trentaduesimo pronte a dilaniare mezza europa. La verità è che il calciomercato invernale è perfettamente in linea con quanto fatto durante quello estivo e riassumibile con la ricerca di un sostanziale equilibrio tra entrate e uscite. A ben vedere la somma degli ammortamenti e degli stipendi di Paquetà e Piatek per la seconda metà di stagione è addirittura inferiore a quanto sarebbe costato Higuain per lo stesso periodo. Non disconosco di certo il fatto di aver speso 70 mln, ma tutto ha una sua logica a mio avviso non traducibile in “la potenza di Elliott” quanto nel ricercare profili identificabili come investimenti futuribili che non portino disequilibri economici. Ciò non ridimensiona né cancella un concetto comunque apparso chiaro in questo mercato, ossia come il Milan sia stata l’unica squadra ad aver speso bei soldoni, ma a differenza di quanto sostenuto da molti questi acquisti non sono traducibili in spese folli, anzi.
Dopo due sessioni di mercato direi che il disegno di Elliott incomincia a delinearsi sempre più ed assume le sembianze di una squadra giovane, con fame, poco avvezza ai campioni conclamati e agli ingaggi super. In altre parole, a giugno oltre alle scadenze dei vari Montolivo, Bertolacci, Abate e José Mauri è lecito aspettarsi la partenza di altri giocatori non giovanissimi dall’ingaggio pesante (leggasi reina e strinic) seguiti da qualcuno in grado di generare plusvalenze o alleggerire gli ammortamenti.

Per limitare la vendita dei giocatori in grado di generare plusvalenze esistono solo due modi: aumento del fatturato (sponsor) e arrivo nelle prime quattro. Visto il sostanziale immobilismo sul mercato delle dirette concorrenti alla champions league, la possibilità che tutto si decida nelle ultimissime giornate è alta. E’ stato così per ventuno giornate e difficilmente assisteremo a qualcosa di diverso.
Il mese di febbraio presenterà delle sfide impegnative come le trasferte di Roma e Bergamo oltre alla semifinale di andata di Coppa Italia. La sfida di domenica sera all’Olimpico ha un risvolto decisamente più importante rispetto al match di campionato disputato contro il Napoli. Pur trattandosi di tre punti in palio e con una classifica cortissima, il Milan si presenta con il vantaggio negli scontri diretti dovuto alla vittoria a San Siro con il gol all’ultimo respiro di Patrick Cutrone. Mantenere il vantaggio negli scontri diretti diventa così l’obiettivo minimo da prefiggersi perché non è da escludere un arrivo a fine anno a pari punti. Inutile dire che affrontiamo una Roma sull’orlo di una crisi di nervi ed in formazione rimaneggiata, starà quindi a noi sfruttare il loro momento no per dare slancio a una stagione che merita il salto di qualità. Ora tocca a noi.

Seal

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.