Sfide

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A leggere i numeri sono buoni tutti, a riconoscere il talento pochi. Sia fra i perdigiorno come noi ma pure fra i professionisti. A prendere e inserire un talento al momento giusto sono ancora meno. Così che Piatek fosse uno che la porta la vede benissimo beh, si sapeva. Ma fra Maledizioni, preconcetti e reali limiti del Milan, precedenti e scetticismo era dura attendersi pistolettate da subito e pesanti. Dunque bravo Leonardo e bravi tutti i registi di questa operazione. Sarebbe meglio attendere forse qualche settimana ancora, qualche mese, ma perché non godersi il momento? Il polacco è partito alla grandissima. Per una volta abbiamo un centravanti senza trucco e senza parrucco, che parla come mangia e soprattutto da seguito a quanto di buono dicono e dice di sé. Non ha timore di vestire il rossonero ma nemmeno lo porta come una maglia qualunque. “Sono nato pronto”, detto fatto. “E’ solo l’inizio”. Va bene! Ti sei guadagnato il credito per dircelo in faccia e non prenderti i soliti sbuffi, anzi.
Domenica sera ore 20:30 per confermarsi/stupire, non vedo l’ora. Robocop Piatek pare aver capito al volo una cosa: ci servono sfide. Più di tutto. Più dei soldi, dei traguardi, di tutto. Sfide. Vai Kristo.

E’ stato per noi un decennio di rimpianti grandissimi e veri, non solo quelli che nascono dai singoli episodi (il gol di Muntari, Pato-Tevez), la cui somma è comunque pesante, ma da vere e proprie catastrofi gestionali. Gianniniadi + Yonghongliadi. Rimpianti che ci segneranno per decenni, almeno la mia generazione di milanisti (’86) e quelle intorno. In un calcio dove in serie B non ci sono finite squadre immonde difficile toccare i bassi degli anni Ottanta, ma nel contesto attuale visto anche il nostro fatturato è come se fossimo da tempo retrocessi.
I colpi più forti sono stati profondi e li abbiamo subiti al cuore. Montolivo capitano. Balotelli uomo immagine a cui faceva schifo esultare. Bonucci e Higuain venuti a fare i Condottieri e fuggiti alle prime schermaglie. Lo stile che avevamo, il rispetto, dilapidati fra rutti e peti. E nessuno a incazzarsi, a fare nulla. Abbiamo avuto esempi a non finire di mancanza di professionalità, di interesse, competenza e talento. “Quando Bacca fu sostituito col Carpi e lasciò il campo senza aspettare la fine e senza salutare chi entrava, nello spogliatoio lo ribaltai. Ebbene, mi sono girato e non c’è stato nessuno che mi abbia supportato. Evidentemente certe cose o non si hanno dentro, o proprio non interessano. Ai miei tempi Gattuso avrebbe tirato fuori il coltello”, a parlare Abbiati. Succedeva meno di tre anni fa. Solo un piccolo esempio.
Il calcio italiano è oggi un mondo senza colore, di bifolchi, in cui impera la vittoria ad ogni costo; dopo Jedda mi hanno colpito le parole di Sczesny e Pjanic, due trogloditi del successo che a 28 anni fanno da comprimari alla recita del One Man Show di un 34enne e ne paiono estasiati. Tutti con lo stampino a negare le evidenze, a fare i soldatini, “noi vincere vincere vincere, tu pezzente”. Poi escono dal Mondo delle Fate di Vinovo e diventano stranamente isterici, timidi, non così perfetti. E fuori forma. Ma andate a cagare. Verrà il giorno.
Noi abbiamo i nostri rimpianti ma io non ho intenzione di aggiungerne altri. Oggi siamo la squadra più giovane, abbiamo in casa alcuni dei maggiori talenti mondiali e nonostante tutto non vola una mosca. Le ‘bombe’ (tipo Higuain) a conti fatti sono esplose dove e quando abbiamo voluto. Abbiamo un gruppo sorridente, educato, un pochino naive ma reattivo a certe cose. Possibile che il furto di Jedda diventi un bel catalizzatore per tanti: 100% non basta, proviamoci ancora. I talenti ci sono. Gattuso, pochi cazzi, sta ricostruendo il Tempio; più con gli ora et labora che con i grandi progetti architettonici ma quello che conta è tornare ad avere un posto dove far avvenire i miracoli.
Tutto ciò non cambia la nostra posizione attuale nello scacchiere mondiale (fuori e lontano da tutto) o il nostro valore attuale (quarto posto se gira tutto ma tutto bene). Ma rimpianti basta. “E se, e se, e se…”. E se stesse venendo fuori qualcosa di buono e me lo stessi perdendo in duemila pippe mentali? Quello si che sarebbe un rimpianto.

AS Roma, un mistero. Dopo cinque podi e una semifinale di Champions i giallorossi stanno vivendo una stagione parecchio altalenante. Terzo miglior attacco, undicesima difesa: si può riassumere così. I giallorossi hanno subito 29 reti di cui ben 16 in casa, dove però hanno perso una sola partita (contro la SPAL). Contro le big fra le mura amiche si sono mangiati la Lazio (3-1) e hanno pareggiato 2-2 con l’Inter. Nonostante solo due sconfitte negli ultimi dieci turni di campionato, con tre pareggi e cinque successi, la Roma è in grande difficoltà a causa di diversi malumori. Da quando Di Francesco è stato messo in discussione e mai veramente confermato lo spogliatoio ha (ovviamente) iniziato a spaccarsi e il nervosismo a montare. Il tutto è culminato con una debacle stordente in Coppa Italia, 7 gol subiti dalla Fiorentina che trasformeranno l’Olimpico domenica in un angolo buio dove la bestia ferita (la Roma) cercherà di rintanarsi per provare a tirare qualche ultima zampata. Non sarebbe la prima volta, bisognerà stare super-attenti nei minuti iniziali: gli uomini di DiFra non devono prendere fiducia. Il rendimento difensivo non eccelso da poca sicurezza ai giallorossi, il Milan dovrà essere sè stesso sfruttando al massimo le amnesie e le caratteristiche di una retroguardia male assortita per cogliere un’accelerata alla corsa Champions ancora non decisiva ma che potrebbe immettere una fondamentale dose di fiducia nei motori, oltre che dare una bella spallata a una concorrente che aspetta solo in questo momento di essere matata. Forza Diavolo!

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.