Pop Populous e popolari

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“A questo punto ci sono due ipotesi sul tavolo: uno stadio (nuovo, ndr) a San Siro o uno stadio a Sesto San Giovanni. Io ne aggiungerei una terza, noi siamo disponibili a cedere San Siro, qualora si volesse considerare anche l’ipotesi di San Siro”.
Venghino siori! Venghino! La vicenda stadio assume contorni sempre più sbalorditivi, quasi fosse una regola provare a incastrare dei pezzi che non combaciano. Volenti o nolenti la linea tracciata da Milan e Inter è chiara: stadio nuovo e volumetrie. Il sindaco di Milano propone una nuova soluzione forse per ovviare al pericolo targato area Milanosesto che agli occhi dello scrivente è il luogo migliore dove insediare un nuovo stadio. I milanesi e i puristi storceranno il naso, ma a mio avviso un’occasione come quella offerta dall’area a nord della metropoli lombarda difficilmente si presenterà in futuro per cui o la si coglie ora o la si coglie ora come direbbe Paolo Bitta, apparendo per una volta intelligente. No, non abito a Sesto San Giovanni e nemmeno nelle vicinanze ma osservo il masterplan di Renzo Piano, l’idea che lo muove, un’area da sviluppare fortemente connessa col territorio, con il verde come comune denominatore. Io farei numerosi approfondimenti prima di scartarla, specie se dall’altra parte ci sono due proprietà che nonostante mille parole hanno il braccino corto su molte cose e quei 45 mln previsti per la demolizione potrebbero essere risparmiati o sfruttati altrove lasciando a Milano lo stadio evitando nel contempo la sua scomparsa.
Certo c’è sempre il fattore posizione, ma non è che la situazione sia poi così dissimile dall’Allianz Arena di Monaco di Baviera, edificato nella periferia nord della città. Al di là delle mie opinioni, è importante fare presto e nel caso prendere decisioni forti purché finisca questo inutile e stucchevole balletto dando veramente corso al futuro, troppo spesso dipinto a parole con mille colori ed effetti speciali per poi nei fatti scomparire più rapidamente di un temporale estivo. Ci vogliono fatti, di parole siamo sazi.
Tra i fatti c’è la scelta di studi importanti per il progetto del nuovo stadio tra cui spicca, per quanto mi riguarda, Populous noto ai più per il nuovo stadio degli Spurs (sorto sulle ceneri di White Hart Lane) ma che in realtà vanta numerose realizzazioni di altissimo livello in materia. Per farla breve se qualcuno da una parte mi dà disponibiltà mentre qualcun altro dall’altra un po’ meno, io non avrei dubbi specie se ci si affida a studi rinomati, capaci di realizzare grandi opere su di un’area in via di sviluppo. L’unica cosa che mi fa storcere il naso (oltre all’insopportabile condivisione) è la capienza. Sia chiaro, non nego che lo scopo dello stadio debba essere quello di aumentare i ricavi grazie anche a tutto ciò che ci ruota attorno, così come non nego che aumentare i posti “vip” abbia questo come scopo, ma credo che l’anima più popolare possa e debba coesistere grazie a una capienza capace di superare quel limite invalicabile che pare essere quota 60.000 posti. Pochini per conservare un’anima popolare con un Milan a buoni livelli, ben distanti ad esempio dagli oltre 70.000 posti dell’Allianz Arena firmata dalle archistar Herzog & de Meuron. So che la mia è una battaglia persa in partenza, ma non posso non scriverlo e riscriverlo perché il calcio è probabilmente lo sport popolare per eccellenza.

Fra poco il Milan tornerà in campo contro l’odiato Hellas in quel di Verona e con tutta probabilità l’unico nuovo acquisto in campo sarà Bennacer e lo stesso Paquetà siederà in panchina. Fosse così dopo solo tre giornate non starò certo a linciare Giampaolo a cui do lo stesso tempo dato ai suoi predecessori per mostrarmi le sue capacità, quel che però mi pare di scorgere è un integralismo fin troppo marcato, quasi dovesse dimostrare a tutti i costi di essere il personaggio descritto con eccessiva enfasi dai media. Comprendo il tecnico quando chiede tempo e in cuor mio non ho motivi per non concederne (non mi piace, ma questo è solo gusto personale), ma se non vuole predicare nel deserto anche lui dovrà pur concedere qualcosa. Essere dei maestri di calcio non significa sottovalutare l’importanza che la classifica riveste su un gruppo (giovanissimo) anzi è proprio la linfa di cui si nutre un nuovo percorso perché le vittorie, in qualunque modo arrivino, danno sicurezza e scacciano i fantasmi. Mi domando se sia corretto schierare il solo Bennacer domenica sera tra i titolari quando sei giorni dopo c’è il derby e francamente ho più di un dubbio. Non mi stancherò mai di dire che Giampaolo deve perseguire la propria filosofia di calcio e nel farlo dovrà essere supportato in tutto e per tutto dalla società in tutte le sue componenti, ma non deve commettere l’errore di ritenersi migliore degli altri e solo sfortunato nelle precedenti esperienze perché con una carriera di ben 15 anni alle spalle le probabilità sono francamente basse.
Dopo aver speso mille parole la realtà è che il campionato, quello vero, parte oggi e pur non ritenendo questa rosa di altissima qualità, come l’anno scorso credo possa conquistare il quarto posto. Ci vorrà testa, un pizzico di fortuna e una società forte perché a furia di prendere schiaffi gli altri ci han preso gusto e quando perdi il quarto posto per un punto tutto conta maledettamente. Vogliamo continuare a porgere l’altra guancia? Sì, ma alla Bud Spencer.

Seal

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.