Quarto posto o morte (?)

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Sul calciomercato meglio sorvolare per ora, aspettando eventi. Il Milan è trattato come il Fabrizio Corona del calcio, anche quando non facciamo un cazzo siamo sempre in prima pagina, siamo imbruttiti e smagriti ma ci definiscono sempre ‘playboy’, ci accostano qualsiasi flirt da gran tope a avvenenti di mezza età a giovani bagasce a cessi improponibili; tanto abbiamo una reputazione di merda, chi se ne frega. Sicuramente ne giovano procuratori, agenti e fantacazzari, alcuni dei quali si sono costruiti una carriera sulla carta stampata o peggio su twitter blaterando di Milan. Alcuni hanno creato una realtà parallela fatta di followers e haters che ormai vive di vita propria, con leggende e intrighi, autoreferenziale, degenerata. Il dibattito su questi indovini non ci interessa. L’invito è a non farsi pigliare per il culo come già successo e risuccesso.
La proprietà Elliott è silenziosa, ha concluso l’acquisto (al momento) più dispendioso del calciomercato italiano ghermendo Paquetà. Significativo a bocce ferme, ma fra poco conterà il campo. C’è forse la volontà di fare altro ma non pare ci siano altre idee concrete all’orizzonte. Quelle che c’erano sono state tarpate della letterina dell’UEFA, questa l’ultima da via Aldo Rossi. Nulla pare preparato in alternativa; da sotto sale il bisbiglio che il rinforzo per la mediana sarà in realtà…Biglia. Vedremo. A fronte di eventi realmente successi, tipo cambiare 13 giocatori e trovarsi ancora più ‘di là’ (sesti) che ‘di qua’ (quarti) il calciomercato non mi eccita più di tanto; una squadra di calcio è una equazione complicata, le variabili che influiscono sul rendimento sono molteplici, non basta spendere e spandere (a meno che non si prenda, per dire, Messi). Si può anche restare fermi e migliorare lavorando bene.
Certo bisognerebbe invece rivedere, e di parecchio, l’eccessiva eccitazione verso il ricco fondo americano, e il tandem Leonardo-Maldini, che doveva riportare lustro e savoir-fare e sembra invece un duo di carmelitani scalzi che predicano rinuncia e clausura. Tiro personalmente giù di un’altra tacca il livello di entusiasmo, dopo averne già tolte alcune per la pessima gestione di Higuain, il cui caso ‘chiuso’ dal giocatore stesso e Gattuso dopo il match con la SPAL è stato pesantemente riaperto da Leonardo con un’uscita condivisibile se il Milan fosse quello del 2005 e vivessimo un mondo di fantasia; la mattonata di Leonardo in realtà contiene inquietanti indizi di divorzio in atto o già notificato. Tacca di entusiasmo in giù anche per non aver cambiato nulla nelle figure chiave della comunicazione, per la poca chiarezza complessiva, e per aver installato il parafulmine Gattuso nel momento più difficile. Per ora una grande delusione su tutti i fronti della gestione, un Milan molto lontano dal mio ideale, nonché da un qualsiasi modello vincente o quantomeno sostenibile; a tratti mutanghero, asettico, vetusto, nostalgico e stucchevole. Ma, soprattutto, abbastanza immobile. Prontissimo a ricredermi quando accadranno fatti concreti a sostegno dei tanti blabla, peraltro di rimando visto che gli Elliott non si espongono né parlano poi molto più di mr. Li.

Lucas Paquetà è però qua a dimostrare che un grosso investimento è stato fatto. Non lo conosco, come il 99% dei milanisti pronti a infuocarsi per il suo uso da mezzala piuttosto che da trequartista. Ha dichiarato di vedersi bene a centrocampo. I freddi numeri dicono che questo ragazzo non ha una caratteristica di spicco e a vederlo non pare impressionante, ma è bravo in tutto, completo, pronto e l’ultimo anno ha segnato un gran numero di gol in modo vario e spesso concreto e poco appariscente. Preciso che non saprei distinguere un brasiliano buono da Carlos Raposo detto ‘Kaiser’.
Il rischio preso da Leo è bello grosso. Un investimento da quasi 40 milioni da inserire in un ambiente Milan dove si parla tanto di soldi spesi (perché non si hanno certezze di investimenti futuri), e quindi questi 40 milioni peseranno ad ogni minuto, in un team bisognoso di tecnica e visione di gioco come un disperso nel Sahara necessita di acqua, affamato di talenti ‘come quelli di una volta’. Rischio clamorosamente alto. Sono scettico, ma qualche brivido positivo me lo da questa operazione. Lo scetticismo nasce dal paragone ‘pour parlè’ con un’altra operazione in uscita dal Flamengo, quella effettuata dal Real per l’acquisto di Vinicius Junior. Il talento brasiliano, di 3 anni più giovane di Paquetà e in un altro ruolo, dunque non direttamente paragonabile, è stato pagato 46 milioni e nonostante l’appariscente tecnica fa la spola con la squadra B, impressionando più per giocate estemporanee che per incisività. Questo il prezzo oggi di un Nessuno con buoni piedi. Il Real può permetterselo (nonostante tutto) e ha fatto bene a portarselo a casa. Penso però alla nostra situazione. Talento si, ma capace di incidere subito? Perché questo è quello che serve. Non c’è pazienza a disposizione. Vedasi anche il caso di Andrè ‘69’ Silva, schiacciato dal peso del cartellino e che il casalingo e meno appariscente Pat Cutrone ha sverniciato a suon di gol pesanti e di fatti. Quindi speriamo che Leo se lo sia giocato bene questo asso con Paquetà, prendendo un giocatore pronto e concreto, che serva subito, dal carattere deciso. Sulla gestione del giocatore, invece, temo sul campo lo stacco fra il ridanciano calcio brasiliano e il calcio pane e salame (a volte pizza e fichi) di Gattuso; fuori dal campo, invece, ho fiducia in Rino che ha già cavato fuori il massimo da situazioni ben più scottanti e personaggi più fumantini del giovane Lucas. Leonardo sul ragazzo sa di giocarsi molto e sembra sul pezzo.

Leo e Maldini in penitenza e flagellazione pregano per il quarto posto

Il quarto posto, questa ossessione. Questione di soldi. Questione di vita o morte, pare. Il girone d’andata si è chiuso con un punteggio basso frutto di un dicembre mesto. Va detto che prima del match contro la Lazio avrei firmato per 32 punti al giro di boa, quindi sono probabilmente fra i pochi abbastanza tranquillo. Gli stop contro Frosinone e Bologna, fa male dirlo, nella nostra situazione ci possono stare; senza una fase offensiva che contempli il pressing e con tutti i protagonisti con le polveri bagnate inutile recriminare. Il nostro limite è questo, lampante, palese, inutile incazzarsi o sbigottire. Questi siamo, difficilmente cambieremo. 39 le conclusioni verso i portieri avversari, solo 10 a rete, solo 1.92 xG creati concedendone 2.31. Abbiamo più che altro rischiato, altro che le balle. Donnarumma è tornato in forma al momento propizio. A bruciare, per come la vedo, è soprattutto la sconfitta in casa con la Fiorentina, match in cui non abbiamo demeritato contro una squadra fisica, organizzata, ma con una fase offensiva vuota peggiore di quella milanista; il tiro imbroccato da Chiesa è pesantissimo, eccessive le critiche alla prestazione tutta di un Milan sprecone e liscione oltre i numeri, che comunque parlano di un doppio di occasioni rispetto ai Viola, oltre che di 6 tiri nello specchio a 1. Non perdere poi è sempre fondamentale per questo gruppo di pesci lessi, che ogni sconfittina se la trascinano per settimane nella testa.
Le crisi ci possono stare, questa non la abbiamo affrontata come si deve. Dalla prossima, se affrontata con lo stesso piglio, non usciremo in piedi. Gattuso sotto pressione è partito per la tangente, le lacrime di Higuain sono un momento forte ed emozionante ma insomma, non bisogna arrivare a quel punto. Dalle crisi si deve uscire con qualcosa di diverso in serbo per il futuro. La Lazio nel mentre è tornata aggressiva e forte in attacco, capace di triturare le piccole; la Roma è più forte del Milan. La classe media è temibile: l’Atalanta è il pericolo numero uno, la Samp è solida, il Toro di Mazzarri (che dovevamo, chissà perché, sconfiggere 18-0 pena la morte di tutti gli 11 in campo) è concreto e perde poco; i Viola hanno molti punti, nonostante un gioco poco convincente e il duo Chiesa-Simeone in catalessi, e che potrebbe svegliarsi. I 31 punti fatti nel girone d’andata sono fatti; bisogna smetterla di pensare a quanto perso e fare i conti su quello che verrà. Sapendo che altri 31 punti nel ritorno non basteranno nemmeno per l’Europa League, con ogni probabilità. Ogni scontro diretto sarà determinante, così come ogni episodio. A dicembre abbiamo calato 1-2-3 bonus in fila, con cui siamo stati a galla, e sono quasi finiti. Non avremo le coppe europee, a differenza delle romane, e vedremo quanto questo leggendario ‘bonus’ conti in realtà; per me ben poco.

Inutile sperare che Gattuso apporti modifiche o si evolva in un novello alfiere del belgiuoco; dalla sua ha 70 punti raccolti nel 2018, roba tangibile, terra terra. Mi piacerebbe vedere in campo tutt’altro, o anche solo un’evoluzione, ma la realtà è questa. Alla proprietà non interessa ‘il gioco’ e lo spettacolo (anche perché, nel caso, ci dovevano pensare prima), il gruppo è con Gennaro Gattuso, che continuerà dunque per la sua strada forte di risultati buoni. Anche qua: inutile incazzarsi, questi sono i fatti. Se la piantiamo con i bailamme esoneri e mica esoneri ogni settimana e non ci spegniamo subito a gennaio-febbraio, dove come l’anno scorso dovremo necessariamente presentarci al top fisicamente al rischio di calare poi, resteremo in ballo fino all’ultimo. Ecco appunto qual è il mio sogno per il 2019: trovarci faccia a faccia con questo stracazzo di quarto posto, e vedere se quanto fatto dentro e fuori dal campo dal novembre 2017, quando piaccia o no le cose hanno assunto un senso compiuto, ci darà la forza di raggiungerlo. Sogno un redde rationem, comunque vada a finire. Basta inseguimenti, basta stagioni abortite: sotto fino all’ultimo, e se saremo migliori prevarremo. I giocatori dovranno dimostrarsi all’altezza del loro stipendio, che è già per molti da Champions.
Anche per toglierci finalmente il dubbio che con ‘il quarto posto’ finalmente avremo un big in panchina, un progetto di calcio, investimenti duraturi e strutturali. Voi ci credete? Fra una letterina dell’UEFA cattiva sbandierata ogni due per tre e la Pravda (inutile sperare che NON sia bene informata) che dà Gattuso in plancia anche per il 2019/20…sinceramente comincia a farsi dura fare l’ennesimo atto di fede.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.