Provare per credere

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Ecco un campione!

Lo ammetto, prima della partita con la Roma ero decisamente preoccupato. La prestazione di Napoli mi aveva lasciato molto amaro in bocca e la conferenza stampa di Gattuso del giovedi prima della partita mi aveva ulteriormente alimentato l’ansia. Un risultato negativo contro la Roma avrebbe aperto scenari nefasti. Per di più con quindici giorni di pausa per gli impegni delle Nazionali. Insomma sarebbe stato un inferno mediatico e non. La mia preoccupazione nasceva dal fatto che se la prestazione della squadra avesse ricalcato quella di Napoli, l’umore dei tifosi sarebbe andato “fuori giri” e il rischio di un altro anno buttato, tra fazioni pro e contro Gattuso, avrebbe rappresentato un’agonia che non ci saremmo potuti permettere. La pazienza si sta affievolendo e la voglia di Milan dei tifosi, quel Milan che tutti vorremmo rivedere, è sempre maggiore ma non tarata all’attuale situazione. Una brutta prestazione avrebbe aperto il Vaso di Pandora.
Giovedì sera un incontro casuale per le vie di Milano con Raoul Duke, mi ha un pò tranquillizzato, la sua visione è molto più razionale della mia e, nonostante Napoli avesse lasciato un pò basiti entrambi per l’atteggiamento, mi ha fatto ragionare sul fatto che tolta l’ansia del possesso palla nella nostra area di rigore, quella con i giallorossi poteva essere una partita interessante da giocare. Aveva ragione lui. Come spesso capita.

Non era tutto da buttare prima e non è tutto bello adesso ma quello che si è visto a San Siro venerdì sera è un Milan che lascia più soddisfazione nei tifosi. Mettiamoci che il rientro di Calhanoglu ha portato sulla fascia sinistra qualcosa di più in termini tecnici, rispetto a Borini. Mettiamoci che Di Francesco ha stravolto la formazione sperimentando una difesa a tre molto pericolosa. Alla fine dei conti il Milan ha decisamente alzato il suo livello di prestazione. Anche il possesso palla è diventato più efficace. Il fatto che Di Francesco abbia deciso di modificare l’assetto iniziale della sua squadra, l’ho interpretato come un buon segnale. La formazione è stata cambiata anche per cercare di metterci in difficoltà e questo significa che, forse, Gennarino, che in primis io ho martellato per bene settimana scorsa, non è proprio così un disperato. La Roma, che arrivava da due partite non semplici contro Torino e Atalanta, ha deciso di cambiare per evitare che l’azione del Milan partisse da lontano come a Napoli, ma alla fine il risultato è stato che il nostro possesso palla ci ha dato più concretezza che una settimana prima e la loro mossa di mettere Pastore su Biglia e due punte davanti, li ha messi in difficoltà. Speriamo che serva da lezione e ribadisco quanto scritto una settimana fa, voglio aspettare a sparare sentenze definitive. Se si farà male andrà sottolineato, se si farà bene andrà ugualmente fatto notare. Molti fenomeni del web pensano che ci sia piacere nel criticare il Milan, io soffro come un cane quando la squadra fa male e non accetto lezioni di tifo, se la squadra non rende va criticata per trovare soluzioni, non per affossare ma se deve essere sempre tutto bello e roseo, allora cominciamo a tifare l’April 25 Sports Club.
A Gennarino va data una pacca sulla spalla, non come quella che rifilò al bollito, ma una bella pacca di incoraggiamento. Se si toglie quel senso di inferiorità che ogni tanto mostra, i risultati ci sorridono. È una regola vecchia come il calcio, se osi è più facile che la vinci. Il suo cambio offensivo sull’1-1 è stato intelligente e allo stesso modo audace. Ma si sa, la fortuna aiuta gli audaci. Mettere Cutrone, anche se per pochi minuti, ci ha assestato con un 442 che ha permesso anche da Higuain di avere una spalla vera con al quale dialogare. Il gol vittoria è una perla del Pipita ma voglio anche dare merito ad un ragazzo che troppo spesso viene sottovalutato, Calabria. È vero che spesso in fase difensiva ha delle mancanze gravi ma venerdì dalla sua fascia Kolarov, Schick e El Sharaawy si sono visti praticamente nulla. La sua corsa in avanti per recuperare la palla al 95° è una cosa che mi piace molto, spirito e voglia che questa squadra deve avere per l’intero arco della partita. Io ho una mia idea di calcio che è molto offensiva, perchè preferisco uscire dal campo sconfitto dopo averci provato che dopo aver vissuto passivamente gli eventi della partita. Quindi bene queste scelte drastiche ma che portano ad osare.

Questa è la voglia di Milan che desideriamo

Mi sento di chiudere elogiando un ragazzo che ormai è sulla strada buona per diventare un idolo dei tifosi rossoneri. Non è facile essere Patrick Cutrone, uno che segna valanghe di gol da quando è bambino e che la titolarità se l’è trovata quasi per caso. A quella età, dopo una stagione da miglior attaccante rossonero, con elogi e complimenti da varie parti, è facile sentirsi arrivati e cominciare a fare la “bella vita”. Poi se arriva un pezzo da novanta come Higuain il campo rischi di vederlo sempre di meno. Eppure lui ha lavorato, ha sudato e si è fatto trovare pronto. Non voglio, come al solito tirare in mezzo Andrè Silva, ma la tecnica conta poco se non hai la voglia di migliorare e spaccare il mondo. Cutrone è entrato venerdi sera che aveva già la bava alla bocca, voleva dimostrare che una fettina di gloria la merita anche lui. Quando lotti e ti fai trovare pronto, la palla giusta poi ti arriva. Se poi hai un Pipita che diventa assist man è tutto più facile. Non mi piace la dicitura “el segna semper lü” che mi ricorda sempre quelli là, ma ben presto troveremo qualcosa di meglio per descrivere le sue prestazioni. Bravo Patrick hai dimostrato a tanti ragazzi della tua età cosa vuol dire lavorare e soffrire per conquistare dei risultati.

Me ne vado in vacanza tranquillo. So che c’è un mondo di lavoro da fare per sistemare questa squadra ma se penso a come la vedevo giovedì pomeriggio, un piccolo tassello è stato messo. Il lavoro è duro e la differenza con le altre “grandi” rimane. Sarà lunga e dura, aspettiamo. Ma di certo mi sento di suggerire a Gennarino, provaci e credici. Provaci e credici.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.