Sfide

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Dopo i primi 45 minuti avevo espresso ai soliti compagni di sventure (Axel, Johnson, RaoulDuke) grosse perplessità sull’esito del match, visto che specialmente al centro venivamo bucati da una juve annoiata ma superiore in palleggio. Uno-due in avvio ripresa a certificare, e solito sconforto. “Ma da quanto non li battiamo questi?”. Eh cari miei, negli anni Duemiladieci su 19 sfide (esclusa quella in corso): 3 vittorie, 1 pareggio, 15 sconfitte; nelle ultime 15 sfide, in particolare, 1 vinta e 14 perse. Che schifo dai, non prendiamoci in giro, è uno schifo.
Ma poi ecco il miracolo estivo! Il VAR (???) che concede il rigore (???) che cambia l’inerzia della partita, e in questa Tournee Italiana 2020 l’inerzia è tutto. Ed ecco il Milan togliersi una soddisfazione, magari nel vuoto dello stadio, ma comunque vera e in Casa Nostra, contro loro. In faccia a Bonucci e ancor di più al Pipita. Due lazzaroni cui avrebbero dovuto chiedere se non si vergognano a vedere Ibra a 40 anni, che oggettivamente cammina, trascinare la stessa squadra cui loro hanno voltato le spalle incolpandola dei loro insuccessi, per tornare all’ovile a fare gli animaletti da compagnia. Ma tra questi e Ibrahimovic c’è un abisso di categoria, professionale e umana.
I gobbi andranno a vincere magari il nono scudetto consecutivo, che già sarà il più insipido per rendimento, ma portandosi al collo queste 4 pere. Conoscendoli saranno soddisfatti come se avessero ingoiato dei vetri, che gli rugheranno in pancia per mesi. Ed è giusto così, perché forti dei successi di questo decennio e con l’appoggio supino della stampa, non contenti del dominio del presente tentano da tempo il revisionismo, tocchicciando anche i fatti nostri, commentano ciò che non li riguarda con insolenza. Rambo lo puoi spingere nella foresta, ma poi non devi continuare a rompergli le scatole.
Non siamo andati al massimo, c’erano tutti i presupposti per andare in finale senza spendere tutto”, cit. Sarri un mesetto fa. E ieri uguale, dopo i primi due gol. Pensate a questo. E lasciateci stare.

Lasciateci stare

Siamo comunque in un contesto dove la classifica, il risultato, conta ma i giudizi vanno lasciati agli addetti ai lavori. E’ questo il Vero Milan? Probabilmente non più di quello che prese 5 pappine a Bergamo. Ci sono veramente 17 punti fra noi e il quarto posto? No, ma nemmeno siamo da Scudetto.
Quello che mi porterei dietro da questa tournee estiva italiana è la voglia di dimostrare che ha la squadra, e la voglia di sfida. Giochiamo nelle stesse condizioni degli avversari (caldo, stimoli random, incontri ravvicinati) ma chiudiamo sempre in crescendo e, finora, sempre restando sul pezzo. Per questo gli episodi ci girano a favore: la fortuna passa sempre, bisogna essere pronti e noi lo siamo.
Le vittorie non possono essere un problema per il Milan, te capì Gazidis? Elliott ha fatto le sue scelte, legittime, per una volta sulla carta sensate; e se al posto di un cumulo di macerie trova una squadra con risorse nuove o ritrovate tanto meglio. E’ una grande occasione per tutti, ma il livello che può raggiungere questa squadra sembra alto e dunque la sfida è per gente capace. Te capì, Gazidis?

La squadra si è scatenata anche per dimostrare qualcosa, e si è stretta attorno a Pioli e, forse, Maldini. Quindi a vederla col solito animo sospettoso c’è da chiedersi perché, percome e cosa succederà a settembre. Come stanno facendo le solite quattro mummie della sala stampa inzigando, profetizzando sventure. Tuttavia 4 pere alla juve aiutano a vedere positivamente quello che fino a ieri si presentava con più dubbi che domande. Se la squadra ha raccolto la sfida, rilanciandola, è un ottimo segno. Ci deve essere qualcuno dall’altra parte, chiaramente. In questo momento un ambiente vivo, dove si discute, e ci si sfida può essere meglio del silenzioso deserto dove van tutti fintamente d’accordo. Purchè i successi di quest’estate non servano a togliersi sassolini dalle scarpe, e non pare stia accadendo. Abbiamo una squadra, abbiamo voglia, abbiamo un progetto che implica cambiamenti ma che sembra fortemente voluto e sostenuto: non ci sono contraddizioni in ciò, sulla carta.
Rangnick dovrà cavalcare questa voglia portando le sue idee e i suoi metodi, dovrà dimostrarsi un grande senza se e senza ma. Non ci sarà nulla di graduale, come si sta osservando: ogni sconfitta sarà la fine del mondo e ogni vittoria un trionfo leggendario, specie contro le avversarie storiche. La sfida diventa più dura ogni giorno per lo Spauragno ma se (SE) l’istinto non mi tradisce (e può essere, annebbiato da anni di digiuni e penitenze) questo sarà un vantaggio non una complicanza. Altrimenti che si muove a fare dalla Red Bull, a 62 anni? Più vedo questo Milan più mi convinco che possiamo essere la testa di ponte, in Italia, di un calcio che ha già iniziato dopo anni di “divertente ma non vincente”, a mietere successi ed è già quello del prossimo decennio. Già siamo virati, d’improvviso, ad un abbozzo convincente di quel sistema di pressing-contropiede, raccogliendo subito dividendi.
In tutto ciò se la permanenza o meno di Pioli mi lascia indifferente, e quella di Maldini in area tecnica mi pare superflua (di tutt’altro avviso, invece, in generale; spero si trovi una formula perché resti), trovo invece che ci si debba sedere a parlare con Ibra; non vedo infatti quale livello di competenza, preparazione e quale nuovo acquisto possa supplire all’ascendente che Zlatan ha sui compagni, sui media, sui tifosi.
Non posso credere che non si possa trovare un accordo, se si vuole.

Pronto alla guerra totale

Su Rebic ho preso una gran cantonata. Non sul giocatore, che fosse “forte” (certo più di Suso o Calhanoglu come esterno), potente e avvezzo a periodi di trance agonistica non è che servisse essere dei fenomeni per notarlo. E pure che non fosse decisamente in condizione per diversi mesi, per colpa sua. Ma sul personaggio ho sbagliato. Tutto meno che poco professionale o ‘testa calda’; è matto, ma in senso buono. E questo deve essere lezione perché il campo lo vediamo ma fuori non sappiamo nulla, quindi meglio stare zitti su quegli aspetti.
Rebic oggi è il nostro uomo, è il giocatore che mancava negli anni bui: uno incazzato che non si ferma mai, implacabile, concentrato, coraggioso. Un Commando. La gara è finita, sarà pure stanco…eppure ecco, è là, pronto a tirare una pallonata a 100 all’ora, con la faccia truce di Schwarzy appunto in Commando.
E poi nessuna liberazione perché i duri non cedono mai.
Commando Rebic sembra quasi un milanista ferito, che avrà pace solo quando l’ordine naturale sarà ristabilito, magari a furia di pallonate a 100 all’ora. E’ amore? Eh può essere ragazzi, magari solo estivo, ma chi se ne frega.

Larry

p.s.: chissà se Ultimouomo (Sky) il prossimo anno al posto di anticipare la sfida Milan-juve con il “grande classico” 1-6 “della juventus di Lippi sul Milan di Sacchi”, definizione approssimativa e scorretta, ci scriverà pagine di liriche sbrodolose sul trionfo leggendario del Milan di Ibra sulla juve nove volte campione di Sarri.

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.